Traduzione da AntiWar.com, 16 gennaio 2026.
A sentire i politici statunitensi che parlano di Iran si ha l'impressione che gli iraniani siano a stragrande maggioranza contrari all'attuale forma di governo. Mike Waltz afferma: "Il popolo iraniano vuole la libertà". Ted Cruz sostiene che "Il popolo iraniano vuole stare dalla parte degli USA" e "vuole stare dalla parte della libertà". Newt Gingrich, che "La stragrande maggioranza degli iraniani vuole la libertà e rifiuterebbe il regime in una consultazione elettorale equa".
È davvero così?
Un argomento a favore è rappresentato dalle ondate di proteste che hanno sconvolto il Paese, compresa l'ultima in cui potrebbero essere morte più di duemila persone. Compiere inferenze sull'orientamento dell'opinione pubblica a partire dalle proteste è una pratica comune, ma è irta di difficoltà.
Ogni volta che c'è un grande movimento di protesta in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, i suoi sostenitori sono sicuri che le proteste dimostrano che "il popolo" vuole ciò che loro vogliono. Ma spesso non è così. Ad esempio, la più grande manifestazione di un solo giorno mai registrata negli Stati Uniti è stata la manifestazione "No Kings" del 18 ottobre, in cui diversi milioni di statunitensi sono scesi in strada. Questo dimostra che gli statunitensi sono a stragrande maggioranza contrari a Trump? No. Dimostra semplicemente che nei suoi confronti esiste una forte avversione da parte di alcuni liberali e di alcuni democratici.
Allo stesso modo, durante la pandemia ci sono state numerose proteste contro il lockdown in Gran Bretagna, nonostante il lockdown fosse estremamente popolare tra la popolazione. In questo caso, le proteste erano di un segno opposto rispetto alla preferenza della maggioranza. Quindi, mentre le proteste in Iran riflettono ovviamente l'esistenza di una certa opposizione, non dimostrano che tale opposizione sia schiacciante.
Un'altra fonte addotta a prova del fatto che gli iraniani si oppongono in modo schiacciante alla Repubblica Islcamica è il sondaggio condotto da un Group for Analyzing and Measuring Attitudes in Iran (GAMAAN). Il Tony Blair Institute cita un sondaggio GAMAAN del 2022 in cui la grande maggioranza degli intervistati si è definita "favorevole a un cambio di regime".
Il problema è che la metodologia del GAMAAN è molto discutibile ed è stata criticata da altri studiosi dell'Iran e dall'autorevole istituto di rilevazioni Pew Research. Anziché utilizzare il tradizionale campionamento probabilistico, GAMAAN distribuisce i suoi sondaggi tramite i social media e Psiphon VPN, un software progettato per aggirare la censura su internet. Di conseguenza, è improbabile che i suoi campioni siano rappresentativi della popolazione iraniana e che vi sia un forte sovracampionamento dei dissidenti.
A titolo illustrativo, il GAMAAN ha rilevato in un sondaggio del 2020 che addirittura un terzo degli iraniani era "ateo", "umanista" o "senza religione". Tuttavia, quando l'Iran ha partecipato al World Values Survey di quell'anno, solo il 4% degli intervistati ha affermato che la religione non era "affatto importante" nella propria vita. Secondo i dati ufficiali, il 99% degli iraniani è musulmano.
I dati raccolti da altri istituti di ricerca inoltre dipingono un quadro molto più sfumato dell'opinione pubblica in Iran.
Nell'edizione 2020 del World Values Survey, circa la metà degli iraniani ha dichiarato di avere "molta" o "moltissima" fiducia nel proprio governo nazionale, una percentuale che in concreto è superiore a quella registrata in alcuni paesi occidentali. Gallup ha rilevato un dato quasi identico nel 2022. La stessa Gallup in un sondaggio del 2024 ha rilevato che gli iraniani esprimevano maggiore approvazione per i leader cinesi e russi che per quelli statunitensi.
Allo stesso modo il Center for International and Security Studies at Maryland (CISSM) ha chiesto agli iraniani nel 2024 se "la Repubblica Islamica dovrebbe essere sostituita con un'altra forma di governo" e ha scoperto che l'80% non era d'accordo.
Hanno posto una domanda correlata, ovvero se il sistema di governo iraniano cambierà, ponendo la domanda secondo quanto prescritto dalla tecnica del list experiment, che si usa per rilevare le vere convinzioni delle persone in contesti in cui potrebbero essere inclini a nasconderle, proprio come in un paese del tipo dell'Iran. Tuttavia, la percentuale di coloro che hanno indicato che il sistema di governo sarebbe cambiato è risultata superiore solo di poco, il che suggerisce che le convinzioni rilevate non soffrano di un alto livello di falsificazione.
Il CISSM ha chiesto anche agli interpellati: "se poteste cambiare una cosa dell'Iran, quale sarebbe?". La risposta di gran lunga più comune è stata "una maggiore prosperità economica", mentre solo il 9% degli intervistati ha risposto "più democrazia e libertà". In effetti l'insoddisfazione per le condizioni economiche del Paese sembra essere molto diffusa.
Sono tutti risultati da interpretare con cautela. Anche con i list experiment non è possibile aggirare il problema dei dissidenti, che sono meno inclini a partecipare ai sondaggi. Tuttavia il CISSM ha effettuato un accurato controllo di qualità. La loro stima sugli spettatori della BBC Persian corrisponde quasi esattamente alle cifre pubblicate dalla stessa BBC Persian stessa, il cui istituto di rilevazioni IranPoll è stato in grado di prevedere il risultato delle elezioni iraniane del 2017 con uno scarto di soli due punti percentuali.
Le prove che in Iran esista una schiacciante maggioranza contraria alla Repubblica Islamica sono deboli. E le affermazioni di Waltz, Cruz e Gingrich sono probabilmente errate.
Noah Carl è redattore della rivista Aporia Magazine. Su Twitter è @NoahCarl90.


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