Traduzione da Strategic Culture, 26 gennaio 2026.
Il 19 gennaio quando gli è stato chiesto se gli Stati Uniti avrebbero usato la forza per conquistare la Groenlandia, il presidente Trump ha risposto "No comment". In precedenza aveva promesso di conquistare l'isola più grande del mondo "nel modo più delicato [acquistandola] o in quello più duro [con la forza]".
L'idea sembrerebbe venir fuori dal nulla, ma l'ex consigliere di Trump per la Sicurezza Nazionale John Bolton racconta che è stato Ron Lauder, ottantunenne miliardario ebreo newyorkese erede della fortuna di Estée Lauder, a insinuargli per primo in mente l'idea di mettere le mani sulla Groenlandia durante il suo primo mandato, nel 2018. Trump tentò senza successo di acquistare la Groenlandia nel 2019. Anche il Presidente Harry Truman si era offerto di acquistarla per cento milioni di dollari in oro nel 1946, ma la sua offerta era stata respinta.
Storicamente, osserva il Telegraph, "gli Stati Uniti sono stati contrari alle conquiste, ma non all'acquisizione di territori con denaro contante. Nel 1803, con l'acquisto della Louisiana, acquistarono enormi estensioni territoriali dalla Francia per un valore equivalente a circa quattrocentotrenta milioni di dollari odierni. Con l'acquisto dell'Alaska nel 1867 gli Stati Uniti pagarono alla Russia l'equivalente moderno di centosessanta milioni di dollari per quello che divenne il quarantanovesimo Stato. Nel 1917 acquistarono le Isole Vergini dalla Danimarca in cambio di monete d'oro del valore equivalente a oltre seicento milioni di dollari odierni".
Wolfgang Munchau, un commentatore europeo di lunga data, afferma che "i funzionari europei descrivono esterrefatti la fretta con cui Trump intenderebbe annettere un territorio sovrano danese come 'folle' e 'pazzesca', chiedendosi se non sia entrato nella sua 'modalità di combattimento' dopo l'avventura in Venezuela, e affermando che merita una durissima risposta dall'Europa per quello che molti considerano un deliberato e immotivato attacco contro gli alleati dell'altra parte dell'Atlantico".
Un funzionario di Bruxelles ha affermato che gli USA non possono più essere considerati un partner commerciale affidabile e che sono cambiati a tal punto sotto Trump che questa metamorfosi dovrebbe essere considerata permanente.
I sondaggi indicano che il sostegno europeo agli USA è svanito: un nuovo sondaggio pubblicato in Germania mostra che meno del 17% degli europei ha ancora fiducia nell'AmeriKKKa.
Michael McNair sostiene tuttavia che non è stato Lauder a promuovere l'acquisizione della Groenlandia, ma il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, preposto alla linea politica, che ha infatti delineato la sua visione di questa manovra in un libro del 2021, The Strategy of Denial: American Defence in an Age of Great Power Conflict.
Il concetto fondamentale in Colby è che la strategia degli Stati Uniti nel XXI secolo dovrebbe mirare a impedire alla Cina di raggiungere l'egemonia sull'Asia. Il resto deriva da questa semplice proposizione. Secondo McNair, garantirsi il controllo dell'emisfero occidentale fa parte di questo quadro: garantirsi una base sicura non significa ritirarsi dall'Asia, è invece un prerequisito per mantenere una proiezione di potere nell'Indo-Pacifico. "Non si può combattere una guerra nel Pacifico occidentale se attori ostili controllano le immediate vicinanze a sud".
Concentrarsi sull'emisfero occidentale non significa certo che gli USA si ritirano nel loro angolo. Significa garantire la sicurezza della base operativa. Non è possibile proiettare il proprio potere nell'Indo-Pacifico se attori ostili controllano le rotte marittime del Golfo, gli accessi al canale o le catene di approvvigionamento critiche nell'emisfero occidentale. Riaffermare la Dottrina Monroe significa rendere praticabile la strategia in Asia, non sostituirla.
Tutto questo chiaramente non ha molto senso. La Cina (o la Russia) non minacciano la Groenlandia, e gli Stati Uniti ospitano già un'importante base radar di allerta contro i missili balistici presso la base spaziale di Pituffik, che ospita il 12° Space Warning Squadron della U.S. Space Force. Quali ulteriori vantaggi otterrebbero gli Stati Uniti dall'annettere la Groenlandia, quando è già consentito loro di tenervi enormi radar di allarme missilistico?
È chiaro che non esiste alcuna esigenza immediata e urgente in materia di difesa che richieda agli Stati Uniti di annettere la Groenlandia. Detto questo, con l'avvicinarsi delle elezioni di medio termine e un Trump timoroso che se dovesse perdere la Camera potrebbe essere "finito, finito, finito" (parole sue), potrebbe esserci una spiegazione diversa, di convenienza politica.
Trump ritiene che la bravata di catturare il Presidente Maduro sul fronte interno abbia funzionato bene. Secondo quanto riferito, avrebbe detto alla base dei sostenitori che vuole conseguire delle vittorie politiche "eccezionali" prima delle elezioni di medio termine.
Se Trump dovesse portare a termine l'acquisto della Groenlandia, si assicurerebbe quasi certamente un posto nella storia statunitense e in quella mondiale... La Groenlandia si estende su circa 2,17 milioni di chilometri quadrati, il che la rende paragonabile per dimensioni all'intera Louisiana acquistata nel 1803 e più grande dell'Alaska, acquistata nel 1867. Se quella massa continentale fosse aggiunta agli Stati Uniti odierni, la loro superficie totale supererebbe quella del Canada, collocando gli Stati Uniti al secondo posto dopo la Russia in termini di estensione territoriale. In un sistema in cui le dimensioni, le risorse e la profondità strategica contano ancora, un tale cambiamento sarebbe interpretato in tutto il mondo come un'affermazione del perdurare dell'influenza statunitense,
osserva un commentatore.
Probabilmente sarebbe una bella figura.
Munchau nota tuttavia:
Gli europei si sono appena dati una svegliata e questa volta sono arrabbiati sul serio; chiedono a gran voce di rilasciare comunicati stampa per condannare Trump. Sento osservatori che esortano l'UE a ricorrere al dispositivo anti-coercizione, uno strumento legale entrato in vigore due anni fa per contrastare la pressione economica degli avversari. Insistono sul fatto che l'UE è più forte di quanto essa stessa non creda; è il più grande mercato unico e la più vasta unione doganale del mondo, no? E si considera una superpotenza normativa.
Durante il fine settimana, Trump ha annunciato dazi aggiuntivi del 10% a partire dal 1° febbraio, che saliranno al 25% dal 1° giugno, per otto paesi europei che resistono ai tentativi degli Stati Uniti di acquisire la Groenlandia. L'UE si sta preparando a reagire imponendo 93 miliardi di euro di dazi, il volume di fuoco della ritorsione europea. Il presidente Macron sta esortando con forza l'UE ad attivare il dispositivo anti-coercizione.
I funzionari europei stanno anche discutendo "con discrezione" di prendere iniziative "delicate", compresa la chiusura delle basi statunitensi in Europa, quelle che consentono agli Stati Uniti di proiettare la propria forza in teatri chiave, in particolare in Medio Oriente.
"È possibile tracciare una linea netta attorno agli otto Paesi che Donald Trump ha preso di mira con la sua tariffa punitiva del 10%: Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Regno Unito, Germania, Francia e Paesi Bassi. Il nord-ovest liberale dell'Europa sta cercando di ostacolare l'acquisizione della Groenlandia da parte di Trump. Ma esistono altri ventuno Paesi della UE che non sono stati sanzionati", osserva Munchau.
"Meloni romperà con il Presidente per un pezzo di terra lontano e irrilevante per la sicurezza e l'economia dello stato che occupa la penisola italiana? E la Spagna? La Grecia? Malta e Cipro? E l'Europa orientale? Viktor Orbán, Andrej Babiš e Robert Fico... correranno in soccorso dei loro amici liberali in Danimarca?"
Il confronto previsto raggiungerà il culmine al WEF di Davos, che si terrà questa settimana, con Trump e un nutrito entourage in arrivo oggi (mercoledì 21 gennaio, N.d.T.).
È previsto almeno un incontro tra funzionari della UE e funzionari della NATO con Trump a Davos. Potrebbe rivelarsi un incontro burrascoso.
Potrebbe rivelarsi un incontro burrascoso perché una fonte vicina alle deliberazioni della Casa Bianca riferisce che Trump non si recherà a Davos in vena di conciliazioni. Al contrario, Trump intende infliggere una doccia fredda alle persone che si autoproclamano importanti e che si sono lì riunite. Molti tra il pubblico rimarranno sgomenti quando i globalisti, che costituiscono la maggioranza dell'assemblea del World Economic Forum, cominceranno a rendersi conto di quello che Trump sta mettendo in piedi.
In sostanza, Trump sta mettendo insieme una struttura completamente nuova per le partnership globali che probabilmente porterà all'obsolescenza funzionale delle Nazioni Unite. Sta selezionando i leader mondiali invitandoli a un "Consiglio globale della pace". Gaza rappresenta solo l'occasione iniziale.
Uno degli aspetti chiave, nota un attento osservatore della Casa Bianca, è che in questa nuova Assemblea globale ognuno pagherà la propria parte. "Questa volta non ci saranno scrocconi. Se volete sedervi al tavolo dei grandi, entrare a far parte del grande club della sovranità, riunirvi con un team di azione all'insegna del rispetto reciproco, per partecipare pagherete la quota di iscrizione".
Alcuni, ma non tutti, in Europa manifestano la propria rabbia e parlano di "resistenza", ma "la verità è che gli europei non si sono mai interessati davveri alla Groenlandia. È stato il primo Paese a lasciare la UE nel 1985, molto prima della Brexit. È una terra di pescatori; il pesce rappresenta oltre il 90% delle sue esportazioni. E se n'è andata perché le politiche sulla pesca della UE le avrebbero negato il diritto di gestire la materia in proprio. La Groenlandia avrebbe potuto rimanere nella UE, se questa avesse davvero voluto mantenera", scrive Munchau.
L'Europa ha la volontà o i mezzi per resistere a Trump? No, non li ha. Sono gli Stati Uniti, non l'Europa, ad avere in mano un "bazooka commerciale": l'Europa ha consapevolmente deciso (nell'ambito del progetto Ucraina) di diventare dipendente al 60% dal gas naturale liquefatto dagli USA per il proprio fabbisogno energetico. La UE sotto la NATO rimane uno Stato cuscinetto degli Stati Uniti, che hanno importanti basi nei Paesi Bassi, in Germania, Spagna, penisola italiana, Polonia, Belgio, Portogallo, Grecia e Norvegia. Senza l'ombrello di sicurezza degli Stati Uniti, la deterrenza nucleare della UE crolla. Senza gli Stati Uniti l'alleanza Five Eyes è finita. Lo spostamento del Canada verso est potrebbe aver già dato inizio a una frattura nella NATO. La fine della Five Eyes potrebbe rivelarsi molto più grave della fine della NATO stesssa.
Secondo quanto riferito, le capitali europee stanno elaborando un piano per costringere Trump a fare marcia indietro sulla pretesa di sottrarre il controllo della Groenlandia alla Danimarca. O meglio, stanno elaborando diversi piani e stanno mostranbdo tutte le loro risorse a chiunque ritengano possa ascoltarli, alimentando forti sospetti sul fatto che non parlino con una sola voce e che abbiano chiaro quanto l'Europa sia debole.
Il rischio grave, ammettono alcuni funzionari europei, è che tali scoperte sfide agli Stati Uniti possano rapidamente degenerare in una rottura totale delle relazioni transatlantiche, portando forse alla fine della NATO. Altri sostengono che l'Alleanza sia sempre più tossica sotto Trump e che l'Europa debba superarla.
Ma dietro le quinte, come sempre in questi giorni nell'Europa occidentale, si nasconde il "Progetto Ucraina". I membri europei della "Coalizione dei volenterosi" sono ancora attaccati all'idea di costringere Trump ad accettare che le forze militari statunitensi sostengano le garanzie di sicurezza europee nell'improbabile eventualità che entri in vigore un cessate il fuoco in Ucraina.
Come andrà a finire in Groenlandia? Trump la "conquisterà". Nel più lungo termine, questo potrebbe portare l'Europa a smembrarsi e all'adozione di politiche di difesa individuali da parte di alcuni Stati. Le élite europee, tuttavia, preferiranno tenere in piedi la NATO e con essa la parvenza di essere "alleati" degli Stati Uniti che non "salvare la Groenlandia".


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