18 febbraio 2026

Alastair Crooke - Ucraina: il negoziato di Trump è un teatro Kabuki che non porta a nulla


Steve Witkoff, febbraio 2026


Traduzione da Strategic Culture, 16 febbraio 2026.

In Ucraina non si risolve niente. Ma non è un intoppo, è un dato strutturale. Anzi, si apre piuttosto la strada al business, agli accordi tra gli stakeholder e alla distribuzione di miliardi in tangenti. Questo è il modello transazionale geopolitico di Trump: il business sostituisce la negoziazione tradizionale, almeno finché i soldi continuano a girare; il denaro è la politica.
Si dice che Trump, Witkoff e Kushner siano fiduciosi di poter costruire un sistema di compensi finanziari per chi in Occidente detiene titoli, per gli investitori e per i politici -nel caso dell'Ucraina l'entourage di Zelensky- che riescano a "conservare i vantaggi finanziari della guerra, senza l'ingrediente accessorio dello spargimento di sangue".
Una volta spartito il malloppo per Trump e Witkoff "le questioni territoriali, le garanzie di sicurezza, lo status di membro dell'Unione Europea e la posizione della NATO sono dettagli di secondo piano cui pensare una volta sistemato il giro dei quattrini. In altre parole, si riducono a ciò che conta davvero, che è il denaro".
Coerentemente con questa visione del mondo i negoziati tra Stati Uniti e Russia sono portati avanti da due guru del settore immobiliare newyorkese (Witkoff e Kushner), insieme a Josh Gruenbaum che è stato anche nominato segretario del "Board of Peace" per Gaza di Trump. Gruenbaum ha precedentemente lavorato per il fondo KKR che, pur non essendo strettamente un "fondo avvoltoio", è specializzato in investimenti aggressivi in titoli di debito in sofferenza.
Dove sono da parte russa le figure professionali in materia di Esteri, in questi colloqui? Il fatto che non vi prendano parte è rimarchevole. Il Ministro degli Esteri Lavrov non partecipa.
Perché? Perché l'ipotesi di Trump e Witkoff è che il conflitto in Ucraina possa essere "risolto da un sistema in cui permanga l'opportunità di ricavarne vantaggi finanziari". Vale a dire: chi ha tratto benefici finanziari dalla guerra in Ucraina -gli stakeholder- deve continuare a goderne. In termini più cinici, "L'agenda per la crescita a sostegno della ricostruzione dell'Ucraina" è un'espressione in codice per dire che il Senato degli Stati Uniti e l'Unione Europea mantengono dinamiche finanziarie da sfruttare a proprio vantaggio.
In sostanza, si tratta della proiezione dell'esperienza immobiliare di Trump a New York in un conflitto reale, uno di quelli in cui di solito è il sangue la vera valuta che si investe. Questo approccio sottolinea il fatto che la degradazione dell'Occidente è arrivata fino a un nichilismo che considera i sacrifici compiuti da uomini e donne a sostegno del loro Paese come qualcosa da comprare, al pari di qualsiasi sciocchezza.
Prendiamo in considerazione chi c'è con Witkoff: da un lato ci sono Blackrock e il suo amministratore delegato Larry Fink, incaricati da Witkoff di raccogliere i fondi per la ricostruzione dell'Ucraina. Larry Fink collabora strettamente con Witkoff e i suoi anche per la ripartizione delle potenziali "opportunità di ricostruzione", pur non essendo direttamente coinvolto nei colloqui di Mosca con il presidente Putin.
Poi ci sono i Rothschild, che sono i principali consulenti del Ministero delle Finanze di Kiev e che sono responsabili della gestione dell'enorme debito obbligazionario ucraino, qualcosa come 216 miliardi di dollari e oltre. Questo significa che i Rothschild sono responsabili dei negoziati con i creditori obbligazionari e della gestione dei loro crediti nei confronti di Kiev. Ci sono anche creditori sovrani che hanno garantito prestiti all'Ucraina da parte di istituzioni finanziarie come il FMI e la Banca Mondiale. La sola Unione Europea ha fornito garanzie per oltre 193 miliardi di euro.
Questi sono i portatori di interesse considerati da Witkoff: i creditori dell'Ucraina, gli interessi di Blackrock e forse KKR. Essi trarranno vantaggio da un pacchetto sulla ricostruzione, nel caso si arrivi a un accordo politico tra gli Stati Uniti e Mosca. "A febbraio 2026, le obbligazioni sovrane ucraine in dollari sono scambiate a un prezzo compreso tra 60 e 76 centesimi di dollaro, cosa che riflette l'alta sensibilità del mercato verso potenziali propettive di pace. I prezzi hanno registrato un significativo rialzo rispetto ai minimi compresi tra 19 e 20 centesimi osservati tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, grazie all'intensificarsi degli sforzi diplomatici".
I Rothschild potrebbero avere o meno interesse diretto al pacchetto dei debiti ucraini, ma come "azienda" i rapporti con il presidente Putin sono stati forieri di amare eperienze per come sono andate le cose con la Yukos. Quest'ultima era la più grande impresa petrolifera e di gas nella Russia degli anni '90.
Nel 2003 Mikhail Khodorkovsky, allora a capo del gigante petrolifero russo Yukos, nominò Lord Jacob Rothschild "garante" o "protettore" della sua partecipazione di controllo nella società. Il trasferimento del controllo della Yukos (che sovrintendeva a gran parte delle risorse petrolifere e di gas della Russia) a Lord Rothschild venne attivato automaticamente nel 2003 dall'arresto di Khodorkovsky da parte delle autorità russe. L'intento era quello di mettere queste risorse fuori dalla portata del presidente Putin. Tuttavia, la Yukos venne successivamente nazionalizzata e spazzata via da imposizioni fiscali che hanno di fatto annullato il valore dei suoi beni.
Nel "bilancio" di Witkoff, dalla parte delle entrate c'è una nuova voce. L'Unione Europea e gli Stati Uniti stanno proponendo un fondo di ricostruzione post-accordo da ottocento miliardi di dollari per i danni di guerra in Ucraina. Tutti gli stakeholder noti hanno interesse a prendersi una fetta di questa torta: Zelensky ha bisogno di qualcosa da dre ai suoi, di stakeholder; e l'Unione Europea sta adeguando alla circostanza i suoi appaltatori della difesa per rivendicare la parte degli ottocento miliardi che spetterebbe loro.
Dalla parte russa c'è Kirill Dmitriev -capo del National Wealth Fund russo formatosi a Wall Street- che ha avviato iniziative per offrire opportunità di investimento agli Stati Uniti nel contesto della strategia degli stakeholder volta a ripristinare i legami economici e a favorire i negoziati. Queste opportunità prevedono progetti congiunti sui minerali delle terre rare e lo sviluppo dell'Artico.
A Mosca la mentalità mercantilista e affaristica di Trump è ben nota. Dal punto di vista di Mosca una Washington intressata a un dialogo con la Russia -dopo un lungo periodo di comunicazioni interrotte- grazie alla prospettiva di "accordi" del genere e al tempo di una presidenza tanto incostante quanto capricciosa, potrebbe valere la pena di un impegno con Witkoff e Kushner.
Il problema di questo approccio centrato sugli affari presenta un grave difetto: i "negoziati" con Witkoff e i suoi non stanno andando avanti. Anzi, le cose stanno andando nella direzione sbagliata, come ha sottolineato con franchezza il ministro degli Esteri Lavrov in due recenti interviste (la scorsa settimana con Rick Sanchez su Russia Today e martedì 10 febbraio con il canale televisivo russo NTV.
Il ministro degli Esteri Lavrov ha sottolineato che gli accordi raggiunti ad Anchorage sono in fase di stallo e anzi stanno subendo una battuta d'arresto "andando nella direzione sbagliata", ha avvertito Lavrov. Non solo le relazioni si stanno raffreddando, ma stanno aumentando le azioni asimmetriche e cresce il rischio di un'escalation, ha fatto notare lo stesso Lavrov.
Cosa sta succedendo?
In primo luogo, alla base dell'approccio con cui Trump porta avanti la sua "strategia commerciale" ci sono diversi parametri distinti, il più importante dei quali una cultura degli accordi che ha al centro il "sistema di vantaggi finanziari". Questo approccio ignora la realtà. La questione delle relazioni della Russia con l'Ucraina (e gli Stati Uniti) non ha alla base la teorica ripartizione di una torta da miliardi di dollari per la ricostruzione.
Il punto cruciale è piuttosto l'imperativo di raggiungere un accordo su dove debba essere fissato esattamente il confine della sfera di interesse della NATO. E, per estensione, su dove si estenda il confine tra la Russia e l'Asia centrale.
Ma le cose stanno andando nella direzione opposta: le interviste a Lavrov lasciano trasparire un marcato senso di frustrazione. Spinto in gran parte dalla crisi del dollaro e dal debito statunitense, Trump è sempre più concentrato su una politica di predominio. E questo concentrarsi sul predominio, pur imposto dal debito, è in netto contrasto con una multipolarità di poteri basata sul rispetto dei reciproci interessi in materia di sicurezza nazionale.
Questo porta al secondo punto: semplicemente, i conflitti e le guerre non sono tutti suscettibili di soluzione a mezzo compenso monetario. Ci sono di mezzo le vicende storiche e il sacrificio di vite umane. Solo una soluzione che comprenda innanzitutto ogni dimensione del contesto che ha portato al conflitto ha qualche possibilità di successo.
E sono proprio le cause profonde della disputa ad essere escluse dal quadro di Witkoff.
Insomma, l'inveterata cultura centrata sugli interessi bancari e finanziari europei e statunitensi apre la via al mantenimento dello status quo in Ucraina, perché esso è previsto come parte integrante di quello che storicamente costituisce un certo atteggiamento.
L'approccio di "tutelare l'interesse degli stakeholder" comporta quindi automaticamente la ricerca di una continuità per le strutture di potere e per le autorità esistenti a Kiev. Senza di esse il valore monetario delle obbligazioni ucraine, molte delle quali sono detenute da Paesi europei, scenderebbe a zero.
L'analista di mercato Alex Krainer ha affermato che "i Paesi europei -compreso il Regno Unito- si trovano in una posizione fiscale catastrofica, in parte perché hanno prestato (o garantito) all'Ucraina centinaia di miliardi che rischiano di diventare crediti inesigibili".
Mosca ha affermato chiaramente che per rendere possibile una stabile coesistenza tra Russia e Kiev è necessario che i vertici del potere politico in Ucraina cambino prospettiva culturale. Per Mosca, il mantenimento di una cultura all'insegna dell'ostilità radicale come quella della presidenza Zelensky equivarrebbe a condannare la Russia a un futuro di ripetuti conflitti, dato che l'Ucraina viene periodicamente riarmata e riorganizzata dai Paesi europei. Qualsiasi auspicato cambiamento nell'orientamento della leadership ucraina tuttavia metterebbe la parola fine al "sistema di compensi finanziari" accuratamente organizzato da Witkoff. Un esito del conflitto determinato dai fatti militari sul campo e che portasse Kiev a cambiare atteggiamento di fondo sarebbe anatema per i portatori di interesse e per i guadagni che hanno messo in programma. I portatori di interesse sono compatti nell'opporsi a questa prospettiva. Il piano Witkoff alimenta efficacemente la loro opposizione a qualsiasi cambiamento nello status quo.
Non sorprende quindi che il ministro degli Esteri Lavrov stia asserendo che i negoziati condotti da Witkoff stanno andando nella direzione opposta a quella auspicata. Non stanno andando avanti. Stanno portando lontano dagli imperativi russi in materia di sicurezza e aprono piuttosto la strada affinché la guerra contro la Russia continui.

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