La storiografia e la propaganda sioniste hanno cercato di cancellare l'immagine dell'ebreo diasporico
come imbelle sistematicamente destinato a sicura sconfitta. Le storie bibliche dei Maccabei e della loro lotta armata
sono state divulgate in ogni media e sono diventate un pilastro della narrativa sionista.
Palestina ottomana, primavera 1886. Dopo una serie di litigi per questioni di terreni, animali e pascoli un gruppo di palestinesi piuttosto arrabbiati arriva in un insediamento sionista, prende a legnate i pochi che non sono in giro per lavoro e fracassa qualche vetro. Totale cinque feriti, tra i quali una donna anziana e malandata in salute che sarebbe morta a Gerusalemme dopo qualche giorno.
Per fortuna, a difendere l'insediamento di Petah Tikva c'era il figlio della vittima; Sender Hadad aveva una forza fisica fuori dalla norma, un coraggio a tutta prova ed era anche un cavaliere eccellente; la sua sola vista incuteva terrore nei nemici.
Peccato soltanto che questo eroe non sia mai esistito.
Il saggio di Liora Halperin qui tradotto è nei riferimenti bibliografici del libretto di James Crawford sul Muro in Palestina, e illustra un caso tra i tanti di costruzione propagandistica nel suo sviluppo attraverso i decenni. L'episodio su descritto, scrive Crawford, "si trasformò in un mito fondatore della frontiera, un racconto di forza e resilienza uscito da un western di bassa lega". Col passare del tempo, con il mutare delle esigenze e con il circolare di versioni sempre più dettagliate, Sender Hadad vi sarebbe prima comparso con un ruolo che non aveva affatto avuto, e poi sarebbe finito col diventare "l'angelo vendicatore, un esempio di forza fisica che, si diceva, aveva respinto l'orda di arabi assassini praticamente da solo". "Il tipo di uomo in grado di fondare, e poi di difendere, una nazione tutta sua" di cui la propaganda dei sionisti aveva bisogno.
Liora Halperin - Petah Tikva 1886. Anonimato e genere nella costruzione della memoria sionista
Per fortuna, a difendere l'insediamento di Petah Tikva c'era il figlio della vittima; Sender Hadad aveva una forza fisica fuori dalla norma, un coraggio a tutta prova ed era anche un cavaliere eccellente; la sua sola vista incuteva terrore nei nemici.
Peccato soltanto che questo eroe non sia mai esistito.
Il saggio di Liora Halperin qui tradotto è nei riferimenti bibliografici del libretto di James Crawford sul Muro in Palestina, e illustra un caso tra i tanti di costruzione propagandistica nel suo sviluppo attraverso i decenni. L'episodio su descritto, scrive Crawford, "si trasformò in un mito fondatore della frontiera, un racconto di forza e resilienza uscito da un western di bassa lega". Col passare del tempo, con il mutare delle esigenze e con il circolare di versioni sempre più dettagliate, Sender Hadad vi sarebbe prima comparso con un ruolo che non aveva affatto avuto, e poi sarebbe finito col diventare "l'angelo vendicatore, un esempio di forza fisica che, si diceva, aveva respinto l'orda di arabi assassini praticamente da solo". "Il tipo di uomo in grado di fondare, e poi di difendere, una nazione tutta sua" di cui la propaganda dei sionisti aveva bisogno.


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