lunedì 21 ottobre 2019

Arriva il Cinguettatore



Si è provveduto ad attivare un account sul cinguettatore pur disprezzando non poco il bailamme miserabile, sporco e inutile che impesta le reti sociali e che a volte pare costituirne l'essenza stessa.
Il miserabile, lo sporco e l'inutile sono tra l'altro intrinseci al funzionamento delle reti sociali, che si prestano per la loro stessa architettura ai propositi più miserabili, più sporchi e più inutili.
Proprio il cinguettatore si mise in luce a pochi anni dal lancio all'epoca del cialtronesco tentativo di screditare a mezzo ciance telematiche il legittimo governo della Repubblica Islamica dell'Iran, nel contesto della sedicente "rivoluzione verde". L'intromissione della telematica nella vita quotidiana condiziona molto gravemente almeno da allora l'agenda politica e la vita in generale persino per le persone più serie e nei contesti più rispettabili: in quell'occasione è certo che le ciarle cinguettate da chissà dove e che postulavano imminente il crollo di un governo che non fu neppure scosso da quanto succedeva ebbero un'influenza mortifera sull'andamento degli eventi.
Con premesse del genere è ovvio che l'iniziativa appaia esecrabile a un primo esame, e sicuramente anche a un secondo.
Proprio il fatto che i contenuti veicolati dalle reti sociali siano per lo più miserabili, sporchi e inutili, e destinati ipso facto a un'utenza perfettamente confacente, ci ha convinto che sia giusto relegare ad esse i temi del "dibattito politico" contemporaneo di qualsiasi livello, vista la qualità dei materiali e dell'agenda politica che esso presenta nel mondo occidentale in genere e nello stato che occupa la penisola italiana in particolare. Negli ultimi dieci anni il collodio "occidentalista" è percolato dal mainstream alle reti telematiche, lordandone ogni angolo intanto che (al contrario dei loro rappresentanti) i propagandisti, gli elettori e i simpatizzanti impoverivano da ogni punto di vista così come impoveriva la panoplia di temi e parole d'ordine. Grazie alle nuove tecnologie i sudditi del "paese" dove mangiano spaghetti e la loro politica di rappresentanza hanno fatto enormi progressi nei campi dell'idiozia, dello sporco, dell'incoscienza e dell'incompetenza. Erano già poco tollerabili quando impestavano le gazzette e la vita delle persone serie facendo i liberisti con i diritti degli altri, convinti (ovviamente a torto) che per loro una ciotola di maccheroni comunque ci sarebbe sempre stata. Adesso che sporcano ovunque facendo i "sovranisti" con le pezze al culo, sono inavvicinabili per chiunque abbia un minimo di rispetto di sé.
D'ora in avanti si confineranno dunque al cinguettatore anche la maggior parte delle considerazioni relative al contenuto delle gazzette, dei mass media in generale e alla politica rappresentativa così come essa viene intesa e praticata nello stato che occupa la penisola italiana. Gli scritti in questa sede si concentreranno in misura ancora maggiore su temi maggiormente meditati o inediti, dal momento che ai mass media e all'agenda politica "occidentalista" abbiamo già dedicato nel corso degli anni attenzioni (e disprezzo) più che sufficienti. Non ha alcun senso infliggere continuamente ai nostri ventidue lettori le sfumature di una puntuale e documentata confutazione di una lordura che può benissimo essere derisa in duecentoottanta caratteri.
L'approccio sobrio e conciso, da entomologi, con cui è giusto accostarsi alla materia trarrà senz'altro vantaggio da questa stringatezza.

martedì 8 ottobre 2019

I trent'anni del Centro Popolare Autogestito Firenze Sud


Il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud esiste da trent'anni.
Trent'anni di manifestazioni, di assemblee, di concerti, di libri, di dibattiti, senza farsi dettare l'agenda politica da nessuno, strafregandosene delle mode e mettendo in piedi un genius loci non esportabile.
Trent'anni mandando in bestia decine di buoni a nulla candidati (o anche eletti) in tutti gli organi di rappresentanza possibili e immaginabili.
Trent'anni senza mai cambiare bandiera, tant'è che la kriegsflagge è un drappo rosso slavato, su cui il giallo della falce e martello incrociati vira ormai al canarino.
Da trent'anni in barba a feste finite e a pacchie finite.[*]

Come se fossero mai iniziate.





[*] A statuire che la festa era finita fu Maurizio Gasparri, all'epoca raffigurato da Daniele Caluri come un ben vestito dall'aspetto decisamente rabido.
A statuire che invece era la pacchia a essere finita, è stato Matteo Salvini.
Divorziato, sovrappeso, incapace di laurearsi persino in sedici anni, costui è assai meno affezionato al ben vestire. Gira anzi in condizioni tali da essere difficilmente distinguibile dai soggetti che indica all'odio del suo elettorato.


domenica 8 settembre 2019

Firenze: la Lega ha da ridire anche su cosa mangi nelle feste di quartiere


Le elezioni amministrative del maggio 2019 hanno molto ridimensionato a Firenze la rappresentanza dell'occidentalame classico, sostituito in forze da ben vestiti della Lega che cercano di imitare il loro segretario Matteo Salvini persino nell'acconciatura. Pare che nel "paese" dove mangiano spaghetti si tratti di un fenomeno ricorrente: chi ha circa trent'anni ricorderà bene i tipi alti, taciturni, ben vestiti e con occhiali scuri che le gazzette battezzarono Fini boys. Il loro padrone pestò i calli alle persone sbagliate e venne triturato in men che non si dica, scomparendo dalla scena politica al pari dei nove decimi dei suoi imitatori.
Ora, Matteo Salvini ha soltanto tre caratteristiche di una qualche rilevanza: è sovrappeso, è divorziato e non è stato capace di laurearsi neppure in sedici anni. Un fallimento sul piano personale, un fallimento sul piano relazionale, un fallimento sul piano formativo. Giorgio Gaber trovava già sconfortante la presenza di due miserie in un corpo solo, e qualsiasi persona seria non solo eviterebbe con ogni cura di imitare Matteo Salvini, ma sarebbe propensa ad avervi a che fare il meno possibile sempre, comunque, in qualunque contesto e per qualunque motivo.
Quello della serietà comunque è sempre stato il minore dei problemi per una formazione politica che ha occupato in blocco quelle stesse poltrone che diceva di voler rovesciare, e la Lega a Firenze non soltanto non costituisce un'eccezione, ma riesce a fare persino peggio di quella che opera altrove limitando la propria azione al quotidiano lordare le gazzette. E probabilmente anche quelle repellenti autoschedature per buoni a nulla che chiamano "reti sociali" e che hanno aiutato un mucchio di gente ciarliera a finire nei pasticci per motivi compresi fra la bestemmia in luogo pubblico e l'omicidio seriale.
In tre mesi l'azione della nuova brigatella "occidentalista" ha avuto come unico risultato concreto una denuncia per istigazione all'odio razziale; non è gran che, ma i margini per migliorare sono considerevoli se pensiamo che per togliere visibilità al malcapitato Federico Bussolin i suoi commensali hanno preteso scuse con toni da bullo di quartiere, sono andati a scomodare lo stato sionista e ovviamente Oriana Fallaci, in una ripetizione ecoica delle stesse ciance che ha perso da almeno dieci anni persino la capacità di suscitare ripugnanza.
Emanuele Cocollini e Andrea Asciuti, già con un microfono in meno grazie al comportamento non proprio adattivo di un certo Gheri Guido (prima il cognome poi il nome, come a scuola o in galera), si sono fatti sentire per pretendere nientemeno che la condanna dell'Islàmme in una commissione consiliare.
L'importante è esagerare. All'inizio di settembre a Firenze si tiene la festa della Rificolona, una tradizione inventata come tante, fissata sulle ceneri di una ricorrenza religiosa di una certa importanza commerciale che il memorialista Giuseppe Conti dava per moribonda già nella seconda metà del XIX secolo. Federico Bussolin deve essersi inteso con Alessio di Giulio, che con le tradizioni inventate ha una certa familiarità, e insieme hanno destinato un po' di banda a dirsi contrari allo smercio di derrate sarde e peruviane in occasione della festa.
Se la Lega dice una cosa, le persone serie hanno cura di adottare il comportamento esattamente contrario senza stare neppure a pensarci su.
Si è dunque trascorsa la serata della festa ricordando i combattenti della Brigata Partigiana Sinigaglia insieme agli attivisti del Centro Popolare Autogestito Firenze Sud, evitando di esibire denaro alle tradizioni inventate e destinandolo invece, di proposito e come sempre, a una delle realtà che la Lega considera tra le più invise.
Il simbolico contributo che si vede nella foto (formaggio e vino dalla Sardegna, salsa piccante e bibita gassata dal Perù) è stato acquistato per pochi soldi, rispettivamente in un discount e in un negozio di alimentari peruviani.



La foto qui sopra invece è tratta da quella che è verosimilmente la autoschedatura di Federico Bussolin, proprio quel giovanotto fresco di denuncia per istigazione all'odio razziale.
"Con i giovani di FIRENZE, al lavoro per CACCIARE i Rossi", dice lui.
Ma nella foto non si vede nessuno lavorare. Si vede invece una brigata di frequentatori di mescite con qualche ragazza poco vestita.
In primo piano, molto appropriatamente, c'è un cane.

martedì 20 agosto 2019

Radio Studio 54 sequestrata dalla gendarmeria. Un'altra volta.



“Per non parlare dei paesi musulmani, africani che sapete benissimo in che modo le trattano. Vengono qui in Italia a fare il loro porcaccio comodo e a squartare e a mangiare, questi cannibali, mostri, stupratori, violentatori, spacciatori fatti venire dal Partito Democratico”.

Robe come questa rovesciate in radio da un anno all'altro secondo un certo Andrea Asciuti, insegnante e consigliere per la Lega al Comune di Firenze, compendierebbero le "posizioni politiche della destra".
Ci guardiamo bene dal contraddirlo, anzi.
Purtroppo la gendarmeria e il potere giudiziario sono meno propensi a transigere, e il 19 agosto 2019 la scandiccese Radio Studio 54 è stata messa un'altra volta in condizioni di non nuocere.
Il signor Gheri Guido è stato trattato come era prevedibile che venisse trattato. Diciamo pure che gli è andata anche bene per diverso tempo, perché si è comportato come meglio credeva per sette anni.
Ci sono cose che non si devono fare, per esempio asserire che una parte consistente della popolazione pratica il cannibalismo o che una parte altrettanto consistente della stessa popolazione sia immune dalle attenzioni della gendarmeria e/o della giustizia penale.
Nel primo caso si afferma una cosa falsa e denigratrice, nella seconda una cosa falsa che, al netto di tutto quanto il resto, rivela come minimo competenze nulle anche nei principi elementari dell'ordinamento giuridico in vigore nello stato che occupa la penisola italiana.
Ora, il signor Gheri ha sempre scelto i suoi bersagli con oculatezza, evitando spesso di fare nomi e cognomi e pescando in gruppi sociali troppo marginali o troppo occupati a tirare a campare per avere tempo, modo e soprattutto voglia di confutare le ciarle con cui ostruisce i suoi palinsesti. Di conseguenza è riuscito per anni a fare giornata evitando le grane più grosse.
Solo che quando si fa una regola di vita della denigrazione altrui certi incidenti di percorso vanno messi in conto.
Nello stato che occupa la penisola italiana esiste un organo del potere giudiziario chiamato "Procura della Repubblica"; vi lavora gente che è estremamente appassionata di esposti e di denunce, e che è ipso facto buona cosa contrariare il meno possibile.
Una regola elementare che il signor Gheri ha evidentemente pensato valesse solo per i negri.
Invece vale per tutti quelli che si fanno beccare, e non è nemmeno la prima volta che la cosa gli viene fatta presente.
Secondo le gazzette il signor Gheri ha fatto le cose perbene: oltre a ricevere una visita da parte della gendarmeria, che ha sistemato le cose in modo da costringerlo a trovare un altro sistema per passare le giornate, ha rimediato anche una querela per diffamazione. Non si passano le giornate stravaccati davanti a un microfono a dare di sciancati agli avvocati che hanno avuto il torto di averti come cliente, anche perché i giurisperiti sono un autentico genus irritabile in pieno possesso delle competenze e degli strumenti necessari a far passare un guaio a chicchessia. Ormai si fa tutto per via telematica quindi non occorre nemmeno scomodarsi per arrivare in cartoleria a comprare qualche foglio uso bollo.
Questi guai di solito non si traducono in esperienze detentive, per cui il signor Gheri eviterà per quanto è dato sapere di vivere periodi poco esaltanti in ambienti in cui si dorme male e si mangia ancor peggio; hanno invece un impatto molto considerevole su conti correnti, finanze personali e disponibilità di beni e di risorse.
In pratica, se insisti più che tanto ti riducono in condizioni tali che l'acquisto di qualcosa di più di un po' di pane e di una scatoletta di tonno può diventare cosa su cui ponderare attentamente. E dovrai incolparne solo la tua caparbia cialtroneria dal momento che la giustizia è una cosa, la legge un'altra (spesso opposta) e che nei rigori della legge incorre non chi delinque, ma chi si fa beccare, con buona pace delle idiozie che la marmaglia "occidentalista" vomita a getto continuo nei mass media e in quelle vergognose autoschedature per buoni a nulla che sono le "reti sociali".
Anche in questo campo pare che il signor Gheri abbia conseguito risultati notevoli grazie alla propria spregiudicata intraprendenza, accumulando -sempre secondo le gazzette- un buon numero di pendenze.
C'è da auspicare che stavolta dovrà mettersi a cercare un lavoro vero.
Chi scrive, neppure nel più cieco degli slanci di solidarietà ne approverebbe l'assunzione in prova come raschiatore di pavimenti nello spaghettificio che c'è all'angolo.


Aggiornamento (7 settembre 2019). Secondo alcune gazzette locali la reazioncina del signor Gheri, che si è mosso piuttosto male ed è anche andato a dirlo in giro, gli ha fruttato un'ulteriore denuncia per calunnia nei confronti dei gendarmi che sono andati a imporgli di stare zitto.
A Scandicci devono avere soldi da buttare.


lunedì 12 agosto 2019

Dodici agosto



«L’unica cosa per cui si può avvertire nostalgia sono i paradisi perduti. Gli angeli nascosti. Ciò che di meraviglioso, magari fugacemente, abbiamo incontrato.
Se c’è una cosa bella dell’età che avanza, è in questo miracolo: saper riconoscere la bellezza. Quando mi passa davanti, adesso, la colgo.»

Franco Battiato

lunedì 5 agosto 2019

La politica di Donald Trump contro la Repubblica Islamica dell'Iran parte da assunti pericolosamente distorti. E non esiste un piano B.



Traduzione da Strategic Culture, 1 luglio 2019.


Il professor Russell-Mead ci spiega "che il fondamento della politica presidenziale per l'Iran sta nel fatto che il fiuto di Trump per il potere [e Trump in questo campo ha un fiuto raffinato, insiste Russell-Mead] gli sta indicando che l'Iran è più debole e che gli USA sono più forti di quanto si creda negli ambienti della politica internazionale... QUello che Trump vuole è un accordo con l'Iran che corrisponda alla sua idea del peso relativo che hanno i due paesi..."
"Sul piano della diplomazia di pubblico dominio, [Trump] si sta impegnando nel suo consueto miscuglio di abbagli e di trovate [trasformando la politica ameriKKKana nel Donald Trump Show, con il paese e il mondo incantati da ogni sua mossa, tutti presi a chiedersi quale sarà la mossa successiva, suggerisce Russell-Mead]... E sul piano del bilancio di poteri sta continuando imperterrito a dare giri di vite armando i paesi confinanti e assicurando loro il suo sostegno, inasprendo le sanzioni e aumentando le pressioni psicologiche nei confronti del governo.
Il signor Trump sa bene che la sua politica nei confronti dell'Iran è soggetta a limiti precisi. Lanciare un'altra guerra in Medio Oriente potrebbe mandare in pezzi la sua presidenza. Ma se è l'Iran a iniziare le ostilità le cose cambiano. Un deliberato attacco iraniano contro bersagli statunitensi o anche sionisti potrebbe unire la base jacksoniana del signor Trump, come l'attacco a Perl Harbor unì i jacksoniani d'AmeriKKKa nella lotta contro il Giappone."
L'analisi di Russell-Mead probabilmente coglie nel segno. Ma c'è qualcosa di più importante: il modo in cui Trump affronta la questione si basa su altri sottintesi. Innanzitutto, sul fatto che con l'economia che affonda e con l'inflazione che si impenna (Trump ripete spesso questa sua convinzione priva di ogni fondamento) l'Iran rivoluzionario finirà per crollare o per andare a chiedere in ginocchio a Washington di negoziare un nuovo accordo sul nucleare.
In secondo luogo, Trump può permettersi di aspettare il crollo incombente, e stringere ulteriormente l'assedio economico nel frattempo. Terzo, Trump afferma che una guerra contro l'Iran sarebbe di breve durata: "Non sto dicendo di impegnarci sul terreno", ha detto. "Sto solo dicendo che se qualcosa succedesse, non si tratterebbe di una cosa lunga". Quarto, Trump ha detto -e sembra crederlo- che in caso di una guerra contro l'Iran non avrebbe bisogno di una "exit strategy"; c'è da pensare che sia davvero convinto che la guerra si limiterebbe a una campagna aerea di breve durata e che le cose finirebbero lì.
Che dire? Si può dire solo che tutte queste convinzioni sono quasi di sicuro errate; come nota Daniel Larison dello American Conservative "se il presidente degli USA pensa che una guerra con l'Iran 'non durerebbe molto a lungo' probabilmente è sempre più propenso a iniziarne una. I fautori della guerra all'Iran, e la cosa è prevedibile, stanno già sottolineando il fatto che attaccare l'Iran non sarebbe come in Iraq o in Afghanistan, e lo stanno facendo anche per vincere le apparenti riserve di Trump, che teme di finire impantanato in un lungo conflitto". In effetti l'Iran non sarebbe come l'Afghanistan o come l'Iraq, ma in modo esattamente opposto a quello che intendono i sostenitori della guerra.
Allora. Sul fronte economico l'Iran non cederà. Il 28 giugno la Russia ha evidenziato il proprio impegno nel sostegno ai sttori petrolifero e bancario iraniani nel caso i meccanismi Instex per la facilitazione degli scambi messi a punto dall'Unione Europea non entrassero effettivamente in funzione a partire dal 7 luglio, giorno in cui l'Iran ha stabilito nei confronti della UE una scadenza su questi aspetti. Il viceministro degli esteri russo Sergej Ryabkov ha detto il 28 giugno che Mosca è pronta ad aiutare l'Iran ad esportare greggio, e ad allentare le restrizioni imposte al suo sistema bancario nel caso l'Europa non riesca a far funzionare Instex. Anche la Cina ha affermato che "normali accordi in campo energetico" con Tehran non violano alcuna legge e che andrebbero rispettati. Il governatore della banca centrale iraniana ha detto in settimana che l'Iran "si è lasciato alle spalle il peggior perido delle sanzioni. Le nostre esportazioni di greggio stanno salendo", ha detto Hemmati.
Se l'ipotesi di un crollo è infondata, altrettanto lo è la pretesa che l'Iran andrà dal signor Trump a implorare un nuovo accordo sul nucleare. Ecco qui, tanto per dare un'idea, il resoconto (di fonte iraniana) di quanto detto dalla Guida Suprema al Primo Ministro giapponese Abe:
Durante il vertice del 13 giugno, Shinzo Abe ha detto allo Ayatollah Khamenei: "Vorrei farle avere un messaggio da parte del Presidente degli Stati Uniti".
L'Ayatollah Khamenei ha risposto sottolineando la maldestraggine e l'inaffidabilità degli USA, e ha detto: "Non abbiamo dubbi sulla vostra sincerità e sulle vostre buone intenzioni. Tuttavia, circa quanto avete accennato sul Presidente degli USA, io non ritengo Trump una persona con cui valga la pena scambiare messaggi; non ho nulla da rispondergli adesso, e non avrò nulla da rispondergli in futuro."
"[Ma] Quello che sto per dire è rivolto a voi in qualità di Primo Ministro giapponese, perché noi consideriamo il Giappone un nostro amico...
L'Ayatollah Khamenei, riferendosi all'affermazione di Shinzo Abe per cui gli USA intendono impedire all'Iran di sviluppare armamenti nucleari, ha detto: "Siamo contrari agli armamenti nucleari, e una mia fatwa religiosa ne vieta la produzione. Dovreste però sapere che se intendessimo produrne, gli USA non potrebbero fare niente; la loro contrarietà non [costituirebbe] affatto un ostacolo."
La Guida Suprema, in risposta al messaggio secondo cui "gli USA non stanno cercando di rovesciare il governo in Iran", ha precisato che "il problema che abbiamo con gli USA non riguarda il rovesciamento del governo. Anche se avessero l'intenzione di farlo, non ci riuscirebbero... QUando Trump dice che non sta cercando di rovesciare il governo, mente. Se potesse farlo lo farebbe. Solo che non è in grado."
In maniera analoga l'Ayatollah Khamenei ha accennato ai rilievi del Primo Ministro giapponese sulla richiesta degli USA di intavolare con l'Iran un negoziato sul nucleare; ha detto che "la Repubblica Islamica dell'Iran ha condotto per cinque o sei anni trattative con gli USA e con gli europei, riuniti nel 'cinque più uno'; trattative che hanno portato a un accordo. Ma gli USA non lo hanno rispettato e hanno infranto l'accordo cui eravamo giunti. Insomma: ha senso comune mettersi a negoziare con un paese che ha fatto strame di tutto quello per cui si era discusso?"
Ha parlato della quarantennale ostilità degli USA nei confronti del popolo iraniano, ostilità che perdura a tutt'oggi, e ha detto: "Non crediamo che trattare con gli USA risolverà i nostri problemi; nessun paese libero accetterebbe di intavolare trattative sotto costrizione."
E proprio alla costrizione gli USA stanno facendo un ricorso ancora maggiore: aumentare le pressioni anziché alleviarle, che invece è probabilmente la conditio sine qua non per riprendere a trattare con l'Iran. Ma Trump è anche convinto che l'AmeriKKKa abbia titolo, in qualità di paese più potente, di negoziare con gli altri solo quando le controparti sono sottoposte alle massime pressioni tollerabili. Chiaramente nessuno lo ha messo compiutamente al corrente del fatto che l'Iran nel corso della storia ha stoicamente resistito a rovesci ben peggiori e ben più violenti. E neppure delle risorse in materia di resilienza spirituale su cui l'Iran può contare nei tempi di crisi, che scaturiscono dalla narrativa sull'Imam Hussein.
Insomma, l'idea che l'Iran sia "sull'orlo del collasso" è una tiritera smerciata da tanti esuli iraniani delusi, e dai Mujaheddin e Kalq, oltre che da importanti sostenitori della guerra in USA. Ma allo stesso modo -ed è una cosa importante, date le propensioni familiari del signor Trump- l'idea che "basti una spintarella" per "mettere fine" alla rivoluzione iraniana è continuamente ventilata da Netanyahu. Nello stato sionista non tutti sono così contenti che il loro Primo Ministro sostenga in modo tanto aperto e solerte la politica di Trump verso l'Iran, avendo presente di come lo stato sionista -e Netanyahu- siano stati accusati di aver fatto pressione in favore della guerra all'Iraq nel 2003.
Allora: se l'idea che l'Iran finirà per crollare o per capitolare perché economicamente sotto assedio è falsa, e se l'assunto per cui non è necessaria una exit strategy perché l'Iran è debole e gli USA sono forti -come dire che una breve e rapida campagna aerea sistemerà le cose- è falso anch'esso, cosa dobbiamo aspettarci?
Se concetti del genere continuano a passare per buoni senza una seria contestazione, col passare del tempo l'Iran non crollerà e non si arrenderà come preventivato, ma continuerà a mandare messaggi adeguati alle circostanze e sempre più netti, a dimostrare il costo potenziale dell'ostinarsi in una simile politica. A farne le spese saranno soprattutto gli alleati degli USA che non fanno che invocare misure drastiche contro l'Iran.
Alla fine, Trump si ritroverà con le spalle al muro, come non avrebbe mai voluto trovarsi: e può già essere troppo tardi, con le spalle al muro ci è già. Se dovesse reagire militarmente ai "messaggi" iraniani, con tutto il potenziale per rappresaglie asimmetriche e per una escalation colpo su colpo, sarebbe comunque una prospettiva da cui Trump rifugge istintivamente, timoroso com'è che la via di un incerto qui pro quo militare possa rivelarsi controproducente in vista delle elezioni del 2020, fino a mettere a rischio la sua presidenza.
L'alternativa è quella di un umiliante e remissivo viaggio di ritorno, verso un processo che rispecchia fedelmente i disprezzati accordi sul nucleare, quale che sia il loro nuovo nome, e la speranza di poter chiamare "vittoria" una sconfitta.
Piuttosto probabile che il Presidente Putin stia pensando di indicare eventuali possibilità in occasione del suo incontro con Trump a Osaka. Probabilmente non ci diranno alcunché e non ne sapremo mai niente.

mercoledì 10 luglio 2019

Firenze: Francesco Torselli e Alessandro Draghi aiutano i poveri che dormono in macchina


Francesco Torselli e Alessandro Draghi sono due "occidentalisti" fiorentini di lungo corso di cui ci siamo già occupati più volte anni fa, e non certo per dirne bene.
I nostri lettori sanno che con l'imperversare delle reti sociali in questa sede si è praticamente smesso di occuparsi di certe questioni; arginare la valanga di collodio mestruale scatarrato a giornate intere da algoritmi e gazzette imporrebbe un lavoro documentale spropositato e probabilmente inutile, come ormai hanno capito anche su Topolino.



Tuttavia a Firenze si è appena tenuta una consultazione elettorale che ha visto l'occidentalame battere per l'ennesima volta il grugno contro le urne, e di brutto, nonostante un contesto sociale e mediatico in cui i liberisti coi diritti degli altri si sono trasformati in pochi anni in sovranisti con le pezze al culo gli fosse assolutamente favorevole.
I motivi sono parecchi, primo fra tutti il fatto che a Firenze chi vuol fare politica di destra si iscrive al partito democratico.
In secondo luogo è probabile che la propaganda "occidentalista", invariabilmente basata sull'inventario di cartacce per terra, buche nell'asfalto ed episodi di povertà marginale abbia saturato ancora una volta il panorama mediatico. Che è un modo molto educato per dire che ci si stufa dei genitali femminili, figuriamoci di questi piagnistei.
Invece di vestire il saio e recarsi a Monte Senario a pietire un posto come vuotacessi, gli "occidentalisti" fiorentini hanno fin da subito ripreso con gli alti lai e ripreso la puntigliosa conta degli spacciatori di vicolo e dei rifiuti ingombranti lasciati agli angoli delle strade.
A Firenze un terzo dei pensionati vive con meno di 500 euro al mese, mentre nelle nostre periferie aumentano i casi di famiglie italiane costrette a vivere in macchina o in situazioni di emergenza assoluta. Perché lo diciamo oggi? Perché proprio oggi la Regione Toscana sta approvando una legge che stanzia 4.000.000 di euro per foraggiare il business dell’immigrazione nella nostra regione, messo in pericolo’ dalle politiche del ministro Salvini. Così Francesco Torselli, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, assieme al capogruppo a Palazzo Vecchio, Alessandro Draghi. ”Certe iniziative sono semplicemente incommentabili – concludono Draghi e Torselli – e mostrano il vero volto della sinistra Toscana: una sinistra che anziché pensare al fatto che un giovane su 4 è senza lavoro, pensa a difendere il lavoro di chi lucra – le cooperative – sul business dell’immigrazione”
Francesco Torselli e Alessandro Draghi omettono di documentare le proprie affermazioni, costringendoci a farlo al loro posto.
Secondo le statistiche comunali di aprile 2019 il tasso di occupazione a Firenze è tra i più alti nei grandi comuni della penisola italiana. Secondo la stessa fonte
L'importo medio di una pensione di vecchiaia nella provincia di Firenze (17.546,8€, nel 2017) è superiore rispetto a quanto mediamente erogato per lo stesso tipo di prestazione in Italia[*] (17.180,42€). In entrambi i casi si riscontra comunque un trend di  crescita  continuo  dell’ammontare  medio  degli  importi  erogati  dal  2013 al 2017 (+7,8%). Il numero di trattamenti pensionistici erogati non è tuttavia coincidente con il numero di beneficiari, poiché un singolo beneficiario può essere percettore di più prestazioni pensionistiche, di tipo uguale o diverso. [...] Nella provincia di Firenze i  circa  400mila  trattamenti  pensionistici  afferiscono  a 275.769 pensionati (mediamente 1,4 pensioni per beneficiario – valore in linea con la media nazionale) e sono relative a un ammontare totale di circa 5.473 milioni di euro (meno del 2% dell’erogato pensionistico nazionale). Il panorama offerto potrebbe essere arricchito in maniera significativa sia da dati di natura campionaria sia da dati di natura amministrativa, qualora in futuro alcune dimensioni  calcolate  sia  dall’Istituto  Nazionale  di  Statistica  sia  da  INPS  fossero  rilasciate  almeno  per  grande  comune.  Rivestirebbero  infatti  particolare  interesse  per  lo  studio  di  interventi  di  politica  del  territorio  tutti  i  dati  relativi  ai  lavoratori  parasubordinati, sia professionisti sia collaboratori, nonché alle politiche per il lavoro e per l’occupazione (dal NASPI all’indennità di mobilità e i lavori socialmente utili).
Secondo una fonte qualsiasi -basta controllare su Google, non occorrono competenze particolari- per l'anno in corso il trattamento minimo INPS ammonta a 513,00 euro; lo scorso anno era di 507,41 euro.
Quindi non è vero che "un terzo dei pensionati vive con meno di 500 euro al mese".
Ha maggiori probabilità di fondatezza l'obiezione che indica una delle principali cause dello stato di cose prsente nella distruzione dello stato sociale intrapresa negli ultimi trent'anni dai governi "occidentalisti" e da quelli che hanno fatto finta di rovesciarne l'operato, per comportarsi in pratica in modo anche peggiore.
L'elettorato si è mostrato oltremodo propenso ad assecondare tutto questo: una ciotola di maccaruna c'a' pummarola 'n coppa, pensavano i sudditi, per loro ci sarebbe sempre stata. E secondo una prassi abituale ancora oggi, c'era sempre una quota oltremodo minoritaria di questo o quel settore sociale da additare al pubblico disprezzo per giustificare l'eliminazione di qualche diritto presentato come privilegio. Noam Chomsky indica una prassi simile per la distruzione dei servizi pubblici: li si definanzia, ci si assicura che non funzionino, si lavora con la feccia gazzettiera affinché i sudditi si indignino e poi si consegna tutto al capitale privato.
Ovviamente i risultati di decine di anni ispirati a questo modo di fare per i sudditi sono stati l'esatto contrario di quelli sperati; lasciati nel frattempo liberi di sovraindebitarsi con seconde case, terze macchine, quarti televisori, vacanze da sogno pagate in comode rate mensili e matrimoni con la wedding planner (che per pagare ti tocca smettere col fashion blogging e finire a fare la dog sitter, tanto per dileggiare un po' il gergo dei "nuovi lavori") si sono trovati, spesso per propria esclusiva colpa dal momento che il gramo futuro era ampiamente prevedibile, a non sapere letteralmente cosa mettere in tavola.
Un liberista coerente -e il liberismo è stato fino a ieri l'unica ideologia di cui fosse ammessa la professione, suscettibile di obiezioni solo da parte di qualche nostalgico dei gulag- considererebbe logico e giusto far cuocere tutti quanti nel loro brodo. Una misura poco praticabile che porterebbe solo a farsi sbranare dall'elettorato, e dover vivere incassando giorno dopo giorno i "le faremo sapere" dei padroni è una prospettiva che non piace a nessuno.
Di qui la ridicola riscoperta di una curiosa versione di giustizia sociale in cui le "politiche" di Matteo Salvini, che non possiede alcuna competenza nota in materia di diritto perché non è stato capace di laurearsi neppure in sedici anni ma in compenso è sovrappeso e divorziato, non mettono certo in pericolo il "business" di qualcuno, ma la coesione sociale pura e semplice. Si tratta inoltre di "politiche" costruite basandosi su "reti sociali" ed emergenze gazzettiere che non hanno alcun rapporto col reale al punto che l'assenza dal panorama mediatico equivale a una sostanziale non esistenza.
Al suo elettorato il divorziato in sovrappeso che non è stato capace di laurearsi neppure in sedici anni può anche far credere che negando un finanziamento si cancelli un problema: i sudditi del "paese" dove mangiano spaghetti si sono abituati a bersi tranquillamente ben di peggio.
Farlo credere alle persone serie è un po' più difficile.
Così come è difficile far loro credere che l'"occidentalismo" abbia tanto a cuore il lavoro giovanile. Il primo vince, gli altri si arrangiano. No time for losers, non ci sono secondi posti, nessun pasto è gratis eccetera eccetera. L'ingiustizia sociale elevata a dogma per tanto tempo dovrebbe per lo meno trovare qualche difensore coerente, specie se pensiamo che a rendere la vita impossibile a chi occupa case sfitte e più in generale a chi intende la vita politica e sociale come qualcosa di appena appena più coinvolgente dell'ingrassare davanti alla televisione "occidentalisti" e sedicenti avversari collaborano a meraviglia da non si sa quanto tempo.

Ma divertiamoci a infierire.
Speriamo che i rossi senza dio ascoltino per una volta gli accorati appelli "occidentalisti" e neghino i fondi al business delle cooperative.
Con quattro milioni di euro si potrebbe allestire, in qualche squallida periferia, un grande parcheggio in uno spazio aperto.
Qualcosa per due-trecento posti, per capirci.
Nella stessa area magari era previsto un parco giochi per bambini, ma sarà sufficiente tacciare di terroristi buonisti pacifinti e cattocomunisti radical chic gli sporadici contestatori per mettere tutto a posto.
Quattro milioni non sono poi moltissimi ed è possibile che siano appena sufficienti all'urbanizzazione primaria, alla viabilità e alla preparazione di drenaggi e asfaltatura lasciando la zona in preda al solleone in estate e al gelo in inverno.
La toponomastica potrebbe proporre di intitolare il parcheggio a qualche esponente "occidentalista" finito fucilato come un cane, come il fiorentino Alessandro Pavolini. Un'ordinanza comunale potrebbe riservarlo ai casi di famiglie che dormono in macchina, postulati in aumento senz'altro per colpa dei buonisti di cui sopra.
Un'area apposita andrebbe ovviamente ai padri separati, categoria principe della dormita in macchina.
A vigilare su tutto potrebbe essere chiamato qualcuno dei destinatari ultimi dei quattro milioni di cui sopra. Lo si priverebbe in anticipo di quell'abbigliamento da scarognati del Bonx dei tempi di Basquiat e di quel telefono cellulare che fa sbavare di eccitazione i preadolescenti bocciati a scuola; la mise troppo doviziosa potrebbe irritare la clientela.
Ovviamente, destinare denaro all'edificazione del parcheggio lascerebbe questi signori senza sistemazione alcuna e figuriamoci se avanza qualcosa per retribuire il loro lavoro di custodi; sarebbero costretti a vivere arrangiandosi alle spalle di chi occupa le vetture parcheggiate, con conseguenti risse continue adattissime ai videogazzettini dell'ora di cena.
Una distopia "occidentalista" a due passi da casa, che contribuirebbe non poco a mantenere fedele l'elettorato del "partito" di Draghi e Torselli.
Non costerebbe neanche molto.