mercoledì 4 gennaio 2017

Aron Lund - I cinque avvenimenti più importanti del 2016 in Siria


Genitori e figli attorno al fuoco per scaldarsi, nel cortile di un magazzino a Jibrin diventato rifugio di migliaia di famiglie sfuggite alla violenza di Aleppo est (Fonte: UNICEF).

Traduzione da tcf.org

Se consideriamo gli eventi del 2016 notiamo chiaramente che la guerra civile siriana sta prendendo una piega favorevole al Presidente Bashar al Assad. Il suo governo a Damasco è uscito rafforzato dall'intervento militare russo iniziato nell'autunno del 2015, da un incremento del sostegno iraniano e dall'indebolimento dello Stato Islamico e delle forze dell'opposizione, in lotta tra loro ed impelagate in una spirale di estremismo settario e di lotte intestine.
Un anno fa ho scritto una lista piuttosto lunga e dettagliata di quelli che pensavo fossero gli eventi più importanti del 2015, in cui esprimevo anche considerazioni sui loro probabili sviluppi nel 2016, per il blog Syria Comment di Joshua Landis; a mio parere una lettura ancora valida, ed un inquadramento utile per questo scritto.
Fin da allora l'andamento del conflitto è sembrato essere favorevole ad Assad, anche se c'erano cose di altro segno come il persistente degrado economico ed istituzionale dello stato siriano. C'erano importanti fattori di incertezza, soprattutto per quanto riguarda l'efficienza dell'intervento russo, la situazione economica e sul fatto che Assad fosse in grado di adottare politiche flessibili e di trarre vantaggio dai progressi in campo militare. Alcuni di questi interrogativi hanno trovato nel frattempo risposta, in gran parte (ma non del tutto) a favore di Assad; rimangono tuttavia altri motivi di incertezza e la guerra in Siria si sta rivelando sfuggente ad ogni previsione.
Tutto ciò premesso, ecco un'altra lista in ordine crescente di importanza.

5. Assad non è riuscito a rimettere in moto l'economia.

Nel 2016 l'economia siriana ha continuato ad implodere al rallentatore. Il valore della lira siriana all'inizio dell'anno è crollato. A maggio, un dollaro valeva più di seicentoventi lire e tendeva alle settecento, rispetto alle quarantasette di prima dell'insurrezione e alle quattrocento dell'inizio dell'anno. Gli interventi della banca centrale hanno fatto diminuire il prezzo del dollaro ma si è trattato di una cosa transitoria. In estate il dollaro valeva di nuovo più di cinquecento lire, ed è rimasto a quei livelli.
Il governo siriano sta facendo come se nulla fosse. Il preventivo di spesa per il 2017 ammonta a 2660 miliardi di lire siriane ed è stato già pubblicizzato come il più ampio di sempre, con il trentaquattro per cento di stanziamenti in più rispetto al precedente, e questo nonostante il suo valore in dollari sia significativamente inferiore a quello dello scorso anno. Il governo però trova sempre maggiori difficoltà a tenere in funzione i servizi. I consumatori devono vedersela con i prezzi in crescita, le attività economiche falliscono, il mercato nero si diffonde, gli stipendi degli statali e dei militari hanno perso molto valore. Anche per garantire un minimo di sicurezza il governo è sempre più costretto a ricorrere all'autofinanziamento decentralizzato o a reti di milizie sovvenzionate dall'estero. Nel 2016 non è avvenuta alcun catastrofico crollo finanziario, ma per Assad queste sono tutte cattive notizie nel lungo termine.
Qui per ulteriori informazioni sulla crisi monetaria siriana.


4. Il Ghouta orientale è andato in pezzi.

L'uccisione del leader dei ribelli salafiti Zahran Alloush il giorno
 di Natale del 2015 ha aperto un vuoto di potere nel Ghouta orientale, che è una enclave assediata ad est di Damasco che per Assad è stata a lungo una spina nel fianco ed una minaccia per il controllo della capitale. Nel giro di qualche mese la situazione dell'enclave è sfuggita ad ogni controllo perché fazioni ribelli un tempo alleate hanno inziato a combattere l'una contro l'altra per avere il predominio. Come ho scritto nel mio resoconto per New Century Foundation queste lotte intestine sono state abilmente sfruttate dal governo siriano. A cominciare dalla primavera scorsa l'esercito si è reimpossessato di vaste estensioni di territorio nel Ghouta orientale, e adesso sta esercitando pressioni in favore di accordi per il cessate il fuoco che costringano i combattenti delle forze di opposizione a cedere le armi e ad evacuare la zona.
Dopo la caduta della piazzaforte ribelle ad Aleppo est nel dicembre 2016, una vittoria governativa nel Ghouta orientale assicurerebbe a Damasco lo stabile controllo delle due principali città del paese, metterebbe truppe a disposizione per altri compiti e manterrebbe l'opposizione confinata in zone rurali di inferiore valore. Appena prima della fine dell'anno è stato annunciato un cessate il fuoco sotto gli auspici di Russia e Turchia, ma Assad cercherà probabilmente di stroncare l'insurrezione nel Ghouta orientale nel corso del 2017.
Qui per ulteriori informazioni sul Ghouta orientale.


3. La Turchia ha ridefinito le sue priorità.

Nella primavera del 2016 la Turchia ha iniziato ad operare macroscopici cambiamenti di rotta nella sua politica estera. In estate sono riprese le relazioni con la Russia e con lo stato sionista. Fonti ufficiali turche hanno anche reso noto il fatto che si stava guardando con pragmatismo ad un coinvolgimento in Siria e che l'attenzione sarebbe stata soprattutto rivolta ad arginare l'espandersi dei gruppi curdi affini al PKK e sostenuti dagli USA. Il 24 agosto la Turchia ha inviato truppe di terra in Siria, allontanando lo Stato Islamico dalle proprie frontiere ed impedendo ai curdi di creare a ridosso di esse, nella zona a nord di Aleppo, di un territorio controllato dal PKK. Il tutto evitando scontri diretti con Assad.
Nelle file dell'opposizione molti hanno dapprincipio accolto con soddisfazione l'intervento turco, pensando che avrebbe rovesciato le sorti del conflitto. Sei mesi più tardi il panorama dell'opposizione evidenziava opinioni assai più disordanti. Anche se il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha continuato a sostenere i combattenti islamici a Idlib, a tutt'oggi rifiuta di utilizzare le truppe schierate nella regione di Aleppo contro Assad. Anzi, le operazioni condotte dai turchi sono servite più che altro a distrarre i ribelli siriani dalla battaglia per Aleppo, al tempo stesso in cui Erdogan negoziava con il loro nemico che è il Presidente russo Vladimir Putin.
Il 29 dicembre qusti colloqui hanno portato alla dichiarazione di un cessate il fuoco in Siria, con la promessa di futuri negoziati di pace in Kazakhstan.L'intesa tra russi e turchi potrebbe anche venir meno rapidamente, ma se questo non succede essa potrà anche condurre la Turchia a relazioni ancor più strette con la Russia.
Ovviamente la presenza di soldati turchi sul suolo siriano è motivo di nervosismo per Assad, che ha di sicuro preso in considerazione la possibilità che i suoi alleati di Mosca e di Tehran prendano direttamente accordi con Ankara. Tuttavia, per quanto la vista dei carri armati turchi possa aver sconcertato il leader siriano, il fatto che Ankara abbia deciso di anteporre i propri interessi a quelli dei ribelli siriani ha rappresentato comunque nel 2016 un netto guadagno per Bashar al Assad.
Qui per ulteriori informazioni sul marasma politico in Turchia.


2. Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali statunitensi.

L'8 novembre quasi sessantatré milioni di ameriKKKani hanno espresso il loro voto affinché Donald J. Trump sia il prossimo presidente degli Stati Uniti d'AmeriKKKa. Prima di essere eletto Trump aveva abbozzato vagamente una linea politica sulla Siria che prevedeva la fine dell'impegno statunitense per arrivare al rovesciamento di Assad, la ripresa di buone relazioni con la Russia ed una guerra senza risparmio contro lo Stato Islamico. Resta da vedere come Trump si muoverà in concreto, e quali saranno le conseguenze.
Nell'immediato è probabile che l'elezione di Trump acceleri l'abbandono dell'opposizione siriana da parte del consesso internazionale; in esso altri attori hanno iniziato a far buon viso al nuovo stato di cose. In Europa le crescenti pressioni esercitate da partiti di estrema destra antimusulmani e un senso generale di insofferenza verso il Medio Oriente, il terrorismo jihadista e l'afflusso di profughi hanno posto le premesse per un cambio di atteggiamento paragonabile. Il Regno Unito ha già intrapreso la revisione della propria linea politica nei confronti della Siria, e le elezioni in Francia ad aprile porteranno probabilmente ad una nuova presidenza più condiscendente verso la Russia e verso Assad, con ogni probabilità nella persona di François Fillon. In Turchia e nei paesi arabi si guarda a Washington; turchi ed arabi saranno costretti a far buon viso in un modo o nell'altro.
In conclusione, la comunità internazionale è stanca della Siria ma non è probabile che questo porti ad un'ampia riabilitazione di Bashar al Assad inteso come legittimo governante; tuttavia potrebbe portare ad un allentamento piuttosto significativo delle pressioni militari ed economiche su Damasco. La vittoria di Trump ha soltanto reso il tutto molto più probabile.
Qui per ulteriori informazioni sulle opzioni di Trump in Siria.


1. Assad ha riconquistato la parte est di Aleppo.

L'evento saliente del 2016 è stata la riconquista di Aleppo, che era il territorio più importante sotto il controllo delle forze di opposizione, da parte dei governativi siriani. Dopo anni di duri combattimenti e un assedio lungo sei mesi, l'esercito di Assad ha finalmente messo in ginocchio i ribelli di Aleppo est nel dicembre del 2016. I combattimenti hanno causato l'allontanamento di almeno centoundicimila civili, il settanta per cento dei quali finiti in zone sotto controllo governativo e trentaseimila evacuati dalla Mezzaluna Rossa verso la regione ribelle di Idlib, insieme a qualche migliaio di combattenti armati.
L'accordo per l'evacuazione concluso per Aleppo est probabilmente tirerà la volata agli accordi di riconciliazione a livello locale, man mano che il governo stringe patti di questo genere. Nella stampa internazionale Aleppo est è comprensibilmente diventato sinonimo di brutalità e molti editorialisti occidentali sembrano propensi a ritenere che le circostanze della sua caduta rafforzeranno la determinazione dei ribelli a non arrendersi. L'interpretazione che la caduta di Aleppo avrà in Siria non è necessariamente questa. Al contrario è più probabile che molti civili che vivono in località che rischiano di subire la stessa sorte di Aleppo est abbiano interiorizzato il messaggio che il governo stava cercando di inviare loro, ovvero che resistere è inutile e può solo condurrre alla morte, tuttavia l'esercito è disponibile ad offrire una resa in sicurezza e senza massacri. Aleppo non è stata una Srebrenica. Per i siriani che si trovano sulla linea del fuoco scelte del genere hanno un carattere assolutamente pratico ed è probabile che molti arrivino a concludere, sulla base di quanto successo ad Aleppo, che una resa negoziata non costituisca soltanto la migliore strada percorribile, ma l'unica.
La caduta di Aleppo est inoltre ha lasciato l'opposizione siriana senza alcuna realistica possibilità di riprendere l'iniziativa. Le piazzaforti ribelli restanti sono fisicamente e strategicamente prive di connessioni e nessuna di esse è in grado di sostenere un attacco di vaste proporzioni contro i governativi, qualunque ne sia la ragione. I combattenti a nord est di Aleppo sono stati cooptati dalla Turchia e adesso vengono impiegati in operazioni di ripulitura della frontiera più che per combattere Assad. I ribelli sostenuti dalla Giordania, a sud, si trovano in una situazione analoga. Il Ghouta est e l'enclave di al Rastan non sono in grado di spezzare l'accerchiamento, mentre i potenti gruppi dell'opposizione di base a Idlib sono troppo alla mercè degli jihadisti per fungere nel lungo termine come base per un'insurrezione guidata dall'Occidente o dai paesi del Golfo. Tutto questo può ancora cambiare, ma stando alle tendenze oggi all'opera la vittoria di Assad ad Aleppo va con ogni probabilità considerata come il punto di svolta della guerra.
L'esercito siriano rimane debole, sotto organico ed esposto all'eccesso, come ha dimostrato il fatto che non è riuscito a tenere Palmira durante la battaglia di Aleppo. Questo fa dubitare del fatto che il governo siriano sarà in grado di espandersi in maniera significativa al di là delle regioni occidentali del paese, e di riprendere i territori persi negli ultimi anni, anche se l'opposizione dovesse continuare a indebolirsi. La prospettiva di una definitiva vittoria da parte di Assad rimane incerta; sembra chiaro, invece, che l'opposizione siriana ha ormai perso la guerra.
Qui per ulteriori informazioni sulla ripresa di Aleppo da parte di Assad.


domenica 1 gennaio 2017

Buon 2017 da Firenze


L'ultimo giorno dell'anno 2016 a Firenze è stato festeggiato a cura dell'amministrazione con il concerto di uno dei sempre più insignificanti autori di musica leggera sfornati a leve intere dal mainstream, di quelli che fanno senz'altro concludere che tutto quanto attiene a quel mondo possa essere serenamente considerato parte dei problemi e che non vi sia comunque alcun motivo per interessarsene.
Per evitare che lo Stato Islamico in persona piombasse (magari con un autospurgo) sulle adolescenti appostate per l'intera giornata a due gradi sotto zero in attesa di uno che canta di cuori infranti e roba così, la gendarmeria e i politici locali hanno fatto del loro meglio. Prefiltraggi come per le bestie del pallonaio, divieto di seminare il panico con razzetti, fischioni e petardi vari, metal detector, blindati, personale armato ed altre cose del genere.
Intanto a Roma con una firma su un foglio si stabiliva
la riapertura dei campi di concentramento, quelli che sono costati censure piuttosto aspre alle compagini governative peninsulari proprio ad opera di quegli organismi sovranazionali che solitamente si evita di inimicarsi e che magari si invocano frignando quando c'è da esportare la democrazia a casa di chi non desidera affatto trovarsi tra i piedi merce difettosa.
Poi si viene a sapere che qualcuno ha sistemato un ordigno rudimentale non troppo lontano da adolescenti, cantanti e tutto il resto, e che ne ha fatto le spese un artificiere della gendarmeria.
Poteva succedere qualcosa di molto peggio, con tanti saluti ai metal detector, agli auguri di capodanno e quant'altro.
Una disconferma piuttosto secca della propaganda governativa ed una conferma ai limiti dell'ovvio di quello che pensano i realisti; se qualcuno vuole ricorrere a certi sistemi lo fa, e basta.
Il principio di realtà è il peggior nemico di politici e gazzettieri "occidentali", che dicono di odiare queste sue incursioni più di ogni cosa al mondo.
Miguel Guillermo Martinez Ball ha approfittato della giornata di calma per omaggiarlo, con una di quelle analisi gelide per le quali gode di un certo credito presso le persone serie e che riportiamo qui per intero.


Dal sito Airwars, apprendo alcuni dati interessanti sulla campagna di bombardamenti aerei contro il cosiddetto Stato Islamico.
La campagna è in corso da 872 giorni, sono stati buttati quasi 63.000 bombe e missili in oltre 17.000 azioni e si stimano almeno 2.000 civili uccisi. Delle vittime militari non ci viene detto nulla, anche se sarebbero quelle più utili per valutare l’efficacia della campagna.
Morale della favola: lo “Stato Islamico” è ancora saldamente in piedi.
Per i bombardamenti del 25 dicembre scorso, i piloti americani buontemponi si sono messi i cappellini da Babbo Natale

La risposta dello “Stato Islamico” consiste in una serie di azioni, per la maggior parte in Medio Oriente e di cui non ci occuperemo qui; ma anche alcune in “Occidente”.
E’ difficile fare un confronto preciso, comunque nel 2015, secondo l’Europol, nell’Unione Europea, ci sono stati 17 attentati “jihadisti” (riusciti o falliti) con 150 vittime.
Per avere un’idea, lo stesso anno 13,286 persone persero la vita a causa di armi da fuoco nei soli Stati Uniti. E anche se le due cifre non sono perfettamente paragonabili, colpisce l’elegante sproporzione degli attacchi: 17 dell’Isis, 17.000 contro l’Isis.
Le vittime europee dell’Isis (ma in realtà non tutti gli attentati del 2015 erano legati all’Isis) sono  insignificanti anche sul sul piano militare, mentre possiamo presumere che i 17.000 bombardamenti anti-Isis abbiano colpito, fosse anche solo per sbaglio, qualche combattente o qualche deposito d’armi.
Consideriamo poi che gli attacchi contro l’Isis hanno comportato pochissime perdite per gli attaccanti, mentre quasi tutti gli attacchi condotti dai “jihadisti” hanno comportato perdite dirette del 100%,  oltre a un numero successivo di arresti superiore a quello delle vittime stesse.
Cosa pensare di un esercito costituito da pochissimi volontari, disposto a perderne tre pur di far fuori una sola innocua casalinga?
Se lo scopo fosse davvero quello di “colpire i nostri valori” o addirittura “conquistare l’Occidente”, sarebbe la strategia più autolesionista mai ideata.
Però non è affatto demenziale, se pensiamo che si cerca sostanzialmente di creare uno spettacolo, che susciti alcune reazioni automatiche. Anche perché non dobbiamo mai dimenticare che mentre un “occidentale” possiede un solo mondo, la maggioranza degli abitanti del pianeta, di mondi ne possiede diversi e non sono cretini.
Una caratteristica delle azioni dell’Isis (a differenza di quelle di al-Qaeda) è la provocazione: fanno proprio i cattivi, in un mondo in cui anche i peggiori mostri cercano di farsi vedere buoni. Questo comportamento garantisce un fascino spettacolare straordinario. I giornalisti campano scovando mostri, ed ecco un vero mostro che regala loro, che so, un video di un gruppo di bambini che sgozza dei prigionieri? Permette di ottenere una visibilità mediatica incredibile, a un costo almeno economico ridicolo.
La visibilità mediatica offre molti vantaggi, tra cui il primo è quello di creare l’illusione che il mondo sia diviso in due parti confrontabili tra di loro: da una parte, tutte le potenze politiche, economiche e militari del pianeta, dall’altra un piccolo gruppo di squinternati.
Ma soprattutto serve a suscitare reazioni di estrema ostilità. Idealmente, lo spettatore deve essere indotto a pensare che queste piccolissime e fallimentari azioni di pochi siano il principale problema del mondo; e che bisogna fare qualcosa subito.
E poiché è impossibile fare qualcosa contro un attentatore che ci ha già lasciato le penne, il “qualcosa” deve necessariamente prendere una delle seguenti forme:
1) Il rafforzamento dei dispositivi di sicurezza ovunque: lo Stato deve spendere somme enormi per blindare luoghi, nessuno dei quali sarà attaccato (tanto, un posto non blindato si troverà sempre); e lo spettacolo militare non fa che ricordare in ogni momento lo spettacolo dell’attentato che lo giustifica.
Perché mai i cattivi monoteisti dovrebbero scegliere proprio il Colosseo, che non era nemmeno un santuario politeista?
Ma tutto fa spettacolo e anche questo potrebbe essere un ottimo sfondo televisivo

2) Spingere ad “attaccare la base del nemico“: ma questo è da sempre l’obiettivo – peraltro dichiarato – dell’Isis. Attirando Europa e Russia in Siria, si spera di ripetere il miracolo dell’Aghanistan, dove fu distrutta l’Unione Sovietica.
3) Spingere i non musulmani contro gli immigrati musulmani. La pressione antislamica dovrebbe rimandare idealmente tanti musulmani in paesi islamici, dove saranno coinvolti nella lotta militare; ma di quelli che restano, milioni smetteranno di essere indifferenti e per difendersi contro i governi e le masse dei non musulmani, inizieranno ad armarsi e combattere, creando un focolaio inestinguibile all’interno del territorio nemico. Ripetendo così la parabola del sionismo, che potè conquistare la simpatia di tanti tranquilli ebrei solo grazie all’aiuto dei pogrom zaristi e delle persecuzioni naziste.
Per smascherare il meccanismo, dobbiamo innanzitutto liberarci dall’idea narcisista che i “terroristi odino i nostri valori”, dove “nostri valori” indica un confuso misto di Gay Pride e crocifissi nelle aule scolastiche.
Ricordiamo che  per i cattivi esistono cose infinitamente peggiori di entrambi, ad esempio, secondo loro, striscerebbero su questo pianeta degli esseri immondi che crederebbero che Ali fosse vissuto senza peccato, o che visitare la tomba di Hussein salvi dall’Inferno, i criminali seguaci del giudeo Abdullah ibn Saba, del furbo Harmuzan zoroastriano che finse di farsi musulmano e del trinodeista cristiano, Jafina al-Khalil, i tre che tramarono nell’ombra per assassinare il califfo Omar e distruggere per sempre l’Islam.
Nota: per correttezza, si ricorda che l’Isis di cui stiamo parlando non è l’Isis a cui appartiene Magdi Allam.


venerdì 30 dicembre 2016

Ernesto Ferrara: "Firenze, assessori da un tweet al mese: la giunta annaspa nella rete"? E chi se ne frega.



I contenuti veicolati dalla "libera informazione" non cessano di stupire per ebefrenia, improponibilità, inutilità e capacità di generare irritazione. Il loro vacillante -per non dire nullo- rapporto col reale rischia addirittura di diventare un problema tra tanti altri.
A fine dicembre 2016 avendo meno idee del solito su come far giornata (che è tutto dire) un certo Ernesto Ferrara sull'edizione fiorentina di "Repubblica" è andato a contare cinguettii e ciance sul Libro dei Ceffi della giunta comunale cittadina, occupandosi nei dettagli di nomi, cognomi e contenuti e dando di piglio anche a qualche tabella comparativa.
A sentir lui lo stesso borgomastro avrebbe fatto presente a tutti questi signori la necessità di impegnarsi maggiormente su questo fronte, come se la messe di quisquilie prodotte quotidianamente non fosse già abbastanza.
Il Libro dei Ceffi è un'autoschedatura.
E un'autoschedatura per mediocri, cui si uniscono delatori, falliti, buoni a nulla e cialtroni di ogni genere.
Il Cinguettatore? Neppure quello.
Rifiutarsi di avervi a che fare, il non ottemperare all'autoschedatura obbligatoria di ogni propria faccenda non è certo un demerito agli occhi delle persone serie, propense invece a considerare degno di derisione e disprezzo il comportamento opposto. Lo è di sicuro agli occhi dei gazzettieri, costretti a reperire notizie altrimenti invece che rimanersene stravaccati in qualche locale climatizzato.  

sabato 24 dicembre 2016

Difendiamo i valori del Natale cristiano!


Perizoma raso e pon pon.
Sei euro nella bottega dietro casa.
A gennaio quattro, con lo sconto.

mercoledì 14 dicembre 2016

Alma K., minerali del Mar Morto. Invito al non acquisto.



La popolazione "occidentale" a stragrande maggioranza non ha mai fatto una fila per il pane, non ha mai sentito il suono di una sirena di allarme, ha accesso ad acqua potabile e servizi igienici ventiquattro ore al giorno ed è solitamente ipernutrita.
A sentire gazzette e pubblicità, a causa di tutto questo vive malissimo.
Così male che ha bisogno di rituali calmanti, di rituali detersivi, di rituali nutrienti "comodamente nella spa (?) di casa". La funzione di sacre specie in questi rituali a dicembre 2016 nelle profumerie di Firenze si vorrebbe delegata tra l'altro a cosmetici con "estratti botanici e minerali del Mar Morto".
Passi per la solita cassettata di balle.
I cosmetici Alma K. vengono dallo stato sionista, e questo invece può anche non passare.

giovedì 8 dicembre 2016

L'Esercito Arabo Siriano alla riconquista di Aleppo. La copertura degli eventi da parte della "libera informazione".


L'antropofago è uscito dalla sua tana.
L'orco della Corsica è appena sbarcato a Golfe-Juan.
La tigre è arrivata a Gap.
Il mostro ha dormito a Grenoble.
Il tiranno ha attraversato Lione.
L'usurpatore è stato visto a 60 leghe dalla capitale.
Bonaparte avanza a grandi passi ma non entrerà mai a Parigi.
Napoleone sarà domani sotto i nostri bastioni.
L'imperatore è arrivato a Fontainebleu.
Sua Maestà Imperiale fa il suo ingresso al palazzo delle Tuileries, in mezzo ai suoi fedeli sudditi.

Titoli su "Le Moniteur", dal 1 al 20 marzo 1815 (in G. Gozzini, Storia del Giornalismo, Milano 2000).

lunedì 28 novembre 2016

Bana Alabed. Dopo le lesbiche di Damasco le bambine di Aleppo?


I nostri lettori ricorderanno senz'altro la vicenda di Amina e delle lesbiche di Damasco oppresse e vessate. Assad, all'epoca non ancora promosso sanguinario dittatore (ma gli mancavano pochi esami), era ancora costretto ad accontentarsi del ruolo di autocrate antipatico dotato di una bella moglie.
In capo a qualche giorno vennero fuori cose tali che si potrebbe allegramente fare il verso a Bruno Lauzi.

Ricordo una volta
di una lesbica a Damasco;
non era lesbica
non era di Damasco
non era nemmeno quella volta lì.

In questi anni avremmo potuto dileggiare un caso simile almeno una volta al mese. Invece la copertura della guerra in Siria compiuta dalla "libera informazione" è sempre stata ai limiti dello sconcio, al punto che abbiamo sinceramente preferito smettere di occuparcene, specie dopo che nel 2012 le liberissime gazzettine "occidentali" sciorinarono gioviali l'abbattimento di un elicottero governativo... ottenuto ruotando una telecamera di novanta gradi.
Nel frattempo le cose sono semplicemente peggiorate, e ci sarebbe stato da stupirsi del contrario.
A metà novembre 2016 l'Esercito Arabo Siriano ed i suoi alleati con l'aiuto di intensissimi bombardamenti russi sistematicamente diretti su ospedali pediatrici, scuole elementari e ricoveri per cagnolini abbandonati hanno ottenuto rapidi e sostanziali successi nella zona di Aleppo.
Per sapiente caso sono gli stessi giorni in cui le gazzette "occidentali" tirano fuori Bana Alabed, una Anna Frank in salsa tahina che a sette anni ha una tale padronanza dell'inglese da utilizzare in modo stringato ed efficace il Cinguettatore (con qualche -diciamo- piccolo aiuto, d'accordo), e che studia tanto assiduamente da far ben sperare in una futura Yoani Sànchez. Peccato non abbia abboccato nessuno e che i commenti che corredano l'articolo (roba da prendere con le molle, visti gli autentici prodigi di bestiale abiezione che è normale rintracciare sul web) vadano dallo scettico al dubbioso passando per l'apertamente canzonatorio. Incredibilmente, a volte ci si imbatte in un limite non oltrepassabile -in una saturazione, diciamo- persino nella diffusa arte del prendere in giro le persone. Il non poterlo ammettere -pena la fine di certe collaborazioni a sette euro al pezzo- porta gli stessi gazzettisti ad equilibrismi strepitosi e rivelatori. 
Un entusiasmante Ettore Gasparri scrive tranquillissimo che
Bana e la madre sono però state più volte, e da più parti, tacciate di aver creato un falso profilo e di aver sfruttato twitter per scopi propagandistici. Ma che il profilo sia falso o vero poca importa. La richiesta di soccorso di Bana, e di molti altri bambini, seppur non affidata ad una bottiglia lanciata nell’oceano, ma a quei 140 caratteri virtuali, va ascoltata. Prima che sia troppo tardi. Prima che quel flebile cinguettio sia messo a tacere per sempre.
Vero o falso poco importa, appunto.