venerdì 3 luglio 2015

Il ricovero come moda politica dell'estate del 2015


Nel corso del giugno del 2015 la soluzione universale del ricovero -presumibilmente in vista di procedure di trattamento sanitario obbligatorio- viene proposta con generosità negli ambienti della politica "occidentalista" nei confronti di chiunque non vada loro a genio.
A tirarle la volata dovrebbe essere stato un  divorziato in sovrappeso incapace di laurearsi in dodici anni, che deve alla poltrona che scalda al parlamento europeo anche il denaro che spende al ristorante e tuttavia non smette un secondo di denigrare la propria principale -se non unica- fonte di reddito.
Con questo non vogliamo certo sminuire la rappresentatività di un elemento del genere: il democratismo è fatto soprattutto di questo.
Il fatto è che la consegna è stata ripresa da un considerevole numero di mediocri, che ne hanno curato la ripetizione ecoica sulle "reti sociali" su cui si sono autoschedati.
La cosa da rimarcare è dunque il fatto che gli "occidentalisti" non sono neppure in grado di mandare al diavolo qualcuno usando argomenti o vocaboli che non vengano loro suggeriti da gazzette e televisioni.
Giorgio Gaber era arrivato a considerare già un disastro due miserie in un corpo solo.
Avesse voluto contare le miserie che albergano nel corpo di un singolo mangiaspaghetti, gli sarebbe toccato assumere un ragioniere.

giovedì 2 luglio 2015

Un orrore per tutte le tasche - 2


Non è difficile che una coda alle casse di un supermercato offra qualche spunto di riflessione.
Basta osserva con un po' di attenzione i presenti, le merci esposte o tutti e due insieme.
Dopo gli scagliozzi che nessuno comprerebbe e che sono dovuti diventare salted tortilla chips, nella foto qui sopra c'è qualcosa di miracoloso. Il caprino senza capre.
Legalissimo produrlo.
Anche a fare il vino senza uva ci hanno provato in molti, ma quello invece non va bene.
L'essenziale è vedere gli aspetti positivi: abbiamo mostrato l'immagine ad un professionista del settore sanitario, che si è detto sicuro di una cosa: meglio un caprino di latte vaccino che... un vaccino di latte caprino.

mercoledì 1 luglio 2015

Un orrore per tutte le tasche - 1


A pochi euro in un supermercato qualsiasi vendono un contenitore da detersivo pieno di qualcosa che hanno chiamato fiesta mexicana.
Chi ignorasse l'inglese, che come è noto è la lingua maggioritaria sia negli Stati Uniti del Messico che nella penisola italiana, potrebbe chiedersi cosa siano mai dei salted tortilla chips with 2 mexican style dips. In sostanza, è qualcosa di simile agli scagliozzi col pomodoro.
Con un nome del genere avrebbero ovviamente faticato ad affermarsi appena fuori dai confini municipali di Manfredonia o di Villafranca Tirrena, ma se cambieranno le mode sarà sufficiente aggiornare il packaging.

lunedì 29 giugno 2015

Sky TV; stanco morto? Ti meriti una vacanza bella da morire. Su una spiaggia in Tunisia.


Chi scrive non fruisce di trasmissioni televisive dal 2004 e non dispone ovviamente dei relativi apparecchi.
Occorrerà trovare anche il tempo di spiegarlo con calma a chi continua a bussare a denari due volte l'anno come un punkabbestia nel piazzale della stazione in nome di una cosa che chiamano "canone" e che dovebbe servire a retribuire raccomandati, cialtroncelli, telegazzettisti e tatuate più o meno svestite.
Ai nostri lettori ricordiamo il perché di un taglio netto e vantaggioso da tutti i punti di vista.
Un giorno del 2004 un certo Enrico Mentana, che a tutt'oggi pare che conti su un pubblico che lo considera imparziale ed obiettivo, dette notizia di una giornata qualsiasi nell'Iraq occupato e si trovò a considerare che quello iracheno era "un dopoguerra costellato di battaglie".
Per l'appunto George Diabolus Bush il primo maggio dell'anno prima aveva statuito che la guerra era finita.
Scrivemmo che questo Mentana meritava comprensione. Mica poteva contraddire su due piedi il più alto in gerarchia; nessuno vuol finire, da vecchio, a vendere bottoni ed accendini all'uscita delle scuole.
Da allora facemmo a meno dei servigi di Enrico Mentana e dei suoi commensali.
Veniamo oggi a sapere da un corrispondente che ha ancora una televisione in casa a prender polvere e posto del modo con cui un'emittente ha dato notizia delle stragi in Tunisia.
Due fucilieri in località Sousse hanno gettato bombe e sparato in una spiaggia affollata uccidendo una quarantina di persone e ferendone almeno altrettante. Su internet si è riversato un po' di umorismo nero, un fotomontaggio mostrava una pubblicità il cui slogan era "Tunisia io ci vado" affiancata alla foto di una delle vittime, con sovraimpressa la scritta "...E io ci resto".
Sky tv invece, che è tanto seria e tanto professionale e tanto imparziale e tanto obiettiva, ha presentato le immagini in allegato.
L'effetto straniante è dato dal contenuto della new e dal contemporaneo banner pubblicitario in alto: sei arrivato all'estate stanco morto? Vinci una vacanza... bella da morire!"
La pubblicità riguarda un'altra trasmissione televisiva in cui si mostra nei dettagli l'attività di un'impresa funebre.


giovedì 25 giugno 2015

Sulle gazzette di Firenze i'ddegràdo, i'ddegràdo, i'ddegràdo e i'ddegràdo. Ah, e anche i'ddegràdo.


Lettore di gazzette.

L'estate 2015 vede sul gazzettaio fiorentino un ritorno di fiamma d'i'ddegràdo e dell'insihurézza.
Non è dato sapere quanti lettori ancora se ne curino e sarebbe per questo interessante dare un'occhiata ai tabulati dei resi. Se fossimo responsabili di un foglietto o di una gazzettina cominceremmo davvero a guardare le panchine con altri occhi. Negli ultimi anni i casi di sedicenti esperti del filone finiti letteralmente sul marciapiede a forza di pubblicare foto di cartacce in corrispondenza di tutte le consultazioni elettorali (roba di cui incolpare direttamente l'amministrazione) non sono certo mancati.
Qualcuno ha cercato anche di salvarsi appassionando il pubblico a storie di coppiette sorprese dagli ufo: tentativo lodevole che non ha impedito a "Il Nuovo Corriere di Firenze" di sparire non rimpianto dalle edicole.
Nel 1999 Pietro Scòzzari pubblicò un libretto intitolato L'isterico a metano. Dopo varie e spesso umilianti peripezie il giovane protagonista Vanes Barozzi  diventa copywriter a Bologna, cambia nome in Leonardo de Carolis e si scopre poteri paranormali in grado di fargli mettere a segno vendette plateali e spietate contro una serqua impressionante di bersagli invisi.
Dove non arrivano i poteri paranormali, basta un po' di polvere pizzicante: tre fiale piene infilate nel taschino del giubbotto (surplus IDF) e battezzate 3PVP, Triplo Piccolo Vendicatore di Papà.
Riportiamo le righe che seguono[*] perché è evidente che il gazzettame fiorentino sta consapevolmente "lavorando" per un pubblico costituito per intero da elementi del genere. Contraddire, smentire, ridicolizzare un pennaiolo? Guai a chi si azzarda. Un'intera leva di avvocati è venuta su specializzandosi in cause civili di questo genere: in "Occidente" le querele sostituiscono abitualmente le argomentazioni. E il fatto che L'isterico a metano fosse un libro satirico altro non è che un dettaglio trascurabile visto che l'agenda setting pare tagliato a misura di cosi del genere, e che il feedback del pubblico reperibile su Libro dei Ceffi, newswire e commenti sulle gazzette in rete arriva per nove decimi da barzellette umane della stessa risma.


 Le performanti campagne parolaie di Leo, sostanziate da un odio sotterraneo che i suoi datori di lavoro probabilmente giudicherebbero "sovradimensionato rispetto alle finalità assegnate, e da ricondurre in un alveo più consono", se solo ne sospettassero la pericolosità, procura all'agenzia fior di contratti, e tra brindisi e cosce occhiolineggianti Lenny viene promosso al piano -1° di uno stabile di Via Belle Arti.
Potrebbe essere l'inizio di una più pacata felicità esistenziale, ma Leo è Leo.
Che cosa voglia dal mondo comincia a non essergli più tanto chiaro; gli è chiaro solo che non tollera niente, a cominciare dal vocabolo “pacato”.
I barbùn e i loro cani che tutti assieme appassionatamente si pisciano e cagano addosso sotto i portici del teatro Comunale; le pellicce che vanno alle prime del Comunale; le zingare che leggono la mano e i tuoi dati della patente, dopo che ti hanno letto tutto il portafogli; i giovani paglia e fieno carichi la faccia di ferramenta assortite; i pusher di tutto il Maghreb; i tossici che si riforniscono dai suddetti; i pusher tossici che rivendono bici rubate agli ex proprietari sotto gli occhi vigili dei poliziotti; i venditori d’incensi e di artigianato etnico; le affittacamere ingorde che al cm X minuto affittano le loro cantine a strati su strati su strati di pericolosi boscimani; i motorini, chi li guida, chi li ruba, chi li parcheggia sotto i portici; le matricole imbecilli; i banchetti dei Cattolici Popolari per riorientare le matricole imbecilli; i ritentativi autonomi di ridare vita a occupazioni e vetrine ridisintegrate; la Pantera; le pantere degli sbirri cannibali; i goliardi che fanno i goliardi; i professori che danno trenta solo alle minigonne che riescono a guzzarsi; i leccesi col Kolf bianco al decimo anno fuori corso; i leccesi col Kolf bianco regolarmente iscritti; i quintali d’immondizie sparsi in ogni dove; i tentativi della Vitale Amministrazione Comunale (VAC) di rivitalizzare la zona universitaria; i tentativi della VAC di estendere a macchia d'olio la Zona Universitaria, acquisendo, deportando, sventrando; i tentativi della VAC di aprire Una, Cento, Mille Stazioni Centrali, per sommergere Bulagna sotto altri centomilamiliardi di tonnellate di feccia aliena. Affamata. Discutitrice. Sovvertitora. Vitale. VAC! PORC!
Leonardo ha preso una piega francamente nazistoide, ed il brutto è che ride a gola spiegata quando ci pensa.
È un avido lettore delle colonne del Resto del Calzino dedicate alle lotte dei cittadini contro il degrado urbano. Titoli come “Mamme linciano spacciatore all'interno del Liceo Fermi Enrico”, o “Serve più polizia”, o “Più pulizia per le serve” gli piacciono molto. Ogni tanto scrive lettere piene di Indignazione Civica, firmandole Esercente Al Limite, e qualcuna tra le meno velenose gliel’hanno pure pubblicata, tagliata nei passaggi problematici.
Ma il suo astio prima che politico è frutto di una frana psichica progressiva, molto personale.
Giorno dopo giorno Leonardo focalizza sempre meglio il proprio odio su target precisi, ricorrenti cliché di una realtà che lo fa svenire di rabbia. Contro i nemici della Cultura, in una città così colta, Lenny consegna all’aere enormi quantità di polverina. Ma è una fatica improba: in certe occasioni la sua volontà è soverchiata, i colli bisognerebbe segarli; in altre lo spargimento sui target meritevoli è tecnicamente irrealizzabile; il più delle volte il nemico lo stanga talmente alla sprovvista che cincischia con le mani, comincia a tremare di rabbia per la propria inadeguatezza e finisce col versarsi addosso l'intero 3PVP. Sotto la camicia di popeline è un'arlecchinata di croste e bolle, ognuna in grado di ricordargli alla perfezione per quali motivi s’imbestialì tanto.
Brucia per le auto parcheggiate a cazzo - specie le Kolf bianche targate Modena, Macerata o Foggia, o se sono Kolf bianche di Brescia, San Marino, Perugia. Se le Kolf poi sono nere preferisce tornare a casa subito, qualcuno potrebbe farsi male. Solo i tedeschi possono concepire una cosa così t- triviale, incapaci di ogni concetto di grandezza, mormora Leo prima di guardarsi attorno e scaracchiare un lumino giallo sul parabrezza, lato conducente, par excellence l’antidoto contro tutti i tedeschi. Solo gli italiani possono comprarne tante e incollare su tutte lo scudetto della Ferrari, si dice mentre s'asciuga con la manica; non esiste per lui differenza tra lacrime e sputi, quando pensa in italiano. Se cerca un’immagine per il Ribrezzum trova solo Lorna Pausini che gli sorride mentre parcheggia sulle strisce una Kolf nera scudettata.
Un’escalation è ormai imprescindibile. Non trova armi consone, non saprebbe come procurarsi uno Stealth B-2 caricato a grattarola, il suo 3PVP lo fa sentire, mmm, sottodimensionato e ciò lo fa soffrire. Soffrire e soffriggere.
Al pari di ogni minidotato della terra, arde confrontarsi con culi da spaccare.
Una mattina, uscendo dal portone, oltre a scavalcare un tossico che s’è vomitato addosso gesù, un piccione spelacchio che gozzoviglia su quella generosità ai pezzetti gialli, un materasso con due persone luminose di muffa putrefica, quattro biciclette lucchettate, e due altri piccioni zoppi che scopano contenti, si trova a dover scalare una Kolf bianca parcheggiata praticamente in verticale sotto il portico. Targata Brescia.
Bava, bestemmie talmente proterve e antiche che Giove si sveglia, e chiede chi ha suonato. Sul sensorio leonardico cala un'abat jour, che l'ottunde di luce blu.
Raspìo, formicolìo, tremolìo, vammazzoìo. Leo l'eroe mastica e rimastica il bolo amaro rifiottatogli dall'abomaso, seguendo una terapia zen per il controllo dell'ira e per l’armonia con Yahvè, Manitù, Tiramolla, Gambadilegno, la natura e il prossimo, se non è di Lombardia o calabria.


[*] Nel brano compare il nome dello stato che occupa la penisola italiana: ce ne scusiamo con i nostri lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.

mercoledì 24 giugno 2015

Firenze. Una sera di giugno n'i'ddegràdo e nell'insihurézza.


Nel corso degli anni abbiamo illustrato ai nostri lettori la parabola delle formazioni "occidentaliste" della politica fiorentina, arrivando ad illustrarne prima la messa all'angolo e poi la sostanziale riduzione a voci prive di qualsiasi influenza. Il fenomeno non è dovuto all'inettitudine, all'ingordigia, alla sporcizia, alla bassezza, alla ridicolaggine, all'incompetenza o alla pura e semplice impresentabilità che caratterizzano ad ogni livello la classe politica "occidentalista"; caratteristiche del genere la renderebbero se mai ancor più rappresentativa agli occhi del suo elettorato. La spiegazione sostanziale del tracollo sta nel fatto che i sedicenti avversari politici dell'"occidentalismo" ne hanno minuziosamente saccheggiato l'armamentario propagandistico e programmatico, rendendosi del tutto indistinguibili da quelli che la propaganda ha presentato per anni come i loro avversari. 
In questo modo l'insihurézza e i'ddegràdo, che nel frattempo non hanno in nulla mutato la loro natura di non-problemi, hanno colmato ogni spazio residuo nella "libera informazione", nel mainstream ed in quelle sentine di mediocri che vengono chiamate "reti sociali", rimanendo oggetto di disprezzo sarcastico soltanto tra le persone serie, al pari dei politici e degli amministratori che sull'insihurézza e su i'ddegràdo costruiscono una legittimità altrimenti labilissima ed il cui agire concreto non supera in nessun caso la traduzione operazionale dei giridivite e delle tolleranzezzèro.
Chi cercasse un po' di razionalità residua può trovarla sui muri. A Firenze non vi compaiono solo scarabocchi da decerebrati parastatunitensi e molti dei volantini e delle scritte che vi abbiamo riscontrato nel corso degli anni si sono rivelati profetici, con un accettabile livello di accuratezza.
Pare che all'inizio di giugno 2015, per aver affisso il programma della foto in alto, qualcuno abbia passato qualche guaio: i gendarmi, i politici e soprattutto i gazzettieri si offendono moltissimo se qualcuno mostra di considerarli parte dei problemi invece che parte delle soluzioni.
Pace non cerco guerra non sopporto
Giornata contro il militarismo
Da qualche settimana a questa parte dei loschi figuri in divisa mimetica infestano le strade di Firenze. Non ci fa differenza che tipo di forza dell'ordine sia a pattugliare le strade, non è il colore della divisa a cambiare il senso della loro presenza, sono e saranno sempre e comunque uomini e donne addestrati per la difesa della proprietà privata, della ricchezza e dello Stato. Non crediamo al ritornello della sicurezza e della protezione dai "cattivi" e non ci sentiamo tutelati dalle armi del potere. Non vogliamo la loro pace e tantomeno ci abitueremo mai alla loro presenza, né qui ne altrove. Per questo non ci stancheremo mai di ripetere che i militari, ovunque essi si trovino, emanano il tanfo del sangue che hanno versato per proteggere gli interessi di chi li ha armati.
Per la giornata del dodici giugno erano previste iniziative di vario genere, compresa una continua "gara di insulti alla ronda di soldati". 
Abbiamo fotografato il manifestino in via Alfani. A pochi passi si trova la sede della comunità ebraica fiorentina: un isolato presidiato da decenni. Recentemente qualcuno deve aver pensato di allargare l'iniziativa alle strade circostanti, in cui non esistono obiettivi sensibili che possano realisticamente essere protetti da un picchetto armato. La cosa non dev'essere piaciuta a qualcuno di quei gruppetti insuscettibili di ravvedimento che la città di Firenze non cessa di produrre, che a sua volta è riuscito a rendersi assolutamente intollerabile ai gendarmi, ai politici ed ai gazzettieri di cui sopra.
Non che ci volessero molti sforzi: per farli andare su tutte le furie non c'è di peggio che evitare di prenderli sul serio, loro e le loro sconcezze travestite da motupropri pel bon governo.
L'insofferenza di gendarmi e fucilieri direttamente chiamati in causa sarebbe anche compensibile perché  ricambiare ricorrendo al fucile d'assalto in dotazione una manciatina di contestatori che li invita a recarsi nel più celebre e frequentato dei luoghi comporterebbe inconvenienti eccessivi, persino nel contesto indementito e ripugnante in cui si trova quanto rimane della pubblica opinione. Come se non bastasse, devono guardarsi dall'inventiva di boiscàut e frequentatori di discoteche. Va tuttavia ricordato che lo stato che occupa la penisola italiana ha abolito da molti anni la coscrizione obbligatoria, rendendo di fatto le proprie pur pletoriche forze armate una classe di professionisti sempre meno rappresentativa dei sudditi e sempre più suscettibile di comportamenti lobbistici. Dal momento che nell'ordinamento statale poco o niente è cambiato da quando il sacerdote cattolico Lorenzo Milani lo considerava pervaso da una "mostruosa adorazione del diritto di proprietà", quanto rilevato nello scritto acquista una logica ben definita.
La politica cittadina, come si è detto, si è impossessata in blocco delle parole d'ordine "occidentaliste" ed ha da molto tempo iniziato ad usare i vocaboli della stessa propaganda. I vocaboli non sono molti (cattocomunista, buonismo, pochi altri eccetera) perché la propaganda "occidentalista" ha un target caratterizzato da un'autoconsapevolezza da scarafaggi e che non intende altro che ciotole di maccheroni e pallonate televisive. Quello che cambia all'atto pratico è che non c'è di peggio che far rilevare limiti e manchevolezze di certo spicciolame da marketing politico in cui entrano soldati di pace, pacificatori ed altri protagonisti di sceneggiati a basso costo. Sarebbe interessante sapere se tra i tolleranzezzèri di quartiere ce n'è qualcuno che ha colto la citazione con cui si apre il manifestino, che rimanda ad un'epoca altrettanto intransigente in materia di ordine e di forze a sua tutela.

Pace non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l’orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.

La prima edizione dei Canti Orfici di Dino Campana in cui compare questa poesia semplice è del 1914. Nello stesso anno iniziò un macello mostruoso ed inutile le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi, ed un certo Giovanni Papini (che trattava Campana con noncurante sufficienza) scriveva che la guerra non solo la sopportava eccome, ma la amava addirittura. Salvo guardarsi bene dal prendervi parte, per quella volta. Quando poi nel 1944 la guerra andò a cercarlo di persona, Papini ritenne saggio non farsi neppure trovare in casa. 
Resta da esaminare la canina insistenza con cui le gazzette continuano a battere sullo stesso tasto, che suscita una certa perplessità perché la scelta dell'insihurézza e de i'ddegràdo come temi monografici non ha impedito di crepare a tanti foglietti che ne avevano fatto la propria specialtà. Tra i nostri lettori più di qualcuno avrà fatto caso a come una compagine statale abituata ad autopresentarsi come la sesta o la quinta economia mondiale si sia ridotta in pochi anni a basare propaganda e informazione su vere e proprie inezie, sempre presentate come se si trattasse di questioni vitali. Al momento in cui scriviamo Paolo Ermini, capogazzettiere del Corriere Fiorentino, è riuscito a presentare come questione vitale l'inezia costituita da qualche deiezione sul selciato, vantandosene nero su bianco ed insistendo sullo stesso argomento per una settimana.
I motivi per continuare tranquillamente a farsi un'idea di quanto succede a Firenze percorrendone le strade e rifacendosi a manifesti e scritte invece che fidarsi della propaganda non mancano. Siamo certi di incontrare in questo l'approvazione dei nostri lettori.

sabato 13 giugno 2015

Milano: giovani eroi difendono il crocifisso!


"Una gang latina". Foto pubblicata dal Corriere della Sera nel giugno 2015.

C'è da giurarci: c'è questa foto sul Corriere della Sera, quello di Oriana Fallaci e degli atei devoti, e i muscolosi ragazzoni ritratti ostentano proprio il simbolo cristiano inviso ai buonisti cattocomunisti zecche radical chic politicamente corretti [*] che per la feccia da mescita disprezzata persino da Umberto Eco rappresentano l'essenza stessa dell'inciviltà.
Poi si viene a sapere che iconografia e fatti concreti non vanno troppo d'accordo, perché invece di seguire l'esempio di Simeone lo Stilita o del Doctor Angelicus signori di questo genere preferiscono passare la giornata e la vita dedicandosi ad atti di violenza repellente e gratuita.
Con indignazione frignona della feccia di cui sopra.
Feccia cui sarebbe bene ricordare che tra disoccupazione, repressione capillare, stipendi schifosi e quartieri ghetto, finalmente l'AmeriKKKa che tanto ammira, la "democrazia da esportazione" cui tutto va concesso, gli si è concretizzata direttamente a domicilio.
Con i fast food e con le serie televisive infarcite di ricchi che piangono e di gendarmi sempre buoni gli "occidentalisti" della penisola italiana erano già a posto da trent'anni: finalmente sono arrivate anche le gang a colmare una delle ultime lacune.
Chissà cos'hanno da lamentarsi.


[*] I cani "occidentalisti" indicano con questi epiteti chiunque dissenta in misura anche minima dalla loro propaganda. Nell'elenco non compaiono epiteti legati alla contingenza, per esempio i nomi di questo o quel politico inviso, considerato di volta in volta direttamente responsabile di qualunque evento, a cominciare delle deiezioni umane reperite presso le cantonate dei centri storici per finire al collasso militare di qualche "esportazione di democrazia" a casa di chi per nulla la desiderava.