martedì 22 gennaio 2019

Alastair Crooke - La guerra tecnologica ed economica degli USA finirà col dividere l'economia mondiale in due tronconi



Traduzione da Strategic Culture, 18 dicembre 2018.


"La guerra commerciale fra USA e Cina ha una ragione vera che ha poco a che vedere con i traffici commerciali veri e propri... Alla base del conflitto di civiltà che contreappone Cina e Stati Uniti... c'è l'ambizione cinese di acquisire un ruolo di primo piano nelle tecnologie della prossima generazione come l'intelligenza artificiale. Questa ambizione dipende dalla capacità o meno di progettare e produrre integrati all'avanguardia, ed è per questo che Xi ha stanziato almeno centocinquanta miliardi di dollari per investimenti nel settore", si legge su Zerohedge.
Fin qui nulla di nuovo. Ma dietro questa ambizione se ne cela un'altra, oltre a un fenomeno talmente grande da passare pressoché ignorato: questa guerra commerciale è anche il primo livello di una nuova corsa agli armamenti fra USA e Cina, anche se si tratta di una corsa ad armamenti di un genere diverso. Una corsa agli armamenti di nova generazione, in cui la posta in palio è costituita dalla supremazia tecnologica nel lungo termine, per mezzo dei computer quantistici, dei Big Data, dell'intelligenza artificiale, degli aerei da guerra ipersonici, dei veicoli elettronici, della robotica e della cybersicurezza.
In Cina esiste per questo un progetto di pubblico dominio, il "Made in China 2025", al momento passato in secondo piano ma tutt'altro che abbandonato. I centocinquanta miliardi di dollari stanziati dalla Cina per conseguire la supremazia tecnologica si scontreranno "frontalmente" (per dirla con Zerohedge) "con la strategia AmeriKKKa first [messa in atto dalla controparte]: perciò la "corsa agli armamenti" a base di stanziamenti per la tecnologia... è in stretta relazione con le spese per la difesa. Si noti: il Fondo Monetario Internazionale prevede che le spese militari degli USA e della Cina cresceranno sensibilmente nei prossimi decenni, ma il dato rimarchevole è che si prevede che nel 2050 la Cina avrà superato gli USA e avrà destinato alle spese militari quattromila miliardi di dollari, contro i tremila degli USA... Questo significa che verso il 2038, fra vent'anni circa, la spesa militare cinese supererà quella degli Stati Uniti."
Lo stretto legame che esiste fra tecnologia e difesa nella concezione che gli USA hanno del proprio futuro nel settore difesa è chiaro. Sarà tutta una questione di dati, big data e intelligenza artificiale; un articolo di Defense One spiega molto chiaramente che
I campi di battaglia dello spazio e del cyberspazio sono in larga parte disgiunti dalla mera realtà fisica della guerra. Secondo Hyten [il generale John E. Hyten, a capo dello Space Command delle forze aeree statunitensi] questi due spazi privi di abitanti sono altrimenti specchio uno dell'altro: sono entrambi campo di informazioni e dati, ed è così che funziona la guerra moderna. "Che missioni conduciamo oggi nello spazio? Forniamo informazioni, forniamo canali alle informazioni; in guerra neghiamo agli avversari l'accesso a queste informazioni," ha detto il 12 dicembre al pubblico della conferenza annuale della Air Force Association fuori da Washington D.C.. Lo stesso vale per il cyberspazio.
Gli USA fanno la guerra con strumenti che necessitano molte informazioni... Sempre più avversari -è inevitabile- finiranno per impiegare anch'essi droni e apparecchi d'attacco a guida remota. La sostanziale importanza che le informazioni hanno negli armamenti di oggi, specie per quelli in dotazione alle aeronautiche militari, li rende anche vulnerabili. QUesta settimana i vertici dell'Air Force hanno discusso di come ridurre queste vulnerabilità per gli Stati Uniti e di come accrescerle invece per i loro avversari.
La supremazia, in questa guerra commerciale, tecnologica e difensiva, spetta sempre più concretamente a chi riesce a progettare e costruire semiconduttori all'avanguardia, dal momento che la Cina già ha la meglio nel campo dei big data, dei computer quantistici e dell'intelligenza artificiale. In questo contesto le considerazioni del generale Hyten sul ridurre le vulnerabilità per gli USA e sul farle crescere per i loro avversari acquistano un significato importante: per Washington, il piano è quello di intensificare i controlli sulle esportazioni -ovvero, in concreto, di bandirle- per tutte quelle che vengono considerate "tecnologie fondamentali", ovvero le tecnologie che permettono di avviare lo sviluppo di un'ampia gamma di settori.
La strumentazione per produrre integrati o semiconduttori costituisce ovviamente uno dei settori in discussione.
I controlli sulle esportazioni sono solo un aspetto di questa strategia bellica fondata sul negare dati agli avversari. E i semiconduttori sono un campo in cui la Cina è vulnerabile perché l'industria mondiale dei semiconduttori dipende da soli sei produttori di strumentazioni, tre dei quali si trovano negli USA. Queste sei società in complesso producono praticamente tutto lo hardware e il software indispensabili alla produzione di integrati. Questo significa che impedire l'export statunitense in questo campo restringerebbe drasticamente per la Cina la possibilità di accedere a quanto serve per produrre gli integrati di recente sviluppo, anche se la Cina potrebbe rispondere impedendo l'export delle terre rare da cui dipendono le tecnologie sofisticate.
"Non si può realizzare una fabbrica di semiconduttori senza ricorrere alle grandi società produttrici di strumentazione, nessuna delle quali è cinese," ha detto Brett Simpson, fondatore del gruppo di analisi finanziaria Arete Research. "Come rileva anche il Financial Times, la vera difficoltà non sta [tanto] nel progettare gli integrati, ma nel produrre integrati all'avanguardia."
Ed eccoci al punto. Gli USA stanno cercando di riservarsi l'esclusiva sia della competenza tecnologica, sia della pratica nella catena produttiva e del know how al fine di respingere la cina ai margini della sfera tecnologica occidentale.
Al contempo, un altro pilastro della strategia statunitense -come c'è stato modo di constatare con il caso della Huawei, un leader mondiale per la tecnologia delle infrastrutture a 5G (un campo in cui gli USA stanno rimanendo indietro)- è quello di scoraggiare chiunque dall'inserire nelle proprie infrastrutture nazionali il 5G cinese, e di farlo con metodi come l'arresto di Meng Wanzhou, compiuto in base all'accusa di aver violato le sanzioni statunitensi.
Anche prima del suo "arresto", l'AmeriKKKa stava sistematicamente estromettendo Huawei dall'implementazione mondiale delle infrastrutture per il 5G, col magico pretesto delle "questioni di sicurezza". Adducendo il pretesto di proteggere le competenze tecnologiche, gli USA stanno anche cercando di estromettere la Russia dal mercato degli armamenti mediorientale: in Medio Oriente nessuno dovrebbbe acquistare sistemi di difesa aerea russi perché questo fornirebbe alla Russia una finestra sulle competenze tecnologiche della NATO.
Come ha spiegato il generale Hyten, non si tratta solo di acquisire maggiori competenze tecnologiche, di togliere agibilità agli avversari e di aumentare le loro vulnerabilità in materia di elettronica; gli USA pensano anche di estendere quest'area esclusiva agli equipaggiamenti spaziali e cibernetici, all'avionica e al settore militare.
Insomma, un'altra guerra fredda, stavolta centrata sul negare agli avversari l'accesso alle tecnologie e ai dati.
La Cina, con la sua economia centralizzata, profonderà denaro e competenze per creare linee di rifornimento proprie e svincolate dalla sfera del dollaro sia per i semiconduttori che per i componenti di uso civile e militare. Ci vorrà tempo, ma alla fine ce la farà.
Ovviamente una delle conseguenze di questa nuova corsa agli armamenti fra USA, Cina e Russia è che ciascun contendente dovrà disfare le linee di rifornimento specializzate e costituite da poche componenti e ricostruirle nella propria sfera esclusiva, vale a dire quella della NATO e del dollaro per il caso statunitense, e quella svincolata dal dollaro in cui dettano legge la Cina e la Russia.
Quest'opera di scioglimento e di rifondazione delle linee di rifornimento non si limiterà al piano materiale. Se gli USA continueranno a usare i metodi da "Guerra al Terrore" che hanno usato con la Huawei e che consistono nell'incarcerare uomini e donne d'affari presuntamente colpevoli di aver infranto una qualsiasi delle moltissime sanzioni che interessano il campo della tecnologia, si dovrà procedere anche a disarticolare le sale riunioni a partecipazione mista per evitare di esporre funzionari di questa o quella società al rischio di essere individualmente arrestati e processati. Già è entrata nell'uso la tendenza a limitare le trasferte dei funzionari per i contesti in cui il loro campo d'azione condivide alcunché con altri -visto quello che è successo a Meng Wahzhou, che gli USA hanno cercato di farsi estradare- per evitare che vengano trattenuti come ritorsione.
La biforcazione dell'economia mondiale era un fenomeno già in atto. Un fenomeno nato innanzitutto dal regime di sanzioni finanziarie che l'AmeriKKKa ha adottato sul piano geopolitico, le cosiddette "guerre del Tesoro", e dei conseguenti tentativi degli stati così bersagliati di sganciarsi dalla sfera del dollaro. I falchi che circondanto il Presidente stanno inventando proprio adesso una gamma tutta nuova di "reati tecnologici" passibili di sanzioni, ufficialmente per mettere in mano a Trump quegli argomenti ancora più forti che tanto ambisce per potersene servire in sede negoziale. Ovviamente quello dei negoziati è un pretesto di cui i falchi si servono per alzare la posta nei confronti della Cina, della Russia e dei suoi alleati, e per scopi assai più ambiziosi che non il fornire al Presidente altre buone carte da giocare. Forse per rimettere in discussione l'intero equilibrio di poteri fra AmeriKKKa da una parte e Russia e Cina dall'altra.
Ovvia e inevitabile conseguenza è stata una sempre più rapida separazione finanziaria dalla sfera del dollaro e lo sviluppo di un'architettura senza di esso. In una parola, la de-dollarizzazione.
Gli USA sembrano effettivamente pronti a fare strame del loro status di detentori della valuta di riserva pur di salvarsi, pur di "Rendere un'altra volta ricca l'AmeriKKKa", e pur di mettere un freno all'ascesa della Cina. E mandando in pezzi l'egemonia del dollaro, l'amministrazione manda in pezzi anche l'ordine mondiale degli USA che da mondiale si ridimensiona a quello di una sfera di alleati in materia di tecnologia e di sicurezza, contrapposti alla Cina e al mondo non occidentale. Sul piano interno le conseguenze per l'AmeriKKKa si concretizzeranno nel senso di frustrazione che gli verrà dal riuscire con più difficoltà a finanziarsi come era abituata a fare da una settantina d'anni a questa parte. Una cosa nuova, per gli ameriKKKani.
Peter Schiff, amministratore delegato e responsabile strategico globale della Euro Pacific Capital, dice:
[Gli USA] controllano il dollaro, che è la valuta di riserva, [e stanno mettendo] a rischio [questo] dato di fatto. Io non credo che il mondo accordi di buon grado all'AmeriKKKa il potere di imporre le proprie regole e di pretendere che tutti vi si adeguino. Sono quindi convinto che la cosa abbia conseguenze molto più vaste ed ampie di quanto si può notare oggi da quanto accade nei mercati. Credo che nel lungo termine tutto questo indebolirà il dollaro e la sua prerogativa di valuta di riserva. A quel punto, lo stesso succederà al tenore di vita ameriKKKano, perché esso crollerà.
La gente pensa che abbiamo noi il coltello dalla parte del manico, per via di questo ampio deficit commerciale con la Cina. Ma io penso che le cose stiano in un altro modo. Penso che dal momento che sono loro a fornire tutte quelle merci che servono alla nostra economia e che hanno in tasca un mucchio dei nostri buoni del tesoro [ovvero del nostro debito], e dal momento che continuano a prestarci un sacco di soldi così che possiamo vivere al di sopra dei nostri mezzi, sono loro che comandano la musica. E siamo noi che dobbiamo ballare.
Questa nuova guerra fredda basata sulla tecnologia e sui dati polarizzerà in due sfere l'economia mondiale, e giù sta polarizzando la politica secondo il paradigma ameriKKKano che recita "o con noi o contro di noi". Politico scrive:
La campagna mondiale dell'amministrazione Trump contro il gigante delle telecomunicazioni Huawei sta mettendo l'Europa contro se stessa sulla questione della Cina. Nel mezzo di una guerra commerciale fra Cina e USA che si sta ingigantendo, Washington ha passato gli ultimi mesi facendo pressione tramite gli ambasciatori sui propri alleati della UE perché prendessero posizione più duramente contro le imprese di telecomunicazioni cinesi come la Huawei e la ZTE.
La pressione ameriKKKana... sta facendo emergere le crepe che esistono fra gli alleati degli USA in Europa e anche [fra] gli appartenenti ai cosiddetti "cinque occhi" del mondo dei servizi segreti; in gran parte hanno seguito i dettami statunitensi, ma altri resistono alle pressioni ameriKKKane e non si sono messi a invocare l'esclusione degli operatori cinesi.
Su quest'altro versante ci sono la Germania, che vuole che gli USA esibiscano prove della pericolosità di Huawei per la sicurezza, la Francia, il Portogallo e altri paesi dell'Europa centrale e orientale aderenti alla UE.
Queste divergenze sempre più ampie indicano che Donald Trump sta costringendo gli alleati a schierarsi in una contesa globale, e mette a confronto i loro interessi economici (spesso profondamente legati ai fornitori cinesi) col valore di un'alleanza con Washington nel nome della sicurezza.
Il richiamare in patria intere linee di rifornimento non si presta soltanto ad un sempre più veloce abbandono del dollaro; intrinsecamente presenta anche un altro problema. I guadagni delle società statunitensi sono cresciuti a dismisura nel corso degli ultimi vent'anni. Parte di questo impennarsi dei profitti è nato da una liquidità e da un credito facili; ma un ruolo fondamentale lo ha avuto anche il taglio dei costi, ovvero la delocalizzazione delle produzioni troppo costose da effettuare negli USA (a causa del livello dei salari, dei costi normativi e dei diritti dei lavoratori) in paesi dove i salari sono inferiori al pari delle tutele normative. La prospettata divisione in due tronconi dell'economia mondiale porta come conseguenza inevitabile il ritorno di lavorazioni a basso costo oggi svolte in Cina e altrove in contesti dove i costi sono più alti e dove più alte sono le tutele, quello statunitense e quello europeo.
Magari è anche una buona cosa; di sicuro però significa che negli USA e in AmeriKKKa costi e prezzi saliranno, e che i modelli di business delle società risentiranno dell'abbandono della delocalizzazione. Come prevede Peter Schiff, il livello di vita degli ameriKKKani ne soffrirà ulteriormente.
Il senso di alienazione e il malcontento degli "impresentabili" d'AmeriKKKa e dei "gilet gialli" in Europa rappresentano un malessere profondo, che una nuova guerra fredda non risolverà certamente. A monte dell'attuale scontento c'è proprio il paradigma della liquidità e del credito facili, che ha avuto sulle società l'effetto di una centrifuga per cui in una società il dieci per cento è patrimoniale e il novanta per cento non lo è. Una cosa che ha in pari misura fatto scadere la sensazione che si tratti di società sicure e in salute.
Questo scontento può trovare una vera soluzione solo ponendo in discussione il vigente paradigma economico, finanziarizzato oltre ogni limite. Una questione che le élite non vogliono -e non vorranno- sfiorare.

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