martedì 12 ottobre 2010

Matteo Calì, apprendista gazzettiere e micropolitico "occidentalista"



Le file dell'"occidentalismo" fiorentino sono in questo momento alle prese col rovinoso calo di consensi che ne penalizza il maggior "partito" a livello peninsulare, e da sempre costrette ad operare in un contesto che a tutt'oggi rimane profondamente ostile, nonostante la propaganda rovesciata da un anno all'altro sulla città intera. I partiti "occidentalisti", a Firenze, schierano poi abitualmente candidati di una tale pochezza da essere sistematicamente costretti a ricorrere a qualche "figura civica" che renda presentabile quello che presentabile non è.
Alla scorsa tornata amministrativa toccò a Giovanni Galli, palloniere paracadutato direttamente in piazza Signoria con propositi tanto bellicosi quanto evaporati istantaneamente. Sulla parabola elettorale di chi aveva statuito essere indispensabile "cambiare colore a Firenze" abbiamo all'epoca fornito puntuali e corrosivi resoconti.
Matteo Calì appare essere un giovane "occidentalista" dall'aria ben nutrita; in occasione di una manifestazione studentesca, nell'ottobre 2010, si è lasciato andare a considerazioni la cui fondatezza sarà qui oggetto di un'indagine accurata.
Di Matteo Calì siamo riusciti a rintracciare un biografia piuttosto dettagliata, peraltro ormai vecchia di sette anni, e la solita autoschedatura che riproponiamo parzialmente in screenshot. Si noti che stiamo mostrando l'autoschedatura di un individuo che ricopre una sia pur modesta carica amministrativa e che quindi riveste responsabilità pubbliche: veniamo così a sapere che tra i principali interessi di un micropolitico locale di area "occidentalista", nello stato che occupa la penisola italiana, trovano innanzitutto posto Politica, Sport, Cazzate, Goliardia. Coerenza vuole che Calì si occupi essenzialmente di pallone. Il pallone, a Firenze, è declinabile nelle accezioni di vero, tavestito (il "calcio storico", perfetto esempio di tradizione inventata) e finto, una roba che chiamano "Fantacalcio". Matteo non fa mancare le proprie cure a nessuna delle tre accezioni. Il suo "datore di lavoro" invece risulta essere un'organizzazione politica, in questo caso una importante compagine "occidentalista" che si definiva "Alleanza Nazionale" le cui sorti ci sono al momento ignote.
Le migliaia di "amici" elencati nella sua schedatura portano a pensare che come datore di lavoro questa "Alleanza Nazionale" non sia tra i più esigenti, lasciando a Matteo molto tempo e molte occasioni per coltivare quella satanica parodia di vita sociale che passa sotto il nome di "social network".
Ed autorizzando a non considerarlo propriamente uno Stakhanov.
Sul fatto che il pallone, i pallonieri, il pallonaio e le pallonate siano il più delle volte l'unico interesse e l'unico argomento della politica "occidentalista" esistono testimonianze tanto abbondanti quanto varie; chissà che anche l'aggressione all'Iraq ed all'Afghanistan non le abbiano affrontate con l'ottica e con la competenza con cui affrontano il pallonaio della domenica: a tutt'oggi l'unico risultato di quelle iniziative consiste nel permettere ai matteicalì, alla cui virtù militare non affideremmo neanche il classico bidone di benzina, di contrassegnare la propria autoschedatura con un disegno verde, bianco e rosso listato a lutto.
Apprendiamo dalla biografia che Matteo Calì è nato nel 1982: ammesso che l'abbia scritta di suo pugno, com'è probabile, è interessante rilevare che si definisce un "grande comunicatore" e che "colpisce il suo modo di comportarsi che riesce ad adattarsi molto bene ad ogni occasione".
Un'ottima considerazione di sé, ovviamente per nulla confermata dagli eventi come sempre accade in questi casi.
Matteo si è diplomato nel 2001 e forte dell'esperienza fatta come conduttore di una gazzetta scolastica, si è iscritto alla "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze".
Bene. La "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze" non esiste. Al momento in cui scriviamo esiste un corso di laurea triennale presso la Facoltà di Scienze Politiche, ad indirizzo "Comunicazione, Media e Giornalismo".
Le tracce biografiche di Matteo Calì terminano col 1 marzo 2003, giorno in cui è diventato "responsabile del Punto Azzurro sede del coordinamento provinciale di Forza [omissis]".
Un Punto Azzurro. L'azzurro, per chi non lo sapesse, è il colore con cui vanno vestiti i pallonieri di una squadra che dice di raccogliere i migliori pallonieri della penisola italiana.
Nel caso "occidentalista", il pallone e la sua simbologia governano anche l'approccio alla politica locale, non soltanto il cacciarsi in guerre decennali. In questo caso l'espressione Punto Azzurro denotava una delle molte -ed effimere- iniziative politiche "occidentaliste" che seppur in minima parte hanno comunque contribuito ad instaurare nella penisola italiana il clima ebefrenico, meschinello e demente che vi impera incontrastato da anni.
In assenza di smentite, e considerando che la consultazione dei titoli delle tesi di laurea reperibile sul sito dell'Università di Firenze non fa cenno al suo nome, dobbiamo concludere che a distanza di nove anni dall'iscrizione Matteo Calì deve ancora laurearsi.
Per un "occidentalista" in carriera, invecchiare in facoltà è ordinaria amministrazione e non sono pochi i casi di quelli che riescono a trascorrervi dieci o quindici anni. Una permanenza tanto lunga dovrebbe averlo messo in grado di produrre testi quantomeno accettabili: in fondo, in quel corso di laurea si studiano quattro lingue e si ha a che fare con metodologia della ricerca sociale e con il marketing.
Ecco dunque uno scritto tratto dal blog di Matteo Calì. Screenshot e copia per intero limiteranno i danni di una sua eventuale cancellazione e mostreranno questo micropolitico per quello che è veramente. Si notino, tra l'altro, il banner dell'intestazione che depone a favore di competenze di livello irriferibile anche nel campo della grafica, e un pallone in basso a destra, tanto per non farselo mancare mai.


domenica 10 ottobre 2010
Spiccate il volo..dal ponte.

Firenze, manifestazione di piazza contro il decreto Gelmini.
Studentelli con le sciarpe sul viso, caschi, kefie, striscioni, bandiere anarchiche e spillette del Che attaccano l'istituto degli Scolopi in via Lamarmora. Studentelli che mai una riga della riforma hanno letto, studentelli che arriva ottobre e devono "okkupare", loro duri e puri che intonano "Lotta dura senza paura", "se non cambierà lotta dura sarà", loro ancora figli di figli di genitori sessantottini, ancora a romperci le palle con parole sentite, risentite e ormai noiose. Voi, studentelli, siete la mercificazione, voi, studentelli, siete il prodotto di un pensiero che si basa sul nulla. Che non trova in questa società nuovi stimoli e si aggrappa ancora a refusi che poco hanno a che fare con la libertà che volete intendere rappresentare. Voi, studentelli, che al liceo avete sempre un rappresentante d'Istituto rasta amico di tutti, che parla con tutti, di cui tutte sono innamorate. Voi, studentelli, che fate i discorsi conditi di "omologazione, lotta di classe, lotta sociale, diritti (mai, doveri!), giustizia".
Siete comici, perchè credete che ci siano ancora i fascisti. Siete ridicoli quando pensate di sfilare in un corteo coprendovi il volto. Mi chiedo se siete rimasti incredibilmente indietro, se come all'ora anche oggi, vivrete ghettizzati nel vostro mondo fatto di rasta e giambè, di reti e collettivi, di zecche e gente sporca che non si lava. Anche questo vi fa sentire più ganzi, anche essere sudici.
Pubblicato da MATTEO CALI' a 15:21

Non c'è che dire.
L'appartenenza politica di Matteo Calì sarebbe di per sé sarebbe sufficiente a rivolgergli l'esortazione di continuare a pensare al pallone, concedendosi al massimo qualche excursus nell'àmbito dei maccaruncielli a 'o raù o dei genitali femminili, campi unici del pensiero e della pratica "occidentalisti"; ma qui c'è da dire dell'altro.
C'è da dire che la presentazione di un elaborato anche solo lontanamente vicino alle forme ed al registro linguistico di questo in occasione di una prova d'esame gli avrebbe procurato l'immediata cacciata a male parole dalla sessione, e la buona vecchia sbarratura del libretto con tanti saluti a sei mesi dopo. Il che fa concludere che i nove anni passati a Scienze Politiche non abbiano certo portato a Matteo quei vantaggi in termini di competenze e di skills che sarebbe stato lecito aspettarsi.
Come tutti sanno, la comunicazione politica "occidentalista" proietta abitualmente sugli avversari politici caratteristiche, difetti e comportamenti spregevoli che sono, in realtà, coessenziali a chi muove certe accuse. Detto in altre parole, un "occidentalista" è qualcuno che, incapace di laurearsi nel triplo del tempo previsto, dà senza vergogna di studentello a qualcun altro. E lo fa in dieci righe che sembrano uscite diritte diritte dal "generatore di articoli di Libero". Mica male; la nostra abitudine di sostituire il vocabolo "giornalista" con uno a piacere dei suoi dispregiativi da gazzettiere a giornalaio trae la sua ragione di essere proprio da casi di questo genere, che poi costituiscono pressoché per intero il mainstream.
Chi scrive fa parte da circa vent'anni, pur senza particolari eccessi, dell'ambiente di cui questo mangiatore di spaghetti traccia un ritratto che se espresso di persona ai diretti interessati, gli procurerebbe con ogni probabilità fortissimi rischi anche nel campo dell'incolumità personale.
Matteo Calì, anni ventotto, pubblica quello che somiglia assai di più a quello che si ottiene passando allo scanner un qualsiasi assorbente igienico usato che non alle asserzioni di qualcuno investito di pur minime responsabilità pubbliche, delle quali ha anche la faccia di menare vanto. Una delle spiegazioni possibili è che condurre attivamente politica "occidentalista" riesca a sporcare anche moralmente, ad ottundere e a rendere perfetti esponenti dell'epoca contemporanea anche individui che in altri contesti avrebbero conosciuto un percorso di vita meno involuto. D'altronde, comportarsi come perfetti esponenti dell'epoca contemporanea è caratteristica determinante a tutti i livelli della politica "occidentalista", coloro che sono designati a frequentarne i truogoli non hanno altra colpa che d'essere fedeli rappresentanti del corpo elettorale e dei suoi "valori".

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