domenica 28 novembre 2010

Tommaso Villa,"Il Giornale della Toscana" e gli studenti bighelloni


Allagare i sudditi di menzogne ha sempre richiesto faccia tosta, bassezza, cattiveria spicciola e propensione al servilismo, accompagnate da una mendacia scoperta ed abituale. In attesa di chiudere finalmente bottega, il foglietto "occidentalista" chiamato "Il Giornale della Toscana" continua ad offrire al politicame di riferimento giornaliere occasioni per peggiorare una situazione già avvilente per proprio conto.

Si ricorderà come, alcuni anni or sono, qualsiasi uscita pubblica dei rappresentanti di un esecutivo inviso agli "occidentalisti" venisse accolta da una claque rumorosa e visibile, organizzata in modo da poter costruire attorno alla new un intero telegazzettino e statuire l'impopolarità del "governo" dell'epoca.
Le proteste studentesche del novembre 2010 erano improntate a tutt'altro segno, e nonostante lo script cui gli "occidentalisti" sono tenuti ad attenersi nella valutazione di un mondo reale col quale hanno poco o punto a che vedere, non sono state certo organizzate per permettere a questo o quell'indossacravatte dal volto ben nutrito di raccogliere preferenze sufficienti alla prossima tornata elettorale.
Le proteste e le manifestazioni hanno assunto un carattere multiforme che ha alternato iniziative dai toni sanamente furibondi ad una ricerca di visibilità mediatica che ha letteralmente sotterrato per inventiva e varietà quella a suo tempo messa in campo dalla controparte.
Quando uno non deve rendere conto a chi lo paga, la fantasia mette letteralmente le ali.

La cosa, ai buoni a nulla delle redazioni, non è piaciuta. Il rischio non è soltanto quello di vedere le tirature contrarsi di giorno in giorno, ma anche e soprattutto quello di una ripresa di contatto con la realtà, fin qui rimandata con alterne fortune, brusca e dolorosa anche in senso fisico. Un po' come successe al malcapitato gazzettinista protagonista di un aneddoto attribuito a Turgenev.
Il problema -per costoro- è che il sistematico ricorso a faccia tosta, bassezza, cattiveria spicciola e propensione al servilismo accompagnate da una mendacia scoperta ed abituale non invogliano ad aggregarsi al gruppo individui capaci di contribuire con argomentazioni concrete e con competenze documentabili alla tenuta delle posizioni. Il risultato, costante ormai da decenni, è che l'"occidentalismo" fiorentino schiera a tutti i livelli personaggi da brivido, buoni a nulla, ben vestite, frequentatori di ristoranti, macchiette ed altri scaricati dalla vita reale al cospetto dei quali si ha non la sensazione, ma la certezza che l'"occidentalismo" politico abbia rappresentato per costoro l'unica possibile alternativa a collassi esistenziali di imponente portata.

"Il Giornale della Toscana" ne è buon riflesso.
Il 25 novembre 2010 una tizia mandata da Roma all'Università di Firenze perché discettasse di Islàmme e di immigrazione insieme a un ragioniere milanese che non si è nemmeno degnato di presenziare è stata accolta da una folla non festante. Quel gazzettino ha pubblicato un'editoriale intitolata "Fascisti rossi e forza della ragione" scribacchiata d'urgenza dal direttore Gianluca Tenti. Laureati da oltre dieci anni, non sapremmo dire molto circa le professioni ideologiche dei molti contestatori scesi in piazza. Sappiamo però che la professione ideologica della sottosegretaria Daniela Santanché è precisa ed autocertificata, ed è appunto quella di fascismo. Gianluca Tenti, fedele ad una prassi consolidata fino ad oltre il limite dell'autolesionismo, fornisce dunque fin dal titolo di che trarre conclusioni impietose sul conto della sua produzione. Il riferimento alla "forza della ragione" è richiamo preciso ad uno degli ultimi libelli scritti da Oriana Fallaci; gli "occidentalisti" indicano abitualmente con il vocabolo "ragione" quello che tutto il resto del mondo definisce "delirio a contenuto persecutorio".
Sul valore complessivo dell'editoriale e delle sue argomentazioni pone ultimo sigillo l'impaginazione del testo. Esaurito lo spazio in prima, il resto è stato impaginato all'interno accanto ad un ponderoso articolo dove si ciancia di pallonate, di pallonieri e di pallone.
Il 28 novembre 2010, dopo un sabato irto di manifestazioni e di iniziative di protesta, "Il Giornale della Toscana" ha offerto praticamente un'intera pagina a un certo Tommaso Villa. L'anno scorso Tommaso Villa cercò di portarsi dietro una troupe perché gli occupanti di un'aula universitaria potessero essere linciati mediaticamente secondo le procedure consuete.
Lo presero a uova. Quanto fresche, non si sa.
Non volendo ripetere l'esperienza -le tintorie costano care- a questo giro si è limitato a dare mandato di pubblicazione ad un po' di menzogne e, domenica 28 novembre, a scrivere una "lettera aperta".
Il registro linguistico "occidentalista" non è soltanto menzognero, adulatore e veicolo di empietà di ogni genere; a Firenze si avvale spesso di espressioni ed epiteti vernacolari. Tommaso Villa indica i manifestanti con l'espressione studenti bighelloni.
Bighellone sta per sfaticato o perdigiorno. Vediamo dunque quali meriti può accampare questo Tommaso Villa per rivolgersi in questo modo a chicchessia.

Il primo impatto non è dei migliori: la screenshot è tratta dal suo sito web personale, fermo da mesi ed ancora infarcito di materiale propagandistico pubblicato in occasione di una tornata elettorale persa sì, ma che gli ha consentito di accedere agli emolumenti che spettano ad uno scaldatore di poltrone di medio calibro.
Per quali meriti questo sia avvenuto, non è dato saperlo. Lo schematico curriculum vitae di Tommaso Villa visibile anche nella screenshot non cita alcuna esperienza universitaria e non cita alcuna esperienza lavorativa. La foto grande ritrae lui ed altri aspiranti commensali accanto a uno che frequenta ragazze minorenni.
Ancora peggio va con una sua presentazione istituzionale. La scheda riesce addirittura a specificare che Tommaso Villa "E' nato a Firenze il 26 dicembre 1976 ed a Firenze vive e svolge le sue attività da sempre" senza fare cenno alcuno a quali siano queste attività.
Gli "occidentalisti" fiorentini sono noti per la prodigiosa durata della loro giovinezza, che dilata i percorsi universitari fino a far loro raggiungere anche il triplo della durata curricolare prevista. In questo caso siamo tuttavia davanti a qualcosa di straordinario. Google non ci ha permesso di sapere alcunché circa la carriera universitaria di Tommaso Villa. Dal momento che non si trova traccia in proposito nemmeno nella sua propaganda elettorale, la sua nomina nel 2001 a "responsabile universitario" di un partito "occidentalista" suona a dir poco fuori luogo, ma è un buon indice di quali risorse possa avvalersi l'"occidentalismo" fiorentino.
Questo legittima il sospetto che Tommaso Villa non sappia nemmeno di cosa sta parlando. La cosa non sembri strana: cognizione di causa e competenza sono le ultime cose di cui chi voglia intraprendere una carriera politica "occidentalista" deve essere dotato.

Quelli che dànno di bighelloni agli altri.
Quelli delle infrastrutture.
Quelli della cultura.

venerdì 26 novembre 2010

Firenze. Tagliaferri Bartolomeo del Liceo Scientifico Castelnuovo


Un giornalino scolastico on line di Firenze ha pubblicato, nel novembre 2010, il testo che segue.
DeGeneratione dovrebbe in qualche modo rappresentare l'utenza del Liceo Scientifico Castelnuovo.
A giudicare dai commenti raccolti a tutt'oggi da questo scritto, è probabile che a ritenere rappresentativa anche questa roba siano relativamente in pochi.

CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE
21 11 2010
Di Tagliaferri Bartolomeo

Qualche giorno fa, sui giornali locali, è uscita la notizia della richiesta da parte della comunità islamica fiorentina per la costruzione di una moschea in città, come punto di ritrovo di importanza anche regionale, per tutti i fedeli.
La notizia ha suscitato opposte reazioni anche tra i cittadini, divisi sulla possibilità di dare a queste persone un luogo dove praticare il loro culto.
Molti sono i motivi per i quali questa domanda non può essere per noi accolta;
il più importante riguarda i principi stessi dell’islamismo, che noi reputiamo essere fondamentalmente una religione violenta, che fin dalla sua nascita è stata esportata con la forza e le armi, cercando di sopprimere le altre fedi che vi si opponevano.
Ancora oggi numerose frange estremiste, e non solo, continuano ad uccidere in nome del loro dio, Allah, per il quale sono pronti a farsi esplodere, se questo comporta la morte di molti “infedeli”.
E quale modo migliore ci potrebbe essere per arruolare altri “difensori della fede islamica”, se non dare a loro il permesso di riunirsi e di far propaganda anche qui in Occidente?
Gli attentati a Londra e Madrid sono stati fatti da islamici che avevano la residenza in quegli stessi Paesi.
Perché noi dovremmo cercare il dialogo ed essere comprensivi e tolleranti con persone che vogliono annullare la religione cristiana, quindi la nostra cultura ed il nostro modo di pensare, che comunque sono stati condizionati da essa negli anni, per soppiantarla con la loro?
Noi siamo una nazione democratica, quindi è nostro dovere accettare tutte le religioni, però non ci sembra giusto che noi si debba far costruire a loro moschee, quando, se nei Paesi mussulmani, ti trovano con una Bibbia in mano ti linciano?
Il dialogo deve essere minimo tra due parti, non possiamo solo fare concessioni senza riceverne, solo per dimostrare che noi siamo “i buoni”.
Concedendo libertà alla loro religione dobbiamo esigerla per la nostra: questa è democrazia.
Noi le prime mosse le abbiamo fatte, siamo andati incontro alla religione islamica: la libertà di culto noi la concediamo a tutti ed è giusto così.
Ma prima di far costruire un minareto accanto al campanile di Giotto, vorremmo quantomeno poter tranquillamente portare una croce al collo dovunque nel mondo senza il rischio di perdere la testa.
Non dobbiamo essere costretti a togliere il crocifisso dalle aule delle scuole per non offenderli: siamo a casa nostra e la precedenza ce l’ha il cristianesimo, che da 2000 anni fa parte di noi, della nostra cultura e che implicitamente ha condizionato il nostro stile di vita.
Democrazia non è rinunciare a ciò che ci caratterizza, ma rispettare chi la pensa diversamente, esigendo a nostra volta rispetto.
Noi non siamo razzisti: abbiamo solo paura che, a forza di concessioni gratuite e non ricambiate, queste persone si prendano gioco di noi approfittando della nostra eccessiva “bontà”.
Questa religione ci deve dimostrare coi fatti di essere pronta ad un dialogo, a rinunciare alla sua intransigenza, e non ci costringa a modificare per loro la nostra fede con la forza.

Adesso sembra già incredibile, ma pochi anni fa robe simili godevano di pubblicazione in prima pagina e le principali gazzette del "paese" conferivano ad esse il crisma di uniche interpretazioni possibili del reale, auspicando l'emarginazione e possibilmente la repressione di chiunque osasse riderne.
E già allora, riderne avrebbe significato accordar loro perfino troppo credito.
Adesso, scomparsa senza lasciare alcun rimpianto la principale divulgatrice di tante criminali idiozie, dopo due guerre perdute ed una consapevolezza di tempi ancora peggiori di là da venire, c'è se mai da chiedersi come sia stato possibile accordare ai propalatori di roba del genere un brandello anche minimo di autorevolezza.
Il Credere, Obbedire, Combattere qui riportato non è che un tardo epigono del genere letterario appena ricordato.
Chi scrive non teme affatto un'ipotetica "islamizzazione" della società, per il motivo puro e semplice che non ha mai avuto alcun torto da gente che prega il venerdi, non beve vino e non apprezza la carne di maiale. La costruzione di una moschea a Firenze non ci creerebbe dunque il minimo fastidio: da parecchio tempo siamo andati suggerendo a questo proposito la chiusura del quotidiano "La Nazione", la demolizione della sua sede in piazza Ghiberti e la sua sostituzione con un edificio di culto degno della città di Firenze, come degna della città di Firenze si volle fosse, a suo tempo, la sinagoga di via Farini. Tempo fa identificammo anche un possibile modello architettonico nella Behram paşa Camii di Diyarbakir, ed il rendering del progetto proposto qualche mese dopo sembra averlo pienamente accolto. La costruzione secondo noi dovrebbe essere finanziata con denaro pubblico esplicitamente distolto dalle spese militari e di "ordine pubblico": basterebbe ridurre di qualche centinaio di unità le pletoriche gendarmerie esistenti per reperire le risorse necessarie a costruire qualcosa di simile in ogni città della penisola.
Entrando nel merito del testo, è superfluo notare che "i principi stessi dell'islamismo", che Tagliaferri Bartolomeo (prima il cognome e poi il nome, come in caserma, come a scuola, come in galera: tre realtà pressoché identiche) evita con cura di elencare, fanno riferimento a tutt'altro.
L'Islam richiede al credente una vita materiale sobria ed essenziale, ovvia conseguenza del rispetto dei cinque pilastri che chiunque intenda anche solo sfiorare certe questioni dovrebbe conoscere nel dettaglio. Non è questa la sede per un excursus su un millennio e mezzo di storia, quindi ci limitiamo a ricordare che l'Islam si diffuse in modo relativamente veloce nei territori conquistati a partire dal VII secolo soprattutto perché gli imperi che precedentemente li occupavano avevano fatto l'impossibile per non lasciare nostalgie.
Con l'eccezione di un unico, sospetto e maldestro caso, nessun rappresentante di alcuna "frangia estremista" ha commesso alcunché nel territorio controllato dallo stato che occupa la penisola italiana. Altrove le cose non stanno nello stesso modo, per motivi che hanno molto a che vedere con la prevaricazione e l'arroganza "occidentale" e poco con le questioni religiose.
Tagliaferri Bartolomeo pensa che per "riunirsi e far propaganda" chicchessia abbia bisogno nientemeno che del suo permesso. Lasciamoglielo pure credere, augurandogli una delusione dolorosa, repentina e di vasta portata.
Le nostre esperienze in Medio Oriente, nell'Africa settentrionale, nella penisola arabica ed in Asia centrale non ci hanno mai fatto incontrare nessuno che fosse deciso a "ad annullare la religione cristiana": di qui il sospetto che gli "occidentalisti" tendano a costruire una realtà a proprio uso e consumo anche in questo caso.
Dopo essersi tanto mal dipanato per qualche rigo, l'articoletto arriva al suo climax:

Noi siamo una nazione democratica, quindi è nostro dovere accettare tutte le religioni, però non ci sembra giusto che noi si debba far costruire a loro moschee, quando, se nei Paesi mussulmani, ti trovano con una Bibbia in mano ti linciano?

"Noi" chi?
Il resto della frase è da additare al ridicolo, puramente e semplicemente, a partire dal mussulmani.
Tra l'altro, sul fatto che Tagliaferri Bartolomeo disponga di una Bibbia non ci sentiremmo certo di giurare: men che meno giureremmo su una sua conoscenza, anche superficiale, di quanto vi è scritto.
Le righe che seguono quelle su riportate riescono, se possibile, a banalizzare ulteriormente le già impresentabili asserzioni dei tanti "occidentalisti" di quartiere che in questa sede ci si fa un piacere di disprezzare, chiamandoli per nome e cognome a beneficio dei motori di ricerca. Vengono in mente i casi umani che abbiamo elencato trattando delle "radici cristiane dell'Occidente" in questo caso o in quest'altro, prendendo spunto dalla letteratura locale o dal casto benvenuto che accoglie i viaggiatori all'arrivo nella città di Prato, o l'eloquente iconografia che di quella città testimonia nel mondo la fede e l'osservanza.
Un minareto accanto al campanile di Giotto? A suo tempo ricordammo che una gang di dementi, di probabile ambiente "leghista", diffuse a Firenze volantini in cui il Duomo era sovrapposto ad un profilo della Sultanahmet Camii, creando uno dei paesaggi urbani più stimolanti che si possano immaginare. In ogni caso, qualcosa di simile esiste già perché la sinagoga di via Farini è stata realizzata in uno stile che poco la fa distinguere da una moschea propriamente detta.
Se Tagliaferri Bartolomeo se ne sente infastidito, avanzi pure la proposta di farla saltare con la dinamite: gli ultimi ad azzardarsi a fare qualcosa del genere furono i soldati occupanti, che nel 1944 la ridussero ad un garage.
E questo ci rimanda al "Credere, Obbedire e Combattere", slogan di un partito autoritario il cui fondatore fu per venti anni primo ministro nello stato che occupa la penisola italiana, al tempo in cui esso era costituito in monarchia.
Quelli che avrebbero voluto far credere, obbedire e combattere i sudditi fondarono una "quarta arma" chiamata Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
Disponiamo di buona parte della bibliografia di un testimone di quei tempi, lo scrittore Mario Rigoni Stern.
Rigoni Stern condivise il diffuso disprezzo per la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, pessimo corpo armato con cui gli toccò condividere un tratto del fronte albanese. Secondo la sua testimonianza la tenuta di quei reparti era vicina allo zero. La stessa bassissima considerazione la ebbero gli ufficiali della Wehrmacht, che fecero il possibile per tenerli lontani dalla prima linea, dove avrebbero rappresentato un serio pericolo.
Data la sua natura sovvertitrice, l'"occidentalismo" sta invece tentando di riabilitare, almeno a livello iconografico che poi è l'unico credibile, e soprattutto l'unico dal quale si possa trarre un qualche guadagno vendendo stracci neri ai ragazzini, roba come questa.
Tra le altre cose, leggiamo che dislocato a credere, obbedire e combattere a qualche migliaio di chilometri da casa, Rigoni Stern si era portato dietro un libercolo scritto da Giovanni Papini, pubblicato nel 1939.

"Questa guerra presente è la guerra contro la ripugnante commedia democratica, contro la sopraffazione plutocratica, contro le forze corruttrici dello spirito frammassonico e giudaico, contro le ultime degenerazioni e putrefazioni del Romanticismo".

Il libro finì fuori dal finestrino del treno, in mezzo alla neve della campagna ucraina.
Giovanni Papini amava la guerra nel 1913, e non combatté un solo giorno in quella che seguì di lì a poco.
Giovanni Papini esaltava nel 1939 il nuovo conflitto, e quando sarebbe toccato a lui pensò bene di infrattarsi in un convento.
Un "occidentalista" coerente, che a farsi sparpagliare le viscere in giro per qualche pietraia trovava sempre la maniera di mandarci qualcun altro.
Nel fatto che gli "occidentalisti" fiorentini gli abbiano dedicato un'associazione, non c'è nulla da meravigliarsi: capacissimi di fare altrettanto se non peggio, a partire dai tagliaferribartolomei che promettono così bene fin da giovanissimi.
Tagliaferri Bartolomeo invece di scomodare versioni vieppiù impoverite di originali già spregevoli per proprio conto avrebbe fatto meglio ad attenersi ai campi in cui si ha motivo di ritenerlo versato ed attendibile, che sono quelli del giovane "occidentalista": la consultazione di riviste pornografiche, il cianciare di pallone, il mangiare spaghetti.

Qualche giorno prima avevamo sostato accanto ad un treno carico di soldati tedeschi congelati e feriti. Erano distesi su strame dentro carri bestiame: le ferite erano avvolte con fasce di carta. Uno che aveva voglia di parlare ci disse che venivano dal fronte di Mosca. - Come va la guerra? - chiese un nostro alpino che parlava tedesco. - Merda, - ci rispose.

M.R.S., 2002.

giovedì 25 novembre 2010

Daniela Santanché a Firenze e la marmaglia "occidentalista"


Non sempre si raccoglie per quello che si semina. Il 25 novembre 2010 questa donna ha ricevuto a Firenze un'accoglienza molto migliore di quanto avrebbe meritato.

Il 25 novembre 2010 Daniela Santanché ha partecipato, all'Università di Firenze, ad una chiacchierata tra amici organizzata da una formazione giovanile "occidentalista". La sua partecipazione è stata resa difficoltosa da una nutrita schiera di contestatori dei quali poco sapremmo dire, avendo concluso con pieno successo gli studi universitari oltre un decennio fa, ed avendo da allora svolto regolari e documentabili attività lavorative. L'esatto contrario del ragionier de Corato, ospite atteso ma che ha pensato bene di non presentarsi, il cui curriculum attesta nero su bianco che dal 1977 non ha lavorato un giorno in vita sua.
Entrata nella sala del convegno praticamente di nascosto, la frequentatrice di locali di lusso Daniela Santanché avrebbe dichiarato qualcosa come

"Fuori si stanno picchiando, perché secondo loro i diritti sarebbero questi, tappare la bocca a chi magari, e grazie a Dio, la pensa diversamente. Noi ci siamo e non ci siamo fatti fermare da quello che sta accadendo fuori, non ci fermeremo e nessuno ci farà arretrare, parlo come governo" dello stato che occupa la penisola italiana.

Daniela Santanché stia pure tranquilla: al suo cospetto non abbiamo mai dubitato neppure per un momento di trovarci davanti ad una diversamente pensante.
Secondo la gazzettina "La Nazione" all'incontro avrebbero partecipato cento persone. E dei numeri del gazzettame "occidentalista" abbiamo da tempo imparato a diffidare; anche perché numero e consenso sono due cose diverse.
Agli "occidentalisti" del "governo" episodi del genere servono per dare la stura alle ciarle propagandistiche.
Sempre le stesse.
A noi servono invece per affermare nuovamente che la menzogna e la sovversione sono coessenziali all"occidentalismo" e ne permeano propaganda e pratica politica.

Alcuni anni fa l'ambasciatore dell'entità statale sionista Ehud Gol fu anch'esso accolto da contestazioni che non valsero ad impedire che la riunione si svolgesse. Dopo le contestazioni fuori dell'aula, Gol dovette sorbirsi anche quelle dentro, probabilmente anche più stringenti, documentate ed efficaci. L'episodio è solo all'apparenza slegato da quello che ha visto protagonisti una poco vestita e che secondo le attese avrebbe dovuto riguardare anche un mangiatore di risotto giallo; più avanti specificheremo meglio il concetto.
A Daniela Santanché, nonostante la condiscendente claque rastrellata come al solito per l'occasione, non è affatto andata meglio. Accolta caldamente al suo arrivo, dicono sia stata giustamente ed immediatamente messa all'angolo con due battute da una ragazza che si è limitata a poche domande sugli avvenimenti degli ultimi mesi.
Si ricordi che questa donna conduce battaglie contro lo hijab dopo aver condiviso interessi con un geometra di Cuneo; di questo geometra Wikipedia pubblica una biografia che, rispetto ai rotocalchi insiste pochissimo sulle mucose femminili da lui frequentate e moltissimo sulla sua condotta in altri ed ancor meno presentabili contesti.

In ogni caso si consideri che far partecipare un ragioniere (che non si è neanche presentato) ed una frequentatrice di boutiques a questa chiacchierata tra amici ha richiesto l'intervento di decine di gendarmi.
E i gendarmi vanno retribuiti.
Cosa sarebbe successo a parti invertite, ossia nel caso improbabile che a dover essere protetti dal biasimo dei più fossero stati -ad esempio- dei relatori provenienti dalla Repubblica Islamica dell'Iran?
Possiamo divertirci a vestire, per qualche riga, i panni dell'"occidentalista" politico di terz'ordine.
Ci si immagini dunque un giovane mangiaspaghetti più o meno in sovrappeso, con dieci o quindici bolli sul libretto universitario, che scalda a giornate una poltrona da amministratore locale.
Anche gli avvenimenti successivi sono facili da immaginare. Elementi del genere non possono reagire che in un modo: firmando un piagnisteo preconfezionato intonato al "chi paga?" e passandolo all'ufficio stampa più vicino. Oltre al "chi paga?" pragmaticamente ridondante, il comunicato avrebbe contenuto sicuramente critiche esplicite al tema del convegno qualunque esso fosse: tutti sanno bene come la definizione "occidentalista" di "libertà" sia per lo meno elastica.
Il problema è che a questo giro non hanno potuto farlo, dal momento che a godere della protezione dei gendarmi sono stati due "occidentalisti" cui tutto è dovuto.
L'accaduto non può comunque passare sotto silenzio. E qui tornano le similitudini con l'episodio in cui fu contestato l'ambasciatore sionista.

Ehud Gol statuì che i contestatori erano "pagati dai palestinesi".
Francesco Torselli invece, il primo micropolitico "occidentalista" ad aver cianciato su quanto successo, li accusa di coltivare nostalgie inconfessabili.
Senza prendere neppure in considerazione l'idea che possa esistere qualcuno che disprezza in modo abituale e disinteressato il politicame "occidentalista" a causa dei suoi obiettivi e documentabili demeriti, della sua impresentabilità, della sua abiezione e della sua incompetenza, e che questo qualcuno non si faccia problemi ad andare a testimoniare la cosa rischiando di persona, entrambi proiettano sugli avversari da denigrare atteggiamenti e "valori" che sono, invece, i loro.
In materia di nostalgie inconfessabili Francesco Torselli ha una lunga e documentabile consuetudine, ma non occorre certo ricostruirne le fila.
A sentir lui, a contestare una frequentatrice di mescite di lusso non possono essere altro che individui animati da una foia repressiva propensa ai carri armati.
La realtà, come sempre, è opposta alle menzogne "occidentaliste" per cui è non probabile, ma certo che i sostenitori della repressione andrebbero davvero cercati ovunque tranne che tra i manifestanti fiorentini. In ogni caso, una screenshot tratta da casaggi.blogspot.com è più che sufficiente per rimetterlo anche stavolta al suo posto.
Nel corso del 2010 la comunicazione politica del principale partito di governo è incentrata sul linciaggio di uno dei suoi fondatori. Questo a livello del mainstream.
A livello locale la stessa sorte càpita a quanti abbiano deciso di smetterla di riverire un frequentatore di minorenni.
Il blog casaggi.blogspot.com è riconducibile a Francesco Torselli in persona, che non è un sedicenne bocciato a scuola che disegna svastiche sui muri ma uno che sta in un pubblico consesso insieme ai rappresentanti di centinaia di migliaia di sudditi.
Si tratta di un blog che concentra contenuti che appartengono a tutti e due i livelli.
Il linciaggio dell'individuo cui tutti i torselli della penisola devono la propria uscita dalle fogne e dai sottoscala è affidato a copia e incolla quotidiani di editoriali copiati dal gazzettaio "occidentalista".
Ai piani bassi invece si deve ricorrere all'arte di arrangiarsi ed al fai da te, messi a servizio di poltrone e tornaconti.

Zizzania!
La nostra dedica quotidiana agli infami, ai viscidi, ai pavidi, ai protetti, ai bugiardi, ai pochi e tristi servi delle proprie squallide opportunità, traditori di Comunità e di sogni. Ci vedremo nella mischia, bastardi. Non finirà mai: ci sarà sempre un pò di odio per voi.

Gli ZetaZeroAlfa sono uno dei principali prodotti del merchandising di Boutique Pound, che a sua volta fa da specchietto per le allodole nel bacino elettorale dei diciottenni.
Francesco Torselli invoca l'espulsione dall'Università di gente che a sentir lui arriva dritta dalla Lubjanka.
Intanto però dedica un bell'avvertimento da camorristi ad ex compagni di strada al cui nome e cognome si potrebbe risalire senza difficoltà.
Un avvertimento da camorristi, grondante di quell'odio che soggetti come questo attribuiscono sistematicamente agli avversari politici, quelli rimasti alle "chiavi inglesi" e alle pistole.

Individui del genere tengono a definirsi non conformi; in contesti non "occidentalisti" e dunque immuni alla menzogna ed alla sovversione, si è invece soliti definirli utilizzando vocaboli meno forbiti.

mercoledì 24 novembre 2010

Riccardo de Corato e Daniela Santanché all'Università di Firenze?


Una formazione politica "occidentalista", tali "Studenti per la libertà", ha annunciato per il 25 novembre 2010 una delle consuete chiacchierate tra amici.
Dovrebbero intervenire tra gli altri tale Riccardo de Corato e tale Daniela Santanché.
All'imam fiorentino Izzedine Elsir dovrebbe spettare il compito di conferire alla cosa un minimo di autorevolezza e di imparzialità.
L'organizzazione ricorda non poco le strategie comunicative delle televisioni che combinano primacy e recency in modo da rinforzare oltremodo il messaggio "occidentalista" e da sminuire o mettere in ridicolo ogni contraddittore.
Il motivo della convocazione è serio: gli "occidentalisti" sono o no padroni in casa loro?
Salvo brevi periodi, forze politiche "occidentaliste" hanno "governato" lo stato che occupa la penisola italiana per tutti gli ultimi dieci anni. Strano che siano ancora a porsi interrogativi del genere.
Una "rete dei collettivi" ha risposto con un messaggio molto livoroso che riportiamo per intero insieme al commento che abbiamo fatto pervenire agli scriventi.
A questo seguono altre considerazioni, aggiunte con calma.

11.23.2010
DE CORATO E SANTANCHE’, FUORI LA MERDA DALL’UNIVERSITA’

Sentendo vicino l’odorino della sconfitta e il tanfo da basso impero del governo Berlusconi, i giovani ragazzi “antidegradoeinsihurezza” del PDL, tali Studenti per la Libertà hanno pensato bene di trasformare il Polo di Novoli in una scintillante passerella per “nuovi” e intriganti personaggi di spicco della destra fascista, riammodernata prima AN, poi PDL e LA DESTRA.
Questi loschi figuri sono molto noti nell’ambiente per la loro spiccata filantropia, tali Santanché, colei che “sono orgogliosa di essere fascista”, e un certo, meno noto, De Corato, ex Vice Sindaco di Milano, durante il periodo Moratti, con delega, per l’appunto, alla sicurezza, famoso per le sue affermazioni sull’immigrazione e sull’Islam, degni della peggior feccia xenofoba.
Ribadiamo con forza alla città e a questi rigurgiti del ventennio, che qui a Firenze per loro non ci sarà mai posto, come non c’è mai stato, e che ostacoleremo in tutti i modi i comizi che questi razzisti proveranno a fare, sparando a zero su migranti e fasce deboli della società fomentano l’odio tra poveri tanto utile per le loro malefatte squadriste, specie all’ interno delle università, luogo in cui, dovrebbe avvenire la nostra formazione.

NESSUNA TOLLERANZA PER GLI INTOLLERANTI

25 NOVEMBRE POLO DI NOVOLI ORE 9.30

Il nostro commento:

Riccardo de Corato ha un diploma di ragioniere.
Dal 1980 si è dedicato in pianta stabile alla politica. Almeno per quanto riguarda il modo di guadagnarsi la giornata “ragiona” in effetti benissimo: il curriculum riportato sul suo sito personale è orgoglioso di collocare la sua ultima esperienza lavorativa al 1977.
Trentatré anni fa.
Questo è il tale che sta nella città dove mangiano cotolette, quello che passa la giornata ad abbaiare contro i centri sociali.
Nessun titolo accademico, nessun lavoro di ricerca, nessuna pubblicazione.
Tutte cose che conferiscono davvero autorevolezza.
Un “occidentalista” proprio rappresentativo.

Daniela Garnero già coniugata Santanché (matrimonio annullato dalla Sacra Rota) ha conseguito una laurea in scienze politiche e Wikipedia le attesta un certo numero di non meglio precisate “consulenze”, oltre ad una variegata carriera politica. Riferisce anche che “È stata in società con Flavio Briatore nel locale di Porto Cervo Billionaire ed è socia del Twiga a Forte dei Marmi”.
Ambienti e frequentazioni che, come tutti sanno, conferiscono a chiunque una competenza in materia di scienze religiose degna di uno hoyatoleslam.
Ed infatti Daniela Santanché ne fornisce testimonianza: “Maometto aveva nove mogli, l’ultima era una bambina di nove anni. Maometto era un poligamo e un pedofilo!” (8 novembre 2009).

Ecco di quali competenze intende avvalersi l’”occidentalismo” fiorentino. Una frequentatrice di locali dove si bevono alcolici ed un ragioniere che dal 1977 in poi non ha lavorato un giorno in vita sua.
Non si tratta di “rigurgiti del Ventennio”: si tratta di qualcosa di meno, di qualcosa di peggio.
Qualcosa di meno e qualcosa di peggio che ha il pregio di costituire un buon campione dell’umanità “occidentalista” e delle sue rappresentanze istituzionali.

Fin qui le nostre prime considerazioni.
Nota: sia Riccardo de Corato che Daniela Santanché militano in una formazione politica il cui leader frequenta minorenni al di là di ogni dubbio o questione, e con il quale è legittimo ritenerli ampiamente in debito.
Da quali bocche escono i giudizi sul conto dell'Inviato!

Sulla fedeltà di Daniela Santanché alle "radici cristiane" dell'"Occidente"
e sulle sue competenze in materia di scienze religiose, Internet è ricca di testimonianze.


La libreria on line IBS accredita a Daniela Santanché due libri che su quel sito nessuno si è curato di recensire, e probabilmente neppure di leggere.
Eccone le presentazioni.

La donna negata. Dall'infibulazione alla liberazione (Marsilio, 2006)
Raccogliendo le testimonianze di tante immigrate (da Amina, un'algerina picchiata a sangue insieme ai due figli piccoli perché non accettava la convivenza con la seconda moglie del marito, a Hirsi Ali la kafir, ispiratrice del cortometraggio Submission, per arrivare a Marjan che vede riaprirsi per la figlia adolescente un calvario che pensava di essersi lasciata alle spalle) e collaborando con le associazioni che rappresentano il milione di donne islamiche che vivono in Italia, Daniela Santanché ci consegna un'analisi della condizione delle donne musulmane nel nostro Paese.

Le donne violate. La donna negata e oltre (Marsilio, 2008)
Con questo secondo libro Daniela Santanché analizza la drammatica condizione in cui si trovano migliala di donne islamiche che vivono in Italia. Private dei diritti più elementari da una concezione dell'Islam a cui non sappiamo o non vogliamo dare risposte adeguate, inseguite anche nel nostro paese dalle imposizioni più aberranti del fondamentalismo religioso, Daniela Santanché denuncia le ambiguità e i silenzi della politica. Le donne violate con il loro grido di aiuto rendono sempre più attuale il monito che l'autrice lancia ai governanti italiani e europei. Perché nessuno debba dimenticare che la libertà delle donne dell'Islam è, in ultima analisi, la libertà di tutti noi.

Cellulosa sottratta ad utilizzi più costruttivi, chiaramente. Basterebbe l'accenno fugace all'Islàmme come antitetico alla "libertà", qualunque concetto si abbia di essa, con cui si conclude la seconda presentazione per farsi un idea molto precisa sulle competenze della scrivente.
Daniela Santanché postula che nella penisola italiana vive un milione di donne infibulate e picchiate a sangue.
La cosa peggiore che potrebbe capitarle è trovare qualcuno che prenda, e in tutta serietà, il dato per veritiero.
Perché se le cose stessero come dice questa poco vestita, l'unica conclusione che avrebbe senso trarre è che una politica "occidentalista" che ha fatto dell'islamofobia una specie di dogma non è riuscita, in dieci anni filati, a togliere da quelle condizioni neanche una frazione delle vittime.
Un'ammissione di fallimento prevedibile e prevista, che non può che rallegrare.
In compenso la politica "occidentalista" è riuscita, e senza moltre difficoltà, a partecipare alla "esportazione di democrazia" in Iraq ed in Afghanistan.
Costo previsto per il 2010, un miliardo di euro.
Più tintoria e stiratura per le mimetiche da passeggio di Ignazio Benito Maria La Russa, in modo che sia bello elegante quando mette in scena qualcuna delle sue insultanti pagliacciate.
Più le spese per portare una giornata a Firenze quella donna, insieme al ragionier Riccardo de Corato.

Qui sopra la screenshot di come si presenta su Google il dominio danielasantanche.com.
"Contatti", "Sesso", "Senza Veli", "Pagina successiva" (come dire "avanti la prossima"). Un'autopresentazione che promette davvero competenze approfondite nel campo delle scienze religiose. Il miglior biglietto da visita per una che intenda combattere -presumibilmente da sola- contro la "repressione sessuale" corollario dell'Islàmme.
Al momento in cui scriviamo il sito è fermo al 30 agosto 2010.
Tra gli ultimi materiali inseriti, uno starnazzo di questo genere:

“A Brescia come a Teheran, il problema è il velo, simbolo di tutte le sottomissioni. Ma dov’è lo sdegno dei nostri intellettuali di sinistra?”

Daniela Santanché vada a chiederlo alla ragazza cecena ritratta qui sotto.
Ci vada "vestita" come appare "vestita" nelle molte immagini disponibili sul suo conto, ed avanzando gli stessi concetti cui deve la propria miserabile fortuna da gazzetta patinata.
Ci riferisca con calma la risposta.
Qui nessuno ha fretta.



martedì 23 novembre 2010

Massimo Primerano, "La Nazione" di Firenze, la "legalità" (terza parte).


L'Aquila, 20 novembre 2010.

Massimo Primerano, nel novembre 2010, è "dirigente scolastico" del fiorentino Liceo Carcere Michelangiolo.
Si è reso protagonista di alcuni exploit mediatici di cui abbiamo già riferito nel dettaglio in una prima ed in una seconda occasione.
E che sono risultati controproducenti da ogni punto di vista. Ecco qualche supposizione sul perché.
Per cominciare, la gazzetta che ha fornito il primo supporto per l'operazione.
La crisi dell'editoria sta falciando il gazzettame anche perché troppe testate per troppi anni hanno vissuto sul clima di odio e di allarme sociale da esse stesse alimentato intanto che trattavano ogni campo dello scibile con una profonda, quotidiana e documentata incompetenza. Rivolgersi ad uno dei principali protagonisti fiorentini dell'irrespirabile clima sociale creato per fini elettorali non rappresenta dunque una pensata delle migliori: a fronte dei poderosi demeriti accumulati, di cui ci siamo limitati a documentare un singolo caso, non c'è contenuto di quella gazzetta che possa aspirare ad un minimo di credibilità presso un lettore non "occidentalista".
Massimo Primerano ha avuto dunque l'idea di andare a pietire solidarietà presso un pubblico costituito essenzialmente da aficionados della canottiera che cianciano di pallone tutto il tempo che non passano a mangiare maccaruna c'a' pummarola e a consultare riviste pornografiche. Gente cui è stato insegnato impunemente per anni che gli zingari rubano i bambini.
La linea editoriale di quella gazzetta è nota: giridivite, insihurezzeddegràdo, tolleranzezzèro. Nulla di meglio che un "dirigente scolastico" che invoca la "legalità" per costruire approvazione sociale attorno al fòmite di repressione che costituisce l'unico risultato tangibile dell'operato governativo. La compagine governativa ha potuto raccogliere suffragi e rendere presentabile ciò che presentabile non è, demonizzando al tempo stesso il minimo gesto di dissenso da qualunque parte provenga, tramite un controllo dei mass media che non ha alcuna necessità di essere assoluto o censorio. E' sufficiente occupare quella parte del mainstream che basta perché tutti gli altri produttori mediatici modellino su di esso palinsesti ed agenda setting. Il mercato fa il resto, mettendo a disposizione della "libera informazione" riempitivi molto economici, costituiti invariabilmente da femmine con poca roba addosso.
I problemi cominciano quando i sudditi si accorgono che nello stato che occupa la penisola italiana chiunque, e non soltanto nogglòbal, terroristi, pacifinti, zingari ed islamonazianarcocomunisti rossoneroverdi può essere prima linciato a mezzo stampa e poi messo in condizioni di non nuocere con le buone o con le cattive. Quando questo succede, soltanto gli appartenenti ad un gruppo sempre più ristretto di categorie possono sperare di uscire grosso modo indenni dalla macchina repressiva. Nel contesto profondamente e radicalmente sovvertito che ad ogni costo si è voluto creare nella penisola italiana, quello di legalità è un concetto che ha reciso anche gli ultimi legami che lo ancoravano, almeno in ipotesi, al concetto di giustizia: significa soltanto ingiustizia distribuita e repressione lungo un climax che parte dalle multe, passa dai condoni su misura, dai lager travestiti da CIE e presentati come indispensabili conquiste della civiltà, fino ad arrivare alle esecuzioni nelle aree di servizio ed alle carceri infernali.
Che non sono certo un'esclusiva di Tehran, per quante cortine fumogene possano spargere i gazzettieri.
Il paese modello degli "occidentalisti", gli Stati Uniti d'AmeriKKKa, ha la più alta percentuale nota al mondo di detenuti rispetto alla popolazione.
In altri termini, la "legalità" di Massimo Primerano non rimanda certo ai valori costituzionali dello stato che occupa la penisola italiana, e meno che mai ai suoi miti fondanti. E' un qualcosa che viene percepito come cieco, insensato ed assurdamente minaccioso; qualcosa che è a sostanziale servizio della repressione e dell'ingiustizia sociale e che viene dunque tollerato a mala pena, irriso e disprezzato da chiunque non ne condivida i concretissimi interessi.
Nulla di strano che coloro che se ne fanno sostenitori siano a loro volta tollerati a mala pena, irrisi e disprezzati.

I riferimenti al 1968 operati da Massimo Primerano hanno completato un quadro già estremamente negativo per proprio conto, anche se non si può certo escludere che i gazzettisti vi abbiano messo del proprio contribuendo a distorcerne il senso.
Un'operazione mediatica nata male e gestita peggio, a servizio di un vocabolo preso dalla propaganda di un governo che possiamo ritenere perfettamente rappresentativo dei sudditi, ma che a Firenze -dove nonostante tutto persiste una consistente quota di non-sudditi che gli "occidentalisti" tentano di delegittimare con ogni sistema- è saldamente ancorato ad una sprezzante e realistica impopolarità.
Il 1968 non dette affatto inizio ad un'epoca di "rispetto per le istituzioni". Dette inizio ad un periodo lungo più di dieci anni, in cui lotte radicali misero in seria discussione ogni aspetto della società "occidentale". Un periodo che finì soltanto con la particolarizzazione dei percorsi di vita e con la rottura dei legami di classe, sfociati negli ultimi decenni nell'aperta condanna e nella conseguente criminalizzazione di qualunque comportamento diverso da quelli di consumo.
Nel corso di quei dieci anni, effettivamente, è capitato che non si imbrattassero pareti e non si "incendiassero gazebi".
Ma è capitato anche che si spaccassero le teste e si bruciassero vive le persone.
La prassi politica e la strategia mediatica "occidentalista" dànno anche in questo contesto prova della loro natura sovvertita ed infernale. L'imbrattatura di pareti e l'"incendio di gazebi" -peraltro mai verificatisi fino ad oggi a Firenze- vengono invariabilmente presentati come assai più gravi sotto ogni punto di vista rispetto alla spaccatura di crani od alla vivicombustione. Anzi, gli episodi di questo secondo tipo godono di scoperta e diffusa approvazione, purché messi a segno da gendarmi "occidentali" (i bassij guai se si azzardano) o nell'àmbito di qualche guerra di aggressione presentata come "esportazione di democrazia".
E' molto strano -e rivelatore- che un utente tanto assiduo della principale gazzetta "occidentalista" di Firenze che si picca anche delle proprie responsabilità di educatore non vi abbia fatto caso. Pur di insistere in questa miserabile operazione di propaganda, "La Nazione" sorvola sulle rivendicazioni di Massimo Primerano, che alle proteste del 1968 dice di aver partecipato. Chiunque altro le avesse espresse sarebbe stato considerato un anarcoislamonazicomunista per contaminazione, e qualche "occidentalista" in cravatta, di quelli grassi da fare schifo, ne avrebbe rumorosamente chiesto le dimissioni immediate.

Al momento in cui scriviamo quest'ottima testimonianza di dove può condurre un utilizzo peggio che maldestro dello strumento gazzettistico è sfociata in episodi degnissimi dei suoi protagonisti. "La Nazione" non si arrende mai, nemmeno di fronte all'evidenza, e presenta un'altra autolesionistica puntata della vicenda: la partnership tra "dirigente scolastico" e gazzetta pare abbia portato il Liceo Carcere Michelangiolo verso l'ulteriore peggioramento di un clima organizzativo già demenziale per proprio conto.
Forse era meglio continuare a divertirsi a giornate intere sul Libro dei Ceffi.

domenica 21 novembre 2010

Massimo Primerano, "La Nazione" di Firenze, la "legalità" (reprise).


Fine novembre 2010. Il gazzettame "occidentalista" di Firenze è momentaneamente a corto di degradensihurézze ed è costretto a ripiegare su qualunque cosa gli permetta di chiudere ciascun numero. E' sufficiente che gli argomenti toccati dalle news siano autoreferenziali e completamente privi di rapporto con la realtà.
"Il Giornale della Toscana" annuncia quella che viene chiamata "campagna d'inverno" del piddì con la elle, la cui sostanza è una serie di chiacchierate tra amici un po' più lunga e un po' più inutile del solito, tuttavia in grado di mostrare con chiarezza come l'essere grassi e l'avere un curriculum studiorum impresentabile siano due caratteristiche di grandissimo aiuto per fare carriera in certi ambienti.
In località meno sovvertite, nello stesso momento, un individuo dimessamente vestito ed eletto dal popolo illustrava alcuni tra i piccoli ma continui successi della ricerca tecnologica del suo paese alla controparte di uno stato confinante. Un politico "occidentalista" avrebbe utilizzato il tempo a disposizione per l'incontro per vantare le proprie prodezze sessuali a pagamento.
"La Nazione" non ha, in questa sede, bisogno di troppe presentazioni: abbiamo più volte affermato che le occasioni che offrirebbe per demolirne una credibilità ed un prestigio che sono già meramente ipotetici sono almeno una per ogni trafiletto pubblicato. Meno legata ad ambienti politici esplicitamente etichettabili, si sta facendo aiutare a riempire il posto rimasto libero tra la pagina delle inserzioni a pagamento per professioniste e la pubblicità di qualche cosa di inutile da un certo Massimo Primerano, "dirigente scolastico" del fiorentino Liceo Carcere Michelangiolo.
Il giochetto va avanti da settimane e ne abbiamo compiutamente riferito in una precedente occasione. Le origini della questione vanno fatte risalire ad un'occupazione studentesca dell'ottobre scorso, che ha avuto modalità appena appena più distruttive di altrove esclusivamente in quella specie di galera. Un motivo deve pur esserci, ed in considerazione dell'amplissima casistica di precedenti reperibile in questo senso su "La Nazione" è certo che l'endorsement tra essa ed il "dirigente scolastico" ha la funzione di distogliere l'attenzione del pubblico proprio dal motivo di quanto successo.
Il nuovo accrocchio dovrebbe essere la trascrizione di un'intervista telefonica. L'intervistatore e l'intervistato raggiungono gli scopi primari della cosa, che sono rispettivamente quello di chiudere il numero in uscita e quello di non sembrare ciò che si è, ovvero una vox clamantis in deserto destinata ad un target molto preciso e priva di ogni riscontro al di fuori di esso.
Il successo nel raggiungimento di entrambi gli obiettivi viene conseguito dai due soggetti al prezzo di un'ulteriore illustrazione della rispettiva pochezza: ecco alcune conclusioni suggeriteci dallo scritto.

Primerano, i genitori dei figli che lei ha denunciato pensano anche ad azioni legali. E chiedono qual è stato il criterio utilizzato per individuare quei nomi. C’è chi parla di sorteggio...
"Sorteggiati? E che vuol dire? Detta così sembra quasi che siano stati fatti a caso quei nomi".

Il Liceo Carcere Michelangiolo ha la curiosa pretesa di considerarsi "scuola prestigiosa e selettiva"; un side effect di una presentazione del genere è che all'aneddotica su quanto vi accade viene attribuita una credibilità forte.
Di questa aneddotica fa parte anche un episodio cui assistemmo a suo tempo. A fine anni Ottanta l'evanescente "dirigente scolastico" di allora, tale Nunzio Marchese, sospese dalle lezioni un individuo colpevole di avergli rivolto la parola tenendo le mani in tasca. Il giornalino scolastico di allora, il "Miche Magazine", punzecchiò il "dirigente scolastico" dipingendolo come il fondatore della sagra del sospeso, "allegra festa durante la quale viene sospeso un allievo estratto a sorte".
Negli anni trascorsi non abbiamo avuto notizia di alcunché che modificasse simili prassi, per cui l'ipotizzare ad alta voce che la scelta dei condannati sia stata fatta tramite sorteggio è meno privo di fondamento di quanto si potrebbe pensare.

E invece?
"Invece sono stati individuati, tra tutti coloro che occupavano la scuola. Qui ci sono più di mille studenti, non li conosco tutti personalmente ma una parte sì. Qualcuno l’ho inviduato io di persona, altri sono stati segnalati da qualche docente. Si tratta di coloro che non hanno consentito ad altri di andare a far lezione".

Con questo, Massimo Primerano mette al corrente ogni interessato dell'esistenza di una vera e propria rete di delatori, probabile integrazione non virtuale del Libro dei Ceffi cui si connette tanto volentieri. L'"occidentalismo" ha nella delazione uno strumento essenziale della propria pratica politica, e la delazione viene da esso lodata ed indicata all'approvazione sociale. In epoche meno sovvertite la figura del delatore è invece oggetto di universale disprezzo: la natura sovversiva e fondamentalmente ìnfera dell'"occidentalismo" emerge anche da questi dettagli.

Lei è stato l’unico preside delle scuole occupate a fare una denuncia alla Digos, indicando anche i nomi. Per questo le hanno dato di spia: era indispensabile fare quei nomi?
"Una denuncia o la si fa come si deve oppure non serve a niente. E’ vero, potevo anche fare una denuncia contro ignoti e poi dire, avete visto, io la denuncia l’ho fatta, fate voi. E come fanno poi a individuarli? La polizia non era entrata, facendo anche bene, per non aggravare la situazione...".

In considerazione di come funziona il sistema giudiziario nello stato che occupa -non si sa bene a quale titolo- la penisola italiana, nulla vieta di concludere che una denuncia non serva comunque a niente, anche se fatta "come si deve" ovvero, in questo caso, facendo ricorso al frutto di qualche delazione.
L'ingresso dei gendarmi nelle scuole e nelle università viene sempre lodato con enfasi dai gazzettieri "occidentalisti" e dalla marmaglia che presta loro attenzione, ma ha l'ovvia tendenza a ritorcersi contro chi ne ha promosso l'utilizzo. I fittissimi precedenti di interventi conclusisi anche peggio rintracciabili nella storia di vari paesi ha fatto sì che ne esistano diversi, come la Repubblica di Grecia, in cui la legge proibisce esplicitamente alla gendarmeria l'ingresso alle strutture universitarie. Nel caso greco si ha anche la sensazione precisa che l'indomabile popolazione anarchica della capitale possa, e con ottimi diritti, rivendicare un ruolo di primo piano nella fine di un governo militare che si era inteso liberare l'università occupata utilizzando i carri armati.
Cosa che i lettori de "La Nazione" sarebbero capacissimi di portare a compimento, come fanno pensare i commenti allegati agli assist che questa gazzettina ha offerto a Massimo Primerano. La condivisione dell'"occidentalismo" implica incompetenza in ogni settore dello scibile e non si vede perché la scelta e l'utilizzo di mezzi repressivi dovrebbero fare eccezione.
Quello che si intende dire è che gli "occidentalisti" riuscirebbero ad operare mediocremente perfino come carnefici di stato.

Con quei ragazzi non era forse meglio parlarci faccia a faccia di quanto era accaduto, prima di arrivare a denunciarli?
"Sono sei anni che ci parlo, e continuo a parlarci. Io non ce l’ho con loro. Ma sono arrivato alla convinzione che le parole ormai non bastano più: dal 2008 ad oggi qui al Michelangelo la situazione è peggiorata. Andava dato un segnale preciso, un segnale forte".

In cinque anni avemmo occasione di incontrare il "dirigente scolastico" di allora, un tale che non faceva mistero della propria simpatia per Francisco Franco e per il mito della hispanidad, non più di due volte. Un dialogo davvero fruttuoso.
Che la situazione sia peggiorata, e non certo dal 2008, non ci sorprende affatto. Sarebbe interessante conoscere qualcosa di più circa le attribuzioni causali che Massimo Primerano potrebbe operare in proposito, dal momento che il "dirigente scolastico" è lui e che ha quindi un potere di influenza considerevole sull'intero clima organizzativo...

Gira la voce che tra i 22 denunciati ci siano anche i nomi di chi non c’era proprio quel giorno a occupare.
"A me non risulta. Può anche darsi ci siano stati degli errori. Ma mi sembra strano, perché anche le famiglie sono tutte a conoscenza della denuncia e nessuno è venuto da me a dirmi che suo figlio non c’era".

In considerazione dei precedenti su enumerati la cosa non ci sembra priva di fondamento. In una precedente occasione Primerano Stesso si è lamentato della nulla considerazione ottenuta dalle sue minacce: se nessuno ha avuto da ridire neppure a denunce inoltrate se ne deve concludere che anche il suo passaggio all'azione ha ottenuto considerazione nulla.

Senta, come va ora con i 22 studenti denunciati. Che rapporto c’è?
"Tutto regolare. Ho parlato con qualcuno di loro. C’è amarezza, ed è comprensibile, ma nessuno è venuto a infamarmi, né i ragazzi né le loro famiglie. Si è trattato di un colloquio sereno e pacato. Non ho la pretesa che siano contenti, si sono presi comunque una denuncia...".

Di questo non c'è da stupirsi: al di fuori delle gazzette "occidentaliste" e dei mangiatori di spaghetti indicati con il termine di "maggioranza silenziosa", autentica feccia della terra, quintessenza di viltà, vermi del creato contro i quali non c'è disprezzo che basti, nessuno ha interesse ad occuparsi più di tanto di una questione che sarà certamente educativa ma non nel senso auspicato dal suo protagonista.
I giovani sudditi da lui denunciati avranno semplicemente un saggio del "funzionamento" del potere giudiziario nello stato che occupa la penisola italiana.
Il 20 novembre 2010 ci siamo recati a L'Aquila, città il cui centro storico è del tutto inagibile a causa del terremoto del 6 aprile 2009. Molti giovani furono vittime dei crolli nella "casa dello studente". Alle transenne che la circondano, irritantemente punteggiate di perentori avvertimenti ad opera di una cosa che nello stato che occupa la penisola italiana chiamano "Ministero dell'Interno", i familiari delle vittime della "casa dello studente" e del "convitto nazionale" hanno appeso un grosso striscione nero. La scritta recita "Ci avete tolto il futuro. Non toglieteci, con il processo breve, anche la giustizia".

Ci saranno ripercussioni per loro a scuola?
"No. Non ci sono e non ci saranno sanzioni disciplinari nei loro confronti".
E se qualcuno degli studenti mostrasse segni di pentimento?
"Non ho pensato a questo. Non escludo ci possano essere sviluppi anche per gli studenti. Vedremo".

Senza commento.

Dopo la denuncia che ha fatto lei ha detto di sentirsi solo a difendere la legalità...
"E’ così".
Scusi, ha ricevuto telefonate di solidarietà?
"Sì, qualcuna".
Quante?
"Due. Sindaco e prefetto".
Nessun altro le ha manifestato sostegno?
"Pochi colleghi. I genitori? Sì, uno mi ha telefonato per un altro motivo e poi ha colto l’occasione per darmi sostegno".

Vox clamantis in deserto. Molto giustamente.
Va notato che Massimo Primerano, non eletto, era presente nella lista elettorale collegata al sindaco in carica.
Incassa quindi la solidarietà da un militante del suo partito. Almeno uno.
Il secondo a solidarizzare è il rappresentante a Firenze di un "governo" sedicente "nazionale", guidato da un frequentatore di minorenni.
Massimo Primerano incassa quindi la solidarietà di uno che risponde ad elementi del genere. Proprio il riconoscimento ideale, per un educatore.
Il terzo è uno lì per caso, con la voglia di fare due chiacchiere e non c'è da escludere che anche con costui Primerano si sia atteggiato a vittima incompresa ricevendone un sostegno di pura circostanza. Davvero appagante.

Lei ha figli?
"Due figlie, una di 33, l’altra di 34 anni, sposate. Sono un nonno".
Sue figlie studentesse manifestavano?
"Hanno partecipato anche a occupazioni ma non hanno mai ricevuto denunce se è questo che interessa...".
E lei da studente?
"Io sono un ex sessantottino. Sono entrato all’università nel 1967. E partecipavo alla protesta".
Racconti pure.
"Manifestavo anch’io. Non ho mai fatto occupazioni notturne. Eravamo molto più pacati".
Più pacati nel Sessantotto?
"Sì. Sembrerà strano ma non facevamo danni, vandalismi, scritte sui muri".
Da quel che raccontano sembra sia stato un periodo più agitato di come lo descrive lei.
"Voglio dire, almeno per la mia esperienza, che c’era comunque più rispetto per le istituzioni".

Righe che sono un piccolo capolavoro di autolesionismo gazzettiero, di cui è giusto facciano le spese sia l'intervistato che l'intervistatore.
C'è da chiedersi dove abbia vissuto Massimo Primerano dal 1968 ad oggi, se non fosse che una condivisione anche parziale dei punti di vista "occidentalisti" implica l'edificazione di una rappresentazione del reale completamente avulsa da esso.
Avendo tempo da perdere e scorrendo i commenti acclusi agli articoli de "La Nazione" riportati in link si nota che molti commentatori non dubitano affatto che dietro ad occupazioni e cortei esista una regia occulta di burattinai che muovono studenti inconsapevoli per il proprio tornaconto.
Nell'attuale stato di cose gli "occidentalisti" poltriscono come maiali nel fango: che qualcuno possa attivarsi contro di esso mosso da un disprezzo e da un odio tanto viscerali quanto disinteressati è fuori da quanto ritengono immaginabile. Quindi attribuiscono agli attivisti politici comportamenti che, invece, sono loro propri.
Ora, il gazzettame "occidentalista" è in ricerca continua di "sessantottini" e di "cattivi maestri" ai quali viene in blocco e costantemente attribuito ogni demerito.
Agli occhi della feccia fogliettista, simili ammissioni dovrebbero quindi rendere Massimo Primerano un anarcoislamonazicomunista per contaminazione.
Perché questo succeda occorre tuttavia che la gazzetta sia coerente almeno con se stessa: e gli "occidentalisti" la coerenza la considerano sistematicamente un qualche cosa da attribuire -in toni ovviamente negativi- a terroristi, pacifinti e okkupanti.

venerdì 19 novembre 2010

Massimo Primerano, "La Nazione" di Firenze, la "legalità".


I lettori fiorentini conoscono bene "La Nazione", un foglio che vive da centocinquant'anni sciorinando il peggio che gli uffici stampa siano in grado di rastrellare ed aggiungendovi allegramente del proprio: refusi, strafalcioni, scorciatoie lessicali, inesattezze, cattiverie pure e semplici e malafede abituale. Una linea consueta al punto che reperire un forcaiolo da gazzetta, uno stratega da caffè, una donna dal comportamento reprensibile o un legalista da due lire che non vi abbiano ripetutamente ottenuto visibilità è un'impresa parecchio difficile.
In data 12 dicembre 2006 quei fogliettisti hanno finalmente superato se stessi producendo una prima pagina esemplare.
Una prima pagina che è coronamento di pluridecennali demeriti, tali da farci sbrigativamente concludere che dalla fine delle pubblicazioni del quotidiano "La Nazione", che auspichiamo repentina e illacrimata, Firenze non avrebbe che da guadagnare.
La sede di questa gazzetta si trova in Piazza Ghiberti. Abbiamo avanzato la serissima proposta di demolirla, ovverosia di abbatterla.
Oppure, per utilizzare il linguaggio che la marmaglia "occidentalista" utilizza quando una sorte simile tocca ad uno squat o ad uno stabile occupato, di valorizzarne l'area restituendola alla cittadinanza.
L'area liberata potrà così ospitare una moschea degna della città di Firenze, la cui edificazione varrebbe anche a parziale compenso per la comunità dei credenti, la cui denigrazione è pratica abituale per l'intero gazzettismo peninsulare.
Forcaioli da gazzetta, strateghi da caffè, donne dal comportamento reprensibile e legalisti da due lire.
L'ultima categoria potrebbe includere Massimo Primerano, che come "Dirigente Scolastico Liceo classico Michelangiolo" firma il 19 novembre 2010 una lunga ed oziosa geremiade sull'edizione in rete di quel gazzettino.
Il preside Primerano attacca - "Solo a difendere la legalità". I titolisti de "La Nazione" sono degnissimi della linea editoriale seguita da quella carta, che implica in primo luogo una metodica sovversione del reale; riescono quindi a presentare come un attacco lo scritto di uno che non fa che lamentarsi di essersi trovato da solo ad affrontare certe situazioni, ossia una difesa pura e semplice. E nemmeno tanto incisiva, come andremo ad appurare, confutando alcune tra le affermazioni presenti nello scritto.
Nel far questo, si cercherà di dare prova di onestà intellettuale, evitando per quanto possibile di decontestualizzarle.

Ho scelto da sempre la via della legalità perché è quella che mi hanno insegnato i miei genitori fin da piccolo: il fatto che fossero operai e che mio padre non avesse neppure conseguito la licenza elementare (mentre mia madre sì, la fortunata) non ha impedito loro di inculcarmi i valori di legalità, giustizia, libertà, rispetto, educazione.

Quindi dovrebbe esistere una correlazione tra mancato conseguimento del diploma di scuola primaria e la propensione alla "illegalità", all'ingiustizia, alla prevaricazione, alla irriguardosità e alla maleducazione. A questa correlazione sfuggirebbero innanzitutto i signori Primerano.
Abbiamo validi motivi per dubitare della fondatezza di un fenomeno di questo genere, e che un piccatissimo "dirigente scolastico" inizi ad esporre le proprie considerazioni con un'argomentazione del genere ci sembra al limite del controproducente.
Anche questo corrisponde alla linea editoriale della gazzettina, il cui impegno a favore del politicame "occidentalista" di Firenze è riuscito il più delle volte a produrre ulteriore nocumento alla sua causa.
Non che ci sia da dolersene.

Nei paragrafi seguenti si trova la difesa d'ufficio di una roba che viene chiamata "legalità".
Legalità.
La legalità.
Nello stato che occupa la penisola italiana.
Lo stato dei processi lunghi venticinque anni, quello dei condoni, quello dei mustad'afin liberi di crepare in galera intanto che la propaganda li indottrina a pensare che una simile eventualità possa verificarsi solo a Tabriz.
La storia della letteratura e del teatro sono stracolme di umoristi diventati celebri senza neppure avvicinarsi a simili vette.

Gli aggregati giovanili in genere vengono tollerati esclusivamente in quanto esibitori di acquiescenza e, soprattutto, di comportamenti di consumo.
Nella totale assenza di leader degni di questo nome e nell'avvenuta particolarizzazione di ogni sorte, che ogni malessere si trasformi in comportamenti distruttivi è cosa normalissima. Un "dirigente scolastico" del Liceo Carcere Michelangiolo dovrebbe saperlo quanto pochi altri dal momento che in quel posto opportunismo ed individualismo vengono incoraggiati da decenni fino ed oltre i limiti del manicomiale.
L'esatto opposto di quanto ricostruito dal refrain "occidentalista", che indica nelle scuole autentici covi di "sessantottini" e di "cattivi maestri" secondo un copione che è lo stesso da chissà quanto; in tredici anni di studi non ne abbiamo mai incontrato neppure uno: o sono molto meno numerosi di quanto gli "occidentalisti" vogliano far credere, oppure essi "occidentalisti" mentono sapendo di mentire, come fanno d'altronde in ogni circostanza.
L'assenza di leader in grado di incanalare in modo costruttivo e responsabile il dissenso favorisce la distruttività pura e semplice. Per fortuna fino a questo momento nessuno dei protagonisti dei tranquillissimi ed ordinati cortei fiorentini ha mai preso i resoconti gazzettistici -nei quali si riesce a far passare per terroristi anche i partecipanti ad una battaglia a colpi di gavettoni in occasione della fine dell'anno scolastico- come inviti neanche tanto velati a fare almeno un po' più sul serio.
Altrove le cose vanno assai peggio: quello che oggi è il primo responsabile politico di una potenza industriale e nucleare, la Repubblica Francese, rimarrà noto non soltanto per le mucose femminili frequentate, ma anche per essersi guadagnato due settimane consecutive di scontri di piazza definendo racaille gente colpevole di non piacergli e morta in un modo che i mustakbirin sono soliti non mettere in conto, intanto che brigano perché la loro ora li trovi magari in compagnia di una minorenne.
Sulla definizione di "fascismo" sono stati scritti interi trattati e sembra che neppure il suo fondatore sia stato in grado, a suo tempo, di produrne una che non difettasse in qualche cosa. Comunque lo si voglia definire si trattava di qualcosa di serissimo, che ha sporcato esistenze e coscienze prima di sfociare logicamente in una guerra in cui i mustakbirin dello stato che occupa la penisola italiana diedero fedelissima prova di se stessi, esibendo i comportamenti a tutti noti. Non riuscirono certo ad ingannare e sorprendere i tedeschi: riuscirono benissimo ad ingannare, sorprendere ed abbandonare i loro soldati.
In considerazione di quanto qui schematicamente riassunto sarebbe il caso che un "dirigente scolastico" non scomodasse vocaboli del genere per qualche brutta parola e qualche scritta sul muro: lo lasci pur fare ai lettori della gazzettina che gli dà tanto spazio.

Evidentemente il mio concetto di libertà è diverso e molto più ampio di quello prevaricatore di queste persone. In ogni caso mi dichiaro orgoglioso di pensarla come la penso e di agire come agisco ed il momentaneo senso di assoluta solitudine che dovrebbe angosciarmi in realtà mi riempie solo di amarezza non per me ma per gli altri. E infatti mi chiedo: di fronte a episodi di palese violazione delle più elementari norme di civiltà dove è andata a finire quella politica che si riempie la bocca della sacra parola “legalità” ed alla prima occasione utile fa finta di dimenticarsene e si nasconde prudentemente in quanto tutto sommato questi ragazzi fanno veramente comodo. E chi se ne frega se imbrattano i muri, se offendono le istituzioni, se incendiano i gazebi, se sfasciano le scuole, se impediscono ad altri di esercitare i propri diritti. Lasciamoglielo fare così abbiamo più tempo per dedicarci al “Gossip” che sembra diventata la nuova moda.

Del concetto di libertà di Massimo Primerano non sapremmo cosa dire. Di certo avremmo da ridire, e non poco, sulla sua rappresentazione del reale perché righe del genere fanno pensare che tra la sua persona e la realtà ci sia un divario già piuttosto ampio, suscettibile di un ulteriore allargamento.
Un "dirigente scolastico", per giunta non più ventenne, dovrebbe aver interiorizzato alcuni dati elementari e tratto conclusioni molto diverse da quelle qui esposte. La sacra parola "legalità", nello stato che occupa la penisola italiana, è la più presentabile di una ristretta panoplia che comprende anche "degrado", "sicurezza" e "terrorismo". Nella comunicazione politica i quattro vocaboli indicano, puramente e semplicemente, la repressione di qualunque forma di dissenso capace di incidere sulla situazione presente. E il dissenso, nello stato che occupa la penisola italiana, è rappresentato da qualunque comportamento non sposti denaro dalla disponibilità di chi ne ha poco a quella di chi ne ha molto.
Di questo tipo di comunicazione politica gli "occidentalisti", che devono ad essa molta parte dei loro successi elettorali, stanno scopertamente abusando da anni: il loro tornaconto elettorale è passato avanti ad ogni cosa ed ha prodotto un gruppo di individui ammessi a pasteggiare ai truogoli del potere, ed un numero infinitamente più alto di mustad'afin che non ha alcun motivo per rispettare né le istituzioni né coloro che le occupano.
La seconda parte del periodo riporta un'analisi che parte da alcuni presupposti errati. L'"offesa alle istituzioni", nel "paese" i cui sudditi trascorrono a cianciare di pallone tutto il tempo che non passano a mangiare maccheroni e a consultare riviste pornografiche, è incarnata dalle istituzioni medesime. La macchina autoreferenziale dei mass media e della propaganda è tanto sfrontatamente sicura di potersi permettere ogni arbitrio che affastella ogni giorno decine di episodi di questo genere, che portano tutti a questa stessa conclusione.
Non ci risulta a Firenze, negli ultimi anni, alcun episodio incendiario. L'ultimo evento di questo genere si verificò nel 2006 e ne fece le spese un'autovettura della gendarmeria. Il fatto però avvenne nei pressi del pallonaio, proprio durante le pallonate tra due organizzazioni chiamate "Fiorentina" e l'altra, se ben ricordiamo, "Lazio": un contesto intoccabile per gli "occidentalisti" che ne traggono guadagni e suffragi, per cui nessuno si azzardò minimamente a stigmatizzare l'episodio.
L'imbrattatura dei muri e la distruzione delle scuole non hanno necessità alcuna di motivazione politica e almeno i nove decimi degli episodi inventariabili in questo senso non hanno infatti alcuna motivazione del genere. Le scritte normalmente reperibili non hanno altro significato che una marcatura del territorio degna di uno yankee o di un cane randagio. Le scuole vengono sfasciate da piccoli gruppi privi di ogni coloritura politica che concordano il più delle volte nell'attribuire alla noia pura e semplice la motivazione del loro agire. Massimo Primerano non soltanto tenta di sorvolare su fatti tanto semplici, il che sarebbe comprensibile, ma dà l'idea di non rendersi conto del fatto che il primo responsabile dello stato di cose presente è rappresentato dalla politica "occidentalista" e dal suo corollario principale che è quello di considerare tollerabili esclusivamente i comportamenti di consumo.
Non crediamo poi che questi ragazzi facciano poi troppo comodo. L'attivismo politico fiorentino è relativamente famoso per la costruttività delle sue azioni e per le magre figure fatte da chi si intendeva accanirsi contro di esso. Ai tempi del Social Forum del 2002 le ciarle escrete a caterve dall'"occidentalismo" più bottegaio e da "La Nazione", cui non pare vero di tirare la volata a d ogni aggregato di buoni a nulla che pensi di proibire qualcosa a qualcuno, ebbero uno dei loro capiscuola in un certo Paolo Soderi, che anni dopo fu trattato come un no global qualsiasi, e non certo per aver tentato di fare la rivoluzione.
A darne notizia, con buona dose di dettagli, fu la stessa gazzetta che stiamo qui additando al disprezzo di chi legge.
E di cui il gossip è parte fondante.
Un dettaglio che a Massimo Primerano deve essere sfuggito: un individuo consapevole di questo avrebbe per lo meno cercato un'altra sede per esprimere il proprio disappunto. Tanta disistima per l'ambiente che produce i quattro quinti dei contenuti della "libera informazione" va oltretutto poco d'accordo con l'autoschedatura sul Libro dei Ceffi di cui abbiamo già reso conto, che ha una natura coessenziale allo stesso mondo e che deve costare al signor Primerano considerevolissime dosi di tempo e di impegno.

E i problemi della gente? Risposta: problemi? quali problemi? Ed i docenti che ne pensano? Semplicemente non ci pensano o pensano soltanto al proprio tornaconto individuale. Perché mi devo creare problemi con gli studenti? Perché mi devo creare problemi col Preside? Meglio defilarsi e fare finta che niente sia successo. In una parola in queste situazioni le opinioni dei Collegi dei Docenti risultano “non pervenute” come la temperatura di Potenza. E l’elenco degli assenti ingiustificati potrebbe allungarsi di molto. Cosa fare allora? Molto semplice: non rassegnarsi ed andare avanti. Un segnale, pur piccolo, prima o poi deve essere dato e io questo ho voluto fare. Il tempo è galantuomo e, come al solito, renderà giustizia. In ogni caso.

Anche sulla galanteria del tempo si potrebbero avere ottimi motivi per dissentire. Di cosa siano capaci tempo e legge, nello stato che occupa la penisola italiana, ne abbiamo avuta ennesima riprova in questo mese di novembre, con la sentenza che ha lasciato una strage senza colpevoli. Il clima organizzativo improntato all'individualismo più assoluto o, in alternativa, alla protezione di interessi lobbystici è stato fermamente voluto ed altettanto fermamente realizzato in ogni campo della vita sociale. Non si capisce perché un "dirigente scolastico" che vi è profondamente coinvolto trovi motivo di lamentarsene.
E se a "difendere la legalità" si trova ancora una volta da solo, forse sarà il caso che cominci a chiedersene il motivo.

Ad uno dei più coerenti rivoluzionari che siano mai esistiti è stata attribuita la convinzione che i mass media dovessero essere "pieni di talento e svelare le macchinazioni del Nemico".
Ancora una volta e senza alcuna fatica abbiamo esposto, nelle sue implicazioni, un caso improntato a caratteristiche esattamente opposte.
Siano i lettori a trarre le conclusioni che credono opportune.


Post scriptum. Qualcuno, e nella fattispecie i tre "occidentalisti" del Consiglio Comunale Cellai, Roselli e Torselli, ha pensato bene di produrre il solito comunicato di solidarietà.
Con la solita coerenza, il blog di Casaggì, organizzazione "occidentalista" contigua al Torselli su nominato, pubblicava questa immagine. In linguaggio forbito l'insieme delle due cose costituisce quella che viene chiamata presa in giro.


Ci sono occasioni in cui è bene tacere: limitandosi alle attività congeniali ai loro consudditi (cianciare di pallone, mangiare maccheroni, consultare pornografia) questi signori si sarebbero almeno risparmiati due figuracce.
Il piagnisteo del terzetto "invita il Sindaco a verificare lo stato dei muri vicini al liceo Michelangelo e dunque gli imbrattamenti descritti a mezzo stampa anche in relazione ai filmati del passaggio del corteo" in modo che non vada sprecata la compiacenza dei gazzettieri ed il fine delatorio dei filmati trovi ulteriore conferma. Sarebbe interessante sapere che cosa pensano, invece, delle scritte nerastre firmate Azione Giovani o Casaggì che hanno impestato la città per anni, o delle piastrate di manifesti che fanno puntuali la loro comparsa in prossimità di ogni miserabile consultazione elettorale.
Due figuracce in un colpo solo. Che continuino pure.

mercoledì 17 novembre 2010

Francesco Torselli. Conforme e conformista.


Francesco Torselli, scaldapoltrone amministrativo, è noto da anni ai nostri lettori in qualità di estimatore di Corneliu Zelea Codreanu e di rumoroso propugnatore di una raffazzonata causa "non conformista" ed "antagonista". Un non conformismo ed un antagonismo tutti particolari, visto che riescono a convivere senza alcun problema con l'appartenenza ad un "partito" il cui operato di ogni giorno è coessenziale alla menzogna, all'ingiustizia, all'empietà ed alla prevaricazione.
Gli esempi sono troppo numerosi per poterli contare. Basti dire che negli ultimi mesi gran parte della comunicazione politica di esso "partito" ha avuto lo scopo di demolire la credibilità di un individuo al quale una schiera intera di frequentatori di sottoscala deve per intero la propria "fortuna" politica.
Messo per l'ennesima volta davanti a numeri impietosi dalle contestazioni studentesche di ottobre e novembre, Francesco Torselli si aggrega buon ultimo alla compagine dei criticatori di cortei, al tempo stesso vantandosi di averne organizzati "a decine" e di averne dovuto concordare il percorso ogni volta.
Per quanto ci è dato di sapere e di ricordare, a doversi contare a decine non sono i cortei, ma i partecipanti che confluiscono nell'unico corteo che gli "occidentalisti" organizzino ogni anno a Firenze in febbraio nell'indifferenza generale, per motivi che nessun altro condivide e che hanno a che fare con una concezione della storia contemporanea a misura di interesse elettorale.
Firenze tra l'altro è uno di quei posti dove alla controparte basta uno schiocco di dita per mettere in piazza un multiplo a piacere di persone rispetto a quante possano schierarne gli "occidentalisti" dopo settimane o mesi di propaganda.

"Questa logica dei due pesi e due misure è orribile. Mi chiedo cosa succederebbe se alla prossima occasione, anche noi di destra improvvisassimo cortei non autorizzati e scegliessimo percorsi senza concordarli con alcuno. La tolleranza sarebbe la stessa?".

Così si lamenta il "non conforme" militante di un "partito" fondato da un frequentatore di minorenni. Difficile associare un elemento del genere, assiduo a gendarmi e gendarmeria ed animato da un persistente legalismo d'accatto, a lanci del cuore oltre l'ultimo ostacolo o a giorni da leone contrapposti ad anni da pecora.
Il fatto è che i due pesi e le due misure in questo caso corrispondono ad una fedele rappresentazione dei rapporti numerici. L'improvvisazione di un ipotetico "corteo di destra" mobilitato come tale (e non in occasioni pallonesche nelle quali in tutta la penisola si assiste all'esibizione di intenti e di iconografie difficilmente riconducibili al leninismo) nella città di Firenze si scontrerebbe non tanto contro l'intolleranza della gendarmeria, quanto contro quella dei fiorentini stessi.
Di occasioni per infierire i torselli ne darebbero come minimo quattro o cinque al giorno. Il solo comunicato stampa riportato in link basta da solo a rivelare l'essenza di un "non conforme" perennemente assiduo di gendarmi e gendarmeria, perfettamente a suo agio in un ambiente dove la presa in giro e la delazione la fanno praticamente da padroni.
Bisogna però essere obiettivi, e riconoscere che anche individui di questo genere, che del Lapidato sono i servitori dell'ultima ora, restano ben distanti dalla malvagità metafisica. Anche a loro viene concesso ogni tanto di carpire qualche brandello di verità, come quello che traspare da alcune righe dello stesso documento:

"Quanto accaduto oggi [...] fa pensare che in questa città abbia ragione chi gli spazi se li conquista con la forza e con l’arroganza...".

I rapporti di forza a Firenze, descritti con sobrietà ed esattezza.
In considerazione della coerenza di chi intenderebbe addirittura rovesciarli, del prestigio, della buona fama e della credibilità che gliene conseguono, ci sarebbe se mai da stupirsi se le cose andassero altrimenti.