sabato 26 novembre 2016

Sull'assoluzione di Jalal el Hanaoui, con tanti saluti a Paolo Ermini del "Corriere Fiorentino"


A luglio 2015 ci occupammo brevemente di Jalal el Hanaoui, che si ritrovò insignito dello scomodo riconoscimento di Islamcattivo del Mese, caricato di accuse e scaraventato in galera tra lo scagnare delle gazzette.
Il signor Hanaoui è stato assolto in primo grado già da un pezzo, dopo aver fatto essenzialmente da cavia per tutte le nequizie repressive che il sistema giudiziario dello stato che occupa la penisola italiana e la sua gendarmeria sono in grado di escogitare quando puntano qualcuno che gli sta antipatico pescandolo di solito -e ormai da molti anni- in quella spettacolosa autoschedatura per buoni a nulla che è il Libro dei Ceffi.
In sede giudiziaria e lontano dal pontificare dei fogliettisti le sfortunate cavie vedono per lo più cadere o derubricare ogni accusa. Su casi simili esiste una letteratura ormai consistente anche dal punto di vista divulgativo, che si cura anche di trattare la "libera informazione" col disprezzo che essa merita. La racolta di atti, sentenze e casi che raccontano vicende di questo genere pubblicata da Carlo Corbucci è uscita nel 2012 in una versione ampliata che sfiora le 1800 pagine.
Comunque, anche in questo caso le gazzette se ne sono accorte con molta calma.
La "libera informazione" risaputamente non va mai oltre il più mercato / più galera; abbiamo sottolineato questo punto fino ad esasperare di chi legge. A Firenze essa schiera capogazzettieri come Paolo Ermini, che sul Corriere Fiorentino del 26 novembre 2016 statuisce che la sentenza
segna un drastico contrasto con i sentimenti di un’opinione pubblica ancora sconvolta dalla catena di stragi rivendicate dal terrorismo islamico
laddove la suddetta opinione pubblica, alluvionata ogni giorno proprio dalle quisquilie autoreferenziali dei paoloermini, ha dato invece amplissima prova di aver metabolizzato istantaneamente tutto quanto. Ancora più rivelatrici le righe con cui Ermini conclude il proprio piagnisteo:
il verdetto paventa il timore di una confusione tra i valori dell’Islam e la predicazione terroristica. È una preoccupazione che si addice più al dibattito politico che non a un processo.
Quando ci sono di mezzo dei signori nessuno anche le basi elementari dell'assetto giuridico in vigore, che poi è parte sostanziale di quella "civiltà occidentale" che i gazzettieri dicono di difendere a spada tratta, possono tranquillamente essere messe in discussione.
Una conferma spicciola dei predicati della "libera informazione", la stessa che da un anno all'altro ha pubblicato corsivi, elzeviri, ciance e contumelie in cui si tacciava di terrorista chiunque la deridesse come meritava, o dubitasse delle sue certezze, prima tra tutte quella che statuiva la pericolosità dell'arsenale atomico, batteriologico e chimico di Saddam Hussein...

4 commenti:

  1. La vicenda cui lei fa riferimento e' molto interessante e anche molto intricata dal punto di vista giuridico: la corte d'Assise ha assolto Jalal perche' il fatto non costituisce reato, cioe' l'assoluzione con la formula piu' piena che l'attuale giurisprudenza consenta. Tuttavia una precedente sentenza della corte di cassazione, che negava la scarcerazione al Jalal in seguito ad un ricorso del suo avvocato, sanciva in maniera piuttosto perentoria che "L'attivita' dell'imputato costituiva sicuramente istigazione a commettere attentati in cui potevano perdere la vita anche molte persone". Siccome le parole della cassazione sono sempre tenute in debito conto nella giuriprudenza italiana, il procuratore avra' buon gioco nel presentare le motivazioni del ricorso in appello gia' peraltro preannunciato. La vicenda giudiziaria e' solo agli inizi, nel frattempo la digos e facebook hanno provveduto a cancellare i post incriminati, il che e' abbastanza singolare visto che e' stato assolto. Una sola cosa e' certa in questa vicenda, o si sbaglia la cassazione o si sbaglia la corte d'appello.

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  2. Chiedo venio e' stato assolto "Perche' il fatto non sussiste".

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  3. Riassumendo: al pari di moltissimi zeri spaccati che si autoschedano sul Libro dei Ceffi, il signor el Hanaoui non ha fatto nulla. Non si è procurato o non ha accumulato armi, non ha confezionato ordigni, non ha sostenuto latitanti in fuga, non ha ospitato combattenti di questa o quella fazione.
    Niente.
    Tutti gli addebiti rientrano nell'àmbito dell'opinione.
    Un "processo alle intenzioni" di quelli che servono alla gendarmeria per far giornata e mostrare efficienza, evitando caso per caso un climax di seccature che parte dal rimbrotti dei superiori e arriva al trasferimento. Anche i gendarmi sono lavoratori come gli altri e devono produrre come gli altri.
    Una volta permesso alla gendarmeria di ascrivere qualche altro merito al proprio stato di servizio, la questione passa al potere giudiziario che dopo un bel po' di tempo -nel quale l'inquisito si è visto allegramente stravolgere la vita- derubrica ogni cosa o manda direttamente assolto l'imputato con tante scuse.
    Il fatto è che la prassi oggi vale per individui come questo; un domani potrà valere per chiunque altro rimanga antipatico all'esecutivo e costituisca al tempo stesso un bersaglio facile.

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    1. Verissimo:come lei ben sa le intenzioni e i propositi non sono penalmente perseguibili nell'ordinamento giuridico italiano.In altre parole se lei desidera assassinare sua moglie e ogni giorno pensa ad un metodo diverso per farlo non commette alcun reato nemmeno se confessa tale proposito: nel momento pero' in cui anche solo cerca su internet il funzionamento di un determinato veleno o tenta di procurarsi un'arma per compiere il proposito scatta la rilevanza penale e a volte il confine e' molto sottile.
      Come lei certamente sapra' pero' l'istigazione all'odio o l'incitamento a compiere un atto delittuoso tramite scritti o parole non rientrano piu' nel diritto d'opinione o nelle intenzioni ma costituiscono una fattispecie di reato ben preciso. Purtroppo non ho avuto modo di leggere i post di Jalal in questione perche' ormai irreperibili, per cui non posso nemmeno immaginare se avessero o meno rilevanza penale.

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