martedì 31 maggio 2011

Reza Pahlavi ed il Concorde. Sic transit gloria mundi.


Ad oltre trent'anni dalla Rivoluzione e dalla fondazione della Repubblica Islamica dell'Iran una certa vulgata adulatoria nei confronti dei Pahlavi riemerge periodicamente, neppure sempre confinata a livello di rotocalco, dipingendo come un'epoca dorata ed irripetibile gli anni in cui lo Shah stava in realtà scavando la fossa alla monarchia prima e ancora che a se stesso. Con quanta consapevolezza non è dato saperlo, ma i comportamenti cui era adusa la corte non lasciano grande spazio alle illusioni.
Tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo gli strati siderei della popolazione (non più di qualche centinaio di famiglie) potevano ostentare tenori di vita da jet set internazionale: i massicci interessi amriki nel paese, la geopolitica antisovietica e le rendite petrolifere avevano permesso allo Shah di acquistare quantità smodate di armamenti modernissimi e di varare una perentoria modernizzazione dall'alto di ispirazione kemalista che non fece alcuna presa su una popolazione pur minata dall'analfabetismo e dalle sempre crescenti ingiustizie sociali.
Gli sprechi per l'autocelebrazione monarchica del 1971 (scusa ufficiale, i due millenni e mezzo dell'impero persiano), la messa fuori legge di tutti i partiti politici nel 1975 e l'imperversare della polizia politica fecero il resto.
Gli avvenimenti successivi furono oggetto di una diffusa e persistente mancanza di comprensione. La dichiarazione che il presidente amriki Jimmy Carter rilasciò nel 1978, a Rivoluzione già in corso, è un piccolo concentrato di autoreferenzialità ed inconsapevolezza.
Sotto la brillante guida dello Shah l'Iran costituisce un'isola di stabilità in una delle più tormentate regioni del mondo. Non c'è altra figura di uomo di stato che potrei stimare ed apprezzare di più.
Intanto che l'Iran mancava perfino delle infrastrutture indispensabili a smistare nel paese le merci straniere che marcivano nei porti, ecco di cosa si preoccupava un certo stimato ed apprezzato uomo di stato.

Da Boardingarea, autore Flyingfish, 18 giugno 2010.
Se vi ritrovate a camminare dalle parti del numero 73 a Piccadilly a Londra, è probabile che vediate qualche cosa in inatteso in vetrina... un grosso modello del Concorde, dipinto con i colori dell'Iran Air.
...Certo, adesso tutti sappiamo che il Concorde volò con intenti pienamente commerciali soltanto con la British Airways e con l'Air France (la livrea della Singapore Airlines fu applicata soltanto al lato sinistro del Concorde della British siglato G-BOAD, mentre la livrea della Braniff non comparve su alcun esemplare nonostante siano circolate immagini dell'aereo con i colori Braniff). Dunque... dal momento che l'Iran Air non ha mai fatto volare il Concorde, perché c'è questo grosso modello nell'ufficio biglietti di Londra? La risposta non è così ovvia come si potrebbe pensare.
Nell'ottobre del 1972 lo Shah ordinò due Concorde, con l'opzione per l'acquisto di un terzo a seguire. Lo Shah diede concretezza al suo proposito di mettere l'aereo in servizio con la Iran Air affermando che "Che la cosa si faccia è una questione decisa. Di date e di consegne se ne parlerà più tardi".
Il Concorde rappresentava un potente trofeo economico e politico per una compagnia aerea, ed infatti l'aver messo in ordine due Concorde riempì di orgoglio l'Iran Air.
Adesso, più di vent'anni dopo la cancellazione degli ordini avvenuta per una quantità di ragioni (come è successo per altre quindici e più compagnie aeree), tutto quello che rimane del sogno dell'Iran Air di sfoggiare il Concorde si può ancora vedere nella vetrina al numero 73 di Piccadilly.
Se non siete a Londra, potete vedere il modello del Concorde con i colori dell'Iran Air nella vetrina della biglietteria al numero 33 degli Champs-Elysees a Parigi.
Qui c'è una foto che ho scattato di recente al modello che c'è a Londra.
Buon volo!


Che la cosa fosse molto più che un'intenzione lo prova anche il documento qui sopra. E' la cartolina celebrativa di un volo andata e ritorno tra Parigi e l'isola di Kish.
Iran Air annullò gli ordini all'inizio del 1980.
L'aver fatto piazza pulita di certe iniziative pazzesche è uno dei peccati originali della Repubblica Islamica: una di quelle cose per cui non passa giorno, da quell'11 febbraio 1979, in cui essa non venga data per spacciata.

lunedì 30 maggio 2011

Viva la zingaropoli islamica


Strana cosa le dinamiche della cosiddetta "democrazia rappresentativa".
Essere grassi (e magari di Scandicci), essere incapaci di laurearsi perfino in quindici anni, frequentare ristoranti e dare del terrorista a tutti porta, qualche volta, ai risultati che conosciamo.
Anche nella città dove mangiano risotto, i cui sudditi si devono essere stancati di essere segnati a dito ogni qualvolta gli càpiti di frequentare contesti più normali.
L'auspicio, ovviamente, è che l'occidentalame non cambi alcunché della propria strategia propagandistica.

domenica 29 maggio 2011

Il PDL di Firenze inventa la moschea col privé.


Lavori non fermi e non flop a Shiraz, Repubblica Islamica dell'Iran.

L'"occidentalismo" fiorentino vanta tali esperti di orientalistica e di Islam nelle proprie file da autorizzare a concludere che tra tutti quanti sono non riescano a distinguere un casatiello da un منبر‎. E nel giro non riescono a trovare nemmeno una specializzata in invettive che sia in grado di sostituire la non compianta "scrittrice" scomparsa anni fa nell'indifferenza generale.
Anche le operazioni denigratorie dunque devono avvalersi di manovalanza di importazione che ne sappia almeno quanto basta per farsi percepire come fonte credibile, che è poi la parte essenziale della questione.
E' il caso di Souad Sbai, cui Miguel Martinez ha riservato le attenzioni necessarie affinché chiunque possa trarre sul suo conto le conclusioni che crede più opportune.
Informati del fatto che un'organizzazione di credenti ha raccolto firme, fatto proposte e soprattutto ottenuto ascolto e finanziamenti per cose che non sono un treno ad alta velocità o un democracy export in Asia Centrale, al "Giornale della Toscana" hanno pubblicato il 29 maggio 2011 un articoletto in cui si leggono cose come questa.
"Non mi sarei aspettata che una Regione finanziasse associazioni islamiche che non vanno nell’indirizzo dell’integrazione ma della radicalizzazione. Faccio i miei complimenti alla sinistra -prosegue Sbai ironicamente- che ancora una volta preferisce stare con l’estremismo e non con i moderati"
Ai moderati suddetti, sempre affinché chiunque possa trarre sul loro conto le conclusioni che crede più opportune, un po' d'attenzione l'abbiamo dedicata noi.
L'articolo prosegue con la considerazione che
...in Toscana c’è un caso di finanziamento a una moschea che si è rivelato un clamoroso flop: a Colle Val d’Elsa i lavori per la moschea sono partiti e mai finiti.
I lavori di raddoppio delle corsie autostradali attorno alla città di Firenze sono in corso da circa dieci anni ed ancora non se ne vede la fine; quella di rimanere indietro coi lavori è una prassi tanto abituale e tanto parte del genius loci peninsulare che adeguarsi ad essa può benissimo essere considerato un progresso sulla via della piena integrazione.
Il piddì con la elle vi mette ovviamente del proprio: un articolo di giornale già malmesso si trova ad includere anche le asserzioni di una certa Enrica Franchi.
"Sono bastate 2100 firme per far pagare ai contribuenti toscani oltre 70 mila euro per pubblicizzare la costruzione della moschea voluta per i soli soci dell’Ucoii che rappresentano una minoranza in Italia e che non hanno nemmeno sottoscritto la Carta dei valori voluta dall’allora ministro degli Interni Amato"
Il fatto che la realtà sia una cosa e i loro capricci un'altra è un concetto che gli "occidentalisti" non interiorizzeranno mai. Si noti la spassosa idea della "moschea per i soli soci".
Neanche fosse uno di quei localini dalla certa -più che dubbia- fama che piacciono tanto agli "occidentalisti".

sabato 28 maggio 2011

Casaggì Firenze: la banalità della cialtroneria


Le ciarle sono sui massimi sistemi.
La pratica sono le fotocopie a scrocco.
Ovviamente, facendosi beccare come maccaruncielli qualsiasi.
La mediocrità quotidiana dell'"occidentalismo" è fatta di migliaia di cose come questa: la totale assenza di rispetto anche per se stessi che consente agli "occidentalisti" di vivere senza alcun problema (e tantomeno alcun pudore) un così radicale contrasto tra intenzioni e pratica ha, a suo modo, qualcosa di affascinante.

venerdì 27 maggio 2011

Firenze: l'odio per il PDL è logico, normale ed ovvio.


Una notizia di fondamentale importanza per i destini dell'intera città.

Firenze. Il 21 maggio 2011 un corteo è passato per viale Lavagnini e qualcuno ne ha approfittato per accanirsi contro la negletta sede del principale partito "occidentalista" della penisola.
Il quale non poteva chiedere di meglio per uscire dalle condizioni asfittiche in cui vegeta e per inondare i mass media a libro paga di invettive che pochi leggono e che ancora meno considerano.
Il principale partito "occidentalista" della penisola italiana deve le proprie fortune all'esposizione mediatica del suo fondatore ed alla produzione di comunicati stampa che costituisce il principale impegno quotidiano dell'elettorato passivo, insieme alla frequentazione di ristoranti e di altri e meno citabili locali pubblici. In altre parole, la saturazione dei media è il primo (quando non l'unico) impegno del politicame "occidentalista". L'"occidentalista" vive in un mondo a proprio uso e consumo letteralmente intriso di autoreferenzialità che spesso non ha alcun contatto con il piano del reale.
Il piano del reale tuttavia si ostina ad emergere, fino a pervadere anche le produzioni mediatiche che dovrebbero negarne la portata.
La realtà è che il PDL fiorentino si è adoperato e continua in piena coscienza ad adoperarsi quotidianamente per meritare odio, disprezzo, scostanza e disistima.
In questa sede l'impegno delatorio, denigratorio e sovversivo dei micropolitici "occidentalisti" sono oggetto di frequente constatazione e confutazione, tanto più che l'impunità con cui costoro si accaniscono su soggetti percepiti come vittime facili non ha mai avuto alcun limite.
L'utilizzo della delazione, in ambiente "occidentalista" è considerato degno della massima considerazione ed incoraggiato in modo esplicito anche nelle organizzazioni giovanili. Non occorre ripetere qui di quale considerazione godano i delatori in ambienti ed in epoche meno sovvertite.
Per incorrere in attacchi delatori non è certo necessario rifarsela con le vetrine di un fondo commerciale: è sufficiente trattare per quello che vale la vulgata storica fatta di cialtronate, menzogne e raccontini monchi che questi spaghettifresser vorrebbero imporre come verità rivelata per rischiare qualche guaio.
A volte succede che i gendarmi trascurino di occuparsi di zingare rapitrici e chiudano qualche localino elegante, confermando a quanti non ne fossero a conoscenza che la bella gente a Firenze si trova di solito al privé, e qualche volta in galera. Problema: una delle mescite chiuse in questo modo è stata per anni la sede privilegiata di bevute elettorali per una grossa formazione "occidentalista". Il politicame si attivò sua sponte per un ridicolo diversivo che finì con la reazione piuttosto scomposta dell'artigiano preso di mira.
Quando non sono impegnati in delazioni ed insulti, gli "occidentalisti" fiorentini producono in proprio capi d'opera come quelli di un microgazzettiere che pensò fondamentale far sapere a tutti che secondo lui i suoi avversari politici non si lavavano.
In materia di temi concreti, e prossimi alle trattazioni cui si è soliti in questa sede, l'"occidentalismo" fiorentino è perentorio ed indica nell'erigenda moschea di Firenze un pericoloso fòmite di nequizie. Dal momento che il materiale umano a disposizione non distingue un محراب da 'nu chiatt'e'maccaruna, ha dovuto farsi aiutare dai "musulmani moderati", sui quali ci siamo presi la premura di documentarci quel tanto che basta.
E' poco logico pensare che una pratica politica quotidianamente costituita da episodi come questi possa destare chissà quali simpatie, specie dopo che vent'anni filati di "occidentalismo" hanno prodotto condizioni di pessimismo diffuso e fondato su ottimi motivi ed un potere d'acquisto in caduta libera in una popolazione in cui non c'è stato legame sociale che la marmaglia "occidentalista" non abbia demonizzato, equiparando di fatto a terrorismo qualunque comportamento non muovesse denaro dalle tasche di chi ne ha poco a quelle di chi ne ha molto.
La conseguenza logica di tutto questo è che l'"occidentalismo" fiorentino viene cacciato dai quartieri e dalle piazze e che ogni tanto qualcuno deve interiorizzare che essere di Scandicci ed essere grassi è sì sufficiente a rappresentare in modo più che fedele i sudditi che bivaccano nella penisola italiana, ma non ti assicura il rispetto di nessuno.
Si licet parva componere. Hans Frank, gauleiter del Governatorato Generale, nel 1944 inviò a Berlino una dettagliata descrizione delle condizioni dei territori di cui era responsabile senza rendersi minimamente conto di star descrivendo il totale fallimento delle istanze nazionalsocialiste applicate all'economia ed alla società[*]. Il 27 maggio 2011 una gazzettina ci dice che uno zero di nome Alessio Bonciani si sarebbe lamentato del fatto che
La solidarietà, peraltro scontata, di tutti i partiti è gradita, ma non basta da sola a compensare il fatto che le pagine della rete sono piene di solidarietà agli assalitori. Il fatto che si dice che siamo stati noi ad aver alzato i toni e ad essercela cercata mi ricorda chi dopo l’11 settembre diceva che gli americani In fondo se lo meritavano quell’attacco.
Diamo a questo Bonciani il benvenuto nel mondo reale. Il fatto è che la rete è fatta da milioni di utenti che non sono a libro paga di nessuno e che hanno con la realtà un rapporto meno labile di quanto non lo abbia il politicame "occidentalista". Gli esempi che abbiamo qui riportato portano a trarre ancora una volta la conclusione che i rapporti degli "occidentalisti" con il piano del reale lascino molto a desiderare e che il mendicare frignone una legittimità democratica che vorrebbero loro per primi togliere a tutti gli altri sia dettato soltanto da una spontanea, abituale e redditizia malafede.
Chi non fosse guidato in ogni suo atto da simili istanze si sarebbe da tempo accorto di una verità elementare. Se non si vuole essere trattati come marmaglia in sovrappeso, come forcaioli da pescheria, come mangiaspaghetti buoni a nulla o come spazzatura del creato è sufficiente non comportarsi come marmaglia in sovrappeso, come forcaioli da pescheria, come mangiaspaghetti buoni a nulla o come spazzatura del creato.
Se in AmeriKKKa si fossero o meno meritata quella radicale operazione urbanistica non sapremmo dire.
Degli "occidentalisti" fiorentini abbiamo un'altra e molto meno generosa opinione.


[*] Cfr. Enzo Collotti, L'Europa nazista. Il progetto di un nuovo ordine europeo (1939-1945), Firenze, Giunti, 2002.

martedì 24 maggio 2011

Milano, quartiere Sucate: no alla moschea in via Puppa!


La città dove mangiano risotto non gode affatto della nostra stima e non abbiamo avuto grossi motivi per occuparci della competizione elettorale che vi si svolge nel maggio 2011.
Ancora meno motivi abbiamo, normalmente, per riportare articoli dal mainstream gazzettiero.
Qualche volta però un'eccezione può valere la pena di farla. Ed è un'eccezione che conferma l'incompetenza "occidentalista" in qualunque campo dello scibile compreso tra l'islamistica e la toponomastica.
Quello che si intende dire è che il candidato "occidentalista" che ha potuto difendere e diffondere la propria incompetenza in una campagna elettorale durata mesi e costata milioni, non ha neppure un'idea precisa di come sia fatta la città che ha "governato" per cinque anni. Fino a che punto si estendano le sue conoscenze nel campo dell' عرفان è materia su cui è meglio non trarre conclusioni.
L'idiozia di certe asserzioni fa persino pensare che siano frutto di una qualche procedura informatizzata per l'analisi dei testi e per la produzione di risposte preconfezionate. Altro ottimo indizio di serietà e competenza.

Da Repubblica.it.
Letizia Moratti cade in una trappola nascosta nella Rete. Un utente che si nasconde dietro il nick Lucah chiede via Twitter al sindaco di Milano, che domenica prossima sfiderà Giuliano Pisapia al ballottaggio, cosa intenda fare sulla questione moschee. Non di tutte in generale, ma di una in particolare: quella che sorge in via Giandomenico Puppa, arteria principale del quartiere Sucate. "Il quartiere Sucate dice no alla moschea abusiva in via Giandomenico Puppa! Sindaco rispondi!!", è il testo del messaggio.
Il sindaco, sconfitta malamente da Pisapia al primo turno delle elezioni comunali, risponde senza alcuna esitazione. La sua Milano avrà tolleranza zero[*] con i luoghi di culto abusivi: "Nessuna tolleranza per le moschee abusive. I luoghi di culto si potranno realizzare secondo le regole previste dal nuovo Pgt", ovvero il Piano di governo del territorio (l'equivalente del vecchio Piano regolatore). Peccato per lei che via Puppa non esista, però, così come il (poco credibile) quartiere di Sucate...

[*]Uno dei molti concetti innovativi cari al politicame della penisola italiana, che lo ha mutuato dal politicame del "paese" dove mangiano gli hamburger invece del risotto.

lunedì 23 maggio 2011

Firenze. L'agenziafreanchisingmediazionimmobiliarecreditizia.


Firenze, maggio 2011, un computer qualsiasi. Ci si connette ad internet e si legge di un'organizzazione che afferma di se stessa un sacco di cose rassicuranti.
Nelle nostre agenzie troverai persone disposte ad ascoltarti e ad accompagnarti nel tuo "progetto casa", indicando la soluzione più adatta a te e alle tue esigenze. Persone che hanno condiviso un codice di comportamento basato sull'etica e sulla trasparenza.
Poi ci si disconnette, si esce da casa, da scuola o dall'ufficio e si riprendono i contatti con il mondo reale. E per il mondo reale devono circolare persone che della stessa organizzazione pensano cose meno rassicuranti.
Il risultato è quello della foto.

domenica 22 maggio 2011

Firenze: "Anarchici all'assalto della sede Pdl"?


Le gazzette fiorentine del 22 maggio 2011 riportano una notizia di un certo interesse.
Del fatto che a Firenze il piddì con la elle esistesse (al di là delle ciarle televisive e dell’abiezione abbrutita che ne costituiscono il fondamento della pratica politica) non se n’era mai accorto nessuno.
Solo che un conto sono le festicciole al ristorantino con le ragazzine poco vestite, le televisioncine, i comunicati stampa in cui si dà di terrorista al prossimo, i gazebi guardati a vista dai gendarmi. Un altro conto è invece quell'imbarazzante doppione previrtuale di vite tanto brillanti e tanto di successo, che ha l'angosciante nome di realtà.
Gli "occidentalisti" hanno con la realtà un rapporto che va dal distorto all'inesistente[*], ed è quindi ozioso chiedersi se abbiano mai considerato l'ipotesi che diffondere in modo impunito e sistematico denigrazione e menzogne per anni ed anni, oppure costruire intere carriere politiche sulla demonizzazione di avversari e gruppi sociali cui neppure si vorrebbe concedere diritto di parola non possano in fin dei conti rivelarsi comportamenti poco costruttivi.
Detto altrimenti, ci sono delle cose che non si devono fare, per esempio asserire nelle pubbliche assemblee che chicchessia sta tentando di avvelenare l'acquedotto o tacciarlo gratuitamente di prostituta e di tossicodipendente. Se il farlo diventa ordinaria amministrazione, ed anzi si costruiscono carriere su una visibilità mediatica costruita esclusivamente su asserzioni di questo tipo, si deve mettere in conto che il pur aborrito piano del reale possa risentirne, ed avere il buon gusto di limitare il proprio vittimismo al minimo indispensabile a tutelare le apparenze. Solo che per farlo è necessario un rapporto con la realtà molto diverso da quello degli "occidentalisti". Al primo apparire di essa, il vero "occidentalista" fugge come una lepre. E questo caso non fa eccezione.
In questo sabato di primavera il politicame "occidentalista" disturbato all'ora dell'aperitivo si è dunque mosso molto male, ed ancora peggio ha fatto la masnada di gazzettieri che da anni allaga Firenze di menzogne per conto della committenza. Possiamo illustrarne la ragione utilizzando materiale gazzettiero e propagandistico fornito dagli "occidentalisti" stessi.

Il 22 maggio 2011 le gazzette riportano scatti come questo.
Solo che qualche cosa di simile era successo oltre un mese prima, ed era stato denunciato con gli stessi toni e con un'immagine pressoché identica; la riprendiamo dal blog Pampalea, che in quell'occasione si chiese se qualcuno avesse scagliato una belpietra.

Il dato interessante è rappresentato dalla propaganda esposta. Il blu degli sfondi slavato dal sole a fare da degno contorno a slogan tra il demenziale e l'insultante. Le due immagini campionano a meraviglia un mese di attivismo tanto fervido che nessuno si è neppure dato la pena di sostituire le affissioni che si stavano rovinando.
Un monumento al nulla.
Che torni pure al nulla cui appartiene.


[*] In questo, l'"occidentalismo" fiorentino supera abitualmente la soglia del ridicolo. Il materiale propagandistico visibile nelle foto dovrebbe fare capo ad una iniziativa chiamata "promotori della libertà". Il vocabolo promotore è comunemente associato alla figura incravattata del piazzista di polizze, che a sua volta rimanda ad una mitica età di abbondanza e di scaltra fannullaggine che per chi vive nel 2011 risulta tramontata da decenni, ammesso che sia mai esistita.

sabato 21 maggio 2011

Casaggì di Firenze: ardimento, azione, rivoluzione, lotta...



...Poi ci si pulisce la bocca dalla pummarola e, nel tempo che non si passa a impiastrare Firenze di propaganda listata a lutto, si mandano gli alfieri dell'impegno innanzitutto e dell'entusiasmo giovanile a rilasciare comunicati stampa come questo.
La comunicazione politica "occidentalista" è in linea con la natura sovvertitrice e sovvertita della weltanschauung che deve veicolare. Non esiste dunque concetto o vocabolo, in essa, che non vada inteso come il proprio esatto contrario.

(Nella foto, una "manifestazione identitaria").

mercoledì 18 maggio 2011

Franklin Lamb - 15 maggio 2011, domenica di Nakba a Maroun al Ras



Traduzione da Counterpunch

Domenica di Nakba a Maroun al Ras
Di Franklin Lamb
Alla frontiera libano-palestinese

Maroun al Ras è un bel villaggio libanese a mezza costa, alla frontiera con la Palestina. Sessantatré anni fa in questo giorno i suoi abitanti sollevarono le loro lampade per dare il benvenuto ai palestinesi vittime della pulizia etnica, che erano una parte dei circa centoventinovemila profughi, provenienti da cinquecentotrentuno villaggi saccheggiati e distrutti dai sionisti, che cercavano un temporaneo rifugio in Libano. Un numero più o meno pari di palestinesi espulsi attraversò la frontiera con la Siria poche miglia ad ovest di qui, ed un altro mezzo milione fu costretto ad andare in Giordania e a Gaza.
Nell'anniversario del giorno della catastrofe, domenica quindici maggio 2011, Maroun Al Ras ha accolto circa il ventisette per cento di tutti i rifugiati palestinesi in Libano, che stavolta venivano dalla direzione opposta e si dirigevano verso le loro terre di origine in Palestina. I Palestinesi in libano adesso sono circa duecentoquarantottomila; la metà vive in dodici squallidi campi ed il resto è letteralmente all'ammasso, benché le persone registrate con l'alto commissariato dell'ONU per i rifugiati siano quattrocentoventitremila.
La discrepanza tra le cifre si spiega col fatto che i profughi palestinesi in Libano, privi anche dei diritti civili più elementari (al contrario di quanto succede in tutti gli altri quarantacinque campi del Medio Oriente ed in palese violazione del diritto internazionele, della costituzione libanese e dei trattati bilaterali e multilaterali) hanno la tendenza a lasciare il Libano per andare in cerca di lavoro, di alloggi dignitosi e di una vita migliore se appena riescono a procurarsi un visto per l'Europa o per qualunque altro posto.
Per la maggioranza degli oltre settantaduemila (secondo qualcuno stamattina saranno oltre centomila, perché molti profughi e molti loro sostenitori hanno viaggiato verso sud con mezzi propri e non si sono registrati o non hanno utilizzato i mezzi di trasporto a loro disposizione) che stanno arrivando in oltre milleduecento tra autobus e furgoni, o a piedi, da tutti i campi e da tutti gli angoli del Libano, quella di oggi è la prima volta che vedono il loro paese. Le leggi libanesi hanno a lungo impedito ai palestinesi di avvicinarsi, quale che fose la località, alla linea blu del confine, anche solo per dare un'occhiata verso le loro case e le loro terre espropriate, o di attraversare il fiume Litani a nord di Tiro. Quest'anno, e soltanto per un giorno, le autorità libanesi hanno deciso, sia pure con riluttanza, di non interferire con questo esercizio pratico dei diritti umani.
Gli adolescenti sull'autobus stracolmo che ho guidato partendo dal campo di Shatila, avevano parlato tutto il tempo delle storie dei loro genitori e dei loro nonni e delle descrizioni della Palestina viste su Internet.
Al momento di avvicinarci a Maroun al Ras alcuni di loro si sono mostrati ansiosi, altri silenziosi e riflessivi, ed alcuni, come molti adolescenti della mia generazione in procinto di assistere ad un concerto dei Beatles o di Elvis, si sono esaltati ed hanno cominciato a lanciare gridolini quando l'autobus ha svoltato ad una curva a sud di Aitayoun ed abbiamo potuto vedere le colline che si avvicinavano. "La mia terra di Palestina è al di là di quelle colline?" ha chiesto Ahmad, un laureato in ingegneria nato nel campo di Shatila. "Nam habibi! ("Sì, caro!") è stata la risposta che è arrivata dal microfono della nostra assistente di viaggio, che teneva una cartelletta e segnava i nomi per star dietro al suo gruppo. L'autobus è parso gonfiarsi di eccitazione mentre tutti sorridevamo e gridavamo. Alcuni dei passeggeri avevano preparato dei cartelli con la scritta "Vogliamo tornare in Palestina", ispirati forse dagli slogan resi famosi dalle vicende egiziane e tunisine, "Vogliamo la caduta del regime".
L'aria che si respirava mi ricordava quella di un corteo per la libertà in Mississippi di cui era solito raccontare James Farmer del Congress of Racial Equity e ho pensato alla sicumera di Ben Gurion che nel 1948 asseriva che i vecchi sarebbero morti e che i giovani avrebbero dimenticato la Palestina. Il leader sionista non avrebbe potuto incorrere in errore più grande. I vecchi, sia i molti ancora vivi sia quelli che non ci sono più, hanno continuato ad insegnare e ad ispirare i giovani con le loro storie, che mai sono uscite loro di mente, garantendo così la vitalità di quello che è il sogno di ogni palestinese.
Quelli che hanno organizzato la cosa nei campi hanno fatto un gran bel lavoro, ma nessuno poteva prevedere una partecipazione tanto numerosa ad un evento davvero di portata storica, probabilmente in grado di segnare un vero cambiamento per la regione.
Tutte le organizzazioni palestinesi e tutte le forze politiche si sono unite per questo progetto.
Hezbollah ha mantenuto un profilo basso, perché l'attenzione si concetrasse sulla Nakba. Ma quando gli organizzatori hanno scoperto, la scorsa settimana, di essere a corto di autobus Hezbollah ne ha procurati degli altri, facendoli arrivare anche dalla Siria: essi stessi ieri hanno usato oltre ottocento autobus per portare i palestinesi dai dieci campi che si trovano in Siria, Yarmuk compreso, fino alla frontiera siriana del Golan con la Palestina occupata.
Ad un certo punto per le strette e ventose strade del villaggio del Libano meridionale ci saremmo fermati ed i membri di Hezbollah sarebbero venuti fuori per dare bottiglie d'acqua, croissant freschi e grossi biscotti pieni di cioccolato. Si erano anche occupati di dirigere il traffico, pensato alla protezione civile e ai servizi medici che servivano. Si è portati a pensare che siano stati i ragazzi di Hezbollah a mettere i bei segnali stradali nuovi di zecca in tutto il Libano del sud, che indicavano la distanza dalla Palestina con una freccia che punta verso Gerusalemme. Ogni volta che gli autobus superavano uno dei segnali che riportava, sia in arabo che in inglese, qualcosa come "Palestina: 23 Km", dal nostro autobus si levavano grida di gioia.
La fondazione caritatevole Mabarat, fondata dallo studioso Mohammed Hussein Fadallah che veniva dal villaggio di Bint Jibeil viconoia Maron al Ras, fa funzionare varie stazioni di servizio le cui entrate vengono utilizzate per gli orfani. Il giorno della Nakba ha fornito carburante a prezzo scontato a centinaia di autobus e di furgoni.
E' difficile esagerare nel descrivere il clima cameratesco, l'emozione e la sensazione di potenza provocata da quello che sta succedendo. Tutti sono venuti qui per rinnovare il loro impegno e per inviare al mondo il segnale che sono decisi a ritornare nella loro terra, a costo di qualsiasi sacrificio. Per certe persone venire a vedere la Palestina, e c'è anche qualcuno di quelli che furono cacciati dalle loro case e dalle loro terre sessantatré anni fa, è sembrato quasi un atto sacrale e religioso.
Un uomo che doveva aver superato gli ottant'anni era in piedi a pochi passi da me e guardava fisso verso la terra che gli hanno rubato vicino ad Akka, che si intravedeva in lontananza. Improvvisamente è crollato a terra. Due di noi gli hanno tenuto le gambe alzate ed hanno tentato di metterlo in una posizione comoda sul terreno roccioso, fino a quando non sono arrivati i soccorsi.
Il padre della mia migliore amica nel campo di Shatila, Zeinab Hajj, dovette andare via a piedi dal paesino di Amouka, vicino a Safad, che era ancora un bambino. Zeinab guardava fisso verso Safad, visibile all'orizzonte. Mentre fissava il suo paese, a Zeinab le lacrime scorrevano sulle guance; giovani ed anziani apparivano commossi allo stesso modo. Perfino i bambini che ancora gattonano, portati dai genitori ad assistere e a prendere parte di questa storica giornata, sembravano cogliere la sua solennità e la sua importanza.
Per la fitta rappresentanza americana e per gli altri ospiti di altri paesi, assistere al Giorno della Nakba del 2011 a Maroun al Ras è stata un'esperienza tenera e maestosa al tempo stesso.
Comunque, come è presto diventato di dominio pubblico, dieci palestinesi sono stati uccisi dai cecchini d'Israele ed oltre centoventi feriti, alcuni dei quali in modo grave. Nessuno dei manifestanti era armato. Le persone uccise erano tutti civili che venivano dai campi e sono stati colpiti a sangue freddo mentre senza alcuna violenza mettevano bandiere palestinesi alla frontiera e facevano segni di pace e di vittoria. Dopo che le truppe di Israele avevano sparato sui manifestanti, alcuni hanno lanciato pietre contro i soldati.
Un ospedale da campo vicino al gruppo, intitolato al martire Salah Gandour e situato nella vicina bint Jbeil, ha fortunatamente permesso di salvare alcune vite.
Il Libano ha protestato contro Israele al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, insistendo perché esso faccia pressioni su Israele affinché interrompa le sue azioni ostili e provocatorie nei confronti del Libano e perché debba rispondere dell'uccisione di civili.
Il segretario generale di Hezbollah Hassas Nassrallah si è detto vicino ai palestinesi del Libano nella giornata di oggi, ed ha illustato la sua interpretazione del Giorno della Nakba del 2011: "Non accettate altra patria che la Palestina: nessuno teme la naturalizzazione in Libano perché la vostra ferma intenzione è quella di ritornare. Il vostro messaggio, forte e chiaro, per il nemico è che siete determinati a liberare la vostra patria a costo di qualsiasi sacrificio; che il destino dell'entità nemica è la sconfitta e che nessuna iniziativa, nessun trattato, nessuna frontiera gli farà da baluardo. Il vostro ritorno in Palestina è un diritto inalienabile, ed il suo diventare effettivo è oggi più vicino di quanto non sia mai stato".
Le parole di Hassan Nassrallah implicano che il prossimo parlamento libanese, con il pieno, attivo, diretto ed inequivocabile sostegno di Hezbollah, abroghi immediatamente la legge razzista e discriminatoria del 2001 che impedisce per legge ai palestinesi in Libano di acquisire beni immobili e che ai palestinesi del Libano sia immediatamente garantito il diritto al lavoro che è garantito a tutti i profugh del mondo e di cui godono tutti gli stranieri in Libano.
Non devono esserci più ostacoli a che ai palestinesi vengano garantiti i diritti fondamentali al lavoro ed alla casa. Ieri a Maroun al Ras i palestinesi del Libano si sono ancora una volta guadagnati il diritto di vivere dignitosamente e che le loro famiglie siano tutelate fino al giorno in cui potranno ritornare in Palestina. I palestinesi continuano a lottare per i diritti civili più elementari nei più disumani cambi del Libano non possono che essere rincuorati, insieme a quanti sostengono la loro causa, dalle parole che Hassan Nassrallah ha pronunciato poche ore fa: "Noi siamo con voi e a vosto fianco. Siamo felici per la vostra felicità, tristi per la vostra tristezza, abbiamo le vostre stesse speranze ed i vostri stessi dolori, e proseguiamo sul cammino della resistenza fino a quando non conseguiremo la vittoria e libereremo tutta la nostra terra ed i nostri luoghi sacri".
C'è da sperare che dopo sessantatré anni ai profughi palestinesi in Libano vengano garantiti, per mandato internazionale, i diritti civili.

Franklin Lamb sta svolgendo ricerca in Libano ed è raggiungibile a fplamb@gmail.com

martedì 17 maggio 2011

Afghanistan. Con la NATO, dieci anni di pace e prosperità.


Stampa "occidentalista" dell'ottobre 2001.
Ci scusiamo con i nostri lettori per il vocabolo che compare prima di "in piazza".
C'è da chiedersi se questo Vittorio Feltri abbia mai sentito l'odore che ha una ferita agli intestini.


Da Viaggiare Sicuri si riporta, scusandoci per la frequenza con cui in esso compare il vocabolo che indica lo stato che occupa la penisola italiana, un documento che attesta i grandi progressi sulla strada della democrazia e della sicurezza (e sicuramente anche della lotta a i'ddegràdo, perché no) resi possibili nella Repubblica Islamica dell'Afghanistan da dieci anni consecutivi di presenza sul territorio dei Loro Ragazzi© .
Perché si arrivasse a portare a compimento questo capo d'opera, il gazzettame e il politicume addirittura sgomitavano, come riportato dall'immagine: azzardarsi a considerare l'intromissione negli affari altrui come un inutile, insultante, cialtronesco e demenziale sperpero significava essere ascritti d'ufficio alle liste di proscrizione in cui la feccia gazzettiera sceglieva i nominativi da linciare. Certi dubbi dovevano permetterseli solo i
pacifinti anarcoislamonazicomunisti che distruggono le macchine e le vetrine ai cortei.
Chi ha voglia di divertirsi termini la lettura e poi vada a cercare le dichiarazioni di un paio di anni fa: una volta statuito che per i "talebani" (qualunque cosa siano) il peggior nemico era nientemeno che "il voto" (qualunque cosa sia), per il politicame la cosa più importante era "garantire la massima partecipazione al voto"...

Avvisi particolari
Diffuso il 03.03.2011. Tuttora valido.
Si sconsigliano vivamente viaggi a qualsiasi titolo in considerazione del perdurare della gravità della situazione di sicurezza interna in Afghanistan, dell’elevato rischio di sequestri a danno degli stranieri e del ripetersi di gravi attentati...


Sicurezza [e degrado, N.d.R.]

Le condizioni di sicurezza hanno subito un sensibile deterioramento in tutto il Paese, incluse le principali città (Kabul, Herat) e restano altamente critiche le aree meridionali e sud-orientali. Permane un elevato e permanente rischio di attentati e rapimenti ai danni di cittadini stranieri in tutto il territorio nazionale.
E’ assai elevato il rischio di attentati (di vario tipo) nelle principali città, incluse la capitale ed Herat, e nelle altre zone del Paese, ai danni di obiettivi frequentati da stranieri (guest house, alberghi, uffici, abitazioni, veicoli, mercati, etc.) o istituzionali.
Un notevole aggravamento delle condizioni di sicurezza è inoltre prospettato in coincidenza con lo svolgimento a Kabul di eventi quali la Peace Jirga di fine aprile e la successiva conferenza internazionale e le elezioni parlamentari fissate per il 18 settembre 2010. Si prospetta inoltre un ragguardevole aumento dei rischi nelle aree che saranno progressivamente interessate dall’offensiva militare alleata nei prossimi mesi, a partire dalle province meridionali di Helmand e Kandahar.
E' alto il rischio di attentati tramite IED (Improvised Explosive Device) ed auto-bomba. L'elevato numero di mine presenti nel Paese rendono estremamente pericolosi gli spostamenti al di fuori delle principali vie di comunicazione presenti all'interno delle aree urbane.
Si sono intensificati gli scontri con l'insorgenza talebana, e sono aumentati in numero ed intensità gli attentati a convogli e strutture militari Nato e contro aeroporti. Si sono verificati frequenti lanci di razzi sulle principali città, sul quartiere diplomatico e contro basi militari internazionali.
ZONE A RISCHIO: tutto il territorio. Sono altamente sconsigliati i viaggi nel Paese.

AVVERTENZE
Ai connazionali che si trovano nel Paese è raccomandato vivamente di tenersi costantemente in contatto con l'Ambasciata d'Italia a Kabul, segnalando sempre preventivamente i mezzi di contatto (es. numeri di telefono locali ed italiani, e-mail, ecc.), la data di arrivo e partenza dal Paese, il luogo di soggiorno ed ogni spostamento sul territorio e di attenersi scrupolosamente durante la permanenza alle norme di comportamento qui di seguito suggerite, nonché ad ogni altra indicazione fornita di volta in volta dall’Ambasciata. Si ricorda ai connazionali che è opportuno registrare i dati relativi al viaggio che si intende effettuare anche sul sito: www.dovesiamonelmondo.it .

COMPORTAMENTI DA EVITARE:
- spostarsi in zone isolate e comunque considerate a rischio;
- effettuare spostamenti fuori città;
- spostarsi con mezzi pubblici (taxi, bus, trasporti collettivi);
- spostarsi nelle prime ore del mattino (statisticamente, la maggioranza – benché non la totalità – degli attacchi terroristici si concentra nelle prime ore della giornata);
- spostarsi nelle ore notturne;
- effettuare spostamenti a piedi;
- viaggiare o sostare vicino a convogli militari;
- spostarsi lungo percorsi e ad orari abituali;
- comunicare programmi, spostamenti e appuntamenti in ambienti pubblici o con mezzi di comunicazione poco riservati;
- frequentare luoghi pubblici affollati (soprattutto nelle prime ore della mattina) come mercati, stazioni ferroviarie o di autobus e locali abitualmente frequentati da espatriati che potrebbero essere scelti come obiettivi;
- frequentare locali in cui si svolgono attività considerate contrarie alla morale afghana (vendita di alcolici, gioco d'azzardo, prostituzione, ecc.).

COMPORTAMENTI DA SEGUIRE:
- comunicare preventivamente all'Ambasciata l’arrivo in Afghanistan e tutti gli spostamenti nel Paese;
- segnalare tempestivamente all’Ambasciata fatti o persone sospetti;
- scegliere strade note, ben monitorate e sicure;
- utilizzare autovetture blindate;
- ridurre il più possibile la frequentazione di locali pubblici e comunque limitarsi a quelli referenziati da organismi internazionali;
- disporre di documenti in corso di validità, cellulare carico e denaro sufficiente alle circostanze;
- inserire la sicura della portiera durante gli spostamenti in auto e tenere i finestrini chiusi;
- comunicare gli spostamenti a referenti di fiducia italiani;
- verificare di frequente, durante gli spostamenti in auto, lo specchietto retrovisore per controllare se si è seguiti e, se si è seguiti, avvertire il proprio referente o persona di fiducia e fermarsi in prossimità di luoghi sicuri e popolati;
- in caso di manifestazioni, ripararsi in luoghi sicuri;
- indossare segni distintivi solo se garanzia di incolumità;
- rispettare, almeno in pubblico, le prescrizioni dei costumi islamici.

Per la scelta di un’abitazione/ufficio:
- posizionare pellicole anti esplosione su tutti i vetri dell'abitazione;
- comunicare l'indirizzo della propria abitazione e dell'ufficio all'Ambasciata;
- soggiornare in alberghi, guest houses o abitazioni dotate delle necessarie misure di sicurezza;
- reclutare personale fidato verificando presso le locali Autorità, la validità del dossier fornito della persona;
- fare attenzione ad auto sospette o a persone estranee al quartiere, che sostino sia in prossimità dell’abitazione sia dell'ufficio;
- preferire un’abitazione in zona referenziata piuttosto che una casa isolata;
- individuare una camera "solida" (con mura portanti) in cui ripararsi in caso di esplosione;
- evitare i piani bassi;
- scegliere possibilmente alloggi con un'entrata principale ed una via di fuga;
- verificare con i vicini di casa eventuali presenze "anomale" o di mezzi nel circondario;
- dotarsi di concertine o altre precauzioni anti intrusione;
- istruire il proprio personale (domestici, autisti, guardiani, giardinieri) circa le possibili minacce o rischi a cui prestare attenzione, quali: controllare gli estranei, segnalare pacchi e oggetti di cui non si conosce la provenienza;
- munirsi di un impianto di video sorveglianza o di guardie armate.

Normativa prevista per uso e/o spaccio di droga: è prevista l’applicazione delle pene conformi alla legge islamica.
Normativa prevista per il consumo di bevande alcoliche: poiché, in base alla legislazione in vigore la vendita di alcol è vietata ai cittadini afghani, si raccomanda di munirsi di un documento di identità che comprovi la cittadinanza italiana al momento dell’acquisto di bevande alcoliche.
Normativa prevista per abusi sessuali o violenze contro i minori: è prevista l’applicazione delle pene conformi alla legge islamica. Va ricordato che coloro che commettono all’estero reati contro i minori (abusi sessuali, sfruttamento, prostituzione) vengono perseguiti al loro rientro in Italia sulla base delle leggi in vigore nel nostro Paese.
In caso di problemi con le Autorità locali di Polizia (stato di fermo o arresto) si consiglia di informare l’Ambasciata per la necessaria assistenza.

Situazione sanitaria

Le condizioni igienico-sanitarie sono in genere di pessimo livello. Non esiste un sistema di acquedotti, né un sistema fognario-depurativo pubblico: l'acqua è disponibile solo tramite pozzi privati che comunque sono contaminati da scarichi di liquami, non essendoci un sistema centralizzato di fognature. Non esistono ambulatori e strutture ospedaliere adeguati agli standard occidentali, se non quelli militari internazionali, che sono a pagamento per il personale civile e non offrono l'intera gamma di prestazioni mediche. Per grandi interventi medico-chirurgici o prestazioni sanitarie particolari è necessario il rientro in Italia o il trattamento in strutture ospedaliere nei Paesi vicini.
I medicinali reperibili, quando possibile, risultano scaduti, contraffatti o di scarsa qualità. In inverno, le rigide condizioni atmosferiche limitano la disponibilità di voli, precludendo l'accesso agli ospedali dei Paesi limitrofi. Nel Paese sono diffuse le seguenti malattie: lesmaniosi, dissenteria, colera, salmonellosi, tifo, paratifo, malaria e pertosse. La poliomielite è endemica.
Si consiglia di stipulare, prima di intraprendere il viaggio, un’assicurazione sanitaria che preveda, oltre alla copertura delle spese mediche, anche l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese.

AVVERTENZE
Si consiglia di:
• disinfettare preventivamente alimenti freschi acquistati in loco, e preferire comunque alimenti confezionati;
• bere solo acqua e bibite in bottiglia, senza aggiunta di ghiaccio;
• vaccinarsi, previo parere medico, contro il colera, il tifo, la polio, l’epatite A e B, il tetano e la difterite;
• effettuare, sempre previo parere medico, la profilassi antimalarica. Si consiglia inoltre di adottare, durante la permanenza nel Paese, misure preventive contro le punture di zanzara indicate sotto la voce “FOCUS” sull’home page di questo sito.

lunedì 16 maggio 2011

Imran Khan - Rivogliamo il nostro Pakistan



Da Pakistan Kakhuda Hafiz si traduce uno scritto di Imran Khan, un ex giocatore di cricket pakistano datosi, pare con un certo successo, alla carriera politica.


Rivogliamo il nostro Pakistan
di Imran Khan

Nessun pakistano era coinvolto nei fatti dell'Undici Settembre, ma lo stato pakistano si è intrappolato da solo in una guerra altrui ed ha intessuto una trama di inganni per il suo popolo. Si potevano aiutare gli USA contro i terroristi di Al Qaeda in Afghanistan senza per questo consegnare il Pakistan alla CIA.

ISLAMABAD, Pakistan. Oggi lo Stato pakistano -cioè il suo governo e le sue strutture di sicurezza- sono esposti come mai accaduto prima sia davanti al proprio popolo che a petto del mondo intero.
Mai prima, fin dal 1971, la nazione pakistana si è sentita così indifesa e così piena di rabbia e di vergogna. Ma l'esito disastroso che oggi sta sotto gli occhi di tutti noi rappresenta l'esito logico delle politiche pro domo sua condotte da un dittatore e, in seconda istanza, da una leadership fabbricata dagli USA ed approvata dal National Reconnaissance Office.
Le politiche basate sulla menzogna e sulla propaganda sono inevitabilmente destinate a concludersi con umiliazioni e vergogna non soltanto per la leadership del paese, ma per tutti i pakistani. Questo è ciò che è accaduto alla fine, quando gli Stati Uniti hanno invaso lo spazio aereo pachistano ed hanno effettuato la loro operazione contro Osama bin Laden, senza essere ostacolati e neppure rilevati dal settimo più potente esercito del mondo, dotato di armi nucleari.
Gli Stati Uniti avevano sempre asserito che nel caso in cui avessero avuto informazioni spionistiche su un bersaglio di alto valore, avrebbero intrapreso azioni militari unilaterali. Perché questa decisione strategico-politica degli Stati Uniti, che ha direttamente compromesso la nostra sicurezza e la nostra sovranità, non ha rappresentato il pomo della discordia in alcun colloquio in materia di strategia? Allo stesso modo, gli Stati Uniti hanno dichiarato che nel caso di un eventuale attacco terroristico sul continente americano, tutte le opzioni sarebbero sul tavolo. Perché il nostro governo non ha mai posto la revisione di questa politica come condizione per la nostra cooperazione, per proteggere il Pakistan da una massiccia rappresaglia militare in caso di attacco terroristico contro il territorio degli Stati Uniti mostrasse dei collegamenti con il Pakistan?
Combattendo una guerra guidata dagli USA ed ipocritamente assicurando alla gente del Pakistan che si trattava della loro guerra, lo stato del Pakistan ha mentito spudoratamente. Dopo tutto, al-Qaeda era in Afghanistan, fino a quando gli attacchi degli Stati Uniti a Tora Bora le lasciarono una scappatoia per fuggire. Fatto ancora più grave, nessun pakistano è stato coinvolto negli attentati dell'Undici Settembre. Ma già all'indomani degli attacchi la leadership pakistana aveva cominciato ad ordire inganni contro il proprio stesso popolo.
Certo, il Pakistan avrebbe aiutato gli Stati Uniti contro i terroristi dell'Undici Settembre e contro la loro organizzazione, ma questo non significa che si doveva consegnare il paese agli Stati Uniti, autorizzando la CIA a costituire una rete parallela di intelligence in tutto il Pakistan con grave pregiudizio per la nostra sicurezza interna e di indulgere in consegne di prigionieri pakistani agli Stati Uniti. Come Clive Smith di Reprieve ha sottolineato, il 90% di quelli consegnati agli Stati Uniti è risultato essere innocente, il caso del Mullah Zaeef, l'ambasciatore dei talebani in Pakistan e diplomatico in servizio, è stato solo uno dei casi in cui il Pakistan ha violato anche gli impegni assunti con la Convenzione di Ginevra.
Per nostra sempiterna vergogna, dopo tre anni a Guantanamo Mullah Zaeef è stato ritenuto innocente.
Usando la paura come un'arma e dopo aver avvolto l'intero paese di inganni e di menzogne per volere degli Stati Uniti, lo Stato pachistano ha inviato le sue forze in Waziristan mentre gli Stati Uniti angariava le aree tribali con attacchi compiuti con i droni, uccidendo migliaia di civili. Difficile stupirsi se ci ritroviamo con una rivolta in piena regola tribali e con italebani in Pakistan come risultato di queste errate politiche fondate sulla pura e semplice forza militare. Bugie su bugie sono state somministrate al popolo pakistano circa le vittime degli attacchi con i droni. Molto prima dello sterminio della jirga tribale in marzo, un attacco compiuto con un drone nel settembre del 2004 ha ucciso settanta persone mentre altre quaranta sono state uccise il giorno dopo, durante i funerali delle precedenti vittime.
In assenza di prove di qualunque genere, l'ingombrante ministro dell'Interno Rehman Malik ha comunque dichiarato che tutte le persone uccise da droni della Cia erano 'militanti', quando il membro della Assemblea Nazionale proveniente dal Sud Waziristan aveva dichiarato che se anche una sola delle vittime fosse risultata un militante estero si sarebbe dimesso!
Chi può dimenticare l'attacco del 2006 a Bajaur che prese di mira una madrasa e che causò ottanta morti, sessanta dei quali erano bambini? Tre giorni dopo, un parente di una delle vittime ha commesso un attacco suicida contro soldati a Malakand uccidendone cinquanta. La più grave menzogna è quella secondo la quale l'esercito pakistano stava combattendo aderenti all'ideologia talebana: la verità è che il novanta per cento dei militanti vengono dalle tribù del nostro paese. Un'altra menzogna sfacciata, riferita da un generale pakistano, è quella secondo la quale gli attacchi con i droni uccidono sempre dei combattenti. Non c'è modo di accertare chi è rimasto ucciso. Non esiste un test del DNA che si possa fare su persone che rimangono semplicemente polverizzate. Attaccare con i droni costituisce non solo una palese violazione della sovranità del Pakistan, ma è anche una grave violazione delle leggi umanitarie internazionali, laddove gli Stati Uniti agiscono come giudice, giuria e boia al tempo stesso, uccidendo le mogli ed i bambini dei sospettati.
Gli attacchi con i droni hanno creato più odio contro gli americani di qualunque altra cosa. Secondo coloro che hanno partecipato al sit-in contro i droni della CIA, il motivo principale è dato dal fatto che i combattenti sarebbero al massimo una vittima ogni dieci. Le altre vittime sono cittadini innocenti che non hanno nulla a che fare con attività terroristiche. Il sondaggio della New America Foundation che è stato condotto circa sei mesi fa ha ribadito che oltre l'80% persone che vivono nelle aree tribali sono contrarii agli attacchi condotti con i droni in quanto credono che a farne le spese siano soprattutto persone innocenti.
Allora perché lo Stato pakistano accetta una simile politica suicida sotto pressione degli Stati Uniti?
Le élite del Pakistan -civile e militare- fin dagli anni sessanta hanno cercato appoggi degli Stati Uniti per prolungare la loro presa sul potere, a spese della costruzione di istituzioni statali vere e proprie e a spese della nostra economia. Invece di investire in riforme nel settore dell'istruzione ed in riforme sociali, hanno preso le scorciatoie a spese del popolo pakistano, andando in cerca di dollari ogni volta che se ne è presentata l'occasione per finanziare il proprio stile di vita corrotto e stravagante, nonché la propria inetta gestione del potere.. La stessa classe di redditieri ha aiutato gli Stati uniti durante il periodo del generale Zia a resistere all'occupazione sovietica dell'Afghanistan, con l'aiuto della CIA con la creazione ed il finanziamento diversi gruppi militanti. Quelli che una volta erano gli eroi dell’Occidente si sono trasformati in cattivi dopo l’Undici Settembre, ed anche i nostri leader politici hanno cambiato casacca e mostrato un’improvvisa e grandissima voglia di essere ritratti come liberali e come baluardi contro l’estremismo islamico. Il loro ultimo mantra sul liberismo è stata musica per le potenze occidentali che erano disposte ad allearsi con ogni farabutto e delinquente che cantassero la loro stessa canzone. Purtroppo la maggior parte dei nostri governanti, cercando di rendersi indispensabili per l'Occidente, hanno svolto un ruolo importante nella costruzione di una percezione errata del Pakistan all’estero, secondo la quale il Pakistan è un rifugio per l'Islam radicale, e questo nonostante i risultati reali di ogni tornata elettorale abbiano dimostrato che i partiti religiosi operano ai margini nella politica del paese.
Nel frattempo, la paura è stata usata come arma contro il popolo pakistano: il timore di un'azione militare Usa contro di loro, la paura di un crollo economico, e, peggio che mai, la paura che il paese venisse invaso da combattenti ed estremisti. Come risultato, mentre la ricchezza dei governanti continua a moltiplicarsi, il paese ha dovuto affrontare sessantotto miliardi di dollari di perdite nel corso degli ultimi dieci anni, così come trentacinquemila morti ed un debito pubblico che è raddoppiato in tre anni passando da cinque a dieci trilioni di rupie. Aggiungete a questo le persone sfollate dalle aree tribali, dove una popolazione di sei milioni di abitanti hanno avuto la vita devastata dai traumi, e l’evidente condizione di disastro in cui si trova il paese vi diventerà anche più chiara. E ancora i nostri cosiddetti alleati occidentali non si fidano, e ci additano come fiancheggiatori di terroristi. E sintomatico che il presidente Zardari abbia dichiarato in una riunione degli Amici del Pakistan Democratico tenutasi in Giappone (2009) che "stiamo combattendo per salvare il mondo" e poi abbia battuto cassa. In realtà è il Pakistan che ha bisogno di essere salvato; salvato dai suoi governanti, dalle loro bugie e dalla loro corruzione.

Prospettive per il futuro

C'è una sola via da seguire oggi, per il Pakistan. I leader sponsorizzati dal National Reconnaissance Office giunsero al potere attraverso elezioni fraudolente in quanto la Commissione elettorale rese noto che su ottanta milioni di elettori registrati, trentasette milioni erano fasulli ed altri trentacinque non figuravano nelle liste elettorali alle ultime elezioni. Questo governo deve dimettersi, o essere costretto a dimettersi dalla pressione dell'opinione pubblica in modo che possano tenersi elezioni libere e trasparenti sotto il controllo di una commissione elettorale indipendente e secondo le regole dell’anagrafe nazionale.
Le riforme devono essere intraprese. Una tendenza all’austerità deve prendere il posto della vergognosa stravaganza dei governanti. Un governo democratico deve intraprendere una propria guerra al terrore secondo politiche formulate in loco. Ancor più significativamente, un governo democratico deve assumersi la responsabilità di tutti gli atti di terrorismo nel suo paese. Più la nostra leadership politica e militare è vista come un mercenario degli Stati Uniti, più aumentano il radicalismo, l'estremismo ed il terrorismo all'interno del Pakistan. Ogni volta che Al Qaeda ei Talebani annunciano il jihad contro gli Stati Uniti, lo invocano anche contro gli agenti degli Stati Uniti - il che significa contro lo stato pakistano. Ciò compromette la capacità militare del Pakistan di combattere efficacemente i militanti. Agli Stati Uniti andrebbe categoricamente detto che non è loro richiesto alcun aiuto e che lo Stato pachistano non può essere considerato lo schioppo mercenario dell’America. Le popolazioni tribali, che non sono mai state coinvolte in attività terroristiche, hanno bisogno di essere cooptate nella politica nazionale per combattere ed isolare i veri terroristi.
Stabilire uno stato di diritto è essenziale: i gruppi militanti, gli eserciti privati e tutti gli altri attori non statali che portano armi devono essere disarmati. Non ci possono essere eccezioni a questa regola.
La corruzione può essere affrontata solo attraverso un processo che contempli lo statuire responsabilità indipendenti per revisori ed avvocati, mentre la riscossione delle imposte deve essere estesa ritirando tutte le esenzioni in modo che i ricchi possano essere tassati. Una aberrazione più importante che deve essere affrontata è rappresentata dal l'analfabetismo. Quella dell’educazione deve diventare un’emergenza, ed appena possibile un sistema educativo uniforme deve essere messo in atto nell’intero paese.
Questi problemi sono affrontabili e le loro soluzioni sono realizzabili, ma soltanto da un governo credibile e democratico che abbia la capacità di mobilitare le persone e le risorse indigene. Forse il bivio cui il Pakistan è stato spinto oggi può rivelarsi una benedizione sotto mentite spoglie. Nel momento in cui l'intera operazione Osama ha portato alla ribalta lo stato del Pakistan e la sua duplice natura sia in patria che fuori, con gli immigrati oltremare che si trovano a soffrire reazioni altrui estremamente dure soprattutto negli Stati Uniti, i pakistani possono scegliere di liberarsi da questa leadership complice e disonorata. Questo è il momento per un rilancio del paese, attraverso il ripristino della dignità e della sovranità nazionali.
Oggi il Pakistan non ha altra scelta.

Imran Khan è presidente del Pakistan Tehreek-e-Insaf. [Pakistan Movimento per la Giustizia]. Questo scritto è stato pubblicato su The International News.

domenica 15 maggio 2011

I "musulmani moderati" sulla moschea di Firenze


La nostra opinione su un'erigenda moschea fiorentina è oltremodo nota.
La moschea va costruita.
Va costruita a spese pubbliche.
Va costruita a spese pubbliche possibilmente distogliendo fondi a gendarmeria e forze armate.
Va costruita con materiali di pregio, e deve essere degna della città di Firenze, come degna della città di Firenze si volle la sinagoga di via Farini.
Va costruita in posizione centrale. L'ideale sarebbe il lato est di piazza Ghiberti, previa demolizione del brutto edificio che la opprime dagli anni Sessanta del passato secolo ed in cui ha sede un giornaletto di cui nessun individuo cosciente di sé sentirà mai la mancanza.
Nel maggio 2011 a tenere il forte dell'"occidentalismo" fiorentino ci sono le solite tre o quattro gazzette ("IlFirenze" aveva avuto la sfrontatezza di allungare qualche offa perfino ad Aldo Torchiaro e logicamente è crepato nell'indifferenza generale con tutto il resto del baraccone) ed i soliti imbrattamuri.
Che alle gazzette sia dovuto per l'ottanta per cento il clima di sprezzante sospetto e di allarmismo menzognero in cui si trova da troppi anni a vivere chi professi un costruttivo e sincero disprezzo per il consumismo e per la prostituzione -ed ovviamente per i consumisti e per le prostitute- è un dato verificabile in molti modi.
Uno di questi modi consiste nel ricostruire il modus operandi con cui i gazzettieri soddisfano le necessità elettorali della committenza, presentando sistematicamente come credibili e competenti iniziative, organizzazioni ed individui che chiunque altro indicherebbe invece come puramente e semplicemente denigratori.
Il continuo fuoco di fila della gazzetteria contro i credenti fiorentini non conosce soste e non cambia registro neppure davanti alla disastrosa e maramaldesca gestione della politica estera da parte dello stato che occupa la penisola italiana. L'imam di Firenze Izzedine Elsir, non soltanto colpevole di esistere ma anche e soprattutto di aver trattato una certa Souad Sbai con una dose infinitesima della scostanza che costei meriterebbe, riceve anche le attenzioni di una sedicente "Associazione Musulmani Moderati" che un certo Andrea Marcon ha recisamente definito "sodalizio totalmente sconosciuto ma comico già nel nome".
Questa "associazione", la cui principale attività pare costituita dall'emissione di comunicati per la stampa, dovrebbe fare capo ad un http://www.musulmanimoderati.com, dove come unico recapito si trova un numero telefonico di Roma.
Musulmanimoderati.com si presenta come un curato ripetitore delle ciarle islamofobe reperibili nelle migliori mescite e con un "manifesto" che pare dettato da un telegiornale governativo. Ovviamente ha anch'essa la sua schedatura sul Libro dei Ceffi, garanzia certificata di democrazia e di assoluta allergia alla violenza tranne quando serve ad esportare la democrazia di cui sopra. In altre parole, i materiali presentati in quella sede potrebbero essere pubblicati su un dominio a connotazione islamofoba senza sfigurarvi affatto.
L'associazione, nella figura del suo presidente, figura anche tra i promotori di una spassosa azione legale vòlta a tappare la bocca a Massimo Fini.
Ora, uno degli elementi che non variano mai, nella logica "occidentalista", è l'assunto secondo il quale le querele possono sostituire in ogni caso le argomentazioni. Il che aiuta a mettere le cose nella prospettiva corretta.
L'"associazione musulmani moderati" dà comunque prova di moderazione. Di così tanta moderazione dall'essersi espressa sfavorevolmente all'individuazione di uno spazio o di un terreno da destinare a luogo di culto per i credenti dell'Aquila.
Pare che all'Aquila la cosa abbia suscitato una certa ilarità.
Questo fa pensare che, così come gli "occidentalisti" sono soliti presentare come "esperti di Islam" quelli che in realtà sono degli esperti di tecniche di denigrazione, in questo caso l'espressione "musulmano moderato" significhi "occidentalista", puramente e semplicemente.
Uno scritto di tutt'altro genere e di ben altra serietà sul concetto di moderazione nell'Islam è stato prodotto da Tariq Ramadan e pubblicato da Islam on Line. Il fatto che il suo autore sia inviso a Daniel Pipes e a Magdi allam è di per sé una piccola garanzia di obiettività e di competenza.
Resta da capire per quale motivo Izzedine Elsir avrebbe dovuto tenere un contegno meno che indispettito nei confronti di questa conventicola.
La moschea a questi "moderati", ovviamente, non è un'occasione per la città; è un'occasione per gli "occidentalisti".
Non richiesta, non invitata, utile e necessaria ancor meno, rappresentativa di chissà chi, priva di ogni legame col territorio fiorentino e nel migliore dei casi buona soltanto a mettere bastoni tra le ruote, questa "associazione" si autoconsidera indispensabile per la gestione della moschea fiorentina.
In effetti, a rigore di logica non c'è nulla che vieti di affidare la custodia di un allevamento avicolo ad una cooperativa di volpi.

sabato 14 maggio 2011

Franco Frattini: l'autorevolezza, la credibilità, il prestigio della competenza.


Mu'ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī ricevuto con tutti gli onori nel settembre 2010.
Quello accanto è uno che farebbe il "Ministro degli Esteri"
per lo stato che occupa la penisola italiana.

"Stai offendendo quelli che hanno difeso te dalla minaccia del terrorismo. Perchè quando Osama bin Laden vuole colpire in casa tua prima o poi arriva a colpire".
Questo capolavoro di logica è uscito dalla bocca di Franco Frattini, messo letteralmente con le spalle al muro da una microscopica contestazione studentesca. Pare che gli abbiano detto che degli sperperi per le missioni militari nessuno vuole saperne e che se qualcuno ci rimette le penne per avere tentato di insegnare agli altri come si sta al mondo sono soltanto affari suoi.
Il fatto che basti qualche fischio per far perdere la calma a uno con la cravatta che pare appena uscito di casa per andare al ristorante la dice lunga sia sulla sua autorevolezza, sia sul suo prestigio. I suoi padroni hanno statuito (tra l'altro nemmeno per la prima volta) che Osama bin Laden è stato ucciso il primo maggio 2011, ma è probabile che nella gerarchia della servitù costui abbia una posizione tale da non essere ritenuto meritevole nemmeno di essere messo al corrente di eventi di questa portata.
L'altra possibilità è che tra i miracoli da millantare in questa carnevalesca campagna elettorale permanente ci sia una eventuale resurrezione dell'ingegnere civile saudita noto per la pacatezza dell'eloquio e la modestia del vestire...

giovedì 12 maggio 2011

Jacopo Cellai, la moschea di Firenze e le irritanti concioni sul nulla


Istanbul, Sultanahmet Camii.

Da qualche anno la non discussione sulla non questione inerente la costruzione di una moschea a Firenze non infiamma l'opinione pubblica.
Il che non sorprende, dal momento che l'intera non vicenda è cara esclusivamente al gazzettaio "occidentalista" incaricato di mantenere ad ogni costo il clima di sospetto, di terrore diffuso e di securitarismo d'accatto che porta suffragi alla committenza. La quale committenza evita in questo modo di doversi trovare un lavoro purchessia, magari dopo quindici o vent'anni trascorsi a vegetare nelle aule universitarie tra scodelle di maccheroni e ragazze facili.
La nostra opinione su un'erigenda moschea fiorentina è oltremodo nota.
La moschea va costruita.
Va costruita a spese pubbliche.
Va costruita a spese pubbliche possibilmente distogliendo fondi a gendarmeria e forze armate.
Va costruita con materiali di pregio, e deve essere degna della città di Firenze, come degna della città di Firenze si volle la sinagoga di via Farini.
Va costruita in posizione centrale. L'ideale sarebbe il lato est di piazza Ghiberti, previa demolizione del brutto edificio che la opprime dagli anni Sessanta del passato secolo ed in cui ha sede un giornaletto di cui nessun individuo cosciente di sé sentirà mai la mancanza.
La ricerca affannosa di qualunque elemento serva a demonizzare i credenti fa scivolare in secondo piano questioni non certo di dettaglio, prima tra tutte che la correlazione gazzettiera tra Islam e terrorismo è vera soltanto se si estende la definizione di terrorismo fino a comprendere in essa tutti i comportamenti che non procurano un reddito a chi ha già introiti sufficienti per vivere tra sprechi ostentati e lussi insultanti.
Non che il gazzettame "occidentalista" si faccia problemi a fare proprie correlazioni come questa: fermo restando che tutto è giustificabile a patto che l'obiettivo sia l'arricchimento, non esiste comportamento o gruppo sociale che non possano essere demonizzati a seconda delle convenienze e dei vantaggi della committenza.
Questo crea un mondo "occidentalista" praticamente privo di legami con la realtà, la cui essenza fu espressa con chiarezza a suo tempo dalle produzioni persecutorie di Oriana Fallaci. In dieci anni di "guardie alzate" e di turned stones e di pazzesche missioni militari, nonché di gendarmeria in grande spolvero -poi si viene a sapere di disperate penurie di mezzi, o dei sorprendenti risultati di pubblicizzatissime battute palmo a palmo alla ricerca di ragazzine scomparse- nella penisola italiana non si è concretizzata alcuna minaccia di alcun genere con la sola eccezione di un unico, autolesionistico e maldestro caso verificatosi (ovviamente, verrebbe da dire) a Milano.
In compenso, come documentato con ogni cura da Legittima Difesa, si è fatto in modo che chiunque identifichi nei credenti un capro espiatorio contro il quale è lecito tutto e l'incontrario di tutto.
Il governo "occidentalista" appare dotato di una perfetta incompetenza in qualunque campo non riguardi attricette, canzonettiste ed altra umanità femminile poco vestita: di qui entusiasmanti prodigi di incultura come l'accanimento contro il burqa, la cui colpa essenziale dev'essere quella di frenare il mercato dei cosmetici e dell'estetica, dal momento che non si capisce che cosa abbia a che vedere certa gente con la promozione dei diritti delle donne.
In quest'ottica alcuni anni fa, e presentando la cosa come se ne andasse dei loro stessi destini, gli "occidentalisti" hanno inventato l'islam moderato, ennesima forma di tutela del tornaconto elettorale dove i comportamenti denigratori vengono mediaticamente rappresentati come competenti. E laddove "moderazione" sta per rinuncia ad ogni principio fondante o anche solo pratica di vita.
Ora, avere familiarità con le mucose femminili non va necessariamente di pari passo col detenere competenze in islamistica: la "organizzazione islamica" creata dai politici "occidentalisti" al fine di discernere i buoni dai cattivi in base al criterio puro e semplice della supina accettazione del vergognoso stato di cose venutosi a creare rischia di avere con la realtà lo stesso rapporto per lo meno labile, per non dire conflittuale, che devono avere con essa i suoi ideatori.
In altre parole, ne viene fuori un Islam con le còtiche.
A questo Islam con le còtiche alcuni mangiaspaghetti avocano il controllo dell'erigenda moschea fiorentina, con motivazioni che andremo ad approfondire.
Al centro delle critiche espresse dal rabbioso (o meglio ràbido) ed orgoglioso Jacopo Cellai c'è Izzedin Elzir, colpevole di non avere la minima intenzione di farsi insegnare da una deputata "occidentalista" facente capo al baraccone suddetto come si deve comportare.
A dire il vero Elzir si sarebbe limitato a definire "discorsi inutili" quelli di Suad Sbai. Si vada a dare un'occhiata all'articolo in link e ci si chieda se Elzir non si sia per caso comportato in modo eccezionalmente accomodante ed oltremodo generoso nelle definizioni. Ma ad occhi "occidentalisti" Elzir non ha avallato l'operato governativo e se ne è addirittura mostrato infastidito: ce n'è di che linciarlo mediaticamente per almeno dieci giorni consecutivi.
Dunque, Jacopo Cellai inveisce:
"L'On. Sbai ha rimesso in evidenza una serie di questioni che riguardano l’Ucoii ma il suo Presidente, ancora una volta non ha risposto a nessuna di queste osservazioni e si è platealmente risentito. Un brutto segno per un dialogo che deve partire da chi vuole un nuovo luogo di culto e che dovrebbe rispondere con serenità ad osservazioni che hanno un oggettivo fondamento. Se l’Ucoii è fuori dalla Consulta islamica ci sarà una ragione o no? Perché Izzedin non ce la spiega? Se L’Ucoii è stata ripetutamente considerata in relazione al movimento dei Fratelli Musulmani ci sarà qualche ragione o no? Un dialogo che dovrebbe ‘iniziare da valori condivisibili a livello naturale (che è ciò che veramente ci unisce, mentre le fedi ci separano), dai diritti naturali dell’uomo, dalla libertà religiosa, dalla pari dignità tra uomo e donna, dalla necessità di distinguere la sfera religiosa da quella politica, per non rischiare di scadere facilmente in un fondamentalismo politico ammantato di religiosità’, per usare le parole di Padre Lanzetta.
Un dialogo che invece, oggi, sembra voler essere indirizzato soltanto nei confronti di coloro che concordano con le intenzioni e la volontà dell’Ucoii e di Izzedin. E che, in questo modo, spaccherà la città".
Va da sé che la città non la spaccherà nessuno. Ma adesso basta con le precisazioni superflue.
Se la "serie di questioni" che riguardano l'UCOII a Firenze è quella riportata dalla disperante gazzettina "occidentalista" riportata in link, c'è effettivamente da risentirsi per la loro irritante e pretestuosa inconsistenza. Sarebbero irritanti e pretestuose ed inconsistenti anche per i non coinvolti dalla questione, ma Elzir è nuovamente colpevole, non essendosi fatto trattare da capro espiatorio da una scomodatasi praticamente apposta.
Stando a quanto si legge in data 12 maggio 2011 su un sito governativo, l'UCOII non è affatto fuori dalla consulta, dove risulta rappresentata da "
Mohamed Nour DACHAN italiano di origine siriana, medico, Presidente della Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia – U.C.O.I.I. - Ancona".
Quando non si trovano elementi in grado di reggere un'invettiva denigratoria è sufficiente fabbricarne qualcuno, ma internet ha reso l'operazione un po' più difficile di quanto non fosse costruire dossier con fotomontaggi e copie carbone.
I Fratelli Musulmani, o “La Società del Fratelli Musulmani”, come recita la denominazione ufficiale, è un movimento sunnita diffuso a livello internazionale ed è anche uno dei più ampi e dei più antichi movimenti islamici del mondo arabo, fondato mel 1928 dall'insegnante egiziano Hassan Banna. Le correnti del pensiero egiziano che fecero propria l'idea dell'avanguardismo armato, desumendola dal perentorio richiamo alla giustizia sociale presente negli scritti di
Sayyd Qutb e che riuscirono ad assassinare Sadat nel 1981 sono incorse nella trentennale repressione del suo successore Mubarak, caro a sionisti e ad "occidentalisti" proprio per la sua moderazione. Per il resto i Fratelli Musulmani erano e sono essenzialmente un movimento sociale ed educativo, che crede che un cambiamento dell'ordine sociale presente fondato su una sostanziale ingiustizia possa essere realizzato per gradi, tramite un lento processo di educazione all’Islam ed attraverso programmi di sostegno sociale. Questa corrente di pensiero non ha mai dovuto affrontare seri contrasti politici, né in genere è approdata a sbocchi violenti. La colpa dei Fratelli Musulmani è sostanzialmente data dal fatto stesso di ostinarsi ad esistere e soprattutto dalla loro coerenza. Quello di coerenza è un concetto aborrito dagli "occidentalisti" di ogni ordine e stipendio.
Nel 2006 la UCOII si macchiò di un'altra colpa orrenda pubblicando inserzioni a pagamento in cui equiparava senza tanti giri di parole il comportamento dei sionisti a quello dei nazionalsocialisti. Avendo deliberatamente infranto l'esclusiva mediatica del diritto al compatimento accordato ai sionisti, doveva essere punita. Punita in modo "occidentalista": dove non è possibile -purtroppo- mandare un B52, si può sempre mandare una querela ed intentare una causa civile, coerentemente con l'ottica "occidentalista" che tutto riduce al denaro. Gli autori delle inserzioni furono prosciolti due anni dopo.
La realtà dei fatti, che è ovviamente e pacificamente opposta alle istanze "occidentaliste", è che per affrontare la questione dei "valori condivisibili" è necessario che le parti che dialogano abbiano, appunto, dei valori.
E sui valori degli "occidentalisti" non è necessario soffermarsi in questa sede. Chi vuole documentarsi assuma un antiemetico e si procuri un apparecchio televisivo.

martedì 10 maggio 2011

Bobby Sands Trust condemns Casa Pound. Casaggì Firenze is not important enough to be condemned.


Si riceve per e-mail e si pubblica quanto segue, dopo aver reperito qui il testo identico nella lingua originale. Se ne verifichino i commenti: alcuni sono di un certo interesse perché ventilano la possibilità che la pratica dello sciopero della fame venga utilizzata dalla propaganda yankee contro i governi invisi, nel caso le Nede e le Sakineh si rivelassero difficili da reperire.
L'argomento è stato trattato anche da Pampalea con hunger striker e da Kelebek con Casa Pound, una piccola setta virale.
Nel comunicato ricorre più volte un vocabolo che nell'uso corrente indica lo stato che occupa la penisola italiana e che non possiamo eliminare dall'originale; come sempre ce ne scusiamo con i lettori.
Trust Condemns Italian Group
December 29, 2010
Danny Morrison has issued a statement on behalf of the Bobby Sands Trust condemning an Italian group for misappropriating the name and image of Bobby Sands in an attempt to garner credibility and support.
He said: “A few weeks ago we received a number of emails in relation to an Italian organisation, CasaPound Italia, reporting that it planned to or had already merchandised in the name of Bobby Sands.
“Initially, we decided to make no public statement in order not to give the group any further publicity. However, we now feel that we need to make it clear to the Italian people that this organisation never contacted the Trust for permission to use Bobby Sands’ name or image and that had they contacted us they would not have been granted permission.
“This group has no right to exploit the imagery of Irish republican hunger strikers who opposed oppression and fought for the freedom of people and we call upon CasaPound Italia to stop such misuse of Irish patriots.
“As we approach the 30th anniversary of the 1981 hunger strike we encourage all groups and organisations internationally who faithfully reflect the principles and integrity of the hunger strikers and their cause.
Signed – Danny Morrison, Secretary Bobby Sands Trust.

Il Bobby Sands Trust prende le distanze da un gruppo italiano
29 dicembre 2010
Danny Morrison ha rilasciato una dichiarazione per conto del Bobby Sands Trust in cui si condanna un gruppo italiano per essersi appropriato in malafede del nome e dell'immagine di Bobby Sands allo scopo di ottenere credibilità e sostegno.
Ha affermato: "Poche settimane fa, abbiamo ricevuto molte e-mail in relazione ad un’organizzazione italiana, CasaPound Italia, in cui si riferiva che essa aveva in programma, o aveva già intrapreso, la produzione di merchandising con il nome di Bobby Sands.
All'inizio abbiamo deciso di non fare alcuna dichiarazione pubblica in modo da non dare al gruppo alcuna ulteriore pubblicità. Tuttavia, ora sentiamo il bisogno di far capire al popolo italiano che mai questa organizzazione ha contattato il Bobby Sands Trust per richiedere il permesso di utilizzare il nome o l’immagine di Bobby Sands, e che se essa si fosse messa in contatto con noi, il permesso non sarebbe stato concesso. Questo gruppo non ha alcun diritto di sfruttare l’immagine degli Hunger Strikers repubblicani irlandesi che si sono opposti all’oppressione e che hanno combattuto per la libertà del popolo; ci rivolgiamo a CasaPound Italia affinché interrompa tale utilizzo arbitrario della figura dei patrioti irlandesi. Mentre si avvicina il trentesimo anniversario dello sciopero della fame del 1981, offriamo invece il nostro incoraggiamento a tutti i gruppi e le organizzazioni internazionali che rispecchiano fedelmente i principi e l’integrità di coloro che aderirono allo sciopero della fame e della loro causa.
Danny Morrison, Segretario del Bobby Sands Trust
Il franchising di magliette nere e di musichette mediocri citato nel comunicato, com'è abituale per l'area, ha decontestualizzato personaggi ed iconografie con cui ha poco a che fare, al nobile fine del conseguimento di un utile.
Concepire qualche cosa di simile è al di là della portata di Casaggì, la brigatella "occidentalista" di attacchini tirocinanti che opera a Firenze.
Casaggì si è dunque limitata a celebrare il suo ennesimo anniversario di morte sconciando i muri cittadini con la propria propaganda in bianco e nero, ed è improbabile che tanto basti per attirarle le attenzioni e le prese di distanza, logicamente conseguenti, dei protagonisti di quelle vicende.
La cosa è stata comunque segnalata al Trust, affinché anche a Falls Road traggano le loro conclusioni sulla micropolitica "occidentalista" peninsulare, sui suoi sistemi e soprattutto sui suoi "valori", che hanno almeno il pregio della chiarezza.

Uno grasso di Scandicci durante lo sciopero della fame tra un pasto e l'altro
tenutosi la scorsa estate.
A fat guy from Scandicci during a between meals death fast, last summer.

Un giro per i motori di ricerca rivela che l'iniziativa deplorata dal Bobby Sands Trust è stata presa da un'organizzazione con sede a Bozen.
Gut.

"...Kellnerin? Drei Sepp Kerschbaumer's apfelwein, bitte. Südtirol ist nicht Italien, ünd Tirol-patrioten sind keine nazi-idioten!"