domenica 30 gennaio 2011

Gastronomia e "national pride". Esempi di packaging e denominazioni reperiti fuori dalla penisola italiana.


Esistono innumerevoli contesti in cui i "valori", le credenze e i comportamenti abituali dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, nonché l'intera "cultura" sedicente "nazionale", vengono inquadrati nella loro essenza più autentica, e come tali veicolati.
La rete ne gronda, in senso letterale; al punto da lasciare l'imbarazzo della scelta.
Una trattazione esauriente richiederebbe tempi incalcolabili.

Riprendiamo da un blog uno dei più recenti casi di questo genere, che si verificano con cadenza pressoché quotidiana e sui quali ci siamo già piacevolmente soffermati in un'altra occasione.
La foto in alto raffigura una confezione di pelmeni, un'eccellente preparazione gastronomica commercializzata in questo caso nella Repubblica d'Estonia.
Fuori dalla penisola si ha di chi vi bivacca un concetto non eccessivamente signorile, fondato su quelli che potrebbero sembrare "luoghi comuni" mentre sono comportamenti condivisi e socialmente approvati in via generale, sui quali si possono basare veri e propri ritratti di sobrio ed essenziale realismo.
Lo stato che occupa la penisola italiana dispone tuttavia di organizzazioni tenute ad ostentare indignazione in presenza di casi del genere. Che dopo un po' sono andati a lamentarsi da chi di dovere, affinché il packaging venisse modificato.

L'immagine sopra viene da Flicker.
Un commentatore ha ritenuto l'immagine "Molto insultante".
Nel thread, qualcuno ha risposto "Insultante per chi, per la mafia?"

Il blog Taanith è uno dei molti in cui compare la ricetta degli spaghetti mafiosi, che qui riportiamo e che dovrebbe essere anche כשר.
Si noti l'appunto, presente nell'originale, sul cambio del nome della preparazione, avvenuto in sede industriale: contestazioni come quella su citata devono verificarsi con una certa frequenza, indice questo dell'abituale e fondata disinvoltura con cui certe denominazioni hanno circolato e sono state utilizzate.
L'associazione di termini, nella forma di "spaghetti alla mafiosa", risulta secondo Google tipica della ristorazione d'ispirazione peninsulare fruibile nella Confederazione Elvetica.

Spaghetti mafiosi (Kasher). Questa ricetta mi è stata copiata da una fabbrica di paste alimentari,ha semplicemente cambiato il nome, la feci da militare e la scrissi sul mio sito il 6 maggio 1996.
Ingredienti: olio d'oliva - 1 spicchio di aglio - 1 rondella di limone -5 olive nere - 1 acciuga - 1 peperoncino - 1 pomodoro ben maturo tagliato a rondelle
Preparazione: In una padella mettere l'aglio tritato,il peperoncino e l'acciuga.
Lasciar rosolare l'aglio,mettere la rondelle di limone e le rondelle di pomodoro.
Lasciar cuocere 2-3 Mn.

Spaghetti mafiosi (Kasher). Ce plat m'à été copié par une fabrique de pâtes, seul le nom à changé, je l'avais fait de militaire et publiée sur ma Home Page le 6 mai 1996.
Ingrédients: 30 gr. d'huile d'olive - 1 gousse d'ail - 1 rondelle de citron - 5 olives noires - 1 anchois - 1 piment - 1 tomate bien mûre coupée en rondelles
Préparation: Dans une poêle mettre l'ail haché,le piment et l'anchois.
Laisser roussir l'ail,mettre la rondelle de citron,puis les rondelles de tomates.
Laisser cuire 2-3 Mn. et faire sauter à la poêle les spaghetti.

venerdì 28 gennaio 2011

Riccardo Nencini, un libercolo tradotto, un filmetto dal libercolo


Gennaio 2011. Il mondo come lo intendevano certe patite di cianfrusaglie e di invettive non esiste più, ammesso che sia mai esistito, e le "esportazioni di democrazia" a tutti note sono diventate roba da occultare in silenzio per chiunque abbia un po' di residuale raziocinio, un po' di rispetto per le regole elementari della decenza.
Questo esclude dal nòvero l'intera classe politica "occidentale", piccolo dettaglio che esclude categoricamente che una certa demenziale stagione sia chiusa al di là di ogni dubbio.

Alcuni anni fa un "occidentalista" di complemento di nome Riccardo Nencini (quello che all'inizio dell'anno manifestava da solo a favore delle galere) scrisse un libercolo su Oriana Fallaci, arrivando peraltro buon ultimo in un segmento letterario affollatissimo, che pure prometteva una buona redditività.
Tra allora ed ora sono successe un po' di cose.
La prima è stata l'exitus della protagonista del libello, avvenuto com' è giusto nella pressoché generale indifferenza degli estranei alla sua claque ed alla estenuante campagna mediatica costruita su quelle che definimmo senza mezzi termini delle cristalline nullità letterarie.
In ogni caso, il lancio del prodotto Oriana Fallaci, di cui è responsabile l'indossator di cravatte Ferruccio de Bortoli, dev'esser costato caro e va sfruttato fino all'ultima briciola di potenziale.
Del libello del Nencini pare ne faranno un film, oltre a tradurlo -e che fatica!- per l'AmeriKKKa e per il Canada. Le ragioni di cassetta alla base del tutto han fatto sì che l'operazione venisse rendicontata nella sottosezione "Cultura" del Corriere della Sera, il gazzettino che con le "idee" di quella donna ha letteralmente sporcato il mondo.
Riccardo Nencini afferma che
«È per me motivo di grande orgoglio, e sarò lieto di offrire il mio contributo affinchè le due trasposizioni, quella letteraria e quella cinematografica, corrispondano allo spirito e al valore di un’opera alla quale sono legato in maniera totale. È un omaggio, una carezza che ho regalato ad un’amica e ad una donna di cui l’Italia avrebbe oggi un assoluto bisogno»
Ci scusiamo innanzitutto con i lettori -specie con quelli che hanno appena finito di pranzare- per il nome di un sedicente stato sovrano che compare nella citazione.
La prima considerazione che viene in mente è che le amiche, chiunque non sia un nencini, ha solitamente cura di scegliersele un po' meglio.
Dalle parole di Nencini dobbiamo poi concludere che lo stato che occupa la penisola italiana "avrebbe oggi assoluto bisogno" di una che ha speso il fiato che restava in gola per incitare alla violenza negli stadi e agli attentati dinamitardi e per insultare sistematicamente chiunque osasse contraddirne le invettive oziose.
A ben vedere le asserzioni di Nencini non sono del tutto fuori luogo. Lo stato che occupa la penisola italiana è avviato da anni verso le tenebre, avanguardia in questo di tutto l'"Occidente". In questo senso potrebbe anche avere "assoluto bisogno" di una Fallaci rediviva che contribuisca ad accelerarne il precipitare delle sorti.

sabato 22 gennaio 2011

Casaggì Firenze, l'Istituto Superiore Salvemini, le abituali menzogne, l'abituale malafede



Il 5 febbraio 2011 l'"occidentalismo" fiorentino ha in mente di realizzare l'autoreferenziale parata che viene messa in piedi ogni anno, sperando che qualche obeso ben ammanicato si degni di alzare il grugno dal piatto di rigatoni e venga a Firenze a passare benevolo in rassegna la servitù più volenterosa.
L'iniziativa ha come pretesto una farraginosa e parziale ricostruzione storica letteralmente intrisa di malafede e di suprematismo razziale; non è mai uscita dall'autoreferenzialità partitica ed il più delle volte in città si è scontrata, e si scontra a tutt'oggi, con un'impopolarità a tratti veemente.
E proprio ad un saggio di questa impopolarità, che per loro fortuna prende solitamente forme del tutto incruente, sono andati incontro alcuni valletti "occidentalisti" intenti a fare propaganda.

Questo il comunicato stampa in cui si frigna per i torti subiti.
Dal momento che riportiamo per intero materiale altrui, ci scusiamo per il ricorrere in esso di un vocabolo che indica comunemente lo stato che occupa la penisola italiana, e che in questa sede si ha la buona regola di non utilizzare mai dal momento che non è nostra intenzione suscitare disgusto nei lettori.
Torselli (PdL) e Scatarzi (Giovane Italia): “Studenti insultati dai professori mentre distribuiscono materiale sull’eccidio delle foibe. Solo a Firenze simili bassezze”
“Una relazione dei fatti sarà inviata al Provveditorato agli studi e al ministro Gelmini”

"Bassezze senza uguali che fortunatamente, o sfortunatamente per chi ama questa città, possono accadere solo a Firenze. Stiamo parlando di quanto accaduto questa mattina all'Istituto Superiore Salvemini di Firenze, dove alcuni studenti di quella scuola, militanti di Casaggì e della Giovane Italia, sono stati presi ad insulti e a male parole da un docente del medesimo istituto". Questo quanto dichiarato da Francesco Torselli, consigliere del PdL, e dal Presidente cittadino della Giovane Italia, Marco Scatarzi.
"I ragazzi stavano volantinando materiale informativo sulle foibe - spiegano i due esponenti del PdL -, in previsione del corteo cittadino che si terrà il prossimo 5 febbraio, quando questo docente si è scagliato contro i ragazzi insultando loro e di conseguenza quegli oltre 30.000 italiani che, in nome del comunismo e della dittatura titina, trovarono la morte in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Solitamente, a tenere questi atteggiamenti intolleranti e beceri sono gli studenti vicini alla sinistra radicale, ma questa volta il fatto è di ben altra gravità, essendo i protagonisti non dei diciassettenni infervorati dalla militanza politica, ma professori in piena attività nella scuola in questione. Il fatto è gravissimo e merita una condanna unanime di tutta la città, nonché un intervento diretto del Provveditorato agli Studi: non è accettabile sentire dei docenti insultare dei ragazzi ed invitarli ad andarsene da quella che è anche la loro scuola. Il professore in questione, purtroppo ben accompagnato da alcuni suoi colleghi non nuovi a questo genere di pagliacciate, ha addirittura ritardato l'orario di inizio delle sue lezioni, recando quindi un danno anche agli studenti assolutamente disinteressati alla diatriba, pur di restare in mezzo alla strada a schiumare rabbia contro i militanti di Casaggì e della Giovane Italia che, decisamente più maturi del docente, hanno proseguito in silenzio la propria attività”.
"La vicenda finirà sulla scrivania del Provveditore e su quella del Ministro Gelmini; - concludono Torselli e Scatarzi -: questo clima di intolleranza è inaccettabile, soprattutto se proveniente dal corpo docente. Con quale serenità i ragazzi potranno continuare a frequentare un istituto dove i professori si comportano in questa maniera? Devono forse andare a scuola col terrore di essere giudicati e bocciati in funzione del proprio pensiero politico? Crediamo servano delle risposte".
In fatto di bassezze senza uguali, prima tra tutte l'utilizzo abituale della delazione, l'"occidentalismo" in generale e Casaggì in particolare non sono secondi a nessuno. Il fatto che a Firenze gli "occidentalisti" pubblicizzino il ricorso alla delazione in ambiente scolastico è uno dei molti indici dell'esiguità del loro séguito, oltre che di una propensione generalizzata e condivisa a comportamenti vili e riprovevoli, considerati come valori positivi ed incoraggiati fin dalla prima adolescenza. Lo scorso anno Francesco Torselli campeggiò nelle gazzettine più condiscendenti per quasi una settimana, nell'àmbito di un'operazione delatoria che seguimmo nei dettagli.

Firenze: la Scuola Media Botticelli una foiba di quartiere? L'"occidentalismo" e la delazione come pratica politica quotidiana (link).
Firenze: le foibe alla Scuola Media Botticelli come palestra "occidentalista" per un linciaggio mediatico diversivo (link).
Firenze: foibe e Scuola Media Botticelli. Come l'"occidentalismo" costruisce un pretesto per la delazione (link).

L'occasione scelta da Francesco Torselli fu la distribuzione in una classe delle medie inferiori di un articolo -tra i milioni reperibili sul web- il cui autore si era dimenticato di riverire la vulgata con cui gli "occidentalisti" stanno da anni cercando di mettere la sordina al pressappochismo maccheronesco con cui i loro referenti politici dell'epoca trascinarono lo stato che occupa la penisola italiana in un'autentica tragedia mondiale.
Abbiamo motivo di ritenere che la popolarità delle istanze "occidentaliste" presso i docenti non abbia guadagnato gran che dall'iniziativa: nei contesti normali, e specialmente sul lavoro, i delatori non suscitano alcuna simpatia. Di qui l'accoglienza poco entusiasta ricevuta; gli insegnanti svolgono già per proprio conto un mestiere logorante e sempre più avaro di tutto, e gli "occidentalisti" di ogni estrazione non fanno gran che per nascondere il disprezzo che provano per l'intera categoria, capace di prosciugargli i bacini elettorali dimostrando che i libri non servono solo come fermaporte.
Torselli e Scatarzi omettono con cura di precisare quale "materiale informativo" stessero "volantinando" i "ragazzi". Fonti "occidentaliste", prima del cambio di registro di cui abbiamo già trattato, parlavano di "cinquantamila volantini freschi di stampa" e di turni per i volantinaggi, quindi è probabile che più che di "materiale informativo" si debba più correttamente intendere "propaganda per un'iniziativa di partito". Possiamo desumerne che il principale partito "occidentalista" operante nella penisola italiana affida a minorenni la propaganda delle iniziative programmate a livello locale. La cosa ha una sua coerenza: ai vertici del "partito" sembra che domini sovrana l'idea che ai minorenni, ed alle minorenni in particolare, spettino compiti di natura analoga. Così inquadrata, la reazione anche troppo composta del docente denunciato diventa ancora più comprensibile.
La cifra di "trentamila" per le vittime e i vittimi, citata nel piagnisteo stampa, non ha alcun fondamento al di fuori delle menzogne propagandistiche; se anche lo avesse, avrebbe rappresentato un prezzo senz'altro minimo per la cosciente e deliberata partecipazione ad una guerra che doveva ridisegnare la carta dell'Europa all'insegna del suprematismo razziale.
Il modo "occidentalista" di intendere le cose ha almeno il pregio della chiarezza: per chi si azzarda a disturbare la loro propaganda, o anche solo a contraddirla, c'è la delazione.
"Con quale serenità i ragazzi potranno continuare a frequentare un istituto dove i professori si comportano in questa maniera? Devono forse andare a scuola col terrore di essere giudicati e bocciati in funzione del proprio pensiero politico? Crediamo servano delle risposte".
La preoccupazione avrebbe anche qualche fondamento. O meglio, lo avrebbe se fosse espressa da ambienti in cui espressioni come culturame cattocomunista ricorressero con meno frequenza. Gli "occidentalisti" devono comunque essere rassicurati. Stiamo trattando di una formazione politica cui sono abituali la delazione e l'affissione abusiva, dunque anche nel caso di un'interruzione brusca e traumatica del proprio percorso formativo, chi si riconoscesse nei "valori" e nella condotta di vita che essa reputa dignitosi non dovrebbe avere troppi problemi ad assicurarsi quanto serve ad un'esistenza ad essi conforme.
Una canottiera, una rivista pornografica ed un'insalatiera di plastica piena 'e maccaruna c'a'pummarola si possono avere in blocco per meno di dieci euro, il che significa che un "occidentalista" tipico può provvedere alle proprie necessità vitali ed identitarie -pallone televisivo escluso- con circa trecento euro al mese.
Una somma facilmente reperibile anche da chi non possa sfoggiare un cursus studiorum privo di cesure.

venerdì 21 gennaio 2011

Sayyed Mohamed Marandi - La Repubblica Islamica dell'Iran, gli Stati Uniti e l'equilibrio dei poteri in Medio oriente



Traduzione dall'inglese da Conflicts Forum.

La Repubblica Islamica dell'Iran è probabilmente più interessata degli Stati Uniti alla stabilità del Medio Oriente; dopotutto si tratta dell'area geografica cui appartiene. Per crescere e prosperare l'Iran ha bisogno di frontiere sicure e di vicini stabili. Un Afghanistan povero ed instabile, ad esempio, danneggia le vie commerciali e può far crescere il flusso dei profughi ed il narcotraffico nelle regioni nordorientali dell'Iran.
Ancora più fondamentale per l'Iran è la presenza di un Iraq stabile. La guerra tra Iran ed Iraq ha causato enormi sofferenze al popolo iraniano; gli iraniani non se ne dimenticheranno, almeno per i prossimi decenni. Non dimenticheranno neppure che le loro sofferenze furono in larga misura causate dal sostegno statunitense ed europeo a Saddam Hussein, compresa l'assistenza occidentale fornitagli per l'acquisizione di armi di distruzioni di massa, che egli utilizzò con regolarità contro gli iraniani e contro i civili iracheni. Queste azioni, barbare e crudeli, non vennero mai fatte oggetto di condanna dai governi o dai mass media occidentali. Gli iraniani pensano che i politici occidentali siano altrettanto colpevoli di Saddam Hussein di questi crimini contro l'umanità. E' imporante sottolineare che l'Iran non ha mai utilizzato o prodotto armi chimiche, né durante né dopo le ostilità, nonostante disponesse delle competenze tecnologiche per farlo. Questo, specificano sempre gli iraniani, prova di per sé che la Repubblica Islamica dell'Iran dice il vero quando afferma che non è sua intenzione sviluppare armi nucleari.

E' dunque comprensibile che gli iraniani affermino che non lasceranno che l'Iraq venga mai più usato come punto di partenza per aggredire o per destabilizzare l'Iran. Gli iraniani non lasceranno che i loro nemici, i loro avversari o i loro antagonisti degli anni a venire possano approfittare dell'Iraq per trarne vantaggio in caso di un contrasto di qualsiasi tipo con la Repubblica Islamica dell'Iran.

Gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita perseverano nei loro tentativi di intensificare settarismo e razzismo, per dividere l'Iran dai paesi confinanti. Ero negli studi televisivi di AlJazira a Doha, quando l'ambasciatore americano in Qatar giocò la carta del razzismo in diretta tv, ed affermò che per secoli i persiani avevano rappresentato un qualcosa di irrilevante per tutto il resto della regione e che al tempo stesso costituivano per essa una minaccia continua. In Iraq la maggioranza dei cittadini ha forti legami religiosi, storici e culturali con l'Iran. Molti politici iracheni e molti intellettuali hanno vissuto per anni in Iran, conoscono bene la lingua persiana, e magari hanno anche sposato donne iraniane durante i duri anni in cui soltanto la Repubblica Islamica e la Siria riconoscevano e sostenevano l'opposizione a Saddam Hussein.

Inoltre, mentre i canali televisivi in lingua persiana finanziati e basati in Occidente si lasciano regolarmente andare ad asserzioni criticabili e dispregiative nei confronti degli arabi, gli iraniani che vivono nella Repbblica Islamica hanno mantenuto una notevole empatia nei confronti degli iracheni che hanno sofferto sotto Saddam Hussein prima e sotto l'occupazione statunitense del loro paese poi. Gli iraniani continuano anche a sentirsi vicini agli arabi palestinesi, che pure sono a maggioranza sunniti, che soffrono l'occupazione di quello che in Iran viene considerato l'unico regime al mondo ufficialmente caratterizzato dallo apartheid.

L'Iran crede che un mutamento fondamentale nel quadro delle relazioni tra Iran ed Iraq sia già stato raggiunto, più che rappresentare una possibilità futura.

Questo non significa che gli iraniani desiderino che in Iraq si insedi un governo debole. L'enorme crescita del commercio, del turismo e degli investimenti tra i due paesi dopo la caduta di Saddam Hussein ha rappresentato uno stimolo fondamentale per la crescita dell'economia iraniana. Alla frontiera tra Iran ed Iraq, per la maggior parte deserta fino al 2003, adesso si vedono lunghe code di camion e di autobus in attesa di passare il confine. Il personale di frontiera di entrambi i paesi è impegnato nella realizzazione delle infrastrutture necessarie a far sì che commerci ed investimenti possano ulteriormente crescere, ma non riescono ancora a rispondere alle crescenti necessità di pellegrini e uomini d'affari. La Repubblica Islamica dell'Iran desidera quindi che l'Iraq sia forte e stabile, ma anche che esso abbia buone relazioni con l'Iran e che si impegni a sostenere gli interessi dei popoli della regione nel suo coplesso. Le recenti dichiarazioni del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, che ha affermato che le truppe americane devono lasciare il paese prima della fine del 2011, costituiscono un forte segnale di quanto sta accadendo.

Lo stesso ragionamento si adatta bene all'Afghanistan. La maggioranza degli afghani condivide con l'iran legami religiosi e culturali; moltissimi in Afghanistan parlano il persiano. Nonostante quello che gli iraniani ritengono rappresenti un completo fallimento della politica statunitense in Afghanistan, l'Iran ha investito molto nel nord del paese, relativamente più stabile, nella costruzone di strade e di infrastrutture. Il commercio è sensibilmente cresciuto, ed i sunniti moderati e gli sciiti, sostenuti dall'Iran mentre gli Stati Uniti permettevano di fatto ai talebani finanziati all'epoca dai sauditi -e dagli Emirati Arabi- di prendere il controllo del paese, sempre di più cercano l'appoggio iraniano perché gli abitanti del paese pensano che gli Stati Uniti abbiano perso la guerra e che prima o poi saranno inevitabilmente costretti ad abbandonare il paese.

Ho scritto che i talebani, all'epoca, erano finanziati dai sauditi, mentre avrei dovuto scrivere semplicemente che lo sono a tutt'oggi. Secondo documenti reperibili su Wikileaks, l'Arabia Saudita è a tutt'oggi il principale sostenitore dei talebani. In effetti quasi tutti i regimi arabi non democratici del Golfo Persico stanno ancora sostenendo economicamente i talebani. Dalle nostre parti, questo fatto viene considerato una specie di segreto di Pulcinella. Inoltre, questi paesi non soltanto stanno sostenendo economicamente i talebani, ma stanno prestando sostegno in tutto il mondo anche alla loro ideologia, che ha affinità forti con quella di AlQaeda. In molti si chiedono come possano pensare gli americani che mantenere l'alleanza con l'Arabia Saudita possa nel lungo termine fare gli interessi degli Stati Uniti. Il diffondersi dell'ideologia salafita nel Corno d'Africa, nello Yemen, in Europa e altrove è davvero privo di rapporti agli stanziamenti multimiliardari che questi stati hanno assegnato, con i sauditi primi tra tutti?

Gli iraniani pensano che i responsabili della politica estera statunitense, chiudendo entrambi gli occhi sul sostegno fornito dai sauditi ai gruppi salafiti più intransigenti che operano in tutto il mondo, stiano rendendosi le cose ancora più difficili. Questo errore va ad aggiungersi al tragico stato di cose provocato da quella che gli iraniani considerano la pazzesca invasione dell'Iraq, e dal fallimento della strategia americana in Afghanistan e in Pakistan. A questo si aggiunge anche quello che Tehran considera come l'acritico sostegno americano all'ultimo stato al mondo che pratichi l'apartheid, che incarcera e brutalizza donne e bambini palestinesi ed uccide i giovani colpevoli di qualche sassaiola tenendoli prigionieri in condizioni simili a quelle dei campi di concentramento. Tutto questo fa sì che le politiche americane attualmente perseguite in Medio Oriente si rivelino alla lunga insostenibili. E questo è tanto più vero quanto più le emergenti potenze strategiche ed economiche che fanno concorrenza agli Stati Uniti, come i paesi del BRIC (Cina, India, Brasile, Russia) ottengono vantaggi di ogni tipo negli stessi contesti in cui gli Stati Uniti continuano invece a soffrire.

Inoltre, sta emergendo ua tendenza generale secondo la quale le organizzazioni sciite e sunnite vengono tenute sotto pressione in tutto il Medio Oriente; i regimi dispotici alleati degli Stati Uniti tentano in questo modo di assicurarsi la sopravvivenza. In questo stato di cose l'ostilità nei confronti degli Stati Uniti non fa altro che crescere e, per ironia della sorte, prosperano le ideologie estremiste finanziate dai sauditi. Per adesso, questo "investimento" ha permesso alla famiglia reale saudita di comprare la tranquillità per se stessa, ma non certo per la maggior parte del resto del mondo, Stati Uniti compresi. Certo, se i governi sostenuti dagli Stati Uniti riusciranno a sopravvivere oppure no è tutt'altra questione. Se i governi locali dovessero crollare, come reagiranno le popolazioni di quei paesi alle politiche oppressive messe in atto dagli statunitensi fino ad oggi?

L'essersi scelti come alleati i despoti arabi -che siano quelli dell'Arabia Saudita, un paese in cui le donne non possono guidare l'automobile e per la maggior parte neppure avere un proprio conto bancario, oppure quelli dell'Egitto e della Giordania- può rivelarsi foriero di gravi conseguenze per gli Stati Uniti nel prossimo futuro. L'ironia insita in questo non sfugge agli iraniani, che vivono in un paese dove le donne rappresentano il 63% della popolazione studentesca universitaria. La maggior parte dei miei studenti di dottorato è costituita da donne, ed è una donna anche il preside della facoltà dell'Università di Tehran in cui insegno.

Gli iraniani hanno fatto caso anche a come gli Stati Uniti hanno reagito alle elezioni-farsa tenutesi in Egitto, continuando ad accusare l'Iran di non essere democratico nonostante tutti i leader iraniani vengano scelti direttamente dal popolo o da organi sottoposti a pubblica elezione. Nel caso delle elezioni presidenziali del 2009 non c'è dubbio alcuno che Ahmadinejad le abbia vinte con una valanga di voti; le prove definitive di questa vittoria sono state pubblicate in lingua inglese da studosi, accademici e sondaggisti. Se teniamo presente questo dato di fatto, agli occhi della maggior parte degli iraniani gli Stati Uniyti hanno di fatto sostenuto ed auspicato le sommosse per le strade di Tehran.

Gli Stati Uniti hanno accusato il governo iraniano di aver truccato le elezioni, senza fornire alcuna prova credibile a sostegno di questa loro affermazione. Le istanze degli Stati Uniti si basano sulla recezione acritica di asserzioni fatte da ben finanziati e sedicenti "esperti" della realtà iraniana che vivono negli Stati Uniti, che conoscono poco il paese e che per la maggior parte ostentano una profonda ed immotivata ostilità nei confronti della Repubblica Islamica. Questa gente si è lasciata andare ad affermazioni e previsioni in merito alle sorti dell'Iran per anni interi; una breve rassegna di quanto da loro prodotto nel recente passato rivela che hanno poche frecce al loro arco. Dal momento che dicono quello che la classe politica statunitense desidera sentirsi dire da loro, nonostante i loro errori di valutazione e la scarsa credibilità delle loro analisi truccate continuano a ricevere finanziamenti generosi. E' interessante notare che quanti tra loro conoscono la lingua persiana usano toni e registro linguistico molto diversi a seconda che parlino in trasmissioni dei canali in farsi, finanziati dall'Occidente o di proprietà governativa, oppure per think tank o canali televisivi statunitensi. Il motivo fondamentale per cui lo fanno è che non vogliono che le loro parole sembrino assurde al pubblico iraniano.

Quanti tra costoro si azzardino a riferire ad un pubblico occidentale qualcosa di diverso e di più ragionevole vengono rabbiosamente attaccati dai mass media statunitensi e dai cosiddetti "esperti di Iran", che continuano a vivere nel loro mondo di pura fantasia. Nonostante le minacce, le accuse e le calunnie, questi commentatori hanno continuato a dire la verità agli americani e agli europei, perché i governi occidentali evitassero di cadere in errori di calcolo dalle conseguenze controproducenti o addirittura drammatiche. Ma lo hanno fatto pagando un alto prezzo personale.

Certamente, dopo le proteste di massa contro Mousavi, prive di precedenti specifici, che si tennero in tutto il paese dopo gli scontri di piazza dell'Ashura di dicembre 2009, alcune persone in Occidente hanno finalmente cominciato ad aprire gli occhi sulla realtà. E' arrivatro poi l'11 febbraio 2010, l'anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica; per quel giorno i mass media occidentali avevano puntato ogni speranza su manifestazioni inscenate dal cosiddetto movimento verde. I sostenitori del movimento verde avevano affermato che avrebbero portato milioni di persone per le strade di Tehran ed invaso pazza della Libertà in diretta tv. In realtà, quando milioni di persone hanno davvero invaso le strade di Tehran (e manifestazioni simili si svolgevano nello stesso momento in tutto il paese) dei sostenitori di Mousavi non c'era traccia da nessuna parte. Gli analisti occidentali hanno cominciato ad ammettere, sia pure a malincuore, la possibilità di aver mal interpretato gli eventi.

Ironicamente, nel lungo termine gli eventi dell'ultimo anno hanno reso il popolo iraniano più unito che mai, come non si vedeva dai primi giorni della Rivoluzione. Molte voci critiche e molti oppositori del presidente Ahmadinejad si sono sentiti oltraggiati dal comportamento tenuto da Mousavi dopo le elezioni, specialmente dopo che non era riuscito ad esibire nessuna prova convincente di brogli elettorali e nei fatti aveva allineato le proprie posizioni a quelle di organizzazioni basate e finanziate dall'Occidente, tra le quali vi sono anche organizzazioni terroristiche senza scrupoli come quei Mujahedin del Popolo che per più di vent'anni hanno servito Saddam Hussein come mercenari, i sostenitori dell'ex scià di base negli Stati Uniti, gli autori di violentissimi scontri di piazza che hanno ucciso, mutilato ed umiliato funzionari di polizia e militari in funzione di ordine pubblico per le strade di Tehran. Ecco perché, in occasione dell'anniversario della Rivoluzione Islamica, le dimensioni e la partecipazione emotiva alle dimostrazioni a sostegno della Repubblica Islamica tenutesi in tutto il paese sono state senza precedenti.
Al contrario di quanto si pensa correntemente in Occidente, la maggior parte della corrente maggioritaria tra i riformisti non ha approvato il modo di agire di Musavi; sin dall'inizio essa ha riconosciuto il risultato elettorale. I parlamentari riformisti che conosco, e che rispetto, lo hanno più volte ripetuto sia in pubblico che in privato. Il leader della corrente riformista del parlamento, il signor Tabesh, si è più volte pronunciato in merito in svariate occasioni. Altri parlamentari riformisti come i dottori Kavakebian, Khabbaz e Pazeshkian, così come altri riformisti come il professor Aref, hanno aderito a questo punto di vista, nonostante la loro forte opposizione al Presidente Ahmadinejad.
Nonostante tutto questo, i politici occidentali ed i mass media occidentali hanno a grande maggioranza capito solo quello che volevano capire, o che gli serviva capire.

Questo non significa negare la brutalità della polizia o che alcune personalità governative non abbiano mal affrontato l'emergenza. Resta il fatto che una solida maggioranza di cittadini iraniani ha addossato il grosso delle colpe a Mousavi, per come si è comportato e per le accuse prive di riscontri che ha mosso.

La reazione statunitense alle elezioni è stata, come ho appena spiegato, condizionata pesantemente dalla loro dipendenza da "esperti di questioni iraniane" che diffondevano informazioni distorte o in malafede ed ha fatto sensibilmente diminuire le possbilità per una qualsiasi forma di riavvicinamento significativo tra i due paesi, almeno per il prossimo futuro. Non che le possibilità fossero comunque molte; come rivelano i documenti di Wikileaks i sospetti iraniani avevano fondamento ed i buoni propositi di Obama circa il suo interesse nel rivedere le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Iran non erano realmente oneste, fin dal loro abbozzo. I dispacci raccolti da Wikileaks rivelano anche fino a che punto gli Stati Uniti dispongano di informazioni distorte circa gli affari interni del paese. Le ambasciate statunitensi nei paesi che confinano con l'Iran, così come la maggior parte delle ambasciate occidentali a Tehran, ricevono informazioni da iraniani che ne condividono la linea politica o da altri che riferiscono ai loro corrispondenti quello che essi vogliono sentirsi dire, per motivi di ordine pratico. Questo si riflette in fatti come la sottoscrizione da parte di Obama di documenti a sostegno della diplomazia turca e brasiliana, e poi nel suo incredibile voltafaccia avvenuto immediatamente dopo la firma della Dichiarazione di Tehran.

Non è una novità, questa dei calcoli sbagliati in merito all'Iran, né episodi simili si limitano alle tornate elettorali. L'intera politica statunitense sul programma nucleare iraniano è basata su quello che agli occhi degli iraniani viene a maggioranza considerato un grossolano errore di calcolo. Il programma nucleare non è soltanto consideato dalla popolazione come qualcosa che attiene alla sovranità nazionale dell'Iran. Costituisce anche un investimento multimiliardario in dollari, che coinvolge decine di migliaia di iraniani, qualcosa che è nato svariati decenni fa. Di conseguenza si tratta di un qualcosa che ha il sostegno di quasi tutti i cittadini. Uno dei motivi per cui Ahmadinejad ha ottenuto due mandati presidenziali è che agli occhi della maggioranza non mostrava alcuna volontà di compiacere le potenze occidentali sulla questione del nucleare. Il nucleare è stato fondamentale nell'indebolire l'immagine del presidente Khatami, spesso considerato remissivo a cospetto delle pressioni occidentali.

Il wishful thinking che alcuni paesi occidentali sfoggiano circa le condizioni dell'economia iraniana ed un suo collasso sempre ritenuto come imminente è e rimane un pio desiderio. Nel corso delle ultime settimane i cosiddetti "esperti di cose iraniane" ed i mass media occidentali hanno ripetuto che il programma iraniano di riforma dei sussidi pubblici è segnale del fatto che le sanzioni sono efficaci. Anche questo mostra una profonda incomprensione di quella che è la realtà della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli iraniani sanno bene che, contrariamente a quanto affermano le asserzioni delle segreterie di stato europee e statunitensi, le sanzioni sono state varate per far soffrire il popolo iraniano. L'imposizione delle sanzioni non ha fatto altro che far crescere la rabbia e l'ostilità nei confronti degli Stati Uniti.

Inoltre, il programma di riforma dei sussidi, fino ad oggi il programma di riforma economica più ambizioso mai messo in atto nella storia dell'Iran contemporaneo, rappresenta in realtà un segno del fatto che il governo in carica è forte e fiducioso nella propria forza. Del programma si è discusso per anni, ma vari governi non hanno trovato il coraggio di realizzarlo. Dopo un'attenta programmazione, l'attuale amministrazione ha deciso di adottarlo. Non si notano segni di sfiducia e moltissimi iraniani pensano che le riforme porteranno in futuro a sviluppare un'economia più forte. Coloro che criticano il governo, che siano di orientamento principistico o riformista, sostengono anch'essi per la maggior parte il programma. E' significativo che la valuta iraniana e le riserve auree abbiano in questo periodo raggiunto i loro massimi assoluti.

Questo non significa che l'Iran non stia cercando una via d'uscita all'impasse sulla questione nucleare, ma non c'è dubbio che affinché vi siano degli sviluppi positivi devono essere i paesi occidentali a muovere per primi e a riconoscere all'Iran il diritto di arricchire l'uranio per scopi pacifici. Al contrario di quanto si va dicendo in Occidente, l'orientamento della comunità internazionale è proprio questo, perché gli stati membri del movimento dei paesi non allineati, così come quelli che appartengono all'Organizazione della Conferenza Islamica, sostengono ufficialmente il punto di vista iraniano.

L'Iran, per circa due anni, ha fatto ben più che fermare il proprio arricchimento dell'uranio; ha fermato realmente e pressoché per intero il proprio programma nucleare ed ha adottato il Protocollo Addizionale. Ha permesso che la IAEA portasse a termine ispezioni intromissorie, molte delle quali non avevano nulla a che vedere con il programma nucleare e sembravano più operazioni di intelligence per conto del governo statunitense. Il fatto che la IAEA, un'organismo non democratico largamente influenzato dall'Occidente, non abbia trovato alcuna prova o altro che dimostrassero che il programma nucleare iraniano aveva mai avuto scopi diversi da quelli pacifici e purtuttavia continui ad opporsi al programma nucleare, rappresenta un'altra delle ragioni per cui gli iraniani ripongono poca fiducia nei governi occidentali. Le relazioni statunitensi con il regime israeliano, con l'India e con il Pakistan, che sono paesi tutti dotati di armi nucleari, sono relativamente strette, nel caso del Pakistan per esempio l'esistenza di un governo centrale debole ha fatto dubitare della capacità dell'esercito di impedire che queste armi cadano nelle mani dei talebani o di gruppi affini.

I politici americani si ingannano se pensano che i dispacci reperibili su Wikileaks che citano l'ostilità di una quantità di politici arabi nei confronti dell'Iran e del suo programma nucleare attestino davvero un rafforzarsi dell'atteggiamento statunitense nei confronti dell'Iran. Questi documenti se mai hanno l'effetto opposto, quello di indebolire questi già impopolari despoti davanti agli occhi dei loro stessi connazionali. Il fatto emerge se si osserva l'Arab Public Opinion Poll del 2010, che mostra come una grande maggioranza di arabi sia a favore del programma nucleare iraniano. L'inchiesta rivela anche che mentre l'88% degli arabi considera il regime israeliano come una minaccia ed il 77% pensa lo stesso degli Stati Uniti, l'Iran viene considerato tale solo dal 10% (come metro di paragone si può considerare il fatto che un altro 10% considera minacciosa l'Algeria).

Un altro grave errore degli esperti occidentali è pensare che il sostegno fornito dall'Iran alla Palestina ed al LIbano, ai palestinesi in special modo, abbia un carattere utilitaristico. Se si vanno a riprendere le posizioni politiche pre rivoluzionarie degli attuali governanti iraniani, si nota che la questione palestinese aveva un ruolo fondamentale nella linea politica degli oppositori allo Shah. Uno dei molti errori del cosiddetto movimento verde è stato l'aver mal valutato la profonda empatia diffusa in Iran nei confronti del popolo palestinese durante i disordini verificatisi a Tehran lo scorso anno, durante l'ultimo venerdi del mese di Ramadan. Il fatto che nello stesso periodo scienziati ed ex membri del governo siano stati rapiti ed uccisi da agenti israeliani non ha fatto altro che accrescere la rabbia popolare.

Il sostegno iraniano alla Palestina, al Libano e ai movimenti della Resistenza antisionista non accenna a calare ed ogni aspettativa occidentale secondo la quale se si verificano certe circostanze l'Iran cambierà politica è priva di fondamento. La linea politica ufficiale che l'Iran ha sempre seguito è quella di non riconoscere comunque Israele, perché si tratta di uno stato fondato su uno apartheid come quello posto in atto ai tempi dalla Repubblica Sudafricana, ma anche di rispettare ogni decisione in proposito che verrà presa dai palestinesi. Secondo il punto di vista iraniano, ogni decisione in merito dovrà riguardare tutti i palestinesi, sia quelli che vivono in Palestina che quelli che vivono al di fuori di essa; il che significa che della decisione dovrebbero partecipare anche i milioni di persone che vivono nei campi profughi. In Libano, la Repubblica Islamica dell'Iran sostiene l'indipendenza e la sovranità del paese e pensa che il Libano ed i civili libanesi possano essere protetti dall'aggressività israeliana soltanto tramite la Resistenza del Libano meridionale. Per questo motivo la Repubblica Islamica dell'Iran sosterrà Hezbollah ad ogni costo.

A Tehran è diffusa la forte convinzione che gli equilibri regionali stiano cambiando sensibilmente in favore di Hezbollah, dei palestinesi e della Resistenza antisionista. L'ascesa di una Turchia indipendente, il cui governo ha una visione globale molto diversa da quella dei governi statunitense, tedesco, inglese e francese, insieme al relativo declino dell'influenza regionale dell'Egitto e dell'Arabia Saudita, rappresentano segnali di un grosso mutamento negli equilibri geopolitici della regione. L'incapacità militare saudita di venire a capo delle tribù yemenite durante gli scontri di frontiera, il generale declino del regime egiziano sotto ogni suo aspetto, e la pressoché universale disistima che connota i politici di ambo i paesi e di altri regimi filooccidentali e delle loro élites corrrotte in tutto il mondo arabo vengono considerati segnali di un prossimo mutamento radicale degli equilibri. il fatto che il presidente iraniano ed il Primo Ministro turco godano di ampia popolarità nei paesi arabi, mentre la maggior parte dei leader arabi sono cordialmente detestati, è un altro segnale del fatto che la regione sta cambiando.

Qualcuno pensa che siccome il cosiddetto "asse della moderazione" sta declinando, assieme alle declinanti fortune degli Stati Uniti, Washington potrebbe avere la tentazione di intraprendere un confronto militare limitato con la Repubblica Islamica dell'Iran, prima delle elezioni presidenziali del 2012. Gli iraniani credono che questa eventualità sia molto improbabile. Ma credono anche che la stabilità o l'instabilità nell'area compresa tra il Mediterraneo e l'India sia indissolubilmente legata alla pace ed alla stabilità nella regione del Golfo Persico. Un'occhiata ad una mappa rende chiaro che l'Iran è in grado di affrontare minacce in tutta la regione ed anche al di là dei confini di essa. Se non vi sarà sicurezza per gli iraniani, essi pensano, non sarà al sicuro nessuno dei loro antagonisti nella regione. In queste condizioni gli Stati Uniti possono ben attendersi che petrolio e gas cessino di venir esportati dal Golfo Persico, dall'Iraq settentrionale o dall'Asia centrale. L'Iran sta acquisendo maggior familiarità con le ricorrenti minacce dell'esercito statunitense. Esiste anche la crescente convinzione che i governi occidentali abbiano interiorizzato il fatto che l'Iran è in grado di proteggere i propri cittadini. I governi occidentali devono riconoscere il fatto che l'Iran cerca la pace, ma non si fa intimidire dalle minacce di guerr; simili minacce fanno apparire i governi occidentali crudeli ed incivili. La clamorosa sconfitta subìta dal regime israeliano ad opera del molto più piccolo e molto peggio equipaggiato movimento di Resistenza nel Libano del sud, a Tehran viene ricordata con orgoglio.

L'Iran ha messo in conto di poter andare avanti senza intrattenere relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti nei prossimi anni, ed un numero crescente di giovani iraniani e di uomini d'affati stanno guardando a paesi asiatici come la Cina e l'INdia, al Brasile ed al Sud Africa per i loro studi superiori, per i loro affari e per le loro iniziative commerciali. Ma queste persone sono le stesse che ancora si chiedono se davvero non esista un loro potenziale partner negli Stati Uniti, qualcuno che possa rimodellare la politica estera statunitense e portare a reali cambiamenti nelle relazioni tra Iran e Stati Uniti.


Sayyed Mohamed Marandi è professore associato di letteratura inglese all'Università di Tehran. E' anche opinionista per varie trasmissioni di informazione e di attualità.

giovedì 20 gennaio 2011

Firenze. Il 5 febbraio 2011, i cialtroni e i conti in tasca a Casaggì


Il 5 febbraio 2011 qualche rappresentante del politicame "occidentalista" dovrebbe alzare il grugno dal tavolo del ristorante -se non le terga dal divano di un'altra tipologia di locale sì pressoché pubblico, ma meno nominabile- per passare in rassegna la servitù fiorentina.
Questa servitù ha combattuto con il consueto -e a suo modo eroico- sprezzo del ridicolo per qualche giorno contro l'indifferenza generale e contro l'apertissima ostilità di frange neanche troppo estreme dell'attivismo politico fiorentino: l'adunata annuale in cui si commemorano le vittime e i vittimi di una sconfitta militare prevedibile e cercata con ogni mezzo (e se la cavarono anche con poco: altrove c'era chi doveva affrontare la prospettiva del Piano Morgenthau) rappresenta l'unica possibilità, per quella irrilevante congrega, di serrare i ranghi e mostrare ai committenti quanti individui è in grado di disincrostare per qualche ora dai videogiochi e dallo streaming porno per motivi che non siano le pallonate, i pallonaggi, i pallonieri ed il pallone.

L'attivismo politico fiorentino nel suo complesso agisce sul territorio in modo incisivo e costruttivo, evitando per lo più di far capo a partiti istituzionalmente rappresentati. Nel corso degli anni è riuscito a costruire reti sociali pervasive e grosso modo funzionanti che gli riscuotono la silenziosa approvazione di molte persone, anche nei contesti sociali meno sospettabili. Non avendo da preoccuparsi di tornaconti elettorali e non dovendo servire nessuno, può fare a meno di produrre e diffondere propaganda ciarliera, menzognera e perentoria, irta di quelle pessime grafiche di cui le produzioni "occidentaliste" dànno spesso prova. Se ne vedano esempi qui, qui e qui.
La mancanza di comprensione dell'"occidentalismo" verso questo tipo di contesto è totale ed assoluta e porta a mettere in atto comportamenti opposti, con risultati che in genere si rivelano logicamente disastrosi.
Nel caso specifico, la chiamata alle armi (colla da manifesti e pennellesse) di metà gennaio che abbiamo già indicato al disprezzo di chi legge ha fruttato innanzitutto ai suoi ideatori una reprimenda dai toni paternalistici ed umilianti. Alle fermate dell'autobus c'è posto solo per quelli che pagano. E quelli che pagano ci mettono di solito ragazze poco vestite, altro che manifestazioni. Sicché qualcuno si è sentito chiamato in causa e gli è toccato difendersi: una difesa impacciata ed inefficace preludio ad una vera e propria fuga.
Poi, si viene a sapere che qualcun altro l'ha presa ancora meno bene, e che ha denunciato per affissione abusiva -o roba simile- i pennellatori "occidentalisti". Risalire ai responsabili, indicati a piè del materiale diffuso, non dovrebbe essere impresa troppo difficile nemmeno per il più pasticcione dei gendarmi.
Constatare quanto successo non significa approvare lo stato di cose presente e la foia legalitaria sistematicamente diretta sempre e solo contro i mustad'afin che ha prodotto metastasi in ogni àmbito della vita sociale. Significa solo sottolineare che alcuni rappresentanti della categoria a cui è dovuto tutto questo, ossia dei mangiaspaghetti che per anni hanno insistito con cattiveria piccina e con meschinità quotidiana su certezzedellapena tolleranzezzèro giridivite degradensihurézza eccetera eccetera in simbiosi con la racaglia giornalaia con cui si alternano a darsi la volata e le imbeccate, proveranno prima o poi una dose industriale della loro stessa medicina.
La normativa sulla materia, anch'essa inasprita come tutte le altre da questa marmaglia in cravatta messa ai comandi di uno "stato" che crede a tal punto nel proprio "democratismo" da farsene addirittura esportatore, prevede ammende che vanno più o meno dai duecento ai mille euro. Abbiamo ipotizzato che Casaggì abbia affisso in una notte circa duemila manifesti. Nel caso procedessero in merito tutti coloro che hanno titolo per farlo, e nel caso si dovesse intendere ogni affissione come un'infrazione a sé stante, cosa di cui è capacissima la giurisprudenza da carogne tanto incensata da questi mangiatori di maccheroni, su una certa scrivania planerebbe alla fine un conto che va dai quattrocentomila ai due milioni di euro.
La faccia con cui i responsabili di Casaggì andrebbero in un simile caso a pietire benevolenza dai loro padroni è più facile immaginarla che descriverla.

Casaggì ha fino ad ora dato prova di una conoscenza del territorio pari a zero e di una cialtroneria raffazzonata che ha pochi eguali a livello locale. Non propriamente il massimo per compiacere la ciurma a cui deve obbedienza, e meno che mai il gazzettame tenuto a rivendere nel miglior modo possibile l'autoreferenziale piazzata di febbraio.
Meno male che l'attivismo politico fiorentino di cui tracciavamo per sommi capi il ritratto ha fatto in modo di prendersi carico della questione. "Il Giornale della Toscana" ha così potuto limitare i danni, e relegare tutta la vicenda ad un trafiletto in coda ad un articolo in cui si strepita per una scritta murale.
Non occorrono "mobilitazioni in trincea" o manipoli di eroi della carta da parati per fare una scritta sul muro. Bastano due minuti di tranquillità ed una bomboletta: e la visibilità mediatica ottenuta è stata in questo caso molto superiore a quella del nemico, di cui pure ha contribuito ad alleviare l'impaccio.
"Il Giornale della Toscana" prende otto paginette: una e mezzo per le pubblicità, ed almeno due di quotidiani rovelli palloneggianti e pallonistici su dei tizi vestiti di viola e in pantaloncini corti. Il resto fa da megafono all'"occidentalismo" più pedestre.
Nelle grandi occasioni, per esempio quando qualche palloniere viziato e vestito di viola pesta a sangue chi lavora onestamente, la "chiusura" del numero non costa troppa fatica. Altrimenti sono problemi. Ed è qui che, qualche volta, arrivano soccorrevoli sia le verità più ovvie che la mano dell'attivista che si fa un piacere di dar loro incarnazione.


Si noti il titolo, con un pro di cui è più che lecito dubitare che il titolista conosca l'origine latina; la manifestazione geologica che lo segue viene trattata come gli "occidentalisti" trattano qualunque argomento, ovvero come qualcosa per cui si deve pronunciarsi con un reciso favore o con una recisa contrarietà. Come al pallonaio, in tutte le circostanze gli "occidentalisti" non tollerano dubbi o mezze misure, tanto meno se motivate dalla curiosità intellettuale o -peggio che mai- dalla competenza.
Il testo della scritta è semplicissimo e conciso e non fa altro che ricordare al politicame "occidentalista" la poca presa che la sua propaganda ha, ha avuto ed avrà nella città di Firenze. La conclamata mediocrità dimostrata quotidiamente dalla servitù indigena, oggetto quotidiano di un dileggio che si ferma solo davanti alle porte delle redazioni, non costituisce, non ha costituito e non costituirà certo un aiuto in questo senso.

Lasciamo un momento Casaggì nelle secche in cui è andata finalmente ad incagliarsi per proprio esclusivo demerito, e passiamo invece a ricordare un esempio di comunicazione politica basata sulla discrezione, sull'argomentazione efficace e su affissioni poco invasive e poco fracassone, di cui avemmo modo di trattare nell'aprile del 2010.
Il centro storico di Firenze presenta ancora volantini e manifesti di cui è autrice l'indomabile e fantasiosa scena anarchica locale. Dai manifesti rossi affissi in solidarietà ad alcuni imputati in un processo, gli anarchici chiedevano:
Di cosa hai terrore?
Di perdere il lavoro col mutuo casa da pagare? O che la casa te la confischino per farci passare sopra l'autostrada, il tav o il ponte sullo Stretto? Di ammalarti e di non riuscire a curarti? Eppure prima dell'inceneritore non ti ammalavi mai... E l'ansia emergenziale e forcaiola dei giornali e dei politici, non ti terrorizza?
No, forse no. Forse hai il terrore delle scritte sui muri, di un concerto in piazza ma senza i permessi, di un volantino o di un corteo. Di uno stabile vuoto se lo occupano illegalmente, della gente che non vuole inceneritori, autostrade, galere; forse hai il terrore dello sberleffo all'autorità, dell'irrisione della politica, di chi sabota lo sfruttamento.
...A Firenze vanno a processo 19 anarchici accusati di "terrorismo" per una serie di azioni dimostrative, cortei non autorizzati, occupazioni. Intanto, politici, sbirri e giornalisti alimentano una campagna ossessiva che trasforma ogni diversità in minaccia, ogni telecamera in un'amica, ogni sovversivo in terrorista.
Chi ti terrorizza davvero?
Per noi terrorista è chi usa il terrore per controllare, reprimere, imporre a tutti i propri meschini interessi.
Terrorista è lo Stato.
In considerazione di tutto questo, auspichiamo nuovamente che Casaggì dichiari chiusa la propria esperienza politica, i cui risultati, irritanti, molesti, bambineschi e sostanzialmente offensivi sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli.
L'aspetto controproducente dell'attività di quei frequentatori di sottoscala dovrebbe da tempo essere finito all'attenzione del "partito" cui Casaggì non si vergogna di fare capo, e che da sempre è, logicamente, rappresentato a Firenze da servitorame capace di exploit anche più avvilenti di questo.
Stanti le consolidate prassi ivi adottate e la discreta sensibilità ai conti da pagare che è lecito attendersi in quello che ha tenuto molto a presentarsi come "partito azienda", non è neppure da escludere che le vicende di Casaggì non si chiudano in modo ancora più vergognoso, a mezzo di qualche perentorio intervento dall'alto.
I responsabili di Casaggì impieghino dunque in maniera costruttiva le loro risorse ed il loro tempo: radunino quanto prima i simpatizzanti e li conducano senza indugio alla Forca.
Intesa come la pizzeria di piazza Alberti.

mercoledì 19 gennaio 2011

Villafranca in Lunigiana, Zine El-Abidine Ben Ali, i due pesi, le due misure.


Comune di Villafranca in Lunigiana

Via Zine El-Abidine Ben Ali, Presidente di Tunisia.

"Onorò i doveri della sacra ospitalità offrendo amicizia e rifugio al Presidente Bettino Craxi, ricordando ai posteri che la solidarietà è un valore irrinunciabile per le azioni umane.
Così fece Villafranca in Lunigiana nel 1306, accogliendo Dante Alighieri, esule politico fiorentino, condannato dalla giustizia politicizzata."

Il Sindaco, On. Lucio Barani.
19 gennaio 2007.
7 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi,
700 anni dall'esilio di Dante in Lunigiana.


Una via dedicata ad un individuo ancora in vita.
Un politicante peninsulare paragonato nientemeno che all'Alighieri.
Non si saprebbe nemmeno da che parte cominciare.
Forse da Lucio Barani. Lucio Barani è attualmente un deputato "occidentalista". Avrà sicuramente espresso la sua bella dose di bambinesche recriminazioni, quando la Repubblica Federativa del Brasile ha congedato le istanze del governo da lui appoggiato con la sbrigatività con cui si congeda un maccheronaro ambulante spintosi un po' in là con la sua insistenza.
E per le pretese governative, tra l'altro, nessuno ha scomodato "solidarietà" o aborrito la "giustizia politicizzata": anzi, si è data carta bianca alla servitù, che fornisse al mainstream di che infarcire gazzette e televisioncine da un mese all'altro. Tacciando di terrorista chi osasse dissentire, secondo una prassi talmente consolidata che perfino il mainstream ha cominciato a farne a meno.
Il 14 gennaio 2011 il magnifico Zine El-Abidine Ben Ali, Presidente di Tunisia, ha abbandonato il paese a causa degli eventi, e c'è da scommettere che molto difficilmente dipenderà per il resto dei suoi giorni da qualche organizzazione caritatevole.
In corrispondenza esatta con la sua partenza si sono svegliate le gazzette. E il Presidente di Tunisia si è trovato promosso a dittatore. Con gli amici di ieri, come la Repubblica Francese, che hanno esplicitamente rifiutato di prenderselo in casa, anche se il presidente della Repubblica Francese, distrattosi un attimo dalle mucose femminili che frequenta e che costituiscono l'unico motivo per cui passerà alla storia, ha avanzato vaghe promesse di aiuto nella repressione.
Il governo di Zine El-Abidine ben Ali si è invece guadagnato, dalla sera alla mattina, la definizione di regime.
Dopo ventitré anni.
I presidenti eletti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, o della Repubblica Islamica dell'Iran, l'appellativo di dittatore l'hanno ottenuto addirittura prima dell'insediamento.

Buon ultimo si è svegliato Piero Cerutti, attuale sindaco di Villafranca, che ha fatto schiodare dal muro il piastrone della foto qui sopra.
"Lo facciamo nel rispetto del popolo tunisino, Villafranca non può permettersi di mantenere vivo un riconoscimento ad un dittatore che ha seminato terrore nel suo paese".
"...e domenica alla Juve gliele suoniamo quattro a zero". Una conclusione che non avrebbe stonato per nulla.

martedì 18 gennaio 2011

Firenze. Casaggì rompa le righe e chiuda bottega.


Il 5 febbraio 2011 è prevista a Firenze una manifestazione autoreferenziale dell'"occidentalismo" di base.
Quella dell'"occidentalismo" di base è una realtà che senza affatto abbandonare le istanze bestiali ed infere che ne caratterizzano ogni azione ed ogni proposito, nell'ultimo anno ha buttato a mare un certo numero di simboli e di referenti. Tutto questo le ha permesso di aderire in blocco ad una campagna denigratrice esplicita ed ossessiva, rivolta contro l'individuo che non più tardi di quindici anni fa l'ha aiutata ad emergere in blocco dai sottoscala, quando non direttamente dalle fogne.
Ripercorrere la cronaca gazzettiera dell'ultimo anno aiuta ad inquadrare ancora meglio la mediocrità della servitù "occidentalista" e a tirare le somme sull'operato della compagine governativa che essa si fa vanto di sostenere.
L'unico risultato tangibile dell'azione politica "occidentalista" che ne emerge è rappresentato dallo riempimento delle galere, perseguito ad ogni costo e seconda logica conseguenza del clima di terrore amplificato con ogni mezzo nel corso degli ultimi dieci anni. La prima logica conseguenza di esso è stata invece la copiosa raccolta di suffragi in favore di individui di totale e cristallina incompetenza, sporchi in ogni senso ed abituati a comportarsi nelle massime sedi istituzionali di quello stato, e negli incontri con personalità rappresentanti di realtà meno sovvertite, come nessuno si azzarderebbe a fare nell'ultima delle spaghetterie.
La blindatura della rappresentanza politica in favore di elementi del genere ha reso anche la mera intenzione di partecipare in qualche modo alla "democrazia rappresentativa" qualche cosa di offensivo: perché mai individui rispettosi di se stessi dovrebbero inviare soggetti sulla cui competenza e della cui integrità non si hanno fondati dubbi, a sedere accanto a simili mangiatori di maccheroni?
Per essere completo, il quadro prevede ad ogni livello della società la sostituzione di competenze vere e proprie con propaganda pura e semplice, a partire dal mondo della formazione. L'operazione è routinaria: chi conosca anche a grandi linee la storia contemporanea sa che ad esempio, nelle prime fasi del Generalplan Ost, una delle preoccupazioni della sedicente élite nazionalsocialista fu quella di chiudere le università polacche e di avviare verso l'analfabetismo i sudditi del Governatorato Generale. L'"occidentalismo" di base, a Firenze come altrove, non ha certo i mezzi per agire su una scala anche solo lontanamente paragonabile, ed è costretto a limitarsi a saltuarie, servili ed irritanti operazioncelle di bassa delazione perfettamente rivelatrici della natura e delle inclinazioni di chi le porta a termine.
La costruzione di una "verità storica" basata sulle dicotomie da pallonaio -il pallone è e resta l'unica metafora che questi indossatori di vestitini alla moda riescono ad applicare alla categorizzazione della realtà- non ha a tutt'oggi conseguito grandi risultati: la proposizione di un tema di argomento storico su "la complessa vicenda del confine orientale" ha ottenuto ai cosiddetti "esami di 'Stato'" del 2010 il gradimento dello 0,6% dei candidati.
L'azione propagandistica "occidentalista" va avanti da diversi anni ed un risultato di questo genere avrebbe dovuto già indurre i suoi promotori a qualche riflessione, se la riflessione, in quell'immenso pallonaio metaforico che è la vita dell'"occidentalista" tipico, non fosse un'attività abitualmente esclusa.
Secondo la sua stessa propaganda, la gioventù "occidentalista" sarebbe commemoratrice unica di vicende postulate come "nazionalmente condivise", e soprattutto delle vittime e dei vittimi che gli strascichi conclusivi di una guerra mondiale -condotta in modo a dir poco mandolinesco da poteri, individui ed organizzazioni ancora oggi fittamente rappresentati nell'iconografia "occidentalista"- provocarono sul confine geografico orientale della penisola italiana.
Questa commemorazione è unica occasione annuale per un'uscita pubblica di Casaggì e dei suoi sostenitori, talmente sparuti che una insistita aneddotica che circola da qualche tempo non si pèrita di ridurli ad una sola persona. Casaggì fa da megafono al governo dello stato che occupa la penisola italiana e questa funzione si traduce nella diffusione acritica delle istanze della propaganda, localmente edulcorata con qualche proclama velleitario.
E ai proclami velleitari Casaggì è costretta a fermarsi. A carico del maggior partito "occidentalista" della penisola esiste da sempre una documentata casistica che ne attesta l'assoluta mancanza di collegialità e di decisioni condivise, e lo spiccato turnover di sostenitori ed elettorato passivo anche in epoche lontane dal crollo dei tesseramenti, nel luglio scorso valutati in trecento in tutta Firenze da parte degli stessi portavoce del "partito". In altri termini è sufficiente una parola di troppo per essere istantaneamente allontanati dal truogolo, e la cosa non è un mistero per nessuno. Sono tollerati quanti ostentino in pubblico ed in privato un atteggiamento in cui il servilismo menzognero e ciarliero, la cattiveria spicciola e la ripetizione ecoica delle parole d'ordine piovute dall'alto siano ammantate da un'ostentata condivisione delle abitudini, dei gusti e degli interessi personali del fondatore.
E qui cominciano i problemi.
Cominciano i problemi perché il fondatore del maggior partito "occidentalista" della penisola nel corso degli ultimi anni si è segnalato soprattutto per il modo, che potremmo difinire assai disinvolto, con cui è solito trascorrere il proprio tempo libero.
Casaggì per prima fornisce del materiale di un certo interesse. L'operazione vandalo-propagandistica del tredici gennaio 2011 le è valsa il risentimento di un certo Mattei e l'ha costretta ad un repentino cambio di registro, cui ha fatto probabile seguito una profondissima revisione dei propri programmi. L'assemblea di preparazione all'iniziativa era però stata abbastanza pubblicizzata.
Si viene a sapere dagli stessi interessati che ad essa hanno partecipato "vecchi militanti con un quindicennio di attivismo alle spalle, quadri intermedi, militanti di base e una trentina di ragazzi appena arrivati, il più grande dei quali non ha ancora diciotto anni".
Il più grande dei quali non ha ancora diciotto anni.
Su che età abbia la più grande delle quali non si hanno informazioni.
Al di là dei "punti di riferimento comunitari" che verranno loro proposti, su quale concetto abbiano dei minorenni -e soprattutto delle minorenni- ai massimi livelli del "partito" esiste una pubblicistica molto abbondante e molto chiara.
Sulla propensione dei subordinati ad imitare usi ed abitudini del vertice, anche.
Siano i nostri lettori a tirare le conclusioni che sembreranno loro più appropriate.

Il nostro auspicio è che Casaggì, presa tra padroni dalla condotta irriferibile (e sì che è andata a sceglierseli sua sponte, e proprio in tempo...), cause autoreferenziali e neglette (per non dire impopolari) e l'aperta ostilità di amministratori stanchi morti di tenere a bada da un anno all'altro una sterile conventicola di imbrattamuri, colga l'occasione per dichiarare conclusa la propria esperienza.

sabato 15 gennaio 2011

Moschea a Firenze. Mario Razzanelli (Lega Nord Toscana): "E' necessario riflettere prima di costruirla".



Mario Razzanelli è un ondivago micropolitico fiorentino; Nella lotta antitramvia, conclusasi con una débacle, ha dato il meglio di sé con eroico sprezzo del ridicolo.
Non si è arreso mai. Neppure davanti all'evidenza.
Poi ha pensato bene di abbracciare la causa dell'islamofobia variante toscochiantigiana, ossia l'antislàmme.
Purtroppo per lui, è arrivato abbastanza tardi. L'antislàmme ha perso nel 2006 -ovviamente nell'indifferenza generale- il suo principale referente, e rischia di appassire sotto il peso stesso delle proprie menzogne, rimaste senza megafoni adeguati.
La cosa è grave perché a Firenze l"occidentalismo" da pollaio incarnato dai ciarlatori della Lega Nord rischia di soffocare un'altra volta nella culla, proprio nel momento in cui potrebbe espandersi a macchia d'olio contendendo voti e scranne alla maggior formazione "occidentalista" della penisola, rappresentata in loco da autentici zeri spaccati ed impegnata più a difendere l'indifendibile modo che il suo fondatore ha di trascorrere le proprie nottate che non a far finta di occuparsi del destino del territorio dominato.
Tocca dunque inventarsi qualche cosa, ed anche alla svelta.
Il 14 gennaio 2011 un comunicato stampa va a denunciare l'intollerabile situazione in cui è venuto a trovarsi un individuo conculcato dalla malvagità metafisica dell'islàmme e colpevole di aver suscitato a mezzo stampa le ire di un'organizzazione il cui braccio combattente conta alcune migliaia di armati, per tacere dei razzi a corto raggio e dell'artiglieria.
Di un "giornalista di Televideo Rai" di nome Nello Rega, veniamo a sapere che a causa di un certo libro sarebbe oggetto da due anni di "minacce da parte del gruppo integralista Hezbollah e recentemente scampato a un attentato".
Nulla vieta di considerare concreto il pericolo e concretissime le minacce ricevute, secondo la denuncia del preoccupatissimo Razzanelli. Dunque dobbiamo trarre alcune conclusioni.
Hezbollah avrebbe quattro avversari.
1) Gli Stati uniti d'AmeriKKKa.
2) Lo stato sionista.
3) L'Arabia Saudita.
4) Nello Rega, giornalista di Televideo Rai.
Sui primi tre fronti non si registra oggi nulla di significativo. Dunque il quarto fronte deve essere l'unico sul quale sono in pieno corso attività militari. E le cose devono andare anche molto male per Hezbollah, perché i combattenti che hanno tenuto testa per più di un mese alle forze armate sioniste sono da due anni sotto scacco nello scontro con Nello Rega.
“Da oltre trent’anni – dichiara Razzanelli – ho contatto col mondo islamico grazie a una famiglia di amici musulmani, che vivono a Lahore in Pakistan: loro stessi sono fortemente preoccupati del peggioramento della situazione nel loro Paese.
Da oltre trent'anni chi scrive ha contatto col mondo protestante grazie ad una famiglia di amici evangelici, che vivono a Pontedera: loro stessi sono fortemente preoccupati del peggioramento della situazione nel loro Paese.
E ne hanno ben d'onde.

Lasciamo Mario Razzanelli alla sua profonda conoscenza di dar al'Islam e prendiamo in considerazione quanto asserito da Rega nella stessa occasione.
Il problema dell’Islam – afferma Rega – non è di destra né di sinistra, bensì è una questione di civiltà. Certi principi dell’Islam sono assolutamente contrari alla nostra Costituzione: penso a poligamia, lapidazioni, infibulazione”. Quanto alla possibile integrazione dell’Islam con la nostra cultura, Rega ha dichiarato che “in questo momento è difficile perché stanno prevalendo gli integralisti, coloro che hanno per riferimento i libri sacri. Occorrerebbe, invece, tenere in maggiore considerazione le dichiarazioni dei diritti dell’uomo approvate dall’ONU e da altre organizzazioni internazionali".
L'Islam non tiene un registro dei credenti e dunque non si possono fare cifre senza correre il grosso rischio di tirare a caso. Se comunque consideriamo almeno un miliardo e mezzo di "credenti" -o almeno da considerare come tali quando si pianifica l'esportazione di democrazia a mezzo bombe intelligenti, o a mezzo droni teleguidati come va di moda da qualche tempo- dobbiamo concluderne che una percentuale a due cifre della popolazione terrestre si caratterizza per la tendenza a sposare più di una donna. E questo non va bene, perché in "Occidente" sono ammessi solo i matrimoni in serie, mai quelli in parallelo. Per i matrimoni in parallelo si usano altri nomi, e tra i campioni della disciplina figurano moltissimi tra i massimi vertici politici e rappresentativi di paesi sovrani.
Ma non basta. Tutte queste persone trascorrerebbero il loro tempo assistendo a lapidazioni -più che rimanendone vittime, altrimenti avremmo una decrescita demografica repentina- ed infibulando qualunque essere femminile su cui riescano a mettere le mani.
Una descrizione della realtà improntata ad una maturita e ad una competenza veramente rimarchevoli.
Sono almeno dieci anni che l'"occidentalismo" avalla i "diritti dell'uomo" sottoforma di bombe ad alto potenziale. Rispetto alla cialtroneria a tutta prova con cui il politicame ed il gazzettismo "occidentali" hanno per anni appoggiato con un tifo da pallonaio le peggiori oscenità perpetrate in nome (forse) della ripulitura del mondo, il prezzo da essi pagato può ritenersi praticamente nullo.
Si sarà capito che davanti a certe prese di posizione è difficile conservare un minimo di serietà. La cosa si fa ancora più evidente se si legge per esteso Quando Hezbollah dichiarò guerra alla Basilicata. In cui incontriamo Nello Rega, il Dirupo d’Oro, vari proiettili e numerosi militari, nonché pratiche erotiche lucane, e scopriamo anche la colpevole., pubblicato da Miguel Martinez sul suo blog.
Lo scritto getta una luce interessantissima su Nello Rega e sulle sue traversie, e lo fa nel più sempice dei modi, ovvero ricontestualizzandone le vicende. In questo modo anche i lettori fiorentini, non solo quelli lucani, potranno inquadrare nel migliore dei modi il signor Rega ed il suo libro, lettura quotidiana e fonte di ispirazione per un numero tanto alto di persone da da aver attirato l'attenzione di Hasan Nasr Allah in persona.

Sulla moschea a Firenze da parte nostra abbiamo già riflettuto quanto bastava ed anche con una certa chiarezza.
Ripetiamo ancora una volta quanto abbiamo sempre sostenuto.
L'area adatta è quella di piazza Ghiberti, previo abbattimento (se possibile eseguito con tecniche spettacolari) del brutto edificio che ne ingombra il lato orientale e che ospita a tutt'oggi una gazzettina dalle performances sempre meno commentabili. La costruzione dovrebbe avvenire con denaro pubblico esplicitamente distolto da spese militari e/o di "sicurezza", ed essere coronato dalla realizzazione di un edificio degno della città di Firenze, per il quale il "ritorno al 1523" con cui si sono espressi pareri negativi circa il progetto di david Napolitano dovrebbe se mai costituire un punto di forza insieme alla sua collocazione centralissima.
Su Cantuale Antonianum, un blog che si occupa più di discussione, ricerca e diffusione della tradizione teologica, liturgica, musicale e artistica, patrimonio spirituale della chiesa di ieri, di oggi e di domani che non di rabbia ed orgoglio o di ateismo devoto, il progetto di Napolitano ha ricevuto buone critiche. E confronti impietosi con molti edifici destinati al culto cattolico edificati negli ultimi anni.
Il modello che proponemmo alcuni anni fa, da parte nostra, è quello della Behram paşa, nella città curda di Diyarbakir. Rispetto a quanto proponevamo allora un passo considerevole è stato fatto, perché la pensilina degli autobus costruita nel 1990 di cui auspicavamo la demolizione è effettivamente incorsa in tale destino.
Questo lascia ben sperare per le prossime mosse.

venerdì 14 gennaio 2011

Firenze. Casaggì. Degrado, degrado, degrado e degrado. E anche insicurezza.


Il 5 febbraio si dovrebbe tenere a Firenze una manifestazione politica cara all'"occidentalismo" più autoreferenziale, cui hanno anche invitato una che dicono ricopra -non si sa bene dove- l'inconcludente incarico di "ministro della gioventù".
L'"occidentalismo di base" fiorentino non deve godere di molta considerazione, visto che il mangiatore di risotto giallo invitato due mesi fa insieme ad un'esperta di islàmme ritenne opportuno non presenziare nemmeno, portando così la percentuale di defezioni tra gli ospiti "illustri" ad un rispettabile cinquanta per cento. La mortifera commemorazione di febbraio, di cui nessuno si cura, serve ai politici "occidentalista" per passare in rassegna il lavoro del servitorame locale, che da un anno all'altro gratifica i propri padroni di normalissime prove di inettitudine cialtrona.

La notte fra il dodici ed il tredici gennaio 2011 Firenze è stata tappezzata di manifesti. La solita affissione abusiva di grafiche mediocri. Solo che stavolta qualcuno l'ha presa appena un po' peggio del solito. In particolare la cosa non è piaciuta a tale Massimo Mattei, islamofobo tascabile e pubblico difensore degli arredi urbani che non ha fatto nomi ma ha accusato certi "occidentalisti" di "predicare bene e razzolare mano [sic]". Punto sul vivissimo, l'estimatore di Codreanu noto da anni ai nostri ben più che venticinque lettori si è difeso malamente. Probabile che dovesse saperne qualcosa, ed alla fine ha promesso che

...per evitare di essere accusati di cose che non rientrano nei nostri costumi, i nostri manifesti saranno consegnati alla pubblica affissione comunale.

Non rientrano nei loro costumi.
I non fiorentini devono sapere che l'"occidentalismo giovanile" fiorentino vivacchia esclusivamente di scritte nerastre e di affissioni abusive, documentabilissime senza alcuna fatica perché da anni ed anni ricorrenti nelle stesse posizioni.
In altre parole, gli "occidentalisti" di Firenze contribuiscono alacremente a quello stesso degrado che non si stancano mai di denunciare, ravvisandolo in qualsiasi cosa che si muova.
La "pubblica affissione comunale" farà fare comunque alla propaganda "occidentalista" la fine di ogni carne, e sarà grassa se i referenti citati sul materiale sparpagliato per tutta Firenze potranno evitare una di quelle maximulte con cui la politica "occidentalista" ha sanzionato tutti i comportamenti diversi da quelli di consumo.
In ogni modo l'alacre lavoro di attacchinaggio notturno, seguìto ad una certa riunione convocata praticamente apposta, avrebbe avuto per lo meno diritto ad un riconoscimento.
Provvediamo noi, dal momento che i toni roboanti di certa comunicazione politica abbiamo imparato a conoscerli piuttosto bene.

SIAMO IN TRINCEA! CASAGGì INCARTA FIRENZE E SI PREPARA AL CORTEO DEL 5 FEBBRAIO...

Per fortuna, in questa città di morti viventi, c'è ancora qualcuno che smuove le acque.
Questa notte duemila manifesti hanno letteralmente incartato la città.
La mobilitazione pre-corteo, per i martiri delle foibe, procede con fanatica perfezione e con un entusiasmo mai riscontrato prima. Gente che prende libero a lavoro per attaccare i manifesti, gente che fa forca a scuola per fare un volantinaggio, gente che ha preso ferie per dare una mano a pieno regime nei giorni che precederanno l'evento. In più, oltre a questo, la presenza fisica di una marea di militanti, molti dei quali alle prese con le loro prime attività, che da qui all'estate daranno un bello scossone a queste strade.
Siamo in trincea, insomma.





Ecco fatto; il risultato è talmente verosimile che potrebbe benissimo figurare tra gli scritti di Casaggì, organizzazione "occidentalista" specializzata in prese in giro i cui aderenti e simpatizzanti, in una trincea vera e propria, avrebbero costituito garanzia di rotta assicurata dopo i primi sei secondi di fuoco d'artiglieria.

Nelle stesse ore l'"occidentalista" estimatore di Himmler Don Virgilio Annetti dava poco lontano il suo piccolo contributo alla cultura della retromarcia.
Ah, le radici cristiane dell'"Occidente"...

giovedì 13 gennaio 2011

Renato Curcio al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud


Un documento che nessun Assange ha ancora fornito: le ultime leve dell'anarcoislamocomunismo fiorentino nel corso del loro addestramento armato.

martedì 11 gennaio 2011

Il sistema sanitario della Repubblica Islamica dell'Iran: un modello per i medici statunitensi.


Traduzione da Iranian Cure for the Delta’s Blues, pubblicato in inglese su AARP Bulletin il 1 luglio 2010.




Baptist Town, con le sue baracche fatiscenti fatte di assi schierate dal lato sbagliato della ferrovia a Greenwood, nel Mississippi, sembra un posto in cui è poco probabile si verifichi alcun genere di rivoluzione, e meno che mai una ispirata dalla Repubblica Islamica dell'Iran; ma c'è la possibilità che presto sia dalle parti del Mississippi che altrove nel profondo Sud si possa assistere ad alcuni cambiamenti sorprendenti.
Mentre i leader politici degli Stati Uniti e dell'Iran stanno mettendo in pratica una chiassosa politica di rischi calcolati in materia di proliferazione nucleare, un gruppetto di professionisti sanitari appartenenti ad entrambi i paesi sta lavorando con calma per mettere in pratica un nuovo tipo di assistenza medica proprio cominciando dal Mississippi, uno stato impantanato per decenni in fondo alle graduatorie riguardanti indici sanitari di ogni genere. Al centro della loro attenzione c'è il leggendario delta del Mississippi. Il paesaggio agricolo pianeggiante e caldo in cui è nato il Blues -l'arte americana per eccellenza, che ha riversato la sofferenza nelle canzoni- soffre oggi di una serie di problemi sanitari presentando alcuni tra i più alti tassi di incidenza per diabete, obesità, ipertensione e mortalità infantile di tutto il paese.
Nonostante le centinaia di milioni di dollari spesi negli ultimi dieci anni per migliorare la salute dei residenti, la disparità tra le condizioni del Delta e quelle del resto dello stato non hanno fatto che aumentare.
"Mi sono mosso per quarant'anni fuori e dentro la regione del Delta, e non è che sia cambiato gran che", dice Aaron Shirley, un pediatra di settantasette anni pioniere dell'assistenza sanitaria pubblica nel Delta. "Mi stavo disperando e torcendo le mani per questo, un giorno, quando lui mi disse 'Perché non vieni nel mio paese a vedere come si fa?' Ed io gli ho ubbidito".
"Lui" si chiama Mohammad Shahbazi, è medico e direttore del Dipartimento di salute ambientale e comportamentalle alla Jackson State University, originario dell'Iran meridionale.
Nonostante la sua reputazione in America sia pari a quella di un paria della politica internazionale, con una nomea a dir poco infame in materia di diritti umani -era parte dell'"asse del male" dell'ex presidente Bush- l'Iran ha ottenuto positivi riconoscimenti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per il suo innovativo sistema di assistenza sanitaria di base: un sistema che negli ultimi trent'anni ha elimnato le disparità tra popolazione cittadina e popolazione rurale, riducendo di dieci volte la mortalità infantile nelle campagne.
Lo scorso anno, mentre gli Stati Uniti stavano dedicandosi al rissoso dibattito politico sulla riforma sanitaria, Shahbazi, con la tacita approvazione dell'Istituto Nazionale per la Sanità e del ministro della salute della Repubblica Islamica dell'Iran, ha organizzato una serie di visite al sistema sanitario iraniano per Shirley e per James Miller, un consulente sanitario di Oxford nel Mississippi. Hanno potuto incontrare i medici e gli ufficiali sanitari che hanno realizzato il sistema sanitario iraniano, visitato i centri per la salute nelle campagne e gli ospedali, e sono tornati in patria convinti che il modello iraniano rappresentasse proprio la cura che ci voleva per le angustie di un Delta in perpetua difficoltà, e forse anche per tutto il paese.
Il sistema iraniano basato sui centri per la salute è un po' come la VolksWagen Maggiolino dei tedeschi", dice Miller, del Gruppo per lo Sviluppo Internazioale di Oxford. "E' semplice e funziona. E' stato messo a punto da un paese che ai tempi non era certo molto popolare, ma ha risolto un problema di base nel campo dei trasporti".
Sì, dice, l'Iran è uno stato canaglia. Ma "se gli iraniani trovassero una cura per il cancro, eviteremmo di usarla solo perché non ci piacciono i loro politici? Questa è roba che non ha nulla a che fare con la politica", dice Miller.
Nel sistema sanitario iraniano i centro per la salute situati fin nei più remoti villaggi rappresentano una prima linea di difesa, e sono presidiati da persone del posto, chiamate behvarzes. I behvarzes sono formati per provvedere all'assistenza sanitaria di base in villaggi che contano fino a millecinquecento abitanti. I behvarzes maschi si occupano di allestire strutture sanitarie del controllo della qualità dell'acqua e di progetti ambientali. Le donne invece si occupano di salute materna ed infantile, di pianificazione familiare, di vaccinazione e di tenere le registrazioni delle nascite, delle morti e delle storie sanitarie dei membri di ciascuna famiglia.
L'Iran è grande circa due volte il Texas; ad oggi dispone di oltre diciassettemila centri sanitari in cui operano più di trentamila behvarzes, che riescono a coprire oltre il 90% della popolazione rurale. Circa un quarto della popolazione totale del paese, che è di settantadue milioni di abitanti. Negli ultimi tempi l'Iran ha cominciato a realizzare presidi sanitari nei quartieri delle città, destinati ad assicurare gli stessi servizi anche alla crescente popolazione urbana.
Non è il centro sanitario di per sé a far sì che il sistema funzioni; è la sua integrazione con i servizi sanitari più specifici. Il centro è il primo passo, spiega Shahbazi. Viene seguito dai medici di un centro sanitario regionale, che si occupa dei casi che il centro non è in grado di trattare. I centri sanitari locali e quelli regionali riescono ad occuparsi dell'ottanta per cento dei casi complessivi. Ospedali più grandi prendono in carico i pazienti cui servono trattamenti che non possono essere forniti a livello regionale. Gli iraniani possono recarsi in qualunque struttura vogliano, ma se i pazienti vi vengono inviati per decisione di un centro sanitario locale, tutti i costi sono inferiori.
"Penso che qui il modello avrà bisogno di qualche adattamento che lo renda culturalmente adatto", afferma Zahra Sarraf, un Medico dell'università di Shiraz che ha recentemente visitato una clinica ti Belzoni nel Mississippi per parlare ai cittadini ed al personale medico del luogo sul questo modello basato sui centri sanitari. "La realtà di qui è molto diversa da quella iraniana". Tuttavia, in entrambi i casi l'obiettivo è quello di "far sì che i centri sanitari possano insegnare la prevenzione. Con la prevenzione, le persone che sono ammalate pur senza esserne coscienti possono essere messe sull'avviso".
Shirley spera di trasformare una baracca di Baptist Town ricevuta come donazione in un luogo pulito e ben illuminato: un'accogliente clinica per l'assistenza sanitaria di base dove esami e vaccinazioni potranno essere gratuite e dove le famiglie del posto si sentiranno a loro agio perché seguite da persone del loro stesso quartiere.
La rete di centri sanitari iraniana è stata realizzata col pieno appoggio del governo iraniano, che fornisce anche un'economica assicurazione sanitaria a tutti i suoi cittadini. In posti come Baptist Town però l'assicurazione sanitaria rappresenta un lusso che la maggior parte della gente non può permettersi. Secondo Sylvester Hoover, che possiede e manda avanti l'unica attività imprenditoriale di Baptist Town (un minimarket con annessa lavanderia a gettone) poco è cambiato in quell'antica comunità di contadini a mezzadria dagli anni Trenta, quando la leggenda del blues Robert Johnson, seduto ad un angolo di strada, era solito intonare Hell Hound on My Trail.
"Non sono assicurato", dice Hoover, che ha offerto la baracca che possiede accanto al negozio perché vi venga allestito il futuro centro sanitario. Dovrei andare da un dottore per via di questo piede. Riesco a camminare solo con molta difficoltà. Dicono che dovrei farmi operare ma non me lo posso permettere. E poi qui tutti hanno problemi ai denti perché nessuno gli insegna come si fa a prendersene cura. Un sacco di gente avrebbe davvero bisogno di un medico, e semplicemente non se lo può permettere".
"Malattie? Le ho tutte", dice Charles Griffis, settantatré anni, seduto in veranda dall'altra parte della strada. "Ho la pressione alta, il diabete, e sono sopravvissuto ad tumore alla prostata". Griffis dice che sta continuando a rimandare una visita fissata alla clinica di Mound Bayou: tra andare e tornare sono cira cento miglia. "C'è veramente un gran bisogno di un servizio del genere. Sono convinto che la gente accetterebbe volentieri qualcosa di simile".
A differenza degli iraninani Shirley, Shahbazi e Miller stanno cercando di fondare i centri sanitari del Mississippi letteralmente sulle canzoni e le preghiere, usando personale volontario insieme a materiali e ad immobili frutto di donazioni. L'iea è quella di arrivare ad insegnare a ragazze madri attualmente dipendenti dall'assistenza pubblica a presidiare un centro sanitario nel loro quartiere, in modo da fornire loro le competenze necesssarie per poter uscire da quella condizione.
Finora il progetto ha ottenuto il sostegno della Jackson Medical Mall Foundation, che sostiene la grande clinica di Shirley nella città di Jackson. Shirley e i suoi stanno cercando di ottenere venti milioni dal Ministero della Sanità e dei Servizi Sociali per varare dieci iniziative pilota basati sui centri sanitari locali in Mississippi, in Arkansas ed in Louisiana. Anche se nell'immediato la cosa può parere dispendiosa, Miller è convinto che nel lungo termine si riveli economicamente vantaggiosa.
"Questa è una di quelle cose che possono davvero aiutare a contenere il costo della sanità nel suo complesso", afferma Miller. "Le cure preventive innanzitutto evitano che la gente si ammali, mentre [le cure postoperatorie] faranno risparmiare miliardi spesi nelle riabilitazioni. Questa potrebbe davvero costituire una risposta ai problemi del sistema sanitario statunitense. Ma a parte il denaro, che dire delle sofferenze umane? Quanto vale un invididuo sano e produttivo cacciato dalla società umana? Dobbiamo cambiare il nostro modo di penssare. Somigliamo a paesi sottosviluppati per come curiamo i nostri cittadini, se consideriamo le disparità nel campo della salute che colpiscono le minoranze negli USA".
Ed infatti, molti paesi dispongono di servizi di assistenza sanitaria di base che funzonano. Il Brasile, il Cile, Costa Rica e Cuba hanno adottato modelli del genere, e lo stesso hanno fatto Spagna e Portogallo. Il Canada ed il Regno Unito hanno anch'essi sistemi sanitari che costano meno e producono migliori risultati di quello attualmente in vigore negli Stati Uniti.
"L'assistenza sanitaria di base significa molto", afferma Hernan Montenegro, Medico dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità. "Non è soltanto roba da paesi poveri. Se la si fornisce a tutti, e tutti hanno una qualche possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie, tutti tendono ad ammalarsi di meno ed hanno una vita più produttiva. I bambini sani vanno meglio a scuola e diventano adulti più produttivi. Investire nella salute porta a numerosi benefici".
L'aspetto delle persone che si occupano direttamente di altre persone ha ispirato La Tania Sci, medico internista di Dayton nello Ohio, insieme allo spettacolo del crescente numero di cittadini americani vittime delle crepe del sistema sanitario vigente. Sci appartiene alla mezza dozzina di professionisti che si sono recati volontari in Iran per un corso intensivo di sei settimane all'Università di Shiraz; ha imparato come relizzare un centro di formazione per operatori sanitari di comunità nel Mississippi.
"Provo sincera ammirazione per le persone che hanno proposto questo modo di affrontare le cose", spiega Sci. "Ci hanno pensato gli iraniani, ma questo non vuol dire. Si può fare molto basandosi su rapporto diretto tra persone: penso che il modello sia intelligente e penso che farà presa in tutti gli Stati Uniti".

Joel K. Bourne Jr. scrive per il National Geographic.