mercoledì 10 novembre 2010

"Il Giornale della Toscana" chiude? Era ora. (reprise)



Antefatto. A Firenze la pratica politica "occidentalista" si basa essenzialmente sui rapporti tra gazzettinisti e micropolitici, che si forniscono imbeccate reciproche a seconda delle convenienze e delle necessità. Durante una seduta del consiglio comunale, stanco di spettacolini del genere che vanno avanti da anni ed anni, un certo Da Empoli avrebbe detto ad un certo Mario Tenerani che sosteneva le proprie tesi coi soliti articoli di una delle solite gazzette che avrebbe voluto vedere come avrebbe fatto di lì a poco, quando la gazzetta in questione avrebbe cessato le pubblicazioni.
Mario Tenerani pare ci sia rimasto male, probablmente con ragione. Un controllo rapido su Google ci mostra un Mario Tenerani, fiorentino, specialista in palloneggi, pallonai, pallonate e pallonieri, che "lavora" proprio a "Il Giornale della Toscana".
Nella sua opera fondamentalmente sovversiva, l'"occidentalismo" costituisce per certi versi una fabbrica di certezze: una di queste, almeno a Firenze, è che negli ambienti politici cittadini viga la certezza che l'ambiente pallonesco sia di per sé in grado di formare individui in grado di assumere qualunque incarico pubblico, e infatti trovare un politico "occidentalista" cui sia alieno quell'osceno ottunditore mentale è praticamente impossible.
Ancora una volta ricordiamo a chi legge che realtà più normali, come la Repubblica Islamica dell'Iran, non richiedono all'elettorato passivo bravura nel cianciare di pallone, ma competenze documentabili e comportamento integerrimo.
Su come gli eletti nei partiti "occidentalisti" non abbiano alcun diritto di lamentarsi per le condizioni in cui versa un'editoria cui hanno volontariamente ed in piena coscienza tolto fondi e sovvenzioni abbiamo già avuto modo di soffermarci. Un'ulteriore occhiata a "Il Giornale della Toscana" del 10 novembre 2010 permette in conclusione di considerare pressoché inesistenti i meriti intrinseci di questa gazzetta agli occhi di chiunque non abbia concreti e remunerativi cointeressi, palloneggianti od "occidentalisti" che siano.
"Il Giornale della Toscana" è in realtà un inserto di una gazzetta chiamata "Il Giornale", e nelle edicole fiorentine viene teoricamente venduto come tale. Teoricamente, perché le locandine giallognole del quotidiano non raggiungono neppure tutti i punti vendita.
Tuttavia il sito web de "Il Giornale" non dedica neppure un link a questo foglietto: se ne trovano in compenso a "Playboy.it", specializzato in femmine poco vestite radici cristiane dell'Europa nonostante, e a "L'Occidentale", pubblicazione monografica di islamofobia bellicista. Nella città dove si mangia risotto giallo non devono avere una grande stima del poderoso ed infaticabile "lavoro" portato avanti in via Cittadella.
Il sito web de "Il Giornale della Toscana" offre un'anteprima in flash ed una ricerca di archivio basata sulla stessa tecnologia. Non altro.
Stando all'anteprima in rete, "Il Giornale della Toscana" del 10 novembre 2010 si compone di otto pagine. Una, l'ultima, è interamente occupata da pubblicità. Ne restano sette. La prima è quella in screenshot ed annuncia i temi trattati all'interno.
L'autoreferenzialità vi ha un ruolo di primo piano: invettive di indossacravatte e frequentatori di ristoranti precettati in capo a qualche ora, attestati di solidarietà rigorosamente settoriali e due pagine intere in cui si tenta di linciare il Da Empoli su ricordato, al cui sobrio realismo si deve l'inizio di questo agitarsi da pollaio. La stessa autoreferenzialità domina i contenuti residui, che al di là del resoconto su qualche disservizio di nessuna importanza sono monograficamente dedicate all'enumerazione dei presunti demeriti di un individuo che ha fondato una propria formazione politica. Questo individuo è stato molto tempo in rotta di collisione con uno che dicono faccia il primo ministro per lo stato che occupa la penisola italiana. Tale atteggiamento è bastato per metterlo da mesi al centro di una campagna denigratoria che occupa pressoché per intero le risorse del gazzettame "occidentalista", ed evita alle pubblicazioni di questo genere di dover rendere conto anche in minima parte dell'assoluta ininfluenza dell'esecutivo sulla realtà delle cose. L'unica cosa che i governi "occidentalisti" hanno saputo fare è stato riempire le galere, compito già poco lodevole per proprio conto, assolto per giunta con mediocre e demenziale pochezza.
La pagina numero sette tratta finalmente di palloneria e di palloneggi, ma ci dicono non raro il caso in cui palloni, pallonate e pallonieri sono argomento pressoché monografico dell'uscita quotidiana.
In terza pagina c'è uno scritto in cui si ammucchiano le attestazioni di solidarietà ricevute, stereotipate ed incolori come si conviene alle comunicazioni di servizio. Non abbiamo visto alcuna rubrica del tipo "lettere al Direttore" che nel caso di attestazioni di stima provenienti da privati cittadini sarebbe senza dubbio stata gremita. Un particolare eloquente.
Un'asserzione presente nella stessa pagina ricorda che "Il Giornale della Toscana" darebbe "lavoro a venticinque famiglie".
Venticinque famiglie vivono su un inserto di otto pagine? Probabilmente non sono soltanto l'apparato statale o quello dell'istruzione, ad aver bisogno di efficienza e "razionalizzazioni", come le chiamano loro. Ma in questo caso le cose sono un po' più complesse di quanto sembra.
La sopravvivenza de "Il Giornale della Toscana" sembra fondamentale per la causa "occidentalista". Con la meritata fine della E-Polis, gli "occidentalisti" fiorentini hanno visto ulteriormente ridursi gli spazi mediatici a disposizione per insihurezzeddegràdi: il venir meno di quelle otto pagine li costringerebbe a tentare di trasformare in sentina dei loro comunicati stampa le gazzette rimaste, con conseguenze facilmente immaginabili.
Prendiamo comunque atto della situazione: questo foglietto dà "lavoro a venticinque famiglie".
Per metterne la pochezza sotto gli occhi di tutti non occorre neppure una "famiglia" e non occorre neppure "lavorare". Sono sufficienti un blog e mezz'ora di tempo.

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