giovedì 29 gennaio 2009

A proposito di sposini: Giovanni Donzelli


Se adottiamo criteri di categorizzazione del reale improntati ad un nominalismo stringente, nella categoria degli sposini possono rientrare benissimo sia Giovanni Donzelli, consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Firenze che si è per l'appunto sposato l'estate scorsa, sia Lamberto Sposini, del quale nulla sappiamo se non che ha a che fare con quella roba che si vede nei televisori e della quale ci importa ipso facto meno di niente.
Il 29 gennaio 'sto Lamberto sarebbe venuto a Firenze, in San Lorenzo, presumibilmente a documentare i'ddegrado a beneficio della Fabbrica della Paura e dei "partiti" di governo, concedendo la parola ai soliti "cittadini esasperati" che, invece di essere a lavorare o -beati loro che ne hanno il tempo- a leggersi uno dei tanti libri che li potrebbero mettere in condizione di considerare i mass media con il disprezzo che meritano, si presterebbero ad attizzare il fuoco del clima già vituperevole in cui da anni ci troviamo nostro malgrado a vivere.
Stranamente interessatissimo alla cosa, Giovanni Donzelli si lamenta in un comunicato stampa dell'andamento per lui insoddisfacente della trasmissione, che, par di capire, sarebbe stata "segata" per ragioni di palinsesto. Con ancor più strana precisione, Giovanni afferma che i "cittadini convocati" "sperando di poter dire cosa avviene nella nostra città" avrebbero aspettato "tre ore al freddo in mezzo alla piazza per poi essere mandati via senza neanche una parola di scusa o di spiegazione". Cosa mai stia avvenendo di tanto mostruoso a Firenze, qualcosa di tanto arcano e grave da non poter essere esplicitato a parole, non è dato saperlo.
Ovviamente non basta trovare biasimevole il fatto che un individuo eletto dal popolo trascorra la sua giornata occupandosi di roba come la televisione, perché l'andamento della vicenda ci lascia anche la libertà di presupporre parecchie cosette, sia sui "cittadini convocati" e sui loro rapporti col consigliere comunale suddetto, sia sulle aspettative che Giovanni Donzelli nutriva nei confronti della trasmissione... e che noi siamo contentissimi di sapere frustrate.


martedì 27 gennaio 2009

Saverio Tommasi, Ornella De Zordo e l' "estrema destra" toscana



Saverio Tommasi ha realizzato, in collaborazione con Ornella De Zordo (consigliere comunale a Firenze per una lista civica) un filmato sul mondo della cosiddetta "estrema destra" in Toscana e lo ha diffuso un po' in giro, anche su Youtube. Proprio su Youtube il video ha raccolto il meglio di quello che i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana riescono a dare quando qualcuno mostra di quali bassezze, di quali viltà, di quale sporco anche morale sia ormai fatta la loro vita di tutti i giorni. Niente per cui picchiare i pugni sul tavolo: mera presa d'atto di quali esemplari umani riesca a produrre un "Occidente" che solo i suoi cantori più ciechi riescono a considerare "superiore" a chissà che altro.
Al momento in cui scriviamo si trovavano allegati al film commenti di questo tipo, cui si aggiungeva -ovviamente- qualche risposta di segno opposto ma improntata alla stessa truculenza.

"hanno fatto bene a sprangare quel negro ladrone di biscotti ..io gli darei la medaglia a quei due eroi" (VanFanCooler)

"Giornalista la tua penna stilo se mi incazzo sai dove te la infilo..NEL CULO!! GIORNALISTA TERRORISTA" [la ciarla, più che l'accusa, di "terrorismo" non poteva mancare, no?] (Ste1488dux)

E si potrebbe proseguire a giornate intere, a solo beneficio della banda consumata.
La cosa interessante è il ritratto che nel loro complesso, sia il video che i commenti associati, permettono di tracciare in merito alla "estrema destra" contemporanea.
Chi pensasse di avere a che fare con la filiazione della bassa manovalanza che fino agli anni Ottanta è servita da serbatoio per tentativi di golpe e di stragi di stato, per omicidi travestiti da incidenti e per tutti i lavoretti sporchi di cui c'è bisogno per impestare la vita politica di un certo territorio, rimarrebbe amaramente deluso. Finiti i tempi in cui il potere costituito aveva bisogno di metter bombe sui treni, l'"estrema destra" di oggi non rappresenta neppure un aggregato di individui con lo hobby della sopraffazione, come un'analisi superficiale del fenomeno basata sugli episodi di aggressione -con esiti anche mortali- che si correla invariabilmente con la presenza di gruppi del genere in una data zona farebbe pensare.
L'"estrema destra" di oggi è costituita, più banalmente, da un insieme di piccoli imprenditori e dai consumatori che ne rappresentano il target. Bar, locali, merchandising, musica dedicata (e chiamata, chissà perché, "non conforme") insieme a qualche libro (di solito scritto in maniera miserabile); tutta roba che si può comprare e vendere e che è sufficiente da sola a caratterizzare il fenomeno di cui costruisce la vera ossatura; in molti casi gli stessi episodi violenti non hanno una matrice propriamente politica, ma nascono proprio nel basso e spregevole mondo del localame e della palloneria.
L'ambiente degli attivisti conta qualche quarantenne scafato ed un alto numero di ragazzini, sensibilissimi al fascino di simboli, argomenti e monture che sono costruiti proprio per impressionare ed affamatissimi di appartenenza identitaria. Provenienza comune a quasi tutti: il pallonismo e le pallonerie in generale, specie quelle definite di "prima divisione" o roba simile, ma non solo. Il "commento" di Ste1488dux, su riportato, è rivelatore di una weltanschauung che ha nel pallonismo e nella semplificazione dualista dell'esistente che lo caratterizza ("noi contro di loro") l'unico suo fondamento.
Un'analisi dei contenuti veicolati da musica e libri mostra un ambiente asfittico ed ai limiti del masturbatorio, in cui pochi cliché legati ad arditismi morti e sepolti, a guerre straperdute, ad un medio evo mai esistito o ad improbabili visioni della vita militare vengono ripetuti all'infinito senza neanche tante varianti, senza neanche tanti abbellimenti. Nell'attività meramente politica, l'"estrema destra" contemporanea può al massimo mascherarsi maldestramente per portare acqua e voti al Partitucolo della Libertà per Decorrenza dei Termini; questa attività è monopolizzata, come molti altri campi della "politica" contemporanea, da individui cacciati con le cattive da ogni altro consesso produttivo. L'unica altra alternativa consiste nell'estinguersi in santa pace nella miriade di litigiosissime scissioni che erano, nei decenni passati, una delle più vere caratteristiche dell'ambiente. Chi, partendo da una militanza da birreria e da palloneria come quella che stiamo disprezzando, avesse la ventura di accedere a qualche organo elettivo -i casi sono sporadici, ma ci sono- si troverebbe davanti all'unica prospettiva tollerata del rivestire il ruolo dell'utile idiota, congedato a pacche sulle spalle -e con qualche offa, ci mancherebbe- appena non c'è più bisogno di lui per tenere in piedi una maggioranza: per il resto, l'"estrema destra" è prodigiosamente priva di proposte praticabili, capacissima di inculture che entusiasmerebbero qualsiasi antropologo ed incentrata su un'ossessiva e monolitica demonizzazione di un Altro impersonante il Male metafisico, sul quale ogni perfetto rappresentante dell'epoca contemporanea può proiettare tutta la propria spaghettosa e pummarolesca pochezza, la propria inadeguatezza, la cattiveriuccia frustrata da ignorantello obeso e viziato.
In questo senso gli "occidentalisti" che in questo blog bastoniamo gioiosamente in metafora ad ogni piè sospinto sono perfettamente ascrivibili al numero: quello che differenzia gli appartenenti all'"estrema destra" propriamente detta sono, come scrivevamo, i comportamenti di consumo. Comportamenti di consumo anch'essi minuziosamente codificati e soggetti all'accompagnamento di varie forme di ritualismo demenziale, tra le quali, ultima in ordine di tempo ma potremmo sbagliarci -anche perché non è che la cosa ci interessi oltre misura- il prendersi reciprocamente a nerbate durante i concerti.
La cosiddetta "estrema destra", con le caratteristiche che abbiamo sommariamente tratteggiato e che sono ovviamente del tutto negative, è a suo modo un irritante specchio dei tempi; rappresenta il perfetto prodotto di quell'aggregato transgenerazionale di incolti, arrivisti, sprezzanti, bassi, fancazzisti, viziati ed ebeti individui in cui si è trasformata la popolazione della penisola italiana.
Una popolazione che ricordiamo esser stata un tempo non troppo lontano intelligente, critica e reattiva.

domenica 25 gennaio 2009

Degrado sicurezza libertà


I tre vocaboli in oggetto sono, più che altro, un terzetto di slogan, tant'è che "sicurezza" e "libertà" imperano in tutti i messaggi pubblicitari degli ultimi anni. Allagare i media con qualunque ciancia li contenga tutti e tre (l'ordine non importa) ha consentito miracoli elettorali.
Dopo i miracoli elettorali arriva il difficile, ovverosia il non rispettare le promesse fatte agli elettori, cercando in questo di rimetterci il meno possibile in termini di credibilità, fedina penale e quattrini. L'operazione ha le sue difficoltà, anche in un contesto completamente privo di un'opposizione reale com'è quello rappresentato dallo stato che occupa la penisola italiana.
Nonostante il cambio di governo centrale abbia provocato una vera e propria rivoluzione nel funzionamento dei meccanismi di attribuzione causale che operano nel mondo mediatico (l'esecutivo di un primo ministro sprezzantemente definito mortadella era ritenuto colpevole di tutto, dall'aumento della benzina alla guerra in Cecenia. L'esecutivo attualmente in carica non è mai colpevole di niente), tutta l'informazione ha continuato imperterrita a basare la propria produzione di ogni giorno su vacuità scandalistiche e sulla minuziosa descrizione di episodi efferati di cronaca nera. Probabilmente si deve arrivare a una conclusione elementare, a una conclusione tanto elementare che la sapevamo già da prima: se qualcuno ha deciso di svaligiarti la casa ti svaligia la casa, se qualcuno ha deciso di rubarti la macchina ti ruba la macchina, se qualcuno ha deciso di farti a pezzi ti fa a pezzi, e i Fini possono parlare bene quanto vogliono.
Il 24 gennaio 2009 una manifestazione di estrema destra indetta in una periferia romana in cui la frequenza degli episodi violenti continua ad essere in allegra proporzione inversa rispetto alla qualità della vita è stata l'occasione per un pomeriggio di caccia all'albanese. Sulla edizione on line del "Messaggero", qualcuno che abita nella zona e che evidentemente coltiva qualche rancore etnico-politico nei confronti di Gianni Alemanno e qualche altro rancore politico-calcistico nei confronti di Silvio Berlusconi, ha lasciato questo commento.


Ecco i risultati della politica del sindachetto, sicurezza zero e squardacce nere

Il sindaketto barese ha smantellato alcuni campi di profughi col risultato che adesso sono meno circoscritti, questa gente naturalmente non è sparita ma si è sparsa sul territorio circostante. Poi finita la demagogia elettorale resta l'incapacità a risolvere i problemi e si mandano le squadracce fasciste a fare più casino di prima, risultato: paese del terzo mondo. Solo in questo modo possono governare "i grandi statisti" comandati da Al Tappone, controllo totale dei mezzi di informazione, terrore, esercito in strada, una dittatura fascista! Dopo avere promesso più sicurezza, meno tasse, più ricchezza, i risultati li vediamo tutti i giorni: i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, le chiacchere stanno a zero e di fronte alla probabile incazzatura degli elettori truffati (vedi Lampedusa) si prepara la dittatura. E pensare che lo psiconano si lamenta dei media: qualcuno ha sentito il gr1 di oggi nell'intervallo delle partite? Solo lui, solo lui, e si lamenta pure dei media. Oltre naturalmente all'ennesimo rigorino regalato alla squadra di sua poprietà, CHE SCHIFO!

sabato 24 gennaio 2009

venerdì 23 gennaio 2009

E' senza targa. Multeranno anche lei?


Dalla caciara giornalaia del 23 gennaio 2009 si deducono un po' di cose interessanti.
La headline ce l'ha un caso di violenza sessuale di gruppo avvenuto a Guidonia, che va a tenere compagnia agli altri casi consimili riportati quest'anno nella stessa zona. Dal che si deduce che tra il votare per i fascisti e la scomparsa di questa o quella fattispecie di reato non esiste correlazione verificabile, con tanti saluti alle casalingue e alle fanciulle in fiore che votano Fini perché parla bene.
A noi, però, interessano di più le notiziole in tema coi nostri scritti. E tra queste notiziole in tema c'è il fatto che, a quanto sembra, qualcuno ha fatto sparire la targa che intitolava ad Oriana Fallaci una qualche sala nel palazzo della Provincia di Firenze.
E chi se ne frega. Ci sono stati apologeti dell'odio razziale che l'hanno pagata, e da vivi, assai più cara. L'episodio tuttavia è servito alle gazzette per ciarlare di intolleranza, di montante clima antisemita, eccetera eccetera. La nostra impressione è che il "montante clima antisemita" sia il nome dato nelle redazioni al giustissimo e motivato disprezzo che una minoranza consistente di individui inflessibili mostra nei confronti delle parole d'ordine e della propaganda "occidentalista" che tutti i media a più agevole accessibilità rovesciano ogni giorno sulla penisola.
Una valanga criminosa di menzogne, di bassezze idiote, di cattiverie intrise di servilismo che è la principale responsabile del clima decerebrato, piccino e disgustoso in cui i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana sguazzano perfettamente a loro agio.
Ed in cui chi suddito non è lotta ogni giorno per non soffocare.
Bianca Maria Giocoli, Enrico Bosi e Daniele Toccafondi, tutti con(s)iglieri del Pollaio della Libertà per Prescrizione di Reato Fiscale, ne hanno approfittato per dare nuovamente aria alla bocca e per far sprecare un altro po' di quella carta che, invece di finire nelle rotative al soldo di piazza Ghiberti o di via Cittadella, avrebbe avuto molto più dignitosa sorte se destinata ad usi igienici.
Con una spudoratezza che è diventata perfino noiosa, affermano che Firenze "non può ospitare i violenti e i negatori della libertà". Comincino loro tre a fare le valigie; l'arsenale ABC di Saddam Hussein, su cui gli abbattitori di muri di Berlino fatti col polistirolo giuravano a reti unificate e che oggi supponiamo custodito dalle centinaia di migliaia di fantasmi dei martiri di una guerra criminale, attende ancora di essere ritrovato.

mercoledì 21 gennaio 2009

Marco Carrai e la solidarietà per coscrizione


Il 14 gennaio 2009 sono successe diverse cose: la borsa ha allegramente continuato a perder pezzi, i prezzi a salire, i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana a continuare a farsi prendere in giro dai politici. Ecco qui alcune agenzie di stampa di quel giorno, che fanno riferimento alla situazione di Gaza, campo profughi assediato dal quarto esercito del mondo in cui per circa un mese i problemi sono stati di tutt'altra portata e di ben altra serietà.

GAZA: CORTE AJA, NON PUÒ INDAGARE SU EVENTUALI CRIMINI (ANSA) - BRUXELLES, 14 GEN - La Corte internazionale di giustizia dell'Aja non ha alcun potere per indagare su eventuali crimini di guerra compiuti nella Striscia di Gaza. Lo afferma in una nota il procuratore della Corte, rispondendo così ad alcune associazioni per i diritti dei palestinesi che si sono appellate ai giudici dell'Aja denunciando in 19 giorni di guerra «l'uccisione e il ferimento di centinaia di palestinesi, inclusi donne e bambini». Il procuratore ha spiegato che la giurisdizione della Corte si limita ai crimini di guerra, ai crimini contro l'umanità e al crimine di genocidio eventualmente commessi sul territorio di uno Stato membro o da uno Stato membro. E Israele, come gli Usa, non sono tra i 108 Paesi che hanno firmato lo Statuto che nel 2000 ha dato vita alla Corte internazionale dell'Aja. Dunque, nessuna possibilità di indagare autonomamente al di fuori degli Stati membri. Ma il procuratore spiega, comunque, come i crimini commessi in altri Paesi potrebbero essere indagati dalla Corte solo se gli Stati non membri interessati dai fatti lo accettino volontariamente oppure in seguito a un preciso mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu. (ANSA). CU 14-GEN-09 20:58

GAZA: DUE CALCIATORI PALESTINESI UCCISI NEL CONFLITTO (ANSA-REUTERS) - GAZA, 14 GEN - Due calciatori molto noti nei Territori palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane nel corso della loro offensiva a Gaza. Stando a quanto ha reso noto la Pfa, la federazione palestinese, Ayman al-Kurd, 28 anni, ex titolare della nazionale, e padre di tre bambini, è rimasto ucciso due giorni fa nel corso di un bombardamento. «Il suo martirio è una grave perdita per il calcio palestinese, i suoi colleghi sono in stato di shock», ha detto Ghassan Balawi, ex allenatore della nazionale. L'altro calciatore ucciso si chiamava Wajih Mushtahi ed aveva giocato nella nazionale olimpica. La Pfa ha reso noto che l'atleta è rimasto ucciso questa settimana a Gaza. la Jihad islamica, una delle organizzazioni armate della Striscia, sostiene che Mushtahi era un suo combattente e che è morto in battaglia. (ANSA-REUTERS). ZU 14-GEN-09 21:20

GAZA: NUOVI RAID ISRAELE; ALMENO 11 MORTI, FONTI MEDICHE (ANSA-AFP) - GAZA, 14 GEN - Almeno 11 palestinesi, fra cui un ragazzo di 13 anni, sono rimasti uccisi stasera in una nuova serie di raid aerei israeliani contro la Striscia di Gaza. Lo hanno reso noto fonti mediche e testimoni. Sale così a 1033 il bilancio dei morti dall'inizio dell'offensiva israeliana il 27 dicembre, mentre i feriti sono oltre 4.850, secondo l'ultimo bilancio fornito alla France Presse dal capo del Pronto Soccorso di Gaza, Muawiya Hassanein. (ANSA-AFP). PZ 14-GEN-09 22:06

M.O.: UNICEF, 300 BAMBINI UCCISI IN OFFENSIVA A GAZA = New York, 14 gen. - (Adnkronos/Dpa) - Sono oltre 300 i bambini palestinesi rimasti uccisi nell'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, iniziata il 27 dicembre scorso. A fornire il dato drammatico è stata la direttrice dell'Unicef, Ann Veneman, secondo cui altri 1.500 bambini sono rimasti feriti nell'operazione «Piombo fuso». «Ogni giorno, sempre più bambini vengono colpiti - ha denunciato la Veneman - i loro piccoli corpi feriti e la loro vita distrutta». (Ses/Pn/Adnkronos) 14-GEN-09 18:03

GAZA: SAVE THE CHILDREN, IRRISORI AIUTI AUTORIZZATI (ANSA) - ROMA, 14 GEN - Solo un ottavo degli aiuti in cibo e medicine di cui la popolazione di Gaza ha bisogno è stata fatta passare nei territori assediati dall'inizio dell'offensiva israeliana il 27 dicembre. Dalla stessa data fino al 12 gennaio, è stato ucciso un bambino ogni due ore circa. Questi i dati forniti oggi da Save the Children, che da un lato definisce «irrisoria» la quota degli aiuti rispetto al bisogno reale, dall'altra reputa inaccettabile la spirale di violenza che ancora una volta ha come principali vittime i più piccoli. L'organizzazione, inoltre, continua ad affermare che le tre ore quotidiane di tregua sono assolutamente insufficienti e non consentono alle organizzazioni umanitarie di distribuire quei pochi soccorsi disponibili, ostacolandone il lavoro. Il governo israeliano ha dichiarato che, dal 27 dicembre al 12 gennaio, 900 camion di aiuti hanno potuto entrare a Gaza. Pochi rispetto ai 7.200 che, secondo Save the Children, sono necessari a far fronte al fabbisogno minimo di cibo, carburante e medicine della popolazione. Ad oggi, Save the Children è riuscita a consegnare aiuti alimentari a 20.000 persone, fornendo loro provviste per due settimane. (ANSA). AB 14-GEN-09 16:46

M.O.: CROCE ROSSA, A GAZA UNA SITUAZIONE 'SCIOCCANTÈ = Gerusalemme, 14 gen. - (Adnkronos/Dpa) - La situazione a Gaza, al 19mo giorno dell'offensiva israeliana, è «scioccante». A definirla così è il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc), Jakob Kellenberger, in una conferenza stampa a Gerusalemme. «Ti colpisce quando si vedono queste persone ferite e il tipo di ferite che hanno», ha detto Kellenberger, sottolineando come le tre ore di tregua umanitaria accordate da Israele la scorsa settimana «non siano sufficienti». Il presidente dell'Icrc è stato ieri a Gaza, mentre questa mattina ha visitato Sderot, una delle città del sud di Israele più colpite dal lancio di razzi dei militanti di Hamas. (Ses/Ct/Adnkronos) 14-GEN-09 14:10

Bene. Intanto che succedevano queste cose, a Roma si teneva la manifestazioncina ad uso dei mass media di cui abbiamo già riferito, quella "Con Israele, per la libertà e contro il terrorismo" ben infarcita di politicanti e di non lavoratori di svariato genere e specie.
Nel corso della manifestazioncina il presidente della comunità ebraica di Roma rilasciava la dichiarazione che segue. Se si sia reso conto o no che con queste uscite rischia di mandare all'aria il "lavoro" già piuttosto arduo di schiere intere di redattori, blogger e giornalettieri vari, precettati a tentare con ogni mezzo più o meno lecito di rendere presentabili le "imprese" di Tsahal ad una pubblica opinione che del sionismo continua ad avere un pessimo concetto nonostante il frastuono di un mondo politico e mediatico la cui compiacenza è arrivata a livelli anali, non sta a noi dirlo.

GAZA: PACIFICI, NON SIAMO GLI EBREI CHE MORIVANO NEI LAGER (ANSA) - ROMA, 14 GEN - «Se qualcuno immagina che gli ebrei siano quelli di 60 anni fa che morivano nelle camere a gas, hanno sbagliato. Non ci faremo intimidire da qualche imbecille che parla di boicottaggio dei commercianti ebrei». Lo ha detto il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, intervenuto alla manifestazione «Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo» in corso a Roma in piazza Montecitorio.(ANSA). Y4J-GB/FCC 14-GEN-09 20:18

A questa manifestazioncina era presente anche Marco Carrai, consigliere comunale del Partito Democratico al Comune di Firenze.
Marco Carrai ha aderito in piena consapevolezza non ad una manifestazione per la pace o per la cessazione delle ostilità, ma ad una manifestazione "Per Israele, per la libertà e contro il terrorismo". Come si faccia ad essere "Per Israele" e al tempo stesso "contro il terrorismo" dovrebbe spiegarcelo Marco Carrai stesso, al quale ricordiamo amichevolmente che il consolidarsi della presenza sionista in Palestina deve ringraziare anche l'Irgun, che negli anni '30 adoperava gli stessi sistemi tanto deplorati quando li adopera quel "terrorismo" odierno che gli "occidentalisti" considerano "islamico" per definizione, e quella Banda Stern responsabile tra l'altro della distruzione del King David Hotel di Gerusalemme e dell'eccidio di Deir Yassin, compiuti ben prima della dichiarazione di indipendenza dello stato sionista.
In altre parole abbiamo ragione di credere che, come gli organizzatori della manifestazioncina, Marco Carrai abbia sorvolato sul fatto che lo stato sionista ha nei combattenti irregolari e nei loro sistemi uno dei propri pilastri fondatori e che negare questa realtà, attribuendo esclusivamente ai suoi avversari gli aspetti meno presentabili (ovverosia tutti, verrebbe da dire) della guerriglia è un'operazione ampiamente ammissibile se considerata nella non disinteressata ottica della politicanza e della propaganda, ma assolutamente ripugnante se considerata da un qualsiasi altro punto di vista.
Tornato da Roma Marco Carrai si è trovato servito di tutto punto, e dopo nemmeno due giorni, con tutti gli ingredienti necessari ad un quarto d'ora di notorietà. Magari gli sarebbe piaciuta qualche bandiera bruciata in più, qualche slogan da stadio un po' più urlato, invece si è dovuto accontentare di un paio di scritte sul muro e di un aggeggio sospetto mollato chissà da chi davanti alla (piccola) sede fiorentina del Chabad, un movimento chassidico di origine statunitense che ha la sede in via dei Pilastri. Chabad.it ne descrive le attività e mostra le foto delle feste di Purim tenute un po' qua e un po' là, con tavolate allegre, con i travestimenti d'uso e, almeno a Firenze, con la vodka da sorseggiare in santa pace.
Davvero poca roba, ma non importa: ci pensano le edicole a farla bastare.
I giornali, primo tra tutti quell'edizione fiorentina del Corriere della Sera che quanto a sionismo d'accatto e ad "occidentalismo" a tutta prova non si arrende mai, neppure davanti all'evidenza, si sono immediatamente sgolati urlando all'"attentato alla sinagoga". La sinagoga di Firenze dista da lì una cinquantina di metri buoni ed è lontana dalla strada, dalla quale la separano un parco, un'inferriata molto alta e l'occhiutissimo controllo di telecamere e gendarmi.
In ogni modo Carrai e il Corrierone organizzano con eloquente velocità una manifestazione solidale con tanto di gonfalone del Comune: domenica 25 tutti davanti alla sinagoga... e chi non c'è, ovviamente, è amico di Hitler e delle camere a gas, allo stesso modo in cui chi rifiuta di "firmare contro la droga" ai banchetti che una certa comunità terapeutica allestisce da anni nei salotti buoni dei centri cittadini diventa automaticamente un fan della morte per overdose.


lunedì 19 gennaio 2009

Roma, 17 gennaio 2009


La manifestazione romana del 17 gennaio ha percorso il centro della città con migliaia di bandiere e decine di migliaia di rappresentanti di quelle categorie sociali che mandano per davvero avanti lo stato che occupa la penisola italiana, lavorando nelle concerie e nei cantieri, lavando scale e sfornando pizze. E che a tanto dovrebbero limitarsi, stando ai "politici" e a certi spot pro-"integrazione" graziosamente disponibili a concedere a chi lavora anche il diritto di cantare o sole mio... previa attenta verifica dei requisiti di legge.

Il corteo pullulava di professionisti della denigrazione, lì apposta perché il primo pezzo di stoffa incendiato testimoniasse del naziislamocomunismo di tutti i partecipanti. Ci sono rimasti piuttosto male e sono stati costretti a ripiegare sull'immagine di qualche elaborazione grafica in cui svastica e maghen david si sovrapponevano. D'altronde gli articoli da pubblicare erano già pronti nei cassetti da settimane, e non si poteva buttar via ogni cosa solo perché dei lavoratori non intendono prestarsi al gioco di chi si adopera -in piena consapevolezza e senza alzare il culo dalla poltrona- per delegittimarli.

Dopo più di venti giorni di bombardamenti e di incursioni terrestri l'esecutivo sionista si diceva soddisfatto degli "obiettivi raggiunti" ed ordinava il ritiro di Tsahal' dalla striscia di Gaza... in sincronia con la fine della presidenza di George Bush. Su quali siano gli "obiettivi" di un'offensiva elettorale non è il caso di porsi troppe domande; il rischio è quello di cadere nella retorica. Le elezioni nell'unica "democrazia" del Medio Oriente, una democrazia la cui forza risiede nell'esclusione d'autorità dei partiti non sionisti dalla consultazioni elettorali, è costata al momento in cui scriviamo più di milletrecento morti ed oltre cinquemila feriti.

domenica 18 gennaio 2009

Bianca Maria Giocoli e l'occupazione dell'ex ospedale Meyer


Con toni ben infarciti della solita retorica presa dal segretario galante antiscocciatori distribuito dal "partito", Bianca Maria Giocoli tenta di fare fuoco e fiamme contro la lodevolissima iniziativa che ha permesso ad oltre cento persone della Firenze che non conta di risolvere nel migliore dei modi il problema del dormire sotto un tetto, cosa che soprattutto in pieno inverno fa parecchio comodo.
"Ci siamo già dimenticati dell'occupazione dell'ex Meyer?", si chiede nel solito comunicato stampa.
Tranquilla, Bianca Maria Giocoli, non ce ne dimenticheremo facilmente perché gli occupanti hanno la nostra più totale solidarietà.
Non dimenticheremo facilmente neanche la profonda disumanità mostrata da chi pretenderebbe che a persone che già non hanno nulla venissero tolte anche quell'acqua e quella luce elettrica che si concedono senza problemi perfino a chi si ritrova prigioniero nelle tante, troppe carceri dello stato che occupa la penisola italiana. Peccato non potergli togliere la terra da sotto i piedi, non poterli spedire in vagone piombato laddove non posssano danneggiare il valore degli immobili, vero? Questa disumanità è diventata la principale e redditizia linea guida dei politicanti "occidentalisti", specie se donne, e contrastarla con tutti i mezzi a disposizione dovrebbe essere inteso come il primo dei doveri sociali.
E' interessante notare come la "pericolosità dell'edificio" citata nel comunicato emerga soltanto ora, ad occupazione avvenuta.
Spettacolosa è poi l'asserzione secondo la quale gli "amministratori" sarebbero presi esclusivamente da "contorcimenti elettorali". Secondo quanto comunicato da un non meglio specificato Gattoselvaggio sul sito toscano di Indymedia, nello stesso istante in cui questo comunicato stampa veniva pubblicato sul sito del Comune, alcuni "giovani" di Forza Italia stavano presidiando un supermarket (quale posto più adatto? Ne hanno fatto dei luoghi sacri, di quelle spaventose scatole di Skinner) con gli stessi precisi intenti. Il post di Gattoselvaggio riporta gli estremi presentati sui volantini distribuiti sabato 17 gennaio ed invita chiunque sia ancora in possesso del minimo di umanità necessaria a dissentire a farlo presente con toni perentori scrivendo ai fax 055212285 - 055229257, alla e-mail controleoccupazioni@libero.it o inviando SMS al numero 3475312206. Si noti: esistono molte realtà locali in cui il principale partito di "governo" non ha neanche un dominio proprio cui far corrispondere un indirizzo di posta. Per non parlare dei loro siti, fermi da mesi (in qualche caso da anni) e piene di promesse elettorali che lette a distanza di qualche tempo suscitano solo sarcasmo e disprezzo.

Le occupazioni che funzionino civilmente sono un pugno sul viso all'"Occidente" e ai suoi "valori"; sostenerle è un dovere civico ed umano.

Obbedendo all'invito di cui sopra, abbiamo inviato a controleoccupazioni@libero.it il testo che segue. Vediamo quanto ci mettono, ad attribuirlo ad AlQaeda o alle Brigate Rosse.


Signori,

la qui presente vi giunge da un Signor Nessuno, di professione amministratore di rete, laureato in psicologia sociale col massimo dei voti e la lode, incensurato, privo di carichi pendenti di qualunque genere e specie. Fate pure tutti i controlli che vi pare, sia dai vostri amici della gendarmeria che dai vostri amiconi dei giornali; ne uscirete con le lacrime agli occhi e con la frustrazione piccina picciò di chi non riesce neppure a concepire che un privato cittadino sia in grado di rispondergli per le rime in modo tanto sprezzante.

Vi scrivo affinché sappiate che la vostra battaglietta contro le occupazioni ha esattamente quei toni di disumanità e di bassezza che, pur costituendo l'asse portante della "politica" a misura di un aggregato di cittadini da tempo ridotti allo stato di acritici sudditi, trova a tutt'oggi e continuerà a trovare in futuro un'opposizione consapevole, lucida ed attiva in quanti, come il sottoscritto, non hanno partiti di riferimento, non hanno interessi elettorali e LAVORANO otto o dieci ore al giorno sperando -vanamente- che le loro tasse servano anche a qualcos'altro, oltre a mantenere una torma di gendarmi, di armamenti assolutamente inutili e di politicanti da incubo autentico specchio di una realtà sociale oltremodo orribile.

Purtroppo per voi esistono in giro persone che hanno da tempo imparato a considerare la vostra weltanschauung fatta di consumi demenziali, di indebitamento, di deafferentazione collettiva, di incompetenza abissale e di malafede a montagne con l'assoluto e totale sprezzo che essa merita.

In considerazione del fatto che le occupazioni che funzionino civilmente rappresentano uno schiaffo in pieno viso all'"Occidente" e ai suoi "valori", esse occupazioni hanno la mia più totale solidarietà.

Sarà interessante vedere fino a che punto, in piazza Ghiberti, in via Cittadella e negli altri sottoscala della denigrazione a mezzo stampa dai quali ogni giorno partono tonnellate di distillati di odio, riusciranno a distorcere il senso -inequivocabile- di questo messaggio. Nell'auspicio di un risultato elettorale anche peggiore di quelli fino ad oggi registrati dal vostro aggregato di yankee di complemento, passo a poco distintamente salutarvi.


venerdì 16 gennaio 2009

Gaza e i sionisti di complemento



Gli "occidentalisti" hanno un modo di "pensare" facilissimo da riconoscere: finché il trattamento qui sopra viene riservato a un individuo in carne ed ossa, non c'è nulla che non vada. Azzàrdati a farlo ad un pezzo di stoffa, magari bianco e con al centro una stella a sei punte, e sentirai che casino.
L'immagine viene da freegaza.ps e fa riferimento ad un'operazione di ristabilimento dell'ordine, di tutela della sicurezza, di assicurazione della stabilità e via cianciando realizzata dall'aeronautica sionista nel marzo 2008. Più di cinquanta morti. Una questioncella da poco, tanto che non meritò nemmeno l'attenzione di quei mass media che ti servono la verità "occidentalista" a tutte le ore del giorno.
Heri dicebamus che all'inizio dell'aggressione del dicembre 2008 alcuni sondaggi strombazzavano un ottanta per cento di cittadini dell'entità sionista favorevoli alla guerra. La passioncella "occidentalista" per la "legge" e per il suo gergo non conosce limiti: quella gente ha una definizione penale per ogni comportamento umano per cui se dovessimo "ragionare" come gli "occidentalisti" "ragionano", dovremmo considerare quell'ottanta per cento come cinque milioni e seicentomila colpevoli di concorso morale in strage. O qualcosa del genere.
Per fortuna abbiamo formazione ed opinioni diametralmente opposte, e invece di prospettare la galera per l'ottanta per cento della popolazione dell'entità sionista, tutta gente che non conosciamo, ci limitiamo ad indicare la lista che segue. Con nomi e cognomi che tutti conoscono, perché ne rigurgitano le edicole e i teleschermi, solitamente per vicende che hanno a che fare con tresche, guerre tra dame, dispettini tra commendatori ed altri episodi di basso e sfaticato vivere. Pubblicata su vivaisraele.blogspot.com, è la lista dei sionisti di complemento che hanno partecipato ad una manifestazioncina tenutasi il 14 gennaio davanti a Montecitorio. Si tratta in massima parte di politichetti, giornalettieri, scaldatori di scrivanie, indossatori di cravatte ed altri conclamati casi di allergia al lavoro che con molta probabilità non sanno che odore abbia una ferita agli intestini ma cui dà molto fastidio quello della stoffetta bruciata.
La manifestazione era intestata "Con Israele, per la libertà e contro il terrorismo". Vadano a fare in culo, "Israele" e la "libertà".

On. Enrico Pianetta, Presidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Gianni Vernetti, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
Sen. Rossana Boldi, Presidente Commissione Politiche dell'UE, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente Commissione Esteri, Portavoce Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Fabrizio Cicchitto, Capogruppo Pdl alla Camera. "Aderisco a titolo personale e a nome del Gruppo Pdl alla Camera e sarò presente"
Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo Pdl al Senato
Sen. Gaetano Quagliariello, Vicepresidente Vicario Gruppo Pdl al Senato
On. Edmondo Cirielli, Presidente Commissione Difesa
On. Benedetto Della Vedova, Presidente Riformatori Liberali
On. Emanuele Fiano
On. Marco Pannella (Parlamento Europeo)
On. Riccardo Migliori, Presidente Delegazione Italiana all'OSCE
On. Paolo Guzzanti. "Ovviamente io sarò alla manifestazione e cercherò di portare tutti gli amici che militano per la verità e per Israele e con cui sono in contatto via Internet".
Sen. Marcello Pera
Sen. Mario Baldassarri
On. Anna Paola Concia
On. Alessandro Maran
On. Ferdinando Adornato
On. Eugenio Minasso
On. Beatrice Lorenzin
On. Anna Maria Bernini Bovicelli
On. Giorgio Stracquadanio
On. Andrea Orsini, Vicepresidente Giunta delle Elezioni
On. Massimo Polledri
On. Giorgio Lainati, Vicepresidente Commissione di Vigilanza RAI
On. Maurizio Bianconi
On. Alessandro Ruben
On. Guglielmo Picchi
On. Riccardo Mazzoni
On. Giorgio La Malfa
On. Marco Zacchera
Anotonio Polito, Direttore Il Riformista
Giancarlo Loquenzi, Direttore L'Occidentale
Massimo Bordin, Direttore Radio Radicale
Gianfranco Polillo, Ircocervo
Marco Taradash
Umberto Ranieri
Massimo Teodori
Magdi Allam
Ernesto Galli Della Loggia
Giuseppe Caldarola
Daniele Capezzone, Portavoce FI. "Aderisco convintamente all'iniziativa del 14 gennaio. Ci sarò".
Ernesto Somma, Dipartimento per gli Affari Regionali, Presidenza del Consiglio dei Ministri: "Aderisco con convinzione alla manifestazione alla quale prenderò parte"
Manfredi Palmeri, Presidente Consiglio Comunale Milano
Renzo Foa
Daniele Scalise
Sergio Corbello, Direttore Generale Fondazione Magna Carta. "Plaudo iniziativa e confermo partecipazione"
Anselmo Gusperti, Segretario Provinciale PRI (Cremona)
Renato Lelli, Comitato Nazionale PRI (Cesana)
Alfredo Silvestrini - Consigliere Comunale di Portogruaro VENEZIA
Nicolino Corrado - Direttivo Provinciale di Imperia del Partito Socialista
Angela Ronchino, Comitato delle Donne, Pdl Ladispoli
Marco Carrai, Consigliere Comunale PD Firenze
Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche d'Italia
Riccardo Pacifici, Presidente Comunità Ebraica di Roma
Daniele Nahum, Presidente Giovani Ebrei d'Italia
Giacomo Korn
Benè Berith
Giovani Keren Hayesod Italia
Keren Kayemet Italia
Davood Karimi, Presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia
Associazione "Una Via per Oriana"
Nicole Touati- Presidente Logan's Centro Studi sul Terrorismo

martedì 13 gennaio 2009

Ehi, Pastapippo...!




...Sfatare i luoghi comuni, di solito, è un'impresa abbastanza meritoria. Poi però arrivano quei casi in cui il luogo comune è costruito letteralmente sulla roccia, e allora tutti i tentativi di scardinarlo se ne vanno serenamente a farsi benedire.
Questa qui sopra, presentata su "Repubblica", dovrebbe essere la pubblicità di una scuola di lingue olandese; come succede da non si sa quanto tempo, -il primo caso simile che ci viene in mente è la famosa foto pubblicata su Der Spiegel nel 1977 con la pistola adagiata su un piatto di spaghetti- il caso viene indicato come esempio di un cattivo gusto che si dovrebbe stare attenti a non imitare.
Nello spot si vedono camerieri e pizzaioli che parlano nella lingua utilizzata comunemente nella penisola italiana e che fanno apprezzamenti piuttosto espliciti sul conto di un avventore (indicato come "brutto") e delle donne che lo accompagnano. Dopo un po' il signore ricorda al cameriere che è bene andarci piano con le confidenze, ché non si sa mai chi si potrebbe avere davanti: "Ehi senti, pagliaccio di pasta! Quando hai finito di parlare con le tue amichette, hai un po' di tempo per noi?".
Lo spot, luogocomunista e sessista secondo la stringata presentazione di "Repubblica", mostra invece con spettacolosa e sorridente chiarezza la beozia maccaronara, la foia scopereccia e la ristrettezza di interessi ormai diventate la norma per i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, che è un bizzarro luogo geografico dove si rischiano più guai a farsi beccare con un libro in mano -lasciamo stare con un manuale di lingua- che non a violare una qualsiasi nello sterminato numero delle "leggi" penali in vigore.
Per le pubblicità e i media mainstream che spadroneggiano nella penisola italiana, un discorso simile non avrebbe senso: non si saprebbe con quale millisecondo di trasmissione incominciare perché il disprezzo per gli altri -specie se lavoratori più integerrimi, individui più responsabili, soggetti più costruttivi rispetto ad un aggregato di pallonedipendenti che usa come giustificativo un'ignoranza che in qualunque altro luogo del mondo sarebbe considerata solamente roba di cui vergognarsi- è una costante della produzione mediatica. Ed è una costante della produzione mediatica perché è una costante della vita quotidiana, unita ad essa in un deleterio ma redditizio circolo vizioso.
In altre parole, i copywriter olandesi hanno centrato uno di quei casi in cui i luoghi comuni sono tutti veri. Càpita anche questo!


domenica 11 gennaio 2009

Una bandiera



Firenze, via Calzaiuoli, dieci gennaio 2009.


sabato 10 gennaio 2009

La guerra a Gaza



Il 2009 è cominciato con l'aggressione dell'entità sionista ad una Gaza assediata. Un'aggressione elettorale, perpetrata contro quelli che la propaganda travestita da "informazione libera" considera a tutti gli effetti come degli untermenschen, per vedere se Tsahal', uscito malissimo dall'aggressione al Libano e l'esecutivo dimissionario, uscito ancora peggio dalla losca faccenda della guerra georgiana, sono almeno in grado di raccattare qualche alloro a spese di un campo profughi.

I soliti "sondaggi" ciarlatanamente eseguiti e idiotamente diffusi affermavano, a fine 2008, che oltre l'ottanta per cento dei "cittadini" dell'entità sionista approvava le operazioni militari contro Gaza. Se dovessimo "ragionare" come gli "occidentalisti" "ragionano", dovremmo constatare che più di cinque milioni di persone sono "psichicamente compartecipi" del macello attualmente in corso, che al momento in cui scriviamo conta ottocento vittime e migliaia di feriti.
Per fortuna le strategie cognitive "occidentaliste" non ci riguardano, e per noi gli anchor men del "pensiero" "occidentalista" restano dei non-enti la cui unica caratteristica notevole è data, di solito, dal forte sovrappeso.
I media mainstream sono, come al solito, intenti a presentare caterve di menzogne spregevoli per giustificare l'ingiustificabile, facendoci pensare né per la prima né per l'ultima volta che i combattenti afghani che impiccavano i televisori agli alberi sapessero benissimo quello che stavano facendo e fossero ampiamente nel giusto: il non avere tra i piedi quei rubacorrente ciarlanti aguzza enormemente il senso critico e l'agilità di pensiero, e mette in condizione di capire a che punto sia arrivato un "occidente" che prende in seria considerazione l'ipotesi di affidare responsabilità nucleari a femmine presentate come "pitbull col rossetto".
La categorizzazione del reale, per chi disprezza l'"occidentalismo" ed i suoi "valori" avviene dunque per altri canali; libri e blog, la forma elettronica del diario, sono fonti molto utili. Tra i blog in grado di restituire alle fandonie la loro dimensione di fandonie c'è, per la questione in oggetto, quello di Vittorio Arrigoni, della cui obiettivita e veridicità non abbiamo al momento nessun motivo per dubitare; la sua è soltanto una delle moltissime voci non irreggimentate che potremmo scegliere, ed il testo che riportiamo va inteso a puro titolo di esempio.

"Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola" mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. "Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato." Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua "Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste..." il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. "Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati."
A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner. Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.Eva e Alberto, miei compagni dell'ISM, erano sull'ambulanza, e hanno videodocumentato l'accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l'ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.
Restiamo umani.


martedì 6 gennaio 2009

Firenze: primi grandiosi successi nell'integrazione degli islamici!



Il cinque gennaio 2009, finalmente, i primi comunicati stampa che attestano l'indubitabile successo della democrazia e del benessere esportati dall'amministrazione statunitense per la stabilizzazione del Medio Oriente, l'abbattimento delle dittature e il trionfare della giustizia sociale e della pace tra i popoli. Ci sono voluti quasi sei anni da quel fastoso primo maggio 2003 in cui, da una portaerei che incrociava nel Golfo Persico, George Bush annunciava al mondo che la guerra in Iraq era finita, ma finalmente anche Firenze ha la viva ed esaltante percezione del completo trionfo della libertà e della democrazia, e del vivo e tangibile effetto che esse hanno sull'operato costruttivo dei popoli che ne traggono beneficio.
Il pomeriggio del quattro gennaio due vigili urbani hanno sorpreso un cittadino iracheno di nome Taieb mentre scriveva con la vernice spray una scritta in inglese ("Keep your heads up") sulla pietra di una fontana in Piazza Santo Spirito. Accertamenti seguenti hanno appurato che Taieb è in attesa di processo per spaccio di stupefacenti e per questo soggetto all'obbligo di firma.
Una notizia da nulla, si direbbe. Invece nasconde dati che dovrebbero far saltare di gioia l'intero Partito della Libertà per Sopraggiunta Prescrizione.
1) Taieb ha scritto in inglese invece che in quegli orribili ghirigori arabi in cui nessuno capisce nulla; la lingua della libertà sta facendo proseliti a non finire!
2) Taieb ha scritto con lo spray sulla prima superficie a disposizione, come tanti e tanti writer e graffitari, che dagli anni Settanta in poi hanno lasciato il loro segno di libertà su tutti i muri, a partire dalla mitica New York (ué, figa!) per finire a tutti i muri di Milano o di Brescia o di Bèrghem!
3) Taieb è un imprenditore, ed è un imprenditore di successo, in un settore che da decenni non conosce crisi e che ha saputo rinnovarsi ed espandere il proprio business!
Siamo solo all'inizio, ma siamo certi che Taieb rappresenti la timida avanguardia di una poderosa armata.


domenica 4 gennaio 2009

L'occupazione del Meyer



Gli stabili dell ex ospedale pediatrico Anna Meyer di Firenze sono vuoti da più di un anno, dopo che le attività ospedaliere sono state trasferite altrove. Bene. Il tre gennaio 2009 i mustad'afin della Firenze che non conta sono entrati -per fortuna con poca fatica- nella ex sede del Meyer e l'hanno occupata in più di cento procurando qualche minuto di "lavoro" agli scaldapoltrone del piddì con la elle, prontissimi a scodellare piagnistei ad uso della stampa amica (ovverosia tutta).
L'occupazione ha il nostro più vivo plauso: ha restituito una funzione sociale ad uno stabile che stava andando già in malora in attesa che qualche incravattato si decidesse a specularvi al meglio, ha permesso un'altra azione costruttiva a persone mai considerate tali da mass media e marmaglia politicante ed ha rappresentato un ottimo inizio anno per la lotta sociale a Firenze.
Per chi lavora sul serio, non per chi "lavora" come i micropolitici su citati, la crisi economica non è affatto una novità. Sono quindici anni almeno che i redditi individuali stanno allegramente precipitando nell'indifferenza generale. Solo che negli ultimi tempi la riduzione della disponibilità economica ha toccato anche gli interessi di politicanti e pennaioli, i quali sono stati obbligati ad accorgersene. I prezzi criminali richiesti per case grandi quanto celle di galera, gli stipendi ridicoli, la forza lavoro considerata pressoché un peso stanno generando un numero di drop out sempre più alto, dei quali ci si accorge soltanto quando elettoralmente corteggiabili in modo vantaggioso. E di questo corteggiamento, di solito, fa parte la demonizzazione di qualcuno che un collaboratorecoordinateccontinuativo possa percepire come inferiore o -peggio- come concorrente potenziale. Bene: dimostrando assai più senso pratico della grande maggioranza dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, più di cento di questi potenziali concorrenti hanno risolto nel più diretto dei modi il fondamentale problema dell'avere un tetto sopra la testa in pieno inverno. Il popolo per il popolo, sùbito, senza e se del caso contro ogni carta da bollo.
Il nostro augurio ed auspicio è che questa occupazione, come tante altre, sia incentrata su un funzionamento civile peraltro facilissimo da instaurare.
L'eccellente azione degli occupanti è la migliore risposta al securitarismo elettorale e alle pseudobattaglie di una politica siderea rispetto ai problemi quotidiani; oggi come non mai l'esempio della lotta sociale e politica fornito da queste persone permette di considerare "decoro borghese" e casette in Canadà, per non parlare di una "legge" e di un "ordine" che non sono altro che decerebrata adorazione del diritto di proprietà, con l'assoluto disprezzo che meritano.


venerdì 2 gennaio 2009

Sì alla moschea a Firenze. Coi minareti. E in pieno centro.


Cose turche e chiese evangeliche. A due passi l'una dall'altra e mai un litigio.

La non-notizia di fine anno, a Firenze, è la pura e semplice constatazione di Izzedin Elsir che il fondo in Borgo Allegri che fa da moschea non è più sufficiente alle necessità dei credenti.
Ah, alzi la mano chi sapeva che in Borgo Allegri si prega il venerdì.
I giornali si buttano a pesce sul non-evento, che è occasione per riempire con poca fatica pagine e pagine di aria fritta reiterando i consueti ed irritanti esami di "integrazione", di "moderazione" e di "democrazia" a carico di chi non ha nulla da dimostrare, nulla da farsi perdonare, nulla per cui farsi mettere alla gogna un giorno sì e l'altro anche. Nel fare le pulci agli "islamici" le redazioni scovano pareri anti-moschea arrampicandosi su intere scogliere di specchi. Nei casi di più conclamata incompetenza si ricorre agli archivi, invocando referendum sulla scorta di fumose citazioni dal più celebre ingegnere civile saudita dei nostri tempi con ancor minore fondatezza che avrebbe il contrastare il restauro di un tabernacolo di campagna accampando i roghi della santa inquisizione. Un altro dei luoghi comuni dei denigratori è il continuo cianciare di "reciprocità": una cosa in cui sono specializzati i migliori rappresentanti dell'età contemporanea, gente che nove volte su dieci non distingue un mihrab da un minbar e cui i nomi di Maalula o di Qara Kelisa possono al più essere quelli di roba da mangiare.
A nostro parere non soltanto la moschea si deve fare, ma dovrebbe essere finanziata con denaro pubblico, avere almeno quattro minareti ed essere edificata in pieno centro.
Ciascuna di queste quattro affermazioni può essere giustificata portando pochi e semplicissimi argomenti.
La moschea va costruita perché non c'è nulla che lo vieti. Fine.
Il finanziamento con denaro pubblico destinerebbe, una volta tanto, delle risorse ad uno scopo produttivo e verificabile. In fondo non ci vorrebbe molto: basterebbe rinunciare a un paio di aerei militari per costruire luoghi di culto degni della loro funzione in almeno tre capoluoghi di regione.
I minareti -uno è decisamente poco- sono necessari se si vuole realizzare un edificio degno della città di Firenze utilizzando gli stessi criteri che David Levi volle si impiegassero per la costruzione del Tempio Maggiore Israelitico, attorno al 1880. Va qui ricordata una delle più demenziali iniziative propagandistiche intentata dagli "occidentalisti" fiorentini alcuni anni fa. Un volantino a colori in carta patinata mostrava il Duomo a fianco della Sultanahmet Camii. L'intenzione degli ideatori era, ovviamente, denigratoria; neppure si sono resi conto di quanto una città che vantasse due monumenti del genere possa essere spettacolosa. Il realizzare un edificio di pregio permetterebbe di superare anche uno dei difetti più gravi della stragrande maggioranza degli edifici contemporanei, costruiti con materiali leggeri che dopo qualche anno già iniziano a mostrare i segni dell'usura.
In pieno centro il posto per edificare c'è eccome. Lo si può ottenere demolendo il brutto palazzo che sorge sul lato est di Piazza Ghiberti. Il nosto auspicio è di veder sorgere al suo posto un edificio rivestito di alberese e serpentino, quattro minareti slanciati illuminati da fari verde smeraldo nelle sere di festa, con davanti una piazza animata e viva.